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“How pitiful is an intelligence used only to make excuses to quieten the conscience.”
― Bread and Wine
― Bread and Wine
“Awareness has infinite gradations, like light.”
― Bread and Wine
― Bread and Wine
“Liberty is the possibility of doubting, the possibility of making a mistake, the possibility of searching and experimenting, the possibility of saying no to any authority - literary, artistic, philosophic, religious, social, and even political.”
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“But you can live in the most democratic country on earth, and if you're lazy, obtuse or servile within yourself, you're not free.”
― Bread and Wine
― Bread and Wine
“دولت یک دست دراز دارد و یک دست کوتاه. دست دراز به همه جا می رسد و برای گرفتن است،دست کوتاه برای دادن است ولی فقط به کسانی می رسد که خیلی نزدیکند
(نان وشراب)”
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(نان وشراب)”
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“Destiny is the invention of the cowardly, and the resigned.”
― Bread and Wine
― Bread and Wine
“I would willingly pass my life writing and re-writing the same book - that one book every writer carries within him - the image of his own soul.”
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“On a group of theories one can found a school; but on a group of values one can found a culture.”
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“تو هیچ مترس چون بخشوده شده ای، اما برای جامعه فاسدی که تو را مجبور کرده است تا از بین مرگ و بی آبرویی یکی را انتخاب کنی، بخشایش وجود ندارد”
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“در هیچ عصر و زمانه ای مانند دوران ما کلمات را از هدف ساده و طبیعی خویش که مرتبط ساختن انسانها به یکدیگر است منحرف ننموده اند.حرف زدن و فریب دادن امروزه تقریباً مترادفند”
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“In provincia i segreti hanno vita breve. (In the countryside, secrets have a short lifespan).”
― L'avventura d'un povero cristiano
― L'avventura d'un povero cristiano
“Non credere mica che un istante di felicità sia poco. La felicità esiste solo sotto forma di attimi.”
― Il segreto di Luca
― Il segreto di Luca
“«In ogni tempo e in qualunque società l’atto supremo dell’anima è di darsi, di perdersi per trovarsi. Si ha solo quello che si dona.»”
― Vino e pane
― Vino e pane
“Egli non parlava con nessuno del proprio amore. Non se ne arrogava il diritto. E d'altronde, parlare d'amore è banale; chi non ne parla? Egli non dava un nome al proprio sentimento. Non riguardando gli altri, a che doveva servire il nome?”
― Il segreto di Luca
― Il segreto di Luca
“A nessuno venga in mente che i Fontamaresi parlino l’italiano.
La lingua italiana è per noi una lingua imparata a scuola, come possono essere il latino, il francese, l’esperanto. La lingua italiana è per noi una lingua straniera, una lingua morta, una lingua il cui dizionario, la cui grammatica si sono formati senza alcun rapporto con noi, col nostro modo di agire, col nostro modo di pensare, col nostro modo di esprimerci.
Naturalmente, prima di me, altri cafoni meridionali han parlato e scritto in italiano, allo stesso modo che andando in città noi usiamo portare scarpe, colletto, cravatta. Ma basta osservarci per scoprire la nostra goffaggine. La lingua italiana nel ricevere e formulare i nostri pensieri non può fare a meno di storpiarli, di corromperli, di dare a essi l’apparenza di una traduzione. Ma, per esprimersi direttamente, l’uomo non dovrebbe tradurre. Se è vero che, per esprimersi bene in una lingua, bisogna prima imparare a pensare in essa, lo sforzo che a noi costa il parlare in questo italiano significa evidentemente che noi non sappiamo pensare in esso (che questa cultura italiana è rimasta per noi una cultura di scuola).”
― Fontamara
La lingua italiana è per noi una lingua imparata a scuola, come possono essere il latino, il francese, l’esperanto. La lingua italiana è per noi una lingua straniera, una lingua morta, una lingua il cui dizionario, la cui grammatica si sono formati senza alcun rapporto con noi, col nostro modo di agire, col nostro modo di pensare, col nostro modo di esprimerci.
Naturalmente, prima di me, altri cafoni meridionali han parlato e scritto in italiano, allo stesso modo che andando in città noi usiamo portare scarpe, colletto, cravatta. Ma basta osservarci per scoprire la nostra goffaggine. La lingua italiana nel ricevere e formulare i nostri pensieri non può fare a meno di storpiarli, di corromperli, di dare a essi l’apparenza di una traduzione. Ma, per esprimersi direttamente, l’uomo non dovrebbe tradurre. Se è vero che, per esprimersi bene in una lingua, bisogna prima imparare a pensare in essa, lo sforzo che a noi costa il parlare in questo italiano significa evidentemente che noi non sappiamo pensare in esso (che questa cultura italiana è rimasta per noi una cultura di scuola).”
― Fontamara
“The Fascism of tomorrow will never say 'I am Fascism.' It will say: 'I am anti-Fascism.”
