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Antropologia Quotes

Quotes tagged as "antropologia" Showing 1-30 of 71
Ernest Becker
“Today we are living the grotesque spectacle of the poisoning
of the earth by the nineteenth-century hero system of unrestrained
material production. This is perhaps the greatest and most pervasive
evil to have emerged in all of history, and it may even
eventually defeat all of mankind. Still there are no "twisted" people
whom we can hold responsible for this.”
Ernest Becker, Escape from Evil

Friedrich Hölderlin
“Man kann auch in die Höhe fallen, so wie in die Tiefe. ("One can as well fall into height as into depth")”
Friedrich Hölderlin

Rutger Bregman
“Toddlers don't need tests or grades to learn to walk or talk.”
Rutger Bregman, Humankind: A Hopeful History

“Giudicare e trattare le donne che fanno sex work come oggetti senza capacità di scegliere e di parlare non significa forse ripetere lo schema patriarcale?”
Giulia Zollino, Sex work is work

“Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda.
- Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi.
- Avrei voluto svegliarmi prima, figlia.
- Perché?
- Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto.
- Alla rovescia? Cosa?
- Tutto, Irani, tutto era alla rovescia. Le persone, la vita, gli alberi. Le persone giacevano a terra ferite e morte, le donne venivano portate via per i capelli, i bambini sudavano tutto il giorno costretti a lavorare, gli alberi erano grigi e morti, il fumo era dappertutto.
- La Madre continuava a stringersi la testa con le mani. Irani non l’aveva mai vista così
- Cosa pensi che significhi, Madre?
Intorno tutto era così verde, le persone erano in giro per il villaggio o sulla spiaggia, i bambini giocavano, a nessuno sarebbe passato per la testa di trascinare una donna per i capelli. La visione della Madre era la visione dell’impossibile.
- Non lo so. Sembra impossibile ma pareva che tutti fossero abituati a vivere alla rovescia, come se fosse normale. Ho visto persone riccamente che davano ordini a persone vestite di stracci e queste si inchinavano. Ho visto donne chiuse da maschi in luoghi da cui non si poteva uscire. Bambini che non avevano cibo.
- Madre, ciò è impossibile. Le donne sono le creatrici rispettate da tutti, i bambini mangiano sempre per primi, nessuno si inchina a nessun altro, siamo un popolo di gente libera.
- Non capisci, era tutto alla rovescia. Tutto, ti dico. I villaggi non erano villaggi, non finivano mai, continuavano sempre. La campagna era lontana giorni e giorni di marcia. Non c’era un fiume in cui lavarsi, non c’erano orti da coltivare, le persone morivano e altre persone gli passavano accanto senza vederle, le persone non si salutavano, Irani. Le persone non si conoscevano.
- Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere.
- Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.”
Sara Morace, I racconti di domani

“- Hai parlato con qualcuna di loro?
La vecchia chinò il capo, quella Irani vedeva lontano, sarebbe stata la prossima Madre. Questo la rasserenò un poco.
- Sì, ho parlato con una donna.
- E cosa ti ha detto?
- Le ho chiesto cosa fosse successo al suo popolo. «Ha dimenticato», mi ha risposto. «Ha dimenticato che la vita viene prima della morte, che le donne vengono prima degli uomini, che la natura viene prima ancora». Le ho chiesto da quanto tempo avesse dimenticato. «Alcune migliaia di anni», mi ha risposto. «Può la tua gente recuperare la memoria?» le ho chiesto. «Certo, quelli come me non l’hanno mai persa». «Perché non glielo insegni?». «Lo faccio, ma è difficile. L’abbiamo sempre fatto, ma è stato difficile. Tante donne, meno uomini. Siamo stati isolati, perseguitati, uccisi, bruciati, ma l’abbiamo fatto e continueremo a farlo». «Chi ha fatto perdere la memoria a tutta questa gente?». «La paura, la violenza, la pigrizia, l’abitudine. Ci furono uomini che hanno pensato di poter possedere altri uomini, anzi prima di tutto di poter possedere donne e bambini, e se li presero con la forza bruta. Gli altri protestarono ma finirono col subire. Persino le donne accettarono, non tutte ma la maggioranza. La storia è lunga ma vedi tu stessa come viviamo adesso». «State vivendo alla rovescia. Come fate a vivere alla rovescia?». «Con molta sofferenza, rincorrendo la felicità, cercando la gioia anche dove sembra ci sia solo dolore, affannosamente, sapendo in qualche modo che tutto potrebbe essere diverso». «La Dea ha permesso tutto ciò?». «Gli umani l’hanno permesso. La Dea è stata scelta dagli umani. Ora è pieno di Dei maschi». «Come andrà a finire?». «Ritroveremo la memoria, ma non basterà, dobbiamo inventare un nuovo modo di vivere». «Non è sufficiente rimettere semplicemente le cose a posto, come sono per il mio popolo?». Mi ha sorriso e ha scosso la testa. Poi mi sono svegliata.”
Sara Morace

