Il libro d’esordio di Junot Diaz è una raccolta di racconti che potrebbero essere considerati una sorta di riedizione del naturalismo. Se Zola vivesse ai nostri giorni, preferisse i racconti ai romanzi e fosse un dominicano, scriverebbe più o meno così. Drown infatti è una piccola collezione di tranche de vie del sottobosco urbano, dovuta a uno sguardo implacabile a cui non sfugge nulla del degrado, della violenza, della povertà e persino dell’implicita tenerezza che di tanto in tanto fiorisce sottovoce, nel turpiloquio generalizzato. Più potente di un documentario, più tagliente di un dossier giornalistico, impone al lettore ambienti, situazioni e personaggi tridimensionali nella loro vivezza fatalista, senza alcun commento, senza alcuna sottolineatura, senza ragionevoli speranze di redenzione.
Più potente di un documentario, più tagliente di un dossier giornalistico, impone al lettore ambienti, situazioni e personaggi tridimensionali nella loro vivezza fatalista, senza alcun commento, senza alcuna sottolineatura, senza ragionevoli speranze di redenzione.