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Milano Cortina 26 - Letturiadi
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Squadra: Livigno Libro:L'anno in cui parlammo con il mare di Andrés Montero
Genere: Narrativa sudamericana
Pagine: 264
Commento: È un bellissimo libro incentrato sul rapporto di due fratelli, le cui storie, il cui legame e le cui incomprensioni portano a riflettere sui concetti di tempo, identità, crescita. Il libro è ambientato in un'isola misteriosa che sembra quasi personificata al punto di conoscere profondamente i propri abitanti, quasi fossero dei figli con cui dialoga attraverso segni e memoria, creando un legame viscerale. L'autore Andrés Montero utilizza tra l'altro la prima persona plurale intensificando questo legame e dando vita ad un profondo romanzo corale, in cui le storie raccontate diventano un prezioso patrimonio per l'unità collettiva. Non manca un tocco di realismo magico che attraverso leggende, patti col diavolo ed elementi folcloristici contribuisce a creare un'eredità che permetterà a quest'isola di non smettere mai di esistere.Tra questi elementi ho amato e mi ha commosso tanto il cimitero della memoria, per ricordare chi il mare non ha mai restituito. La trama è molto ben articolata e presenta numerosi salti temporali: inizialmente limitati ai ricordi, per poi affrontare un lungo salto temporale dedicato al passato familiare, intervallato da ritorni al presente. Vi è anche una parte in prima persona, strutturata sotto forma diaristica, più intima, toccante, in cui il protagonista si mette a nudo di fronte ai propri errori, esterna il proprio dolore e consegna alla propria terra, da cui ha continuato a fuggire, quella verità che lo ricongiunge a lei, lei che in realtà non lo ha mai lasciato andare. Nel libro è presente anche un elemento misterioso, una "brutta roba" che non viene mai esplicitata ma si intuisce essere una pandemia. Interessante anche tutta la digressione su tutto ciò che contribuisce a rendere speciale una festa, che poi è anche il fulcro dell'epilogo che riconsegna i due fratelli alla comunità ed al suo abbraccio. La conclusione aperta che gioca sull'identità lascia un senso di leggerezza che smorza i toni più commoventi. Un libro davvero coinvolgente, che cattura con il magnetismo di una scrittura poetica che emoziona e che immerge nella sua atmosfera densa al punto di sentirsi quasi parte della comunità di questa isola magica.
Squadra: Livigno Libro: I terrestri di Sayaka Murata
Genere: Horror
Pagine: 263
Commento: Viene considerato un horror e per buona parte del libro mi sono chiesta per quale motivo, finché non sono arrivata alla fine e di dubbi non potevano essercene!!! Il libro è in prima persona e la voce narrante trasporta il lettore nei pensieri e nelle emozioni della protagonista, creando un coinvolgimento intimo ma spesso anche destabilizzante per il suo modo di interpretare la realtà. Fin dall'inizio Murata Sayaka introduce degli elementi apparentemente magici, che non sono veri e propri fenomeni fantastici, ma riflettono la mente di Natsuki, dando vita ad un'atmosfera straniante e surreale. Il libro affronta diverse tematiche, che spingono spesso a riflettere: tra di esse spicca l'alienazione, questo senso di estraneità e distacco da una società vista esclusivamente come una fabbrica di esseri umani che producono altri esseri umani, in cui ognuno di loro diventa un ingranaggio del sistema sociale. Inquietante come la procreazione diventi un atto puramente meccanico, una funzione assimilabile alla produzione industriale, in cui non c'è spazio per l'amore, visto tristemente come "una droga prodotta dal cervello per spingere gli esseri umani ad accoppiarsi". Ho apprezzato tantissimo la prima parte, che ho trovato intensa e profondamente emotiva, in grado di far percepire alla perfezione la sofferenza e l'impotenza della protagonista e di provare per lei tanta tenerezza. La condizione di Natsuki in famiglia, purtroppo, è una situazione tutt'altro che insolita e mostra quanto i giudizi negativi su di una persona, considerata un'inetta, un'incapace, un mostro, proiettino su di lei la convinzione di essere tale. Molto presente nel libro è anche questo tema della violenza, sia domestica che sessuale. Commovente come la magia diventi per Natsuki uno strumento per proteggersi, un modo per estraniarsi ed allontanarsi da quella realtà insopportabile e sopravvivere. Molto forte è anche il senso di impotenza, soprattutto in un bambino, che si prova nel momento in cui nessuno presta ascolto alle nostre parole e alle nostre implicite richieste di aiuto. Nel romanzo si ritrovano poi diversi riferimenti religiosi, tra cui l'Obon, una delle festività giapponesi più importanti, in cui vengono onorati gli spiriti degli antenati. Passato il periodo dell'infanzia si assiste ad un salto temporale di 23 anni, anche se i fatti salienti di questo lungo arco temporale vengono recuperati e svelati dalla protagonista attraverso i ricordi. Da questo punto inizia la parte più disturbante del libro, in un crescendo disgustoso e sempre più demenziale e macabro, per giungere ad un epilogo adatto solo a stomaci forti. Indubbiamente interessanti sono tutte le riflessioni riguardanti le convenzioni e le etichette sociali che stabiliscono i criteri della normalità e di ciò che ne fuoriesce, imponendo degli standard che ledono la libertà individuale: è così che definirsi degli alieni diventa l'unico modo per sottrarsi. Ritengo però che l'autrice abbia trasformato la critica sociale in un orrore estremo un po' eccessivo: le scene di violenza gratuita ed i tabù infranti diventano davvero respingenti, ed in alcuni frangenti provocano un vero e proprio disgusto viscerale. D'altra parte è il terzo libro che leggo di questa autrice che reputo alquanto demenziale, eppure capace di scuotere gli animi su temi profondi, costringendo il lettore a guardare direttamente in faccia ipocrisie e costrizioni. Superato l'impatto non proprio piacevole delle scene più crude, resta comunque una potente riflessione sui temi trattati, che riesce a scuotere e turbare in modo molto più incisivo di un racconto tradizionale.
