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Micol Mian Micol Mian > Quotes

 

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“La capacità di prendere decisioni mature è qualcosa che si acquisisce nel tempo, Nico lo sa benissimo; eppure, sa anche che ci sono persone nate con una migliore capacità di valutare i pro e i contro, di sommare i dettagli l’uno sull’altro e uscirsene con un risultato spendibile in risoluzioni immediate. Lui fa tutti i conti giusti e poi sbaglia il riporto; parte con un’idea precisa e poi divaga, gira in tondo, si perde e non sa più distinguere il vero dal falso.”
Micol Mian, Dormono gli aironi
“Viv pareva soffiato nel vetro, in certi scatti, scolpito nello stesso ghiaccio che ricamava i vetri delle finestre. La sua pelle aveva il bianco lattiginoso del cielo gravido di neve, i capelli sfumature d’argento, le ciglia spiccavano stranamente scure. E gli occhi, sotto palpebre rosate come petali, erano schegge di azzurro che trafiggevano lo schermo, tagliando il fiato.Un angelo del gelo, intoccabile e astratto.Solo.”
Micol Mian, In luce fredda
“«Grazie del caffè. Quanto ti devo?»«Offre la casa.» Carlos aggrottò le sopracciglia. «Dai, Viv, non c’è bisogno.»«Davvero, lascia stare.» Un sorriso, troppo dolce per non essere almeno in parte falso. «Non puoi mai sapere quando potrebbe farti comodo un avvocato.»Lui si trovò ad arrossire senza motivo. «In quel caso ti converrebbe il mio capo, temo,» commentò, impacciato. «Ma grazie.»«Di niente.»La sua uscita fu più simile a una ritirata, ma ormai era abituato a fuggire e riuscì a non farci troppo caso, a parte per il sapore che si ritrovò in bocca ancora dopo, quando già stava risprofondando tra le sentenze: caffè e cannella e zucchero. Presente e passato, con forse – possibile – un retrogusto di futuro.”
Micol Mian, In luce fredda
“Lentamente, Carlos sfilò la mano dai suoi capelli; gli girava la testa, aveva in bocca un sapore acre e nauseante. Si scostò dalla parete, mosse il ginocchio come per sottrargli la gamba di appoggio: Vivian era ancora a terra, un po’ languido e distratto. Non sembrava essersi accorto di nulla, né provare niente di simile; la sfumatura affilata dei suoi gesti pareva temporaneamente smorzata in stanchezza. Carlos provò l’impulso di toccarlo: più profondo di tutti gli impulsi da cui si era lasciato guidare quella sera, più reale e cosciente. Chinarsi di fronte a lui e stringerlo tra le braccia, accarezzargli i capelli sul serio, solo per tenerezza; coprirlo dal freddo, non per ringraziarlo ma perché era giusto”
Micol Mian, In luce fredda
“Carlos abbassò lo sguardo. Nella tazza ormai vuota, i fondi di caffè si erano raccolti in un disegno che avrebbe potuto nascondere qualche significato oscuro, forse, a un occhio più pratico di letture. Lui li mescolò con il cucchiaio, in una specie di patetica sfida al destino, e pensò a quanto avrebbe voluto essere il tipo di persona capace di scrollarsi di dosso la sensazione costante che stessero ridendo di lui, che gli stessero tendendo un’imboscata. Forse se fosse rimasto con loro avrebbe potuto convincersene”
Micol Mian, In luce fredda
“Al tavolo, Jude si era sollevato leggermente e stava guardando il cellulare; indossava un paio di pantaloni di Raven, troppo lunghi di qualche centimetro, una maglietta anonima, niente scarpe. Domestico e intiepidito come se fosse del tutto normale fare colazione lì, da solo, nella cucina del suo ragazzo, e il punto è che per lui lo era, sul serio. Carlos faticava a capire se gli sembrasse più alieno l’aspetto sessuale o il semplice senso d’intimità, di relazione consolidata. Non aveva mai avuto nulla di simile, lui; forse, non l’aveva neanche mai creduto possibile”
Micol Mian, In luce fredda
“Fu un bacio lungo, lento, quasi pigro; un bacio che non dettava lui, in alcun modo, e che neanche Carlos sembrava aver preventivato del tutto, perché quando si scostò per prendere fiato aveva il respiro affannato e le mani malferme, gli occhi serrati come per inseguire qualcosa che già andava sfumando. Li socchiuse e le sue ciglia vibrarono; Viv lo guardò attentamente, in modo quasi clinico, ma non trovò traccia di disagio, né pentimento né dubbio. Solo il rossore soffuso di un momento di comunione intensa, solo la bocca carnosa e bagnata da un bacio che ne chiedeva un altro, e un altro ancora.«Tutto okay?» gli chiese. Aveva la voce roca.Lui annuì una volta, poi sorrise.Non gli chiese di scendere, non sarebbe stato il momento. Ma rimase in quell’auto ancora a lungo – nella penombra morbida, densa e calda – e quando infine uscì nella sera, più fredda, sentendosi i suoi occhi addosso, gli sembrò di portarsi dietro qualcosa, invece di abbandonarlo. Per la prima volta da quando ricordava, nel rientrare in casa si sentì meno vuoto.”