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“آزادی چیزی نیست که آن را به کسی هدیه کنند.می توان در یک کشور دیکتاتوری زندگی کرد و آزاد بود . فقط کافی است که علیه دیکتاتور مبارزه ، کرد.مردی که با مغز خودش فکر میکند،آزاد است .مردی که بخاطر آنچه بر حق می داند مبارزه می کند آزاد است.برعکس،میتوان در آزادترین کشورهای روی زمین زندگی کرد و با این وصف اگر آدم باطنا منفی باف و پست و بنده منش باشد آزاد نیست و با وجود فقدان هرنوع اجبار و زور باز برده است.آزادی را نباید از دیگران گدایی کرد بلکه باید با جنگ به چنگ آورد
(نان وشراب)”
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(نان وشراب)”
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“دیکتاتوری رژیمی است که در آن مردم به جای فکر کردن، نقل قول می کنند و همه هم از یک کتاب نقل قول می کنند”
― مکتب دیکتاتورها
― مکتب دیکتاتورها
“Freedom is not something you get as a present," said Pietro. "You can live in a dictatorship and be free-on one condition: that you fight the dictatorship. The man who thinks with his own mind and keeps it uncorrupted is free. The man who fights for what he thinks is right is free. But you can live in the most democratic country on earth, and if you're lazy, obtuse or servile within your-self, you're not free. Even without any violent coercion, you're a slave. You can't beg your freedom from some-one. You have to seize it - everyone as much as he can.”
― BREAD & WINE
― BREAD & WINE
“Tutte le novità portateci dai Piemontesi in settant’anni si riducono insomma a due: la luce elettrica e le sigarette. La luce elettrica se la sono ripresa. Le sigarette? Si possa soffocare chi le ha fumate una sola volta. A noi è sempre bastata la pipa.”
― Fontamara
― Fontamara
“Per vent’anni il solito cielo, circoscritto dall’anfiteatro delle montagne che serrano il Feudo come una barriera senza uscita; per vent’anni la solita terra, le solite piogge, il solito vento, la solita neve, le solite feste, i soliti cibi, le solite angustie, le solite pene, la solita miseria: la miseria ricevuta dai padri, che l’avevano ereditata dai nonni, e contro la quale il lavoro onesto non è mai servito proprio a niente. Le ingiustizie più crudeli vi erano così antiche da aver acquistato la stessa naturalezza della pioggia, del vento, della neve. La vita degli uomini, delle bestie e della terra sembrava così racchiusa in un cerchio immobile saldato dalla chiusa morsa delle montagne e dalle vicende del tempo. Saldato in un cerchio naturale, immutabile, come in una specie di ergastolo. [...] Gli anni passavano, gli anni si accumulavano, i giovani diventavano vecchi, i vecchi morivano, e si seminava, si sarchiava, si insolfava, si mieteva, si vendemmiava. E poi ancora? Di nuovo da capo. Ogni anno come l’anno precedente, ogni stagione come la stagione precedente. Ogni generazione come la generazione precedente. Nessuno a Fontamara ha mai pensato che quell’antico modo di vivere potesse cambiare.”
― Fontamara
― Fontamara
“A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino, l’abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore. Un villaggio insomma come tanti altri; ma per chi vi nasce e cresce, il cosmo. L’intera storia universale vi si svolge: nascite morti amori odii invidie lotte disperazioni.”
― Fontamara
― Fontamara
“Questo racconto apparirà al lettore straniero, che lo leggerà per primo, in stridente contrasto con la immagine pittoresca che dell’Italia meridionale egli trova frequentemente nella letteratura per turisti. In certi libri, com’è noto, l’Italia meridionale è una terra bellissima, in cui i contadini vanno al lavoro cantando cori di gioia, cui rispondono cori di villanelle abbigliate nei tradizionali costumi, mentre nel bosco vicino gorgheggiano gli usignoli.
Purtroppo, a Fontamara, queste meraviglie non sono mai successe.
I Fontamaresi vestono come i poveracci di tutte le contrade del mondo. E a Fontamara non c’è bosco: la montagna è arida, brulla, come la maggior parte dell’Appennino. Gli uccelli sono pochi e paurosi, per la caccia spietata che a essi si fa. Non c’è usignolo; nel dialetto non c’è neppure la parola per designarlo.
I contadini non cantano, né in coro, né a soli; neppure quando sono ubriachi, tanto meno (e si
capisce) andando al lavoro. Invece di cantare, volentieri bestemmiano. Per esprimere una grande emozione, la gioia, l’ira, e perfino la devozione religiosa, bestemmiano. Ma neppure nel bestemmiare portano molta fantasia e se la prendono sempre contro due tre santi di loro conoscenza, li mannaggiano sempre con le stesse rozze parolacce.”
― Fontamara
Purtroppo, a Fontamara, queste meraviglie non sono mai successe.
I Fontamaresi vestono come i poveracci di tutte le contrade del mondo. E a Fontamara non c’è bosco: la montagna è arida, brulla, come la maggior parte dell’Appennino. Gli uccelli sono pochi e paurosi, per la caccia spietata che a essi si fa. Non c’è usignolo; nel dialetto non c’è neppure la parola per designarlo.