Squadra: Anterselva
Libro: Le ottanta domande di Atena Ferraris
Genere: Letteratura contemporanea
N° pagine: 336
Commento: Sono un po' in difficoltà perché io voglio sinceramente bene ad Alice Basso, la serie di Vani – il primo in particolare – è uscito in un momento in cui stavo veramente male con me stessa e mi ha aiutato tantissimo. Nelle sue serie successive, però, la mia sensazione è che la casa editrice si sia limitata al line editing, cosa che è sicuramente una dimostrazione di fiducia ma che per certi versi non le permette di limare e far emergere al 100% la bellezza della sua scrittura. L'autrice, che non è la protagonista ma che ha sicuramente dei tratti in comune, si diverte come una matta nello scrivere, si legge, e tuttavia a volte forse sarebbe meglio "un po' meno". Un po' meno divagazione, un po' meno calco sulla questione, un po' meno spiegone, specie nei momenti cruciali della storia. Anche perché c'è una struttura complessa e la trama che lega la serie – la diagnosi di Atena come neurodivergente e il suo aprirsi al mondo e a nuove relazioni e possibilità – è già *tanta roba*: in ogni volume c'è una trama "gialla" estremamente blanda, le vicende del quartetto per risolvere il mistero, i flashback di Atena sulla sua infanzia e il modo in cui la madre ha cercato di aiutarla ad adattarsi al mondo, i giochi enigmistici... tanta roba, come ho detto. Quindi, per quanto il distrarsi sia parte del personaggio e della sua neurodivergenza, è fondamentale secondo me dosare le divagazioni in maniera più misurata. Non so, il libro rimane comunque una coccola piacevole – Alice è una scrittrice di mestiere che ha azzeccato un'ottima formula con queste serie di cinque volumi, uno all'anno, che si svolgono però in un arco temporale di qualche mese, dove il giallo fa da veicolo a tutto il resto che vuole dire – però mi dispiace quasi che non mi sia piaciuto di più. Ho percepito alcune problematiche che erano emerse anche col primo volume di Anita, e mi chiedo se sia appunto una mancanza di editing più mirato o se anche ci sia uno strizzare l'occhio ai fan che sta diventando troppo marcato.
Libro: Le ottanta domande di Atena Ferraris
Genere: Letteratura contemporanea
N° pagine: 336
Commento: Sono un po' in difficoltà perché io voglio sinceramente bene ad Alice Basso, la serie di Vani – il primo in particolare – è uscito in un momento in cui stavo veramente male con me stessa e mi ha aiutato tantissimo. Nelle sue serie successive, però, la mia sensazione è che la casa editrice si sia limitata al line editing, cosa che è sicuramente una dimostrazione di fiducia ma che per certi versi non le permette di limare e far emergere al 100% la bellezza della sua scrittura. L'autrice, che non è la protagonista ma che ha sicuramente dei tratti in comune, si diverte come una matta nello scrivere, si legge, e tuttavia a volte forse sarebbe meglio "un po' meno". Un po' meno divagazione, un po' meno calco sulla questione, un po' meno spiegone, specie nei momenti cruciali della storia. Anche perché c'è una struttura complessa e la trama che lega la serie – la diagnosi di Atena come neurodivergente e il suo aprirsi al mondo e a nuove relazioni e possibilità – è già *tanta roba*: in ogni volume c'è una trama "gialla" estremamente blanda, le vicende del quartetto per risolvere il mistero, i flashback di Atena sulla sua infanzia e il modo in cui la madre ha cercato di aiutarla ad adattarsi al mondo, i giochi enigmistici... tanta roba, come ho detto. Quindi, per quanto il distrarsi sia parte del personaggio e della sua neurodivergenza, è fondamentale secondo me dosare le divagazioni in maniera più misurata. Non so, il libro rimane comunque una coccola piacevole – Alice è una scrittrice di mestiere che ha azzeccato un'ottima formula con queste serie di cinque volumi, uno all'anno, che si svolgono però in un arco temporale di qualche mese, dove il giallo fa da veicolo a tutto il resto che vuole dire – però mi dispiace quasi che non mi sia piaciuto di più. Ho percepito alcune problematiche che erano emerse anche col primo volume di Anita, e mi chiedo se sia appunto una mancanza di editing più mirato o se anche ci sia uno strizzare l'occhio ai fan che sta diventando troppo marcato.
Squadra: Anterselva
Libro: Nodi
Genere: Graphic novel autobiografica
N° pagine: 208
Commento: Una bella prova d'esordio. Si sente tantissimo l'influenza di Zerocalcare ma anche di tanti altri fumettisti italiani nel disegno e nella storia di Fiamma, che nei nodi dei suoi capelli (sorella, ti capisco) trova una trasposizione grafica della sua depressione, con cui decide di fare i conti dopo una crisi profonda durante il secondo lockdown. Al posto dell'armadillo abbiamo la gatta Vanda, che potrebbe essere benissimo lo spirito guida di tutte noi ragazze di fine anni '80. Mi è piaciuta molto la metafora del nodo rimasto tra i capelli, il "seme" della depressione, che cresce e rende i capelli vivi e mostruosi. Ma anche il messaggio di speranza di questo lavoro.
Libro: Nodi
Genere: Graphic novel autobiografica
N° pagine: 208
Commento: Una bella prova d'esordio. Si sente tantissimo l'influenza di Zerocalcare ma anche di tanti altri fumettisti italiani nel disegno e nella storia di Fiamma, che nei nodi dei suoi capelli (sorella, ti capisco) trova una trasposizione grafica della sua depressione, con cui decide di fare i conti dopo una crisi profonda durante il secondo lockdown. Al posto dell'armadillo abbiamo la gatta Vanda, che potrebbe essere benissimo lo spirito guida di tutte noi ragazze di fine anni '80. Mi è piaciuta molto la metafora del nodo rimasto tra i capelli, il "seme" della depressione, che cresce e rende i capelli vivi e mostruosi. Ma anche il messaggio di speranza di questo lavoro.