“Ma l'identità non è un valore da tenere sottovetro, come la marmellata. Non è un reperto archeologico, non è una icona turistica, non sarà mai un revival folklorico. Non è qualcosa che si conquista e si ha per sempre, ma un processo. Non è una cosa fissa che esiste e punto, come un “Dio c'è” in autostrada, ma è una convinzione che si può discutere. E’ una relazione e viene definita dal rapporto con l'altro, da cui dipende. Sempre che il mutamento non sia avvertito come una minaccia. Il confronto fa crescere, ma solo chi non teme la diversità e non ha paura di perdere qualcosa. La via senza sbocchi è considerare l'identità un condensato di tradizioni, la via più avventurosa è andarla a cercare nella vita quotidiana. La necessità di ripensare l'identità in termini evoluti e dinamici è evidente. Costruita o ereditata che sia, va lavorata e possibilmente migliorata, offrendola al futuro. Se la globalizzazione ha un merito, è quello di salvarci da identità dure e sclerotiche. Vivaddio, guardandoci un po’ attorno possiamo anche scegliere chi essere.”
Duccio Canestrini, Antropop

“Tant la història com l'antropologia ens han permès arribar a saber que alguns comportaments que trobem "naturals i comuns" són només conductes particulars de la nostra època que semblarien raríssimes a qualsevol ésser humà d'un altre moment històric o d'una altra regió geogràfica. Allò que avui creiem que és masculí, en altres societats no és considerat d'aquesta manera, i allò que es denomina femení canvia d'una cultura a una altra. Aquestes diferències arriben a ser tan importants que les ciències socials contemporànies han conclòs que en realitat allò que es considera propi de cada sexe no és res més que una decisió convencional de cada cultura. Avui sabem que la nostra societat només és una de les moltes formes possibles d'organitzar els vincles entre les persones. Totes aquelles coses que considerem que han estat sempre igual s'esvaeixen perquè podrien haver estat d'una altra manera.”
Ana Kipen, Maltractament, un permís mil·lenari. La violència contra la dona

Nordstelo
“para la sociedad moderna el ser humano en sí mismo carece totalmente de valor. Esta falta de valor intrínseco de las personas sólo se enmascara a través de la utilidad práctica que cada individuo representa para los demás.”
Nordstelo, El Universo Antrópico

Nordstelo
“En última instancia, avanzamos para convertirnos en una civilización cósmica, por lo que es importante que todos y cada uno de nosotros entendamos cuál es nuestro lugar dentro del Universo y lo que hay allá fuera. Porque lo cierto es que no somos habitantes de una localidad, un país o incluso un planeta: el Universo entero es nuestro hogar. En esta nueva escala, conceptos contemporáneos como la nacionalidad simplemente ya no serán sufcientes. Todos somos miembros de una especie, quizá sólo una más entre muchas que habitan este Universo y esto signifca que nuestra identidad común en esta nueva escala no puede ser otra que la de ser seres humanos.”
Nordstelo, El Universo Antrópico

Michael Pollan
“A maneira de comer é um dos meios mais poderoso que um povo tem de expressar e preservar sua identidade cultural. (...) Tornar as opções alimentares mais científicas é esvaziá-las de seu conteúdo étnico e de sua história.”
Michael Pollan, In Defense of Food: An Eater's Manifesto

“Capire, in senso etimologico, è capacità di contenere. Vuol dire fare spazio dentro di sé per accogliere nuovi stimoli, o per lo meno per prendere in considerazione la diversità, prima di rifuggirla con timore.”
Duccio Canestrini, No disparen contra el turista

John Gribbin
“De acuerdo con las reglas usuales de la biología, los seres humanos también deberíamos ser clasificados como chimpancés (Pan sapiens), y es solo nuestra inclinación natural a vernos como algo especial la que nos lleva a clasificarnos como un género distinto, el Homo.”
John Gribbin, The Reason Why: The Miracle of Life on Earth

Louis-Vincent Thomas
“Hay derecho a preguntarse si existe muerte más horrible que la que consiste en privar a un pueblo de su identidad.”
Louis-Vincent Thomas, Antropologia de la muerte

“El miedo a la muerte, constituye en sí mismo un universal, el cual se halla en la base de toda la simbolización, bien negándolo, negociando con él o manifestándolo.”
Rosa García-Orellán