I contadini non cantano, né in coro, né a soli; neppure quando sono ubriachi, tanto meno (e si
capisce) andando al lavoro. Invece di cantare, volentieri bestemmiano. Per esprimere una grande emozione, la gioia, l’ira, e perfino la devozione religiosa, bestemmiano. Ma neppure nel bestemmiare portano molta fantasia e se la prendono sempre contro due tre santi di loro conoscenza, li mannaggiano sempre con le stesse rozze parolacce.”
― Fontamara
“Chi poteva protestare? Non si poteva nemmeno protestare. Tutto era legale. Solo la nostra protesta sarebbe stata illegale.”
― Fontamara
― Fontamara
“Perché bisogna sapere che a Fontamara non vi sono due famiglie che non siano parenti; nei villaggi di montagna, in genere, tutti finiscono con l’essere parenti; tutte le famiglie, anche le più povere, hanno interessi da spartire tra di loro, e in mancanza di beni hanno da spartirsi la miseria; a Fontamara perciò non c’è famiglia che non abbia qualche lite pendente. La lite, si sa, sonnecchia negli anni magri, ma s’inasprisce di repente appena c’è qualche soldo da dare all’avvocato. E sono sempre le stesse liti, interminabili liti, che si tramandano di generazione in generazione in processi interminabili, in spese interminabili, in rancori sordi, inestinguibili, per stabilire a chi appartiene un cespuglio di spine. Il cespuglio brucia, ma si continua a litigare, con livore più acceso. Non vi sono mai state vie di uscita.”
― Fontamara
― Fontamara
“Non era certamente un pastore capace di rischiare la vita per difendere le sue pecore contro i lupi, ma era abbastanza istruito nella sua religione per spiegare come, dal momento che Dio ha creato i lupi, abbia riconosciuto a essi anche il diritto di divorare di tanto in tanto qualche pecora.”
― Fontamara
― Fontamara
“«Parliamo e non ci capiamo», disse scoraggiato. «Parliamo la stessa lingua, ma non parliamo la stessa lingua.»
Questo era vero, e chi non lo sa? Un cittadino e un cafone difficilmente possono capirsi. Quando lui parlava era un cittadino, non poteva cessare di essere un cittadino, non poteva parlare che da cittadino. Ma noi eravamo cafoni. Noi capivamo tutto da cafoni, cioè, a modo nostro. Migliaia di volte, nella mia vita, ho fatto questa osservazione: cittadini e cafoni sono due cose differenti. In gioventù sono stato in Argentina, nella Pampa; parlavo con cafoni di tutte le razze, dagli spagnuoli agl’indii, e ci capivamo come se fossimo stati a Fontamara; ma con un italiano che veniva dalla città, ogni domenica, mandato dal consolato, parlavamo e non ci capivamo; anzi, spesso capivamo il contrario di quello che ci diceva.”
― Fontamara
Questo era vero, e chi non lo sa? Un cittadino e un cafone difficilmente possono capirsi. Quando lui parlava era un cittadino, non poteva cessare di essere un cittadino, non poteva parlare che da cittadino. Ma noi eravamo cafoni. Noi capivamo tutto da cafoni, cioè, a modo nostro. Migliaia di volte, nella mia vita, ho fatto questa osservazione: cittadini e cafoni sono due cose differenti. In gioventù sono stato in Argentina, nella Pampa; parlavo con cafoni di tutte le razze, dagli spagnuoli agl’indii, e ci capivamo come se fossimo stati a Fontamara; ma con un italiano che veniva dalla città, ogni domenica, mandato dal consolato, parlavamo e non ci capivamo; anzi, spesso capivamo il contrario di quello che ci diceva.”
― Fontamara
“Fontamara somiglia dunque, per molti lati, a ogni villaggio meridionale il quale sia un po’ fuori mano, tra il piano e la montagna, fuori delle vie del traffico, quindi un po’ più arretrato e misero e abbandonato degli altri.”
― Fontamara
― Fontamara
“گفت: «سرنوشت با این ناحیه سر ناسازگاری دارد. حتی زلزله هم از کنارش رد شد. در نتیجه نه از بازسازی خبر شد و نه از اعتبارات و کمکهای دولتی. سرخرهای آلمانی هم تا آن پایین بیشتر نیامدند، می بینید، تا کنار آن پل کوچک. مگر برایشان زحمتی داشت که این یک خرده راه را هم بیایند و به این جا برسند؟ نه.»”
― خروج اضطراری
― خروج اضطراری
“«Quando le leggi del Governo non sono più valide e quelli che dovrebbero farle rispettare sono i primi a violarle, allora si torna alla legge del popolo» rispose Baldissera indignato.
[...]
«Qual è la legge del popolo?» gli fu chiesto. «Aiutati che Dio t’aiuta» disse Baldissera.”
― Fontamara
[...]
«Qual è la legge del popolo?» gli fu chiesto. «Aiutati che Dio t’aiuta» disse Baldissera.”
― Fontamara