Squadra: Livigno Libro: Piranesi di Susanna Clarke
Genere: Fantasy
Pagine: 268
Commento: È un fantasy molto particolare, che si tinge di mistero e di riflessioni filosofiche. Il world building è davvero affascinante ed è costituito da un'immensa casa su tre livelli, quasi infinita e labirintica, piena di sale, vestiboli, scale e corridoi, con pareti danneggiate che permettono alla natura di invaderla, soprattutto attraverso il mare e le sue maree, ma anche con nuvole e cielo. Ed in ogni sala sono presenti statue che raffigurano uomini, animali e creature mitologiche. L'autrice Susanna Clarke non manca di arricchire il suo libro con eleganti elementi artistici; del resto il titolo ed il suo protagonista rimandano all'artista Giovanni Battista Piranesi, che ha ispirato visivamente la sua ambientazione con le sue incisioni dell'opera Carceri d'invenzione. Diversi i rimandi anche al libro Le cronache di Narnia. La narrazione è in prima persona ed il lettore riesce facilmente ad entrare in empatia e sintonia con Piranesi. Questo anche perché l'autrice sceglie uno stile diaristico, che risulta essere molto intimo. La lettura è scorrevole e molto descrittiva, ma il tutto alleggerito dalla presenza di molti dialoghi. È un romanzo che porta a riflettere su temi quali la memoria, l'identità ed il modo di interpretare il mondo in cui viviamo. La presenza di un mondo alternativo si ricollega al desiderio di accedere a verità segrete, spesso stimolo per scienziati e ricercatori. Tale desiderio può degenerare in un'ossessione, in qualcosa di maniacale che può portare a manipolare e sfruttare chi è più vulnerabile e trasformare la ricerca in abuso di potere. L'alone mistery del libro gioca molto sull'identità, con diversi ribaltamenti e mettendo continuamente in discussione ruoli e memoria; quest'ultima contribuisce enormemente a modellare e trasformare il sé, così come l'ambiente apporta un cambiamento profondo nel proprio essere. Vi sono diversi salti temporali nel passato che permettono di ricostruire a ritroso tutta la vicenda. Un libro davvero piacevole, che diventa un vero e proprio viaggio tra meraviglia e mistero e dove la ricerca della verità racchiude in sé incanto e rivelazione.
Squadra: Livigno Libro: Altro l'anima cerca di Sandro Ferri
Genere: Romanzo autobiografico
Pagine: 144
Commento: È un romanzo autobiografico in cui l'autore, nonché editore, Sandro Ferri attraversa le vicende di tre generazioni, rendendolo una sorta di saga familiare concentrata in un numero ristretto di pagine. Il libro è in prima persona e l'autore dà il via raccontandosi e concentrando la narrazione sugli anni della sua permanenza a Bologna, tra attivismo politico ed esplorazioni erotiche, fatte di relazioni fugaci. Una prima parte che ho trovato alquanto sterile e noiosa e fortemente intrisa di politica. L'autore chiama poi in causa il padre e la figlia. Il primo, morto quando Sandro aveva solo 16 anni, era un partigiano, un uomo impavido e con il deplorevole vizio del gioco. Si avverte il desiderio dell'autore di conoscere più a fondo questo padre perso troppo presto, al punto di ricercarlo continuamente nei propri sogni. L'autore si avvale così di una dimensione onirica che lo proietta al suo fianco, ricercando quel legame e quell'amore sulla cui veridicità ed intensità si tormenta. E conclude parlando della figlia Eva, trasferitasi a Londra per proseguire l'attività familiare di editoria. Accenna così al problema dell'accettazione e del riconoscimento che intervengono in un paese straniero. Diversi quindi i temi toccati, ma ahimè tutti in modo superficiale. Ho trovato il libro piuttosto frammentario ed il legame generazionale poco incisivo: non vi sono agganci evidenti tra una parte e l'altra se non per la ricerca comune di libertà. Il tutto si riduce ad un elenco di eventi, una carrellata di episodi in cui la componente emotiva si rivela davvero labile, a cui si aggiungono continue citazioni di personaggi, molti dei quali si riducono a semplici comparse. È un libro che purtroppo non mi è piaciuto e le critiche sono parecchie. Il fatto che Sandro Ferri abbia trattato così tanti argomenti in un numero limitato di pagine va a discapito dello scavo psicologico dei oersonaggi. Mancano quella tensione emotiva e quell'influenza tra passato e presente che ci si aspetterebbe da una saga familiare. Anche lo stile è freddo, distaccato: nonostante l'autore stia parlando dei suoi affetti mancano le emozioni, al punto che talvolta il libro mi ha ricordato un saggio e non un romanzo. Non ho provato nessuna empatia per i personaggi, anche perché la brevità del testo non aiuta ad affezionarsi a nessuno di loro. Peccato che l'autore abbia preferito l'analisi intellettuale al calore con cui poteva avvolgere il libro.
Squadra: Livigno Libro: Il vampiro di John William Polidori
Genere: Classico
Pagine: 154
Commento: Il vampiro di John William Polidori è il primo racconto in cui compare la figura del vampiro così com'è presente nella letteratura, è quindi una vera e propria pietra miliare che ne ha avviato l'elaborazione. A Polidori si deve la trasformazione del vampiro rozzo del folclore, in quello elegante e raffinato aristocratico, con il suo fascino solitario e dannato. Il racconto nasce durante la celebre estate del 1816 a Villa Diodati, in cui il poeta Lord Byron propone ai suoi ospiti di scrivere una storia di fantasmi. È in questo frangente che nasce anche Frankenstein di Mary Shelley. Polidori parte invece da un frammento scritto da Byron e poi abbandonato, elaborandolo e dando vita ad una sorta di parodia del poeta stesso, quasi a volersi rivalere dalle umiliazioni da lui ricevute. Il libro si apre subito presentando un'inquietante figura, capace di attirare gli sguardi per le sue stranezze, un personaggio misterioso, affascinante, tenebroso che incuriosisce. La narrazione in terza persona e con un punto di vista che non è mai quello del vampiro, contribuisce a rendere ancora più minacciosa questa figura agli occhi di chi l'osserva. Progredendo nella lettura, emerge gradualmente la natura sempre più maligna del personaggio. La trama è semplice e molto lineare, assolutamente prevedibile ma ben delineata e descritta, in una voluta atmosfera gotica. Peccato che l'epilogo sia davvero troppo, troppo affrettato, anche se stupisce favorendo stranamente l'antagonista. La prosa è raffinata, ma mai ostica.
Ho forse preferito il racconto di Anne Crawford, che ho trovato migliore nell'ambientazione, sicuramente più suggestiva. Anche la trama risulta più elaborata e con più punti di vista, oltre ad un finale più curato ed articolato. Crawford introduce tra l'altro la figura della femme fatale. È stato sicuramente interessante scoprire questi precursori, che hanno poi ispirato opere più famose, come Dracula di Bram Stoker.