Micol Mian, In luce fredda
“«Posso farti una domanda?» sentì dire, e si accorse solo con un istante di ritardo di essere stato lui a parlare. La sua voce vibrava ancora nel silenzio quando ruotò la testa per trovare Jude di nuovo girato sulla sedia, il cellulare in mano, adesso, gli occhi fissi sul suo volto, in attesa. Non aveva la minima idea di cosa avrebbe voluto chiedere. O forse era vero il contrario: aveva troppe domande, confuse e affastellate, minacciose e pronte a ferire. Hai mai odiato qualcuno mentre lo desideravi troppo? Hai mai odiato te stesso? Ti sei mai smarrito, confuso, mutilato? Hai sempre saputo qual era la tua strada, quali passi avrebbe richiesto e che direzione al bivio? Pensi che si possa cambiare, col tempo?Ma non poteva vomitare interrogativi così assurdi addosso a un completo sconosciuto, al mattino, nella cucina del suo appartamento. Si sentì la gola secca, deglutì per scioglierla e poi bevve un altro sorso di caffè, ancora amaro, cercando di capire se la paura avrebbe avuto la meglio”
Micol Mian, In luce fredda
“Carlos si domandò come dovesse essere, conoscere così a fondo un’altra persona, avere tanta fiducia da lasciarla libera di fare ed essere ciò che più le aggradava; pensò a Raven, al modo in cui lo vedeva muoversi nel mondo e tra la gente, e cercò di capire se avrebbe saputo ridere con la stessa disinvoltura di Jude, al pensiero che altre cose o persone lo consumassero tanto, se non sarebbe stato invidioso, geloso, bloccato. Ma d’altro canto, non sapeva molto di quella relazione e nulla di quel ragazzo; forse nella sua vita altrove era altrettanto volubile, distratto. Forse, nella loro vita insieme, quello che avevano compensava ogni distanza e ogni possibilità di errore”
Micol Mian, In luce fredda
“Non stava mentendo.Ma quel mattino aveva altro da fare – il lavoro lo aspettava tra due ore – e Keith era sicuramente seduto in qualche aula universitaria a immagazzinare nozioni adatte a una vita più amplia. Quella di Viv poteva essere racchiusa in quella stanza, e gli andava bene così, in fondo. Avrebbe voluto soltanto riuscire a renderla più indolore per le persone che amava”
Micol Mian, In luce fredda
“«Ho visto di peggio, in fondo,» commentò lui. Era la cosa sbagliata da dire, però, lo sapeva anche prima di vederlo sussultare come per una frustata. «Voglio dire. Sei stato stronzo, ma non mi hai, tipo… picchiato…»A ogni parola gli sembrava di scavarsi una fossa più profonda: gli occhi di Carlos, fissi su di lui, diventavano voragini in cui precipitava.«Qualcuno l’ha fatto?» domandò, a voce bassa.Sembrava pensare che un suono più forte avrebbe potuto incrinare il mondo, trasformarsi in terremoto. Viv rise apposta, con forza, e scosse la testa per cancellare l’immobilità. «Non pensavo ti saresti preoccupato.» Poi, vedendo che il suo sguardo non cambiava, aggiunse: «Non so perché l’ho detto. Era una cazzata.»Posando il piatto da una parte, Carlos gettò le gambe oltre la sponda del letto come per alzarsi. «So che dopo il modo in cui ti ho trattato non ho il diritto di scagliare la prima pietra, ma lo sai, vero, che nessuno dovrebbe permettersi di…»Viv lo interruppe, sferzante. «Herrera, per essere uno che ha reagito a un pompino come se l’avessi violentato stai tirando fuori atteggiamenti un po’ troppo simili a un fidanzato, te lo dico…»«Non sto facendo il fidanzato,» sbottò Carlos. Lo guardò negli occhi, subito dopo: uno sguardo intenso, vivido. Sincero. Viv si accorse di avere un sorriso finto stampato sul volto e lasciò che si spegnesse. L’altro si passò una mano sulla faccia, stancamente. «Il fatto che l’altra sera sia stato uno sbaglio non significa che non mi importi di te. O che non vorrei esserti amico.»«Amico?» ripeté lui, confuso.Carlos si strinse nelle spalle. «Pensavo che lo fossimo. Almeno un po’.» Un mezzo sorriso, incerto. «Non spiattello al primo venuto le umiliazioni che mi infligge il mio capo, questo te l’assicuro.»”
