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Da Il Maestro e Margherita di
Mikhail Bulgakov
Mikhail Bulgakov
(Cap. IV) «Ivan lanciò un'esclamazione, guardò davanti a sé e vide l'odioso sconosciuto. Il professore si trovava già presso l'uscita che dà sul vicolo Patriaršij, e non era solo. Il più che sospettabile maestro di cappella aveva fatto in tempo a unirsi a lui. Ma non era ancora tutto. Il terzo di quella compagnia era un gatto sbucato da chi sa dove, grosso come un maiale, nero come il carbone o come un corvo, con tremendi baffi da cavalleggero. Il terzetto avanzava verso il Patriaršij, e il gatto camminava sulle zampe posteriori.
Ivan si precipitò dietro ai malfattori e si convinse subito che raggiungerli sarebbe stato difficilissimo.
Il terzetto attraversò fulmineo il vicolo e si ritrovò sulla Spiridonovka. Per quanto Ivan affrettasse il passo, la distanza tra lui e gli inseguiti non diminuiva affatto. Non fece in tempo a riaversi che, dopo la calma Spiridonovka, si ritrovò alle Porte Nikitskie, dove la sua posizione peggiorò a causa della calca. Per di più, a questo punto la banda dei criminali decise di mettere in atto la classica mossa banditesca di sparpagliarsi in varie direzioni.
Con grande agilità il maestro di cappella si intrufolò in un autobus in corsa che volava verso la piazza dell'Arbat, e si dileguò. Avendo perso uno degli inseguiti, Ivan concentrò la sua attenzione sul gatto, e vide quello strano animale avvicinarsi al predellino del vagone di testa del tram A immobile alla fermata, spingere via con insolenza una donna, afferrare la maniglia e tentare perfino di dare una moneta da dieci copeche alla bigliettaria attraverso un finestrino aperto per l'afa.
Il comportamento del gatto sbalordì talmente Ivan da lasciarlo immobile davanti alla drogheria sull'angolo; e subito una seconda volta, ma con molta più forza egli fu sbalordito dal comportamento della bigliettaria. Questa, non appena vide il gatto che saliva sul tram, gridò con una rabbia che la scuoteva tutta:
- È vietato ai gatti! È vietato portare gatti! Passa via! Scendi, se no chiamo la polizia!
Né la bigliettaria né i passeggeri furono colpiti dalla cosa principale: non dal fatto che un gatto salisse sul tram, questo poteva ancora passare, ma dal fatto che volesse pagare il biglietto!
Il gatto si dimostrò animale non soltanto solvibile, ma anche disciplinato. Alla prima sgridata della bigliettaria cessò l'attacco, si staccò dal predellino e si sedette alla fermata, soffregandosi i baffi con la monetina. Ma non appena la bigliettaria diede il segnale e il tram si mosse, il gatto si comportò come chiunque sia cacciato da un tram, sul quale deve viaggiare per forza. Dopo essersi lasciato passare davanti tutte e tre le vetture, balzò sulla parte posteriore dell'ultima, si afferrò con la zampa a un tubo che usciva dal veicolo e filò via, economizzando in tal modo il prezzo della corsa.»
"Ho studiato diversi filosofi e tantissimi gatti;la saggezza dei gatti è decisamente superiore."
Hippolyte Taine
Io sono un gatto di Natsume Sōseki
(incipit)«Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l'ho.
Dove sono nato? Non ne ho la più vaga idea. Ricordo soltanto che miagolavo disperatamente in un posto umido e oscuro. È lì che per la prima volta ho visto un essere umano. Si trattava di uno di quegli studenti che vivono a pensione presso un professore - mi hanno poi detto - e che fra tutti gli uomini sono la specie più perversa. Si racconta che costoro ogni tanto acchiappino uno di noi, lo mettano in pentola e se lo mangino. Però in quel momento, non sapendolo, non ne ebbi paura. Provai soltanto un senso di vertigine quando lo studente mi mise sul palmo della mano e di colpo mi sollevò per aria. Appena ritrovai una certa stabilità lo guardai in faccia, era il primo individuo appartenente alla specie umana che vedevo in vita mia. Che creatura curiosa, pensai, e quest'impressione di stranezza la conservo tuttora.»
(incipit)«Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l'ho.Dove sono nato? Non ne ho la più vaga idea. Ricordo soltanto che miagolavo disperatamente in un posto umido e oscuro. È lì che per la prima volta ho visto un essere umano. Si trattava di uno di quegli studenti che vivono a pensione presso un professore - mi hanno poi detto - e che fra tutti gli uomini sono la specie più perversa. Si racconta che costoro ogni tanto acchiappino uno di noi, lo mettano in pentola e se lo mangino. Però in quel momento, non sapendolo, non ne ebbi paura. Provai soltanto un senso di vertigine quando lo studente mi mise sul palmo della mano e di colpo mi sollevò per aria. Appena ritrovai una certa stabilità lo guardai in faccia, era il primo individuo appartenente alla specie umana che vedevo in vita mia. Che creatura curiosa, pensai, e quest'impressione di stranezza la conservo tuttora.»
Anche Morte ama i gatti ^^
Stregoneria di Terry Pratchett
Stregoneria di Terry Pratchett
“I meant," said Ipslore bitterly, "what is there in this world that truly makes living worthwhile?"
Death thought about it.
CATS, he said eventually. CATS ARE NICE.”
“Volevo dire", riprese amaramente Ipslore, "che cosa c'è in questo mondo che rende la vita degna di essere vissuta?"
Morte rifletté a lungo.
I GATTI, disse alla fine I GATTI SONO GRAZIOSI.”
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Ovviamente chiunque può contribuire ^^.