Squadra:Livigno Libro: Una questione privata di Beppe Fenoglio
Genere: Narrativa neorealista
Pagine: 186
Commento: È un romanzo neorealista incentrato sul tema della Resistenza e della lotta partigiana, a cui si unisce anche una forte componente psicologica e sentimentale: al centro della vicenda c'è infatti il tormento interiore del protagonista, a cui le situazioni belliche, seppur ben descritte e numerose, finiscono per fare da sfondo. Il tema dell'amore ossessivo, la "questione privata" citata nel titolo del libro, ha una forza dirompente capace di mettere in secondo piano persino la lotta partigiana. Il dubbio si insinua nel protagonista e lo perseguita, senza la possibilità di darsi pace. Beppe Fenoglio mette così in luce la natura umana, le cui passioni prendono sempre il sopravvento, anche nei periodo più tragici. La guerra partigiana rimane comunque uno sfondo costante, ed è descritta in modo crudo e realistico, senza retorica, nella quotidianità di una vita vissuta al buio, in balia del pericolo e dell'incertezza. Fenoglio cura molto anche la descrizione dell'ambientazione ed i paesaggi diventano parte integrante della vicenda e degli stati d'animo dei personaggi. Vi sono descrizioni intense e a tratti liriche della natura, in un linguaggio evocativo che crea un forte legame tra l'ambiente e l'interiorità del protagonista. È una lingua musicale, vi sono infatti diverse parole onomatopeiche (ruscellare, zoccolare), che danno voce anche al paesaggio. Vi sono numerosi dialoghi che rendono la narrazione più dinamica e colpisce il fatto che vengano spesso riportati anche i pensieri personali dei personaggi, permettendo al lettore di entrare ancora più in intimità con loro. La trama, seppur semplice, è molto articolata e movimentata per la presenza di numerose digressioni su ricordi, vicende personali, incontri imprevisti e ritorni al passato. Un libro interessante che mostra come una vicenda privata possa avere la forza e la profondità di una grande narrazione storica, trasformando il tutto in una storia di guerra e di cuore.
Squadra: Livigno Libro: La cattiva strada di Sébastien Japrisot
Genere: Narrativa francese
Pagine: 220
Commento: È un romanzo che ha fatto sicuramente scalpore quando fu pubblicato nel 1950, ma tuttora non lascia indifferenti, vista l'audacia del soggetto. Il libro parla infatti di una relazione scandalosa e proibita tra un quattordicenne ed una suora ventiseienne, quindi oltre all'immoralità peccaminosa di un ruolo sacro che viene meno, si aggiungono anche come aggravanti la grande differenza d'età e la relazione con un minorenne. Nella storia è presente una forte componente autobiografica, che si ispira direttamente ad un episodio della giovinezza dell'autore Sébastien Japrisot: come il suo protagonista frequentò un collegio cattolico e visse un'intensa relazione sentimentale con una novizia. Nel libro sono presenti entrambi i punti di vista dei due amanti, che mostrano l'iniziale tormento sulla possibilità e la correttezza della relazione, il timore dettato dall'inesperienza ed il successivo abbandono alla passione e al desiderio. Il libro è molto scorrevole e la trama è semplice e lineare, ricca di dialoghi che alleggeriscono il tutto; non bisogna poi dimenticare che l'autore l'ha scritto all'età di soli 18 anni ed apprezzabile è anche la sua capacità di rimanere neutrale nei giudizi, a differenza di una società di cui sottolinea molto bene pregiudizi, pettegolezzi ed ostilità. L'autore dimostra una spiccata capacità di caratterizzazione dei personaggi, con una profonda analisi psicologica che ne mette in luce emozioni, fragilità e contraddizioni. Forse memore dell'esperienza personale, riesce a cogliere tutti gli aspetti di una prima relazione amorosa fondata sull'inesperienza: la curiosità, il desiderio di scoperta, ma anche le insicurezze, i ripensamenti, la gelosia che acceca. I personaggi appaiono quindi autentici perché vivono in modo acerbo e spontaneo i propri sentimenti. Alla storia tra i due, l'autore acconsta anche il contesto storico della seconda guerra mondiale che non è soltanto uno sfondo, ma ricalca il clima instabile stesso della relazione sentimentale: entrambi sono attraversati da paure, cambiamenti improvvisi, trasformazioni. L'epilogo è struggente, ma coerente con le conseguenze delle scelte compiute dai protagonisti e mostra anche l'inesorabilità del tempo che non si ferma di fronte a nulla. Una lettura disturbante, scomoda per i tabù che affronta, ma autentica.
Squadra: Anterselva
Libro: Un bastimento carico di riso
Genere: Noir
N° pagine: 445
Commento: Sto continuando la serie di Petra Delicado... in queste settimane ho finito la serie tv tratta dai libri e ambientata a Genova e devo dire che leggere i libri a posteriori mi ha fatto apprezzare ancora di più il romanzo, perché nelle puntate della seconda stagione secondo me si perde la dimensione interiore di Petra che sembra sempre più persa e contraddittoria, a mio avviso. Credo che la lentezza delle storie della Gimenez-Bartlett si sposi male con i tempi stretti della puntata autoconclusiva, ma allo stesso tempo sia la forza di questi romanzi: gli indizi e le piste non piovono dal cielo e possiamo percepire la frustrazione degli ispettori – anche a causa delle pressioni del commissario – e come si riflettano sulle loro vite personali. Se Petra si impegna in una relazione apparentemente leggera con uno psichiatra che però rivela di avere urgenza di accasarsi ASAP, quasi a mettere all'ispettrice il sale sulla coda per paura che fugga (e causando ovviamente il risultato opposto), dall'altro Firmin deve fare i conti con le differenze con il figlio, che vive in America e ha rivelato di essere omosessuale, quando si presenta a Barcellona con il fidanzato. L'indagine anche questa volta affronta temi sociali intensi, passando dalle strade e dalle morti di invisibili – di cui si fa carico Petra, patrona delle cause indesiderate – per arrivare al mondo della beneficienza fraudolenta, che approfitta delle buone intenzioni delle persone per fare soldi non tassabili. Molto godibile come lettura.