Micol Mian, In luce fredda
“Viv rise, piano: un suono dolce, in realtà, quasi intenerito, che si confuse con lo sbuffo sarcastico con cui il fantasma di Hamilton commentò la scena. A Carlos parve quasi di sentire l’odore del suo fumo nella bocca, acre a spazzare via ogni traccia del bacio. E poi, quando il ragazzino si portò il suo sesso alle labbra e le schiuse sulla punta come aveva fatto con il suo pollice neanche qualche minuto prima, la dissociazione divenne ancora più assoluta: Carlos si sentì sciogliere, quasi l’intero suo corpo fosse diventato melassa, bollente e liquido come lava fusa; sentì il piacere confondersi, confluire e defluire, nel sesso e su ogni nervo, nel cervello, sulla pelle, e al tempo stesso, come dalla parte opposta di una barriera infrangibile, sentì anche la vergogna crescere, prepotente”
Micol Mian, In luce fredda
“«Da che pulpito,» ribatté lui, d’istinto.Björn sorrise, colpevole. «Tu non sei me. E io a qualcuno l’ho raccontato, comunque. Non nelle circostanze ideali, forse, e non a persone a cui voglia bene, ma è servito anche questo. In certi casi, il silenzio è ancora peggio.»«In altri può salvarti la vita, però.»«Il silenzio non ti salva mai, in realtà. Ti illude soltanto. E poi ti strangola. Giorno dopo giorno»”
Micol Mian, In luce fredda
“«Ho caldo,» aveva detto uno dei due, a un certo punto – lui, probabilmente: Viv sembrava vivere di perfezione impalpabile – ed erano finiti fuori, al buio, con soltanto la luce dei lampioni e delle insegne a piovere sulla testa come un velo alieno. Viv pareva ancora più impossibile, in quelle sfumature, diafano e ipnotico: occhi azzurrissimi, pelle chiara, capelli quasi bianchi. Tratti affilati dalle ombre, sfiorati dal freddo.Lasciarsi baciare era sembrato scontato, un po’ come certe cose che accadono in sogno.Non era la prima volta, del resto. In sogno, almeno.E mentre affondava le mani nei suoi capelli e li stringeva nei pugni, mentre lasciava strusciare le labbra sulla sua mascella e scivolava a baciargli l’orecchio, a chiudere la bocca in un morso morbido sulla gola, sul tendine del collo, non c’era stato nulla di insolito o diverso, in quel gesto: solo un sapore inebriante, per quanto confuso dall’alcol. Solo il nodo allo stomaco di un corpo che si dibatteva e strusciava contro il suo. Il cervello era spento, o ne era spenta una parte: quella che imponeva limiti e barriere, dando l’allarme ogni volta che quel ragazzino gli passava davanti, peggiore di tutti e al tempo stesso più dolce.C’era solo lui, in quel momento. Carlos, senza storia o cognome.Quel bacio – quel fiume di baci, cascata, marea, corrente – era proseguito a lungo. Abbastanza da cancellare la percezione stessa del tempo”
Micol Mian, In luce fredda
“«Non vuoi neanche che dica che ti amo,» lo accusò l’altro. Fu come se l’avessero colpito. Viv sussultò – le parole un uncino conficcato nel ventre, una maledizione impensabile – e si voltò di scatto, incredulo; anche Carlos sembrava un po’ sorpreso.«Scusa,» disse, dopo un attimo di silenzio. «Ma è vero. Non voglio nasconderlo.»«È vero?» ripeté lui, in tono basso. Era come una corrente strisciante, acqua gelida che serpeggiava nascosta; la sentiva rifluire nel sangue, irrorare ogni periferia del corpo e tramutarla in arma. Anche Carlos dovette notare qualcosa – uno sguardo diverso, uno storcersi del sorriso – perché si tirò indietro impercettibilmente, strinse i pugni sul lenzuolo. Fermo in mezzo alla stanza, come piantato in una roccia, Viv sentì la distanza tra loro raccogliersi intorno al suo corpo e trasformarsi in elettricità, fargli da scudo.«Tu non sai niente di me,» sibilò, senza neanche aver deciso prima che cosa dire: capitava sempre, in quei momenti, e l’imprevedibilità della propria lingua lo esaltava e terrorizzava al tempo stesso. «Come cazzo pensi di amarmi, eh? Che cosa ami? La mia bocca? Il mio culo? La parte dolce di me che ti ho fatto vedere in questi mesi, perché è l’unica di cui avrebbe potuto fregarti qualcosa? Io non sono quella roba lì, Carlos. Davvero non l’hai ancora capito?»«Sei tu che non hai capito, Viv,» ribatté l’altro. Sembrava arrabbiato anche lui, di colpo, o quantomeno irritato; durante il suo discorso aveva cominciato a guardarsi intorno in cerca degli abiti scartati e si stava rivestendo in fretta a sua volta: alzò i fianchi per infilarsi i jeans, lo fulminò con lo sguardo tirando su la cerniera. «So che mi racconti pochissimo, e chissà quanto c’è di vero in quel poco, ma so anche che tra noi c’è qualcosa di più profondo, qualcosa che va al di là del fatto che ti sei sempre sforzato in ogni modo di tenermi a distanza. E so che qualunque cosa potresti dirmi non cambierebbe quello che provo.”
