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“Niente mi costringe a fare il giro del mondo. Tutto mi spinge: la disponibilità, il desiderio di andare dove nulla mi attende, dove nessuno dice di andare. E poi c'è la ragione più importante, quella che riesco a formulare solo in seguito: non basta avere un indirizzo, occorre sapere dove si abita. Solo il viaggio apre le porte di una casa di cui si credeva di avere le chiavi. Questo lo si sa al ritorno, dopo aver visto come fanno gli altri, laggiù a testa in giù, come aprono e chiudono le loro porte, come si rivolgono al popolo animale e al vento. Qual è il loro giardino.”
― Ho costruito una casa da giardiniere
― Ho costruito una casa da giardiniere
“Tuttavia c'è un bel mucchio di cose che sfugge alla sorveglianza dello Stato e all'avidità dei mercanti: il polline, gli insetti, le sementi, le specie libere non ancora brevettate dai rapaci del mercato, e sottoposte alle imprevedibili meccaniche dell'amalgama planetario, si dividono e si uniscono in funzione dei loro appetiti o semplicemente delle loro capacità di resistere al clima, alle condizioni biotiche dell'ambiente. Vanno e vengono, appaiono e scompaiono, dipendono dalla qualità necessaria dei sostrati in cui si sviluppano: l'acqua, l'aria, il suolo.
In un raccoglitore dalla costola verde, segnalo le apparizioni e le scomparse. Pur senza effettuare precisi conteggi, annoto le proporzioni, mutevoli da un anno all'altro. Censisco la diversità entomologica, considerando gli insetti come il mezzo più semplice per comprendere la catena delle predazioni, la collettività che più raffinatamente può fungere da bio-indicatore di un ambiente, la più vasta riserva di ausiliari del giardiniere, la più evidente porta d'accesso al giadino planetario. Sì, sono un guardiano. Custodisco il residuo fuori mercato della vita sulla terra, ciò che le istituzioni eliminano, per ignoranza e pigrizia, dai libri scolastici e, per fortuna, dai contratti d'assicurazione. Custodisco ciò che le istituzioni lasciano galleggiare in un abissale vuoto giuridico, salvo decidere, con un soprassalto di coscienza, di farne una riserva naturale, un museo della vita, una tomba.”
― Ho costruito una casa da giardiniere
In un raccoglitore dalla costola verde, segnalo le apparizioni e le scomparse. Pur senza effettuare precisi conteggi, annoto le proporzioni, mutevoli da un anno all'altro. Censisco la diversità entomologica, considerando gli insetti come il mezzo più semplice per comprendere la catena delle predazioni, la collettività che più raffinatamente può fungere da bio-indicatore di un ambiente, la più vasta riserva di ausiliari del giardiniere, la più evidente porta d'accesso al giadino planetario. Sì, sono un guardiano. Custodisco il residuo fuori mercato della vita sulla terra, ciò che le istituzioni eliminano, per ignoranza e pigrizia, dai libri scolastici e, per fortuna, dai contratti d'assicurazione. Custodisco ciò che le istituzioni lasciano galleggiare in un abissale vuoto giuridico, salvo decidere, con un soprassalto di coscienza, di farne una riserva naturale, un museo della vita, una tomba.”
― Ho costruito una casa da giardiniere
“Il paesaggista-artista-gardiniere del giorno d'oggi, ecologista implicito, deve quindi dotarsi di due strumenti ineffabili: il non-recinto e il tempo dilatato.
Grazie a questi strumenti, dovrebbe essere in grado di seminare sul pianeta le sue azioni molteplici, atomizzate, piene di vite diffuse, e quindi di colori, alla maniera di un impressionista planetario la cui tela altro non sia che la pelle della Terra.”
― L'alternativa ambiente
Grazie a questi strumenti, dovrebbe essere in grado di seminare sul pianeta le sue azioni molteplici, atomizzate, piene di vite diffuse, e quindi di colori, alla maniera di un impressionista planetario la cui tela altro non sia che la pelle della Terra.”