Libro: Un bastimento carico di riso
Genere: Noir
N° pagine: 445
Commento: Sto continuando la serie di Petra Delicado... in queste settimane ho finito la serie tv tratta dai libri e ambientata a Genova e devo dire che leggere i libri a posteriori mi ha fatto apprezzare ancora di più il romanzo, perché nelle puntate della seconda stagione secondo me si perde la dimensione interiore di Petra che sembra sempre più persa e contraddittoria, a mio avviso. Credo che la lentezza delle storie della Gimenez-Bartlett si sposi male con i tempi stretti della puntata autoconclusiva, ma allo stesso tempo sia la forza di questi romanzi: gli indizi e le piste non piovono dal cielo e possiamo percepire la frustrazione degli ispettori – anche a causa delle pressioni del commissario – e come si riflettano sulle loro vite personali. Se Petra si impegna in una relazione apparentemente leggera con uno psichiatra che però rivela di avere urgenza di accasarsi ASAP, quasi a mettere all'ispettrice il sale sulla coda per paura che fugga (e causando ovviamente il risultato opposto), dall'altro Firmin deve fare i conti con le differenze con il figlio, che vive in America e ha rivelato di essere omosessuale, quando si presenta a Barcellona con il fidanzato. L'indagine anche questa volta affronta temi sociali intensi, passando dalle strade e dalle morti di invisibili – di cui si fa carico Petra, patrona delle cause indesiderate – per arrivare al mondo della beneficienza fraudolenta, che approfitta delle buone intenzioni delle persone per fare soldi non tassabili. Molto godibile come lettura.
Squadra: Anterselva
Libro: Il libro dei vulcani d'Islanda: Storie di uomini, fuoco e caducità
Genere: Letteratura di viaggio
N° pagine: 364
Commento: Devo dire che avevo comprato questo saggio più spinta dalla copertina e dal pensiero "ehi, è Iperborea e parla di Islanda!", oltre al fatto di averlo beccato in un'offerta lampo la scorsa estate... Quindi boh, manuale di vulcanologia, di geologia? Sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire invece che i vulcani, seppure "schedati" con tutte le informazioni (posizione geografica, tipologia, ultima eruzione nota, potenziali conseguenze in caso di eruzione e così via) sono invece un espediente per raccontare storie islandesi, partendo sia dalla mitologia e dagli insediamenti vichinghi per arrivare ai giorni nostri, tra "guardiani" dei vulcani e ricercatori più improbabili (sapevate che un italiano è convinto che la Divina Commedia sia una guida criptata per trovare la camera dei tesori dei templari in Islanda? Sapevatelo), passando per storie di eruzioni, per la biodiversità islandese e perfino per le avventure degli astronauti poi andati sulla Luna, che fecero una serie di addestramenti proprio in Islanda per prepararsi alla missione.
I vulcani sono un simbolo dell'Islanda e della sua mutabilità, uno scenario in continuo cambiamento e in cui le storie acquistano un ruolo fondamentale per mettere dei punti fermi. Mi viene da usare la parola "resilienza" per quanto ormai sia abusata, ma credo che alla fine il tema sia questo.
Libro: Il libro dei vulcani d'Islanda: Storie di uomini, fuoco e caducità
Genere: Letteratura di viaggio
N° pagine: 364
Commento: Devo dire che avevo comprato questo saggio più spinta dalla copertina e dal pensiero "ehi, è Iperborea e parla di Islanda!", oltre al fatto di averlo beccato in un'offerta lampo la scorsa estate... Quindi boh, manuale di vulcanologia, di geologia? Sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire invece che i vulcani, seppure "schedati" con tutte le informazioni (posizione geografica, tipologia, ultima eruzione nota, potenziali conseguenze in caso di eruzione e così via) sono invece un espediente per raccontare storie islandesi, partendo sia dalla mitologia e dagli insediamenti vichinghi per arrivare ai giorni nostri, tra "guardiani" dei vulcani e ricercatori più improbabili (sapevate che un italiano è convinto che la Divina Commedia sia una guida criptata per trovare la camera dei tesori dei templari in Islanda? Sapevatelo), passando per storie di eruzioni, per la biodiversità islandese e perfino per le avventure degli astronauti poi andati sulla Luna, che fecero una serie di addestramenti proprio in Islanda per prepararsi alla missione.
I vulcani sono un simbolo dell'Islanda e della sua mutabilità, uno scenario in continuo cambiamento e in cui le storie acquistano un ruolo fondamentale per mettere dei punti fermi. Mi viene da usare la parola "resilienza" per quanto ormai sia abusata, ma credo che alla fine il tema sia questo.
Squadra: LivignoLibro: L'ipotesi del male di Donato Carrisi
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 432
Commento: È il secondo volume dedicato all'agente Mila Vasquez. Anche questo secondo libro della serie si rivela un thriller psicologico molto avvincente, che colpisce per il ritmo serrato e l'atmosfera inquietante che evoca. Il libro si apre con diversi scenari che confluiranno progressivamente tra di loro. Oltre alla protagonista, si ritrovano altri personaggi conosciuti ne Il suggeritore. Donato Carrisi è sempre molto abile nella costruzione psicologica dei suoi personaggi e nel realizzare una trama molto elaborata, capace di tenere in tensione il lettore fino alla fine attraverso colpi di scena ad effetto mai scontati. Anche qui l'autore utilizza termini legati alla criminologia e presenta figure interessanti che per alcuni aspetti si differenziano dal più noto serial killer: il mass murderer che uccide in massa più persone nello stesso luogo e lo spree killer che si caratterizza per una rapida successione di omicidi; entrambi, raggiunto lo scopo, incappano spesso nel suicidio. Tema centrale del libro, nonché suo titolo, è l'ipotesi del male: l'idea secondo la quale "il bene di alcuni coincide sempre con il male di altri" ed anche il contrario, che mostra quanto bene e male siano correlati tra loro e non siano assoluti, ma dipendano dai punti di vista. Altro tema rilevante è il desiderio di scomparire e di ricominciare una nuova vita con un'altra identità, fortemente sentito dai più infelici e disperati, che ricercano una seconda possibilità di vita come salvezza. Vi è poi un raccordo con il primo libro per quanto riguarda la potenza del personaggio misterioso che manipola le coscienze: qui il suggeritore viene affiancato da un predicatore, un criminale capace di manipolare la mente delle persone più fragili, senza usare violenza fisica, ma facendo leva sulle loro debolezze e mostrando il cambio d'identità come una possibilità di rinascita. Le varie sezioni del libro si aprono con dei reperti che trovano spiegazione all'interno degli eventi narrati. L'autore si serve di molteplici casi che si concatenano uno all'altro e che richiedono dei salti temporali nel passato per ricostruire la vita di assassini e vittime. Oltre a Mila si inserisce un nuovo punto di vista nell'agente Berish che l'affianca, anche se la figura viene introdotta già ad buon punto della storia. Il prologo assume un suo significato solo nel vivo della narrazione. Niente viene lasciato al caso ed anche dettagli particolari finiscono per assumere un significato preciso. Curioso scoprire che la trama sia stata ispirata dal messaggio a Carrisi da parte di uno sconosciuto che sosteneva di aver cancellato la propria esistenza precedente; ed è proprio dal nome del suo gatto Kairus che tra il nome per il signore della buonanotte. E per realizzare al meglio l'atmosfera è lo stesso Carrisi che decide di scomparire per un po', immergendosi nella parte senza l'utilizzo di telefono e social. In conclusione altra bellissima lettura ricca di suspense.