Micol Mian, In luce fredda
“«Stavo tornando da voi…» mormorò lui, preso in contropiede, ma Viv gli premette l’altra mano sulla bocca, zittendolo all’istante.«Non c’è nessuna fretta,» disse. «Non ci aspetta nessuno.»«No?»La schiena sbatté contro la parete, Viv gli si fermò davanti. Dalla sua bocca, la mano scivolò ad accarezzargli la guancia, scese lungo il collo e andò a fermarsi accanto all’altra sul petto; il sorriso si fece un po’ intenerito. «No. Abbiamo tutto il tempo del mondo

«Tempo per cosa?»«Per tutto.»L’inquietudine non era ancora passata, ma l’aridità che la lamina gli aveva fatto esplodere nel petto cominciò a contaminarsi di un altro tipo di calore: lo stesso fuoco che gli divampava nel ventre ogni volta che Viv lo guardava in quel modo, lo stesso che lo bruciava dal primo momento in cui l’aveva conosciuto, quando ancora si ostinava a spegnere l’incendio con migliaia di docce e pensieri soffocati. Viv l’aveva seguito lì con uno scopo, e quello scopo era così chiaro che sembrava ustionargli la pelle anche attraverso i vestiti; lo riempiva di ansia e desiderio, in modo simile a quando lo sfiorava un tempo eppure anche più immediato e impaziente, più sano. Facendo scivolare le mani lungo i suoi fianchi, si concesse il brivido ancora nuovo di poterlo toccare sul serio; premendogli una mano sulla schiena, si sporse in avanti a baciarlo. Viv rispose, in un primo momento; un bacio sensuale come quelli a cui l’aveva abituato, lento e caldo e vibrante. Poi, scostandosi appena, tornò a premergli le mani sul petto, lo guardò negli occhi

«Voglio fare una cosa,» disse, «ma tu devi giurarmi che non darai di matto.»Una fitta di ansia, una di anticipazione. Carlos si bagnò le labbra. «Perché dovrei dare di matto?»Inclinando la testa di lato, con quel gesto che gli faceva scivolare i capelli sul collo, Viv rispose: «So che non ami l’esibizionismo.»Un vuoto allo stomaco, un nodo caldo nel ventre. «Esibizionismo?»«Gli altri sono solo in fondo al corridoio.»«E tu vuoi…» Carlos deglutì a vuoto.Per tutta risposta, Viv gli fece scivolare il palmo lungo il ventre, premendoglielo contro il sesso. «Posso?» chiese, sfiorandogli la gola con le labbra; lui chiuse gli occhi. Quando annuì, senza guardare, già così eccitato da sentirsi la testa leggera e il sangue che pompava nelle vene secondo schemi e direzioni nuove

«E fanculo i tarocchi, e la Torre, e tutte le stronzate del mondo,» disse, con una ferocia allegra che si sentì allargare nel corpo insieme all’eccitazione, e sembrò accenderlo da dentro. Affondando la mano nei suoi capelli, Carlos gli strinse appena la nuca; annuì, piano.Poi lo sentì scivolare verso il basso. E la mano nei capelli servì per aggrapparsi a qualcosa, piuttosto; come una fune nel mare, mentre annegava in lui, in loro, nel piacere”
Micol Mian, In luce fredda
“«Possiamo ricominciare da qua, secondo te?»Corrugando la fronte, Viv lo guardò dal basso: i capelli sparsi sul cuscino come un’aureola chiarissima, le pupille grandi nella penombra. «Da qua?»«Da questo abbraccio,» precisò Carlos. «Da questa conversazione. Trasformare quello che è successo in uno stimolo per fare di meglio. Per stare meglio insieme.»Disteso sotto di lui, intrappolato tra le sue braccia, Viv sembrava al tempo stesso irreale e troppo concreto, un’emanazione delle notti trascorse a sognarlo e la realtà stessa che aveva contaminato quei sogni, dato loro una direzione precisa. Il suo corpo creava un campo gravitazionale da cui non poteva né voleva sfuggire; doveva sforzarsi per mantenere quella distanza irrisoria, per non cedere all’impulso di abbassarsi di nuovo a baciarlo, distenderglisi addosso con più pesantezza. Quando lo vide alzare una mano a toccargli la guancia, rabbrividì come se fosse stato un contatto molto più intimo e intenso.