― L'alternativa ambiente
“Residuo deriva dall'abbandono di un terreno precedentemente sfruttato. La sua origine è molteplice: agricola, industriale, urbana, turistica, ecc.
In ambito rurale i residui occupano i rilievi accidentati, incompatibili con le macchine per lo sfruttamento agricolo, e tutti gli spazi di risulta direttamente legati all'organizzazione del territorio: confini dei campi, siepi, margini, bordi delle strade, ecc.
In ambito urbano corrispondono a terreni in attesa di destinazione o in attesa dell'esecuzione di progetti sospesi per ragioni finanziarie o di decisione politica. Gli sfasamenti temporali, spesso lunghi, permettono alle aree urbane abbandonate di coprirsi di un manto forestale (foreste di residui).
La città produce tanti più residui quanto più il suo tessuto è rado. I residui sono scarsi e piccoli nel cuore delle città, vasti e numerosi in periferia.
Lo spazio rurale produce tanti più residui ( e insiemi primari) quanto più il suo rilievo è pronunciato. Meno quando il suo rilievo è poco pronunciato. In ogni circostanza, sia nell'organizzazione degli spazi rurali, sia in quella degli spazi urbani, il rilievo contribuisce alla diffusione della diversità dunque del Terzo Paesaggio.
I residui derivano dall'abbandono di un'attività. Evolvono naturalmente verso un paesaggio secondario. Una foresta secondaria può provenire da un residuo. Un residuo giovane accoglie rapidamente specie pioniere che presto scompaiono a vantaggio di specie più stabili, fino al raggiungimento di un equilibrio. I paesaggi secondari sono eterogenei e caotici. Mano a mano che un terreno si "chiude" si attenua la dinamica di conquista.
I residui hanno vita breve (occorrono meno di 40 anni per passare da un incolto a un fitto imboschimento).
La flora dei residui non è limitata alle associazioni vegetali indigene. Accoglie tutte le flore esotiche pioniere compatibili con l'ambiente (bioma). La somma dei residui rappresenta il territorio per eccellenza della mescolanza planetaria. La crescente antropizzazione porta alla creazione di un numero sempre maggore di residui e a una progressiva riduzione degli insiemi primari.
Per il suo contenuto per le questioni poste dalla diversità, per la necessità di conservarla, il Terzo Paesaggio conquista una dimensione politica. Il mantenimento della sua esistenza non dipende da esperti ma da una coscienza collettiva.
Il Terzo Paesaggio, territorio di elezione della diversità, dunque dell'evoluzione, favorisce l'invenzione, si oppone all'accumulazione.
Il Terzo Paesaggio può essere visto come la parte del nostro spazio di vita affidata all'inconscio. Profondità dove gli eventi di accumulano e si manifestano in modo all'apparenza indeciso.
Facilitare il riconoscimento del Terzo Paesaggio alla scala dello sguardo.
Imparare a nominare gli esseri.
Non aspettare: osservare ogni giorno.”
― Manifesto del Terzo paesaggio
In ambito rurale i residui occupano i rilievi accidentati, incompatibili con le macchine per lo sfruttamento agricolo, e tutti gli spazi di risulta direttamente legati all'organizzazione del territorio: confini dei campi, siepi, margini, bordi delle strade, ecc.
In ambito urbano corrispondono a terreni in attesa di destinazione o in attesa dell'esecuzione di progetti sospesi per ragioni finanziarie o di decisione politica. Gli sfasamenti temporali, spesso lunghi, permettono alle aree urbane abbandonate di coprirsi di un manto forestale (foreste di residui).
La città produce tanti più residui quanto più il suo tessuto è rado. I residui sono scarsi e piccoli nel cuore delle città, vasti e numerosi in periferia.
Lo spazio rurale produce tanti più residui ( e insiemi primari) quanto più il suo rilievo è pronunciato. Meno quando il suo rilievo è poco pronunciato. In ogni circostanza, sia nell'organizzazione degli spazi rurali, sia in quella degli spazi urbani, il rilievo contribuisce alla diffusione della diversità dunque del Terzo Paesaggio.
