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“Cosa avrebbe dovuto dire Gabe a sua sorella?
Grazie di avermi salvato la vita? Grazie di aver picchiato nostro padre? Grazie di non essere intervenuta prima? Grazie di aver chiuso gli occhi per tanti anni? Grazie di aver mandato tutto a puttane quando stavo per andarmene da quella casa? Grazie di essere sempre stata l’unica mia famiglia? Grazie di avermi amato anche quando questo significava odiare il mondo?”
― Principessina
Grazie di avermi salvato la vita? Grazie di aver picchiato nostro padre? Grazie di non essere intervenuta prima? Grazie di aver chiuso gli occhi per tanti anni? Grazie di aver mandato tutto a puttane quando stavo per andarmene da quella casa? Grazie di essere sempre stata l’unica mia famiglia? Grazie di avermi amato anche quando questo significava odiare il mondo?”
― Principessina
“«Sam è un maschio.»
«Lo so.»
«Davvero?»
«Certo. È molto delicato e femminile, ma si vede che è un maschio. Ha anche il pomo d'Adamo.»
«Ma che cazzo!» sbottò Mason. «Tutti a parlare di pomo d'Adamo, anche i miei amici. Voi, quando andate in giro, guardate le gole delle persone? Non potete essere normali e guardare le tette .»”
― Anormale
«Lo so.»
«Davvero?»
«Certo. È molto delicato e femminile, ma si vede che è un maschio. Ha anche il pomo d'Adamo.»
«Ma che cazzo!» sbottò Mason. «Tutti a parlare di pomo d'Adamo, anche i miei amici. Voi, quando andate in giro, guardate le gole delle persone? Non potete essere normali e guardare le tette .»”
― Anormale
“«Scusa. Mi dispiace di averti coinvolto nei miei problemi. Nella mia anormalità.»
«Tu non sei normale, Sam. Ma c'è molta differenza fra anormale e speciale.»”
― Anormale
«Tu non sei normale, Sam. Ma c'è molta differenza fra anormale e speciale.»”
― Anormale
“Sam gli passò le mani dietro il collo, mormorando: «Ti amo.»
Mason si irrigidì. Sapeva di avere un'espressione raggelata, ma non c'era niente, assolutamente niente, che potesse sciogliere la presa di ferro che si sentiva addosso.
Sam ritrasse le mani, e forse avrebbe fatto anche un passo indietro, ma Mason la stava ancora abbracciando. «Mason, io... Non dovevo dirlo?»
No, non lo doveva dire. Doveva proprio starsene zitta, perché, nel momento in cui quella parolina di tre lettere le era uscita di bocca...
«No, è che...» si sentiva rintronato, il cervello che andava a rilento come dopo un placcaggio particolarmente duro a football. «Eravamo là, vicino alla carta igienica. Io ho pensato che un cavaliere, un vero duro, non fa dichiarazioni mentre compra la carta igienica. Adesso siamo vicino ai fazzoletti e vorrei risponderti che anche io ti amo.»
Sam sembrava confusa. Faceva saettare lo sguardo dalle confezioni di carta igienica a quelle di fazzoletti, su e giù. Poi gli sorrise e Mason pensò che forse un cavaliere poteva dichiararsi con la carta igienica in mano, se in cambio riceveva un sorriso così dolce, gli occhi che le brillavano.
«Vuoi che ci allontaniamo dalla carta igienica?» chiese Sam. L'espressione dolce si stava trasformando in un sorrisino sarcastico, il tipo di smorfia che faceva in continuazione la principessina. «Forse, vicino alle birre, il cavaliere potrà dichiararsi in modo più virile?»
«Mi stai prendendo in giro?»
«Sì. »”
― Anormale
Mason si irrigidì. Sapeva di avere un'espressione raggelata, ma non c'era niente, assolutamente niente, che potesse sciogliere la presa di ferro che si sentiva addosso.
Sam ritrasse le mani, e forse avrebbe fatto anche un passo indietro, ma Mason la stava ancora abbracciando. «Mason, io... Non dovevo dirlo?»
No, non lo doveva dire. Doveva proprio starsene zitta, perché, nel momento in cui quella parolina di tre lettere le era uscita di bocca...
«No, è che...» si sentiva rintronato, il cervello che andava a rilento come dopo un placcaggio particolarmente duro a football. «Eravamo là, vicino alla carta igienica. Io ho pensato che un cavaliere, un vero duro, non fa dichiarazioni mentre compra la carta igienica. Adesso siamo vicino ai fazzoletti e vorrei risponderti che anche io ti amo.»
Sam sembrava confusa. Faceva saettare lo sguardo dalle confezioni di carta igienica a quelle di fazzoletti, su e giù. Poi gli sorrise e Mason pensò che forse un cavaliere poteva dichiararsi con la carta igienica in mano, se in cambio riceveva un sorriso così dolce, gli occhi che le brillavano.
«Vuoi che ci allontaniamo dalla carta igienica?» chiese Sam. L'espressione dolce si stava trasformando in un sorrisino sarcastico, il tipo di smorfia che faceva in continuazione la principessina. «Forse, vicino alle birre, il cavaliere potrà dichiararsi in modo più virile?»
«Mi stai prendendo in giro?»
«Sì. »”
― Anormale
“Sam prese un respiro profondo, sapendo che aveva fatto bene a parlare a chiare lettere. Era qualcosa che da un lato faceva parte di lei e si rifiutava di nascondere, ma che dall'altro le provocava ogni volta un male terribile. Perché lei doveva dichiarare ciò che era, quasi ammettesse una colpa, mentre il resto del mondo non era costretto ad ammettere la propria eterosessualità. La propria normalità.
Perché non posso essere semplicemente Sam?”
― Anormale
Perché non posso essere semplicemente Sam?”
― Anormale
“«Sei arrabbiata?»
Sam non riuscì a parlare. Scosse la testa a scatti, un filo di nervosismo che le stringeva la gola.
«Potrò farlo di nuovo?» le chiese ancora Mason e