«Non posso prometterti che non farò più cazzate di nessun tipo,» mormorò Viv, senza quasi muovere le labbra. «Sarebbe una bugia.»«Non voglio che tu mi prometta di non fare cazzate,» ribatté lui. «Solo che cercherai di avvertirmi prima. Così potrò provare ad arginare il danno.»«E se non dovessi riuscirci?»Non specificò se il soggetto fosse Carlos o se stesso, forse non aveva importanza. Il rischio di fallire era reale per entrambi; probabilmente scontato, a essere precisi. Non si disimparano le abitudini di una vita in una notte, o in qualche settimana.Si può cominciare a farlo, però. A volerlo.Nel loro caso, concedersi il desiderio era già un primo passo. Gli altri sarebbero venuti dopo.«Se non dovessi riuscirci, ricominceremo da capo.»«Insieme?» «Insieme,» ripeté Carlos. «E da soli. Ciascuno per conto proprio, e accanto agli altri. Perché gli altri ci sono, Viv. E vogliono aiutarci»”
Micol Mian, In luce fredda
“«Hai mai avuto la sensazione di vivere come se stessi costruendo un castello di carte?» domandò, a bassa voce. Accanto a lui, suo fratello interruppe i preparativi per la cena e si voltò a guardarlo accigliato; era evidente che non capiva, ma Viv non se l’era aspettato del tutto. Nel mondo diafano e impalpabile di Björn, anche i castelli di carta dovevano
essere un miraggio: un gioco di luce nell’aria, come le fate morgane del deserto.«Ti sforzi, no?» proseguì, intento. «Ci sono cose su cui puoi fare affidamento e debolezze inevitabili, e ti sforzi di tenere conto di tutto mentre impili una carta sopra l’altra e senti la forza di gravità sempre più intensa, come una maledizione che ti chiama, ma fai attenzione comunque, mantieni il tocco leggero, tocchi ogni cosa in punta di dita, e per un po’ funziona. Ma sai – lo sai perfettamente – che ogni nuova carta che poserai potrebbe essere quella che farà crollare tutto. E sai anche che certi punti sono più fragili degli altri, ma se non costruissi anche lì, la fragilità si estenderebbe a quelli che al momento sembrano più solidi, quindi… continui. Sperando, pregando. Cercando di convincerti.»«Ti senti così con Carlos?» domandò Bj.«Mi sento così con tutto,» ammise lui.«E quali sarebbero queste debolezze congenite su cui non puoi evitare di costruire?»Suo fratello aveva un tono saldo, partecipe; per la prima volta, Viv si sentì tentato di raccontargli tutto davvero, o almeno le parti meno spaventose, quelle su cui forse avrebbe potuto aiutarlo a fare luce. Ma come spiegargli la ragione per cui soltanto la sera prima, mentre stavano a ridere in gruppo intorno al tavolo di un locale tranquillo, Raven creava per incanto un uccellino dalle pieghe di un foglio di carta ed Eve allargava un mazzo di tarocchi tra piatti e bicchieri perché Trish aveva deciso che la divinazione poteva essere un bel modo di continuare a ignorare i suoi casini, lui aveva sentito il cellulare vibrare nella tasca e – anche se sedeva accanto a Carlos, con il suo ginocchio premuto contro la coscia; anche se stava bene, in quel momento, benissimo – appena aveva visto che si trattava di un messaggio di David Hamilton era scappato in bagno a rispondere, invece di cancellarlo all’istante insieme al numero stesso.”
