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“Come posso cantare queste
dolcezze di cui ho colmo
il cuore, se Egli mi riempie
la bocca di gemiti?
Come posso concedermi
a queste ore, di cui m'è sorella
ogni musica, se Egli
mi uccide le parole, mi ruba
ogni nota? L'amore
e i dolci ricordi,
le serate festose e i conviti, tutto
disperso
dalle Sue impazienze.
Ogni cibo amareggiato,
ogni oblìo inghiottito
dalla Sua voracità.
Ogni mia preghiera avvolta
nella caligine
incandescente.”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
dolcezze di cui ho colmo
il cuore, se Egli mi riempie
la bocca di gemiti?
Come posso concedermi
a queste ore, di cui m'è sorella
ogni musica, se Egli
mi uccide le parole, mi ruba
ogni nota? L'amore
e i dolci ricordi,
le serate festose e i conviti, tutto
disperso
dalle Sue impazienze.
Ogni cibo amareggiato,
ogni oblìo inghiottito
dalla Sua voracità.
Ogni mia preghiera avvolta
nella caligine
incandescente.”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
“Giorni miei
Solo a sera m’è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l’acutissimo arco
dell’esistenza: l’accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.”
―
Solo a sera m’è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l’acutissimo arco
dell’esistenza: l’accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.”
―
“Ognuno inchiodato al legno
della sua esistenza
a scontare la colpa che non commise
e quella che commise.”
―
della sua esistenza
a scontare la colpa che non commise
e quella che commise.”
―
“Ma io sono tentato
ogni volta che sento la luce
posarsi sul balcone
come una rondine.
Questa
irrazionale esistenza,
questo poco cielo
che mi resta fra le case,
queste pietre abbandonate
sono le mie occasioni;
memoria,
ove mi dò convegno:
là finalmente sento
di vincere la mia
solitudine.”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
ogni volta che sento la luce
posarsi sul balcone
come una rondine.
Questa
irrazionale esistenza,
questo poco cielo
che mi resta fra le case,
queste pietre abbandonate
sono le mie occasioni;
memoria,
ove mi dò convegno:
là finalmente sento
di vincere la mia
solitudine.”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
“[...]
Eppure non voglio che sia condanna
alle Tue opere
questo mio salmodiare
sconsolato. Tu sei la sorpresa
orrenda, l'insidia
sempre tesa, onde
non è concesso investigare
cosa maturi
ogni notte
il sangue.
[...]”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
Eppure non voglio che sia condanna
alle Tue opere
questo mio salmodiare
sconsolato. Tu sei la sorpresa
orrenda, l'insidia
sempre tesa, onde
non è concesso investigare
cosa maturi
ogni notte
il sangue.
[...]”
― O sensi miei...: Poesie 1948-1988
“Dio che ci fugge dalle avide mani”
―
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