Squadra: Livigno Libro: Il corpo in cui sono nata di Guadalupe Nettel
Genere: Memoir
Pagine: 192
Commento: È un memoir in cui l'autrice Guadalupe Nettel ripercorre la propria infanzia e la propria adolescenza. Nel libro l'autrice si rivolge spesso ad una psicanalista raccontandole la sua storia, in una sorta di autoanalisi con cui cerca di riconciliarsi con il proprio corpo. La Nettel, infatti, si è sempre considerata un'outsider, essendo nata con una piccola imperfezione: un neo bianco sulla cornea dell'occhio destro, proprio sulla pupilla, che ne ha determinato l'ostruzione ed il conseguente sviluppo graduale di una cataratta. L'autrice ha dovuto conviverci per molto tempo, perché all'epoca non erano ancora possibili i trapianti di cornea, provando disagio, senso di oppressione ed ingiustizia. Il tema dell'identità è centrale nel libro e l'autrice mostra come sia passata dalla diversità e dal senso di esclusione all'accettazione di sé. La protagonista attraversa momenti difficili, esperienze di solitudine, delusioni e relazioni complicate che contribuiscono a formare il suo carattere ed il suo modo di concepire il mondo. A ciò bisogna aggiungere una famiglia decisamente anticonvenzionale, con idee libertarie riguardo la religione ed il sesso e dei genitori a lungo assenti per motivi diversi. Guadalupe ed il fratello Lucas sono vissuti diverso tempo con la nonna materna, molto rigida ed antiquata, con dei forti pregiudizi di genere ed avara di affetto. Il libro si presenta anche come un romanzo di formazione che mostra il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, con le prime esperienze sessuali, le prime significative amicizie ed anche i primi episodi di bullismo, che hanno sicuramente condizionato la crescita di Guadalupe, attraverso il dolore di una bambina di sentirsi esclusa. La storia è ambientata tra gli anni 70 e 80, periodo di grandi cambiamenti culturali. L'autrice si mostra un'appassionata lettrice e vi sono diverse menzioni: l'ho un po' "odiata" per lo spoiler su un libro di Marquez. Racconta anche i suoi primi passi nel mondo della scrittura. Lo stile dell'autrice è semplice, diretto ma molto introspettivo. Il libro è scorrevole, facile da leggere ma anche capace di raccontare emozioni profonde, che la Nettel analizza per capire meglio se stessa, anticipando anche eventi futuri. Ho poi notato un'esposizione precoce a temi più da adulti ed anche alla sessualità, in un'età in cui gli interessi e le preoccupazioni dovrebbero essere altri e non il far fronte a pregiudizi ed etichette. Una lettura piacevole, intensa e delicata, che racconta con sincerità il percorso di una ragazza alla scoperta di sé e della propria identità, insegnando l'importanza di accettare la diversità ed il proprio corpo.
Squadra: Anterselva
Libro: L'anno della lepre
Genere: Umoristico
N° pagine: 203
Commento: Ho riso molto leggendo questo romanzo breve, considerando che tra due settimane parto per la Finlandia per un progetto di Erasmus professionale breve in... giornalismo. Forse potrei prendere davvero spunto da Vatanen, il protagonista di questo libro, trovarmi una lepre e darmi anche io alla macchia nella sconfinata Finlandia. Con il tono surreale di Paasilinna, il romanzo con cui si è fatto conoscere internazionalmente mi ha fatto ridere molto. Le riflessioni sulla sua professione, immagino condivise dall'autore, su come già nel 1975 si sentisse un passacarte e non un giornalista dedito alla verità, sono condivisibili anche oggi. La storia si sviluppa in modi sempre più surreali, arrivando a un climax con caccia all'orso e sconfinamento in URSS, molto divertente.
Libro: L'anno della lepre
Genere: Umoristico
N° pagine: 203
Commento: Ho riso molto leggendo questo romanzo breve, considerando che tra due settimane parto per la Finlandia per un progetto di Erasmus professionale breve in... giornalismo. Forse potrei prendere davvero spunto da Vatanen, il protagonista di questo libro, trovarmi una lepre e darmi anche io alla macchia nella sconfinata Finlandia. Con il tono surreale di Paasilinna, il romanzo con cui si è fatto conoscere internazionalmente mi ha fatto ridere molto. Le riflessioni sulla sua professione, immagino condivise dall'autore, su come già nel 1975 si sentisse un passacarte e non un giornalista dedito alla verità, sono condivisibili anche oggi. La storia si sviluppa in modi sempre più surreali, arrivando a un climax con caccia all'orso e sconfinamento in URSS, molto divertente.