I residui derivano dall'abbandono di un'attività. Evolvono naturalmente verso un paesaggio secondario. Una foresta secondaria può provenire da un residuo. Un residuo giovane accoglie rapidamente specie pioniere che presto scompaiono a vantaggio di specie più stabili, fino al raggiungimento di un equilibrio. I paesaggi secondari sono eterogenei e caotici. Mano a mano che un terreno si "chiude" si attenua la dinamica di conquista.
I residui hanno vita breve (occorrono meno di 40 anni per passare da un incolto a un fitto imboschimento).
La flora dei residui non è limitata alle associazioni vegetali indigene. Accoglie tutte le flore esotiche pioniere compatibili con l'ambiente (bioma). La somma dei residui rappresenta il territorio per eccellenza della mescolanza planetaria. La crescente antropizzazione porta alla creazione di un numero sempre maggore di residui e a una progressiva riduzione degli insiemi primari.
Per il suo contenuto per le questioni poste dalla diversità, per la necessità di conservarla, il Terzo Paesaggio conquista una dimensione politica. Il mantenimento della sua esistenza non dipende da esperti ma da una coscienza collettiva.
Il Terzo Paesaggio, territorio di elezione della diversità, dunque dell'evoluzione, favorisce l'invenzione, si oppone all'accumulazione.
Il Terzo Paesaggio può essere visto come la parte del nostro spazio di vita affidata all'inconscio. Profondità dove gli eventi di accumulano e si manifestano in modo all'apparenza indeciso.
Facilitare il riconoscimento del Terzo Paesaggio alla scala dello sguardo.
Imparare a nominare gli esseri.
Non aspettare: osservare ogni giorno.”
― Manifesto del Terzo paesaggio
“Qui, nessun oggetto racconta una storia migliore dell'altra: sarei una pessima guida se dovessi illustrare il quarzo rosa che mi serve da reggilibri. Gli assaggi di natura accumulati nei cassetti di vetro - muta di serpente, frutti secchi, semi, rocce, minerali - senz'altro scopo che quello di offrire a ogni sguardo una meraviglia più precisa... Gli acquarelli e gli inchiostri di studenti venuti a esercitarsi a rappresentare gli alberi nel loro dispiegarsi e nella loro livrea, inventati come s'inventa il corpo alla prima visione di un nudo. Le scatole di insetti disposte di taglio, come libri su uno scaffale, gli erbolari, i dizionari e le loro mutevoli definizioni, la cartella da disegno, i pastelli incominciati, niente di particolare, poiché tutto è connesso: la lente binoculare d'ingrandimento rinvia agli stami di un fiore, alle antenne del carabo, le matite al progetto di un giardino, i libri alla scelta delle parole, la risma di carta vergine alla scrittura a venire.
No, di queste stanze-studi dove si può sia dormire che suonare il piano, io non posso dire niente. Ci sono dovunque dei tavoli, sì, per poter aprire in ogni momento un libro, prendere un appunto, servire da mangiare. A che scopo fissare la geografia di un luogo in cui quel che conta non è la posizione degli oggetti, la loro distanza, la loro funzione individuale, bensì la possibilità di connetterli in qualunque momento secondo un ordine imprevedibile e per una causa ignota? Il bianco nel quadro apre su un possibile. Questa è la mia riserva sull'interno della casa, la mia in-descrizione.”
― Ho costruito una casa da giardiniere
No, di queste stanze-studi dove si può sia dormire che suonare il piano, io non posso dire niente. Ci sono dovunque dei tavoli, sì, per poter aprire in ogni momento un libro, prendere un appunto, servire da mangiare. A che scopo fissare la geografia di un luogo in cui quel che conta non è la posizione degli oggetti, la loro distanza, la loro funzione individuale, bensì la possibilità di connetterli in qualunque momento secondo un ordine imprevedibile e per una causa ignota? Il bianco nel quadro apre su un possibile. Questa è la mia riserva sull'interno della casa, la mia in-descrizione.”
― Ho costruito una casa da giardiniere




