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Folco Quilici Folco Quilici > Quotes

 

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“Uomini che fino a ieri erano padroni del loro destino, in quella foresta che era il loro mondo, portano ora mucchi di rifiuti che s'accumulano nelle profonde buche scavate dai bulldozer; non è nemmeno l'integrazione del lavoro della miniera o nell'interno degli impianti. È un impiego che (sembrerebbe volutamente) lascia gli aborigeni ai margini delle strade dei bianchi e della loro civiltà. Non più liberi cacciatori, ma solo miserabili raccoglitori di rifiuti altrui. Per questo, forse, l'aver incontrato dopo questi gruppi "integrati" di Gove, i gruppi ancora liberi di Oenpelly ha avuto per me un senso particolare. È stato come avere la diretta misura del fenomeno che antropologi ed etnologi chiamano acculturazione; la misura di un assassinio culturale collettivo, in nome del progresso. La morte di civiltà diverse, siano esse quelle di centinaia di milioni di uomini - in Africa, nell'Asia del Sud, in America meridionale e centrale - sia quella di poche migliaia di individui come gli aborigeni d'Australia.”
Folco Quilici, L'alba dell'uomo
“Tutti i gruppi di paleoculture della terra, anche i più sperduti e dimenticati, rivelano in ogni loro manifestazione un'eccezionale ricchezza di sentimento e una particolare vivacità di affetti. La vita di comunità rende assai naturale la manifestazione più profonda di questi e di altri sentimenti. Gli affetti familiari hanno sfumature delicate e si potrebbe dire che essi siano tanto più esemplari quanto più il gruppo appartenga a un tipo di civiltà arcaico.
[...]
Un tempo i selvaggi erano immaginati nell'atto di esprimersi a gesti con poche parole rudimentali; le lingue delle popolazioni primitive sono invece quando di più complesso e pregnante serva a descrivere le minime sfumature di ambienti, circostanze, sentimenti.”
Folco Quilici, L'alba dell'uomo
“Il presidente del Senegal, il poeta Leopold Sedar Senghor, ci ha detto in un incontro: "Presto, non perdete tempo. Girate l'Africa nera, in lungo e in largo per ascoltare gli ultimi nostri cantastorie. Ogni vecchio griot che muore è una biblioteca che brucia".”
Folco Quilici, L'alba dell'uomo
“Parole d'oltre un secolo fa, "Non hanno aspetto d'uomini". Sempre, l'identico equivoco di chi vede una popolazione primitiva nella luce sbagliata di un'umanità inferiore alla nostra, quasi ferina; quando invece si trata di gruppi umani diversi solo perché proiettati in una dimensione storica che non è la nostra. Tanto noi siamo corsi incontro al tempo in una vertiginosa sfida per annullarlo e superarlo con le conquiste di un progresso sopratutto meccanico, tanto i primitivi hanno invece rinunciato a questa gara, scegliendo una realtà immobile, uguale a se stessa giorno per giorno.
I primitivi: il mondo s'occupa di loro, oggi, perché sono un'alternativa, sono un'emblematica presenza accanto a noi a indicarci altre strade cui l'uomo poteva indirizzarsi iniziando la sua corsa nel tempo.”
Folco Quilici, L'alba dell'uomo

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