Squadra: Livigno Libro: Edimburgo di Alexander Chee
Genere: Romanzo di formazione
Pagine: 272
Commento: È un romanzo di formazione che segue la crescita del protagonista dall'adolescenza all'età adulta, affrontando in modo delicato anche tematiche queer. Il libro è in prima persona e, fatta eccezione per una breve parentesi incentrata su un altro personaggio, mantiene un unico punto di vista. La prima persona regala una narrazione particolarmente intima e personale, ricca di sentimenti, emozioni, sofferenze e ricordi. Il libro si apre subito con un tragico evento che conferisce alla storia un tono esplicitamente drammatico e che anticipa uno degli epiloghi di una serie di eventi di cui il protagonista rende partecipe il lettore. Diversi i temi affrontati in cui alla realtà si unisce una forte componente mitologica: centrale è la figura della volpe coreana, una creatura affascinante e seducente, che nasconde la sua vera natura dietro apparenze umane. La volpe diventa così una sorta di demone che si nasconde in Fee e lo tormenta sulla sua vera natura. Centrali sono anche i temi dell'abuso e della pedofilia, che si concentrano non tanto sugli atti riprovevoli, descritti se presenti comunque in modo diretto, quanto sulle loro conseguenze a lungo termine e gli inevitabili traumi psicologici, i forti sensi di colpa e la vergogna. Altro tema importante è la costruzione della propria identità, influenzata dalle prime esperienze sessuali, dagli eventi dolorosi, dalla cultura e dalle relazioni. Non meno importanti, vi sono delle tematiche secondarie legate all'arte e alla creatività, che giocano un ruolo molto significativo nello sviluppo dei personaggi e del racconto, spaziando dal canto, al disegno, alla lavorazione della ceramica. Lo stile è decisamente lirico ed evocativo: l'autore utilizza spesso frasi concise, a volte telegrafiche, che sembrano voler fissare momenti, immagini ed emozioni precise. Il tono lirico regala messaggi ricchi di profondità, particolarmente intensi ed al tempo stesso più difficili da interpretare, perché spesso lavorano su un piano subliminale, trasmettendo in modo indiretto i conflitti interiori. La narrazione segue in modo abbastanza lineare un ordine cronologico, se non per alcuni salti temporali, tra cui quello dell'epilogo, che riprende fatti narrati da un diverso punto di vista. Ho sicuramente apprezzato la lettura, anche se personalmente ho avvertito degli alti e dei bassi: ho preferito la prima e l'ultima parte, sempre molto intense, mentre ho percepito più sottotono nella seconda. Non mancano colpi di scena che ridanno brio alla narrazione, anche se non sempre positivi. L'autore ricerca il plot twist anche se non è completamente riuscito: basta fare molto attenzione ai nomi per cogliere delle connessioni e ridurre l'effetto sorpresa. In quanto al protagonista non posso nascondere che non è riuscito a trasmettermi piena empatia, perché alcune sue scelte mi hanno irritata, rendendo ancora più ambigua e problematica la sua personalità.
Squadra: Livigno Libro: Lo squalificato di
Genere: Letteratura giapponese
Pagine: 150
Commento: È uno dei libri più conosciuti della letteratura giapponese; è un'opera con forti tratti autobiografici, molto introspettiva ed intensa. Il prologo e l'epilogo si avvalgono di un narratore anonimo che riceve tre fotografie e dei taccuini, in cui il protagonista racconta la propria vita dall'infanzia all'età adulta; una figura enigmatica che cattura la sua attenzione. Il tema che pervade tutto il libro è il disagio esistenziale avvertito dal protagonista, che si sente fuori dal mondo, completamente estraneo a chi lo circonda e tende ad alienarsi costantemente. Yozo si mostra in tutta la sua fragilità e cerca di nasconderla indossando una maschera da clown, comportandosi in modo buffo per far ridere gli altri con le sue "pagliacciate". Il suo concetto di felicità è in pieno contrasto con quello degli altri e genera in lui una notevole angoscia, tanto da temere di essere considerato un pazzo. Yozo non si sente un essere umano, ma non riesce a rinunciare alla compagnia degli umani. Li teme e non ribatte mai a nessun rimprovero, indossa sempre un sorriso di circostanza per risultare accomodante, pur essendo consapevole di essere uno squalificato delle società. Il libro è interessante perché attraverso il suo alter ego, Osamu Dazai porta alla luce l'insincerità degli uomini, la loro ipocrisia, il loro continuo ingannarsi a vicenda; per lui la società è una lotta continua tra un individuo e l'altro. Yozo si rifugia nell'arte, perché attraverso il disegno riesce ad esprimere la sua visione inquietante degli uomini, percependoli mostruosi ed irreali. Ma non basta a liberarlo dalla sua sofferenza e finisce per condurre una vita dissoluta, rifugiandosi in vizi come l'alcool per non pensare e per anestetizzare il dolore. Il suo malessere lo conduce sempre verso gesti estremi ed anche una parvenza di amore non riesce a salvarlo. Una lettura particolare, in cui I temi vengono ripetuti più volte, ma in modo efficace, così da far percepire al lettore la prigione interiore in cui si trova il protagonista. La scrittura è diretta e scorrevole, nonostante lo spessore dei temi trattati. Un ritratto crudo e potente dell'alienazione, che fa riflettere.
Squadra: Anterselva
Libro: Caterina de' Medici. Un'italiana alla conquista della Francia
Genere: Biografia
N° pagine: 400
Commento: Biografia di un'importante regina di Francia che ha sfidato tutto e tutti per salvaguardare il trono dei suoi figli... con esiti di varia natura.
Caterina de' Medici è una donna che ha ricevuto molto odio nella storia, eppure è una figura affascinante e sorprendente. Discepola di Machiavelli, forse tra i migliori a mettere in pratica i suoi principi, disperatamente innamorata del marito, determinata a salvaguardare il trono di Francia, cieca davanti ai difetti dei figli... Mi è piaciuto leggere la sua storia.
Libro: Caterina de' Medici. Un'italiana alla conquista della Francia
Genere: Biografia
N° pagine: 400
Commento: Biografia di un'importante regina di Francia che ha sfidato tutto e tutti per salvaguardare il trono dei suoi figli... con esiti di varia natura.
Caterina de' Medici è una donna che ha ricevuto molto odio nella storia, eppure è una figura affascinante e sorprendente. Discepola di Machiavelli, forse tra i migliori a mettere in pratica i suoi principi, disperatamente innamorata del marito, determinata a salvaguardare il trono di Francia, cieca davanti ai difetti dei figli... Mi è piaciuto leggere la sua storia.
Squadra: BormioLibro: L’enigmista di Sparavieri, di Andrea Biscaro (non c'è la scheda in Goodreads, la richiederò nei prossimi giorni)
Genere: umoristico
N° pagine: 180
Commento:
Questo libro potrebbe anche essere qualificato come appartenente al genere giallo, ma secondo me l’omicidio di un uomo fa solamente da sfondo alla storia del protagonista e soprattutto alla narrazione del luogo in cui vive.