Micol Mian, In luce fredda
“«Vuoi prendere una boccata d’aria?»Non avrebbe saputo dire davvero che cosa lo portò ad accettare. In parte dovette essere il sollievo di sottrarsi alla folla e a quegli occhi che sentiva arrampicarsi addosso, come piccoli insetti che divoravano la sua armatura; in parte l’istinto di accontentare quel ragazzino in ogni suo desiderio, senza fare domande, mettendosi semplicemente al suo servizio: un istinto che non gli era del tutto sconosciuto ma che non aveva mai sentito così forte, con nessuna delle ragazze che gli erano gravitate intorno in passato. E in parte, forse – ma non sarebbe riuscito ad ammetterlo ancora neanche con se stesso – c’era la voglia di ritrovarsi solo con lui; un bisogno inconscio
di ripetere i gesti dell’ultima volta, a mente lucida adesso. Attenta.Non fu realmente sorpreso dalla sua bocca, quando l’aria gelida li assalì sulla soglia del locale; in qualche modo l’aspettava. Come se quel bacio fosse rimasto sulle loro labbra, in attesa, dal momento in cui si erano salutati in auto l’altra sera, e lo ritrovassero adesso pronto, vibrante, già avviato alla passione. Nessuna timidezza, questa volta, nessuna incertezza”
Micol Mian, In luce fredda
“Amico.Sembrava una barzelletta, nel loro caso. Trish sarebbe morta quando gliel’avrebbe detto. La risata che gli affiorò sulle labbra non fu cattiva, però, o affilata e ironica: piuttosto improvvisa, spumeggiante come acqua. Dal letto, il sorriso di Carlos si fece un po’ più convinto. «D’accordo.»E quell’impegno, sul momento, sembrò bastare”
Micol Mian, In luce fredda
“«Sei fortunato ad avere Jude, anche se è lontano,» si trovò a dire, quasi sorpreso dal modo in cui quel pensiero, fino a poco prima impensabile, scivolava sulla lingua con la naturalezza delle verità meno dure.Raven sorrise, lanciando uno sguardo al vetro della finestra, buio e liscio come uno specchio: la luce sembrava tagliare fuori il cielo dove, in qualche punto imprecisato dello spazio aereo, il suo ragazzo sorvolava il continente, diretto verso la vita che stava costruendo altrove. «Lo so,» ammise. «Ma la fortuna può avere tante forme diverse. A volte è amore, altre amicizia,» aggiunse, spostando lo sguardo su di lui e rendendolo più complice. «Altre ancora entrambe le cose.»«Come capisci la differenza?» chiese Carlos, a bassa voce.Sulla loro testa, nel silenzio, la luce sfrigolò appena.«Penso che vari da persona a persona,» rispose Raven, con una scrollata di spalle. «E forse anche nel tempo. L’importante, per me, è sempre stato non lasciarmi frenare da questioni esterne. Come il nome che scegli di dare alle cose. O quello che pensi potrebbe pensare la gente.»«Sì,» disse lui lentamente, mentre l’eco di quelle parole si spegneva e lasciava altro spazio al silenzio. «Penso che tu abbia ragione»”
Micol Mian, In luce fredda
“«Parlate così tanto di me?»Fu un’impressione, forse – uno scherzo della luce – ma gli sembrò che Viv arrossisse. Il pensiero gli fece un effetto strano, come praticamente tutto ciò che lo riguardava: a metà tra l’imbarazzo e il piacere. La prima volta che se l’era trovato in casa si era sentito girare la testa, e questo prima ancora di accorgersi che non era una ragazza, nonostante il nome e la bellezza ambigua, e che qualunque attrazione potesse provare avrebbe probabilmente dovuto essere soffocata.All’inizio era stato più semplice crederci. In certi momenti si era persino illuso di riuscirci.In altri, come adesso – quando qualche gioco di luce rendeva i lineamenti di Viv ancora più morbidi, e c’era qualcosa nei suoi gesti che pareva infiammargli il sangue e la pelle e trasformare il corpo in un ricettacolo indesiderato – la fuga sembrava l’unica soluzione.”