Neil MacGregor
“La muerte representa tan solo una división en el seno de la comunidad, no el límite de ésta.”
Neil MacGregor, Living with the Gods: On Beliefs and Peoples

Frans de Waal
“En origen, un velatorio era un período en el que los dolientes se mantenían en velo junto a una persona muerta en su casa. Es muy probable que los velatorios empezaran a practicarse con la esperanza de que la persona amada volviera a la vida, o para tener la certeza absoluta de que estaba muerta antes del entierro.”
Frans de Waal, Mama's Last Hug: Animal Emotions and What They Tell Us about Ourselves

Bruce Chatwin
“Tengo una visión, la visión de que los Trazos de la Canción se despliegan a través de los continentes y los tiempos; de que los hombres han dejado un rastro de canción allí donde han pisado (canción de la cual podemos captar un eco de cuando en cuando), y de que estos rastros han de remontarse, en el tiempo y el espacio, hasta un rincón aislado de la sabana africana, donde el primer hombre abrió la boca para desafiar los terrores que lo rodeaban, y gritó la primera estrofa de la Canción del Mundo: «¡YO SOY!»”
Bruce Chatwin, The Songlines

Bruce Chatwin
“La historia de la mutación de Licaón en lobo me hizo remontar a un ventoso día de primavera en Arcadia cuando había visto, sobre el mismo casquete de piedra caliza del monte Licaón, una imagen del rey fiera agazapado. Leí la historia de Jacinto y Adonis; de Deucalión y el Diluvio; y de cómo «las cosas vivientes» fueron creadas a partir del tibio fango nilótico. Y, en razón de lo que ahora sabía acerca de los Trazos de la Canción, se me ocurrió pensar que tal vez toda la mitología clásica representaba los vestigios de un gigantesco «mapa de canciones»: que todas las idas y venidas de los dioses y las diosas, las cuevas y los manantiales sagrados, las esfinges y las quimeras, y todos los hombres y mujeres que se transformaron en ruiseñores o cuervos, en ecos o narcisos, en piedras o estrellas… todos ellos se podrían interpretar en términos de una geografía totémica.”
Bruce Chatwin, The Songlines

“Lo sfruttamento può riguardare qualunque ambito lavorativo. Il fatto che appaia peggiore quando si parla di sex work è indicativo dell'atteggiamento ambivalente che abbiamo nei confronti del sesso: considerato basso e sporco da un lato, glorificato e santificato dall'altro. Fare un pompino per 5 euro sembra più grave che raccogliere le fragole per 3 euro l'ora. Ma lo sfruttamento è sempre sfruttamento.”
Giulia Zollino, Sex work is work

“Ci chiedono se proviamo dolore al termine di una giornata di lavoro e io gli rispondo di provare a fare la stessa domanda al muratore che è stato tutto il giorno attaccato a un'impalcatura o alla domestica che ha stirato in piedi per ore. Loro lo hanno scelto? Qui è dove notiamo che la questione è morale”
Giulia Zollino, Sex work is work

Yuval Noah Harari
“Uma pessoa pode e deve ser simultaneamente leal à sua família, ao seu bairro, à sua profissão e ao seu país - porque não juntar a Humanidade e o planeta a essa lista?”
Yuval Noah Harari, 21 Lessons for the 21st Century

Yuval Noah Harari
“Acreditamos numa ordem em particular não porque seja objetivamente verdadeira , mas porque acreditar nela permite-nos cooperar com eficácia e forjar uma sociedade melhor.”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“O Homo sapiens não possui direitos naturais”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“Muitas das forças motrizes mais importantes da história são intersubjetivas: a lei, o dinheiro, os deuses, as nações”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“A esta rede de instintos artificiais, chamamos «cultura».”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“A coerência é apanágio das mentes obtusas.”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“Não existe uma seleção natural para a felicidade”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Yuval Noah Harari
“Se os orgasmos durassem para sempre , os machos demasiadamente felizes morreriam de fome, devido à falta de interesse pela comida, e nem se dariam ao trabalho de procurarem novas fêmeas férteis.”
Yuval Noah Harari, Sapiens: A Brief History of Humankind

Ernest Becker
“Non c'è alcuno così esasperatamente logico come un pazzo, di cui nessuno eguaglia la sottigliezza nel disquisire di cause ed effetti. È risaputo che i matti sono i più accaniti ragionatori e che in ciò va ricercata una delle radici della loro rovina: tutti i loro processi vitali vengono accatastati nella mente”
Ernest Becker, The Denial of Death

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