Ci troviamo sull’isola del Giglio, in piena estate e in compagnia di un gruppetto di pensionati che si gode la vita al mare, tra la pesca, le uscite in barca, i tuffi in spiaggia ed il classico bicchiere di vino al bar con la solita combriccola di amici tra scherzi e battute.
Il tutto con un intercalare, sia dei protagonisti ma in prima persona anche dell’autore, profondamente dialettale.
Protagonista è Diego Valente, settantacinquenne appassionato di enigmistica che ogni tanto si trova ad aiutare nelle indagini l’amico commissario. E il caso di turno riguarda un omicidio troppo vicino e il cui corpo sarà ritrovato proprio da Diego. La soluzione si percepisce fin quasi dall’inizio del libro.
Squadra: BormioLibro Miss Bee e il giardino avvelenato
Genere: cozy crime
N° pagine: 256
Commento:
È il quarto libro della serie di Miss Bee, che credo ormai conoscete tutti…
In questa serie secondo me il crime è molto minimal, non rappresenta l’aspetto più importante. Ma succede soprattutto in questo libro, che si chiude senza avere certezza dell’assassino ma solo ipotesi.
Come per i primi tre libri, ancora una volta mi sono chiesta del motivo di un cambio di registro così evidente rispetto alle altre serie scritte dalla Gazzola: sia L’Allieva che Costanza non hanno lo spessore di Miss Bee, non solo per quanto riguarda la trama ma soprattutto per quanto riguarda lo stile della narrazione, molto più curato rispetto al passato (anche se ogni tanto qualche termine stonato sfugge ancora…). C’è talmente tanta differenza che ogni volta che chiudo un libro di Miss Bee mi chiedo se la Gazzola abbia cambiato editor, perché altrimenti non mi spiego…
Comunque, il quarto ed il terzo libro della serie sono i miei preferiti. Anche se in questo quarto libro mi è spiaciuto tanto per un protagonista in particolare, ma non faccio spoiler.
Squadra: BormioLibro: Il giardino magico. Sei gattini e una tazza di té
Genere: libro per l’infanzia
N° pagine: 142
Commento:
Il giardino magico è una serie giapponese dedicata all’infanzia composta da diversi numeri, ma in Italia per ora sono stati tradotti solo i primi tre libri. Sono soprattutto libri belli e coccolosi, da regalare o collezionare.
La protagonista è Jarett, che nel primo libro ha ereditato la villa di una strega.
In questo secondo libro, comincia la sua nuova vita come erborista, tra magia, erbe curative e soprattutto con l’aiuto dei sei gattini.
Squadra: BormioLibro: I classici della letteratura Disney n. 01: I promessi paperi e I promessi topi
Genere: fumetto
Pagine: 191
Commento:
Cosa posso dire, di Paperino, oltre che lo amo fin da bambina? Ricordo che quando andavo alle elementari ero affascinata dal fumetto di Topolino, ma non leggevo ancora e quindi “costringevo” mia madre a leggere ad alta voce per me.
A onor del vero, questo volume mette a confronto la storia di Manzoni con due diverse parodie: I promessi paperi e I promessi topi. Se la giocano alla pari, ma io amo Paperino.
Squadra: BormioLibro: David Copperfield
Genere: classico
N° pagine: 1007
Commento:
Cosa posso dire di questo libro, senza risultare banale? Perché tutto è già stato detto e scritto… è un classico dei classici, che io purtroppo leggo poco perché ho un po’ di timore ad avvicinarmi a questi libri.
L’ho letto per un gdl, a cui oltretutto non ho potuto partecipare. Ma sono contenta di averlo letto, e di scoprire che lo stile di Dickens non è così pesante come temevo, mi ha anzi reso la lettura a tratti divertente, a tratti commovente, ma comunque sempre scorrevole, anche nei tratti più tortuosi.
Forse la difficoltà maggiore che ho incontrato è stato nel ricordarmi i vari personaggi, per cui dopo aver letto alcune pagine ho cominciato a segnarli per ricordarli…
Squadra: Anterselva
Libro: La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani
Genere: Fantasy
N° pagine: 156
Commento: Novella fantasy breve ma molto graziosa, che ribalta il Dungeon e la principessa non si salva da sola, ma diventa direttamente il mostro, che sembra un'interessante metafora delle donne che aderiscono al maschilismo, tra parentesi. Divertente e molto spassosa, mi è piaciuta molto ma TAMSYN DACCI ALECTO E NESSUNO SI FARÀ MALE
Libro: La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani
Genere: Fantasy
N° pagine: 156
Commento: Novella fantasy breve ma molto graziosa, che ribalta il Dungeon e la principessa non si salva da sola, ma diventa direttamente il mostro, che sembra un'interessante metafora delle donne che aderiscono al maschilismo, tra parentesi. Divertente e molto spassosa, mi è piaciuta molto ma TAMSYN DACCI ALECTO E NESSUNO SI FARÀ MALE
Squadra: Anterselva
Libro: I miei giorni alla libreria Morisaki
Genere: Cozy book
N° pagine: 160
Commento: Piacevole senza grandi pretese, questo romanzo giapponese sul potere salvifico dei libri ma molto grazioso. Una lettura di stacco che mi ci voleva
Libro: I miei giorni alla libreria Morisaki
Genere: Cozy book
N° pagine: 160
Commento: Piacevole senza grandi pretese, questo romanzo giapponese sul potere salvifico dei libri ma molto grazioso. Una lettura di stacco che mi ci voleva
Squadra: Anterselva
Libro: La luce che manca
Genere: Romanzo Storico
N° pagine: 736
Commento: Bello bello bello bello bello. La Haratishwili a me piace tantissimo e questo romanzo sull'ingresso dell'età adulta di quattro ragazze georgiane nel momento in cui l'URSS crolla – e la riflessione sulle conseguenze a decenni di distanza – mi è piaciuto daaaaaa morire. Consiglio tantissimo!
Libro: La luce che manca
Genere: Romanzo Storico
N° pagine: 736
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Quando mettete il titolo del libro, se possibile, mettete anche il link all'edizione letta. Si può leggere e quindi commentare dalle 0:01 del 14 febbraio