Micol Mian, In luce fredda
“Avrebbe voluto dirgli di dormire, dopo. Chiedergli di prendersi cura di se stesso come si sarebbe preso cura di lui, se fosse stato al suo posto; fargli una tisana calda per scacciare quel freddo, avvolgerlo nel pile per regalargli un abbraccio morbido e inoffensivo. Ma non ne aveva la forza, in quel momento – forse non l’aveva mai avuta – e scontri del genere scagliavano sempre Björn troppo distante. In un altro mondo, sotto un altro cielo, dentro la storia che gli avevano scavato intorno. Lo stesso baratro su cui lui si affacciava solamente, contemplandone il salto.Era così da sempre. Ci aveva messo anni a capirlo.L’unica cosa che poté fare, dopo essere uscito, fu accompagnare la porta perché si chiudesse in silenzio. Come se evitarne il rumore – lo schianto – potesse cambiare in qualche modo le notti opposte che si aprivano di fronte a loro”
Micol Mian, In luce fredda
“Era come una crepa: all’inizio piccola, ignorabile con il minimo sforzo, e via via più ampia, profonda, minacciosa, sottoposta a un peso eccessivo che ne slabbrava i margini, originava infinite diramazioni. Forse sarebbe stato diverso se si fosse aperta su una superficie intatta; forse capitava a tutti di averne – a ogni coppia – ma diventava più semplice ripararla con qualche conversazione sincera o una carezza. Viv la sentiva allargarsi su una parete già sgretolata, invece, e ogni tentativo di chiuderla sembrava aumentare il rischio di un crollo. Per sé, per Carlos, per chiunque gli stesse intorno.Poteva infilare la testa sotto la sabbia, ma questo non risolveva il problema. Lo posticipava soltanto”
Micol Mian, In luce fredda
“Fu allora che lo vide, in un varco improvviso tra la folla: Vivian seduto a un tavolo, una gamba ripiegata sotto il sedere, i capelli sulla guancia. Chiaro come vetro, altrettanto fragile e tagliente. Per un attimo, provò l’impulso di raggiungerlo e scusarsi: assurdo, con quella confusione ancora nella testa e il suo sapore in bocca, mischiato al disgusto. Poi notò la sua amica seduta di fronte, trucco acceso ed espressione dura; la vide allungare la mano a toccargli la guancia, vide Viv chinare la testa, passarsi il polso sulla bocca come a cancellare ogni impronta, e ricordò quello sputo inaspettato con cui si era allontanato poco prima. Patetico, aveva detto.E aveva ragione. Forse per questo lui aveva risposto dandogli della puttana: una difesa istintiva.Uscì dal locale senza fare altro, sentendosi ancora febbricitante nella maglia umida, sotto la giacca di pelle che non sapeva proteggerlo, e senza riuscire a capire se la nausea che gli rimestava lo stomaco fosse dovuta all’alcol, a ciò che aveva fatto o, semplicemente, alla scomodità di convivere con se stesso”
Micol Mian, In luce fredda
“«Non è facile,» disse, in un sospiro. Anche senza guardarlo, Carlos sapeva che aveva gli occhi ancora chiusi.«Non deve esserlo,» rispose. Voltando la testa gli baciò le palpebre; un tocco leggerissimo. «Le cose vere non lo sono spesso, credo. Ma va bene comunque. D’accordo?»Viv annuì contro la sua guancia. Poi le sue braccia gli si allacciarono al collo, lo attirarono al petto in una stretta fortissima.«D’accordo.»E sembrò racchiudere molto di più, in quella parola, in quell’abbraccio, nel respiro che soffocò contro di lui, come a trattenerlo. In un altro momento – un tempo diverso – Carlos avrebbe forse avuto bisogno di un linguaggio più esplicito, ma in quel presente, con Viv di nuovo vicino, qualunque parola sembrò sciogliersi nel peso dei loro corpi che affondavano nel letto; nel rumore dei respiri che si spandeva nella stanza, come un’onda sempre più debole, mentre oltre la porta la vita proseguiva. In attesa.Avrebbe riservato altre sfide, sicuramente; avrebbe riservato altri ostacoli, altre persone. Baci impalpabili e notti frementi, sguardi gelidi, liti. Amici.Nuove strade e nuovi passi.La prospettiva non faceva paura, però: era quasi dolce, in quell’abbraccio, con il buio che si addensava intorno come un bozzolo e Viv rannicchiato contro, occhi chiusi e fiato sospeso. Una luce fredda intrappolata nel ghiaccio.Un giorno, forse, sarebbe riuscito a scioglierlo.Ma anche se non l’avesse fatto, pensò Carlos, premendogli le labbra sulla fronte e inspirando a fondo, riempiendosi i polmoni di lui, della sua presenza. Anche se non l’avesse fatto, l’avrebbe amato lo stesso.E in quel pensiero ebbe l’impressione di ritrovarsi, e ritrovare ogni strada che aveva perso”
Micol Mian, In luce fredda
“«So che cosa provi, e so perché credi di essere qui, cosa speravi di ottenere. In un’altra fase della mia vita avrei anche potuto darti quello che cerchi, forse. Forse starei meglio se lo facessi. Una scopata fine a se stessa con un uomo più giovane e attraente può essere il modo perfetto per riequilibrare i rapporti di una relazione disfunzionale come quella che lega me e David: lo so per esperienza,» aggiunse; quel termine scurrile, l’incurvarsi improvviso della voce su tonalità più aspre, gli strappò un sussulto. Di colpo, come era già accaduto altre volte in passato, il filtro che senza neanche accorgersene sovrapponeva a quella donna – composto di tutti i suoi ruoli, quello della donna del capo, della moglie tradita, della madre modello e dell’amante vendicativa – scomparve e Carlos la vide per quello che era: una persona un po’ ammaccata, sofferente, abituata a patti continui con l’orgoglio, che conosceva bene il proprio abisso e aveva ormai imparato a bilanciarsi sull’orlo del dirupo. «Se sai che potrebbe essere utile, perché non lo fai?» chiese lentamente, e non sapeva neanche lui che cosa stesse chiedendo davvero: di usarlo per la sua vendetta – offrendogli intanto il modo di prendersi anche la propria – o solo di spiegargli il motivo di quel rifiuto.La vide sorridere, un sorriso triste, del tutto consapevole.«Perché tu non sei il tipo di uomo a cui piace fare sesso con rabbia,» disse, quasi con tenerezza. «E non voglio che domattina ti svegli con una ragione in più per odiare te stesso. O il ragazzo che ti ha portato a questo.»Fu come se avesse allungato una mano a sciogliere il nodo che gli impediva di respirare da ore; Carlos espirò di getto, si riempì di nuovo i polmoni di ossigeno. Sentì gli occhi bagnarsi, come un contrappeso istintivo, e alzò le mani a premersi le nocche contro le palpebre il più forte possibile. Di fronte a lui, Megan non disse niente.«Non sono neanche sicuro di odiarlo,» ammise Carlos infine, in un soffio. «È tutto un tale casino. Riesco soltanto a immaginarli insieme, e non capisco se sono più incazzato o preoccupato o ferito. Vorrei soltanto strapparglielo di mano. Cancellare tutto.»”
Micol Mian, In luce fredda
“«Ehi,» disse, togliendosi un auricolare dall’orecchio. «Finite le foto?»Passandogli accanto, Carlos dovette trattenersi per non dargli una spallata come nel peggiore dei suoi atteggiamenti di un tempo. Lo intuì voltarsi, perplesso, seguendolo con gli occhi e un sopracciglio senz’altro inarcato, ma lo sguardo che gli pesava addosso davvero era quello di Jude, troppo acuto e partecipe, e dei due ragazzi delle foto: uno scuro, sicuro e bruciante, e l’altro chiarissimo, gelido, trasparente.Due diversi fantasmi che sembravano porre la stessa domanda.Credevi davvero che tutto fosse già andato al suo posto? Di avere già fatto abbastanza per meritarlo?Lui avrebbe voluto avere una risposta, ma poté soltanto sbattersi la porta di casa alle spalle, scendere in strada perché il freddo gli schiarisse la mente”
Micol Mian, In luce fredda
“«Ti sembra normale, quindi?»«Che cosa?»«Questo.» Con un gesto secco, tagliente, l’altro indicò lo spazio tra loro. «Ogni singola volta che facciamo sesso devo mettere in conto che, appena avremo finito, schizzerai via. Che ogni briciola di intimità che guadagno verrà tolta da qualche altra parte, in una specie di bilanciamento continuo che mi lascia sempre allo stesso punto. Lontano.»Per qualche ragione, quell’ultima accusa colpì più a fondo; Viv sentì il rimorso che lo strangolava a poco a poco mutare, trasformarsi in una sferzata di rabbia. Fece una risata bassa, sarcastica, lo guardò di traverso.«Soltanto mezz’ora fa mi stavi dicendo che rendo la tua vita bellissima.» «Perché è vero.» In ginocchio sul letto, Carlos si sporse verso di lui, allargò le braccia. «È vero che rendi più bella la mia vita. Ma mi spezzi anche il cuore ogni volta, Viv. È come se non ti fidassi di me. O non mi credessi.”
Micol Mian, In luce fredda
“Con mani che non sembravano quasi sue, Carlos si srotolò il preservativo sul sesso; spostò la mano sul petto di Viv e aderì alla sua schiena, facendogli scivolare il palmo verso il ventre. Era come se avesse già fatto tutto mille volte, e come se non avesse mai respirato prima di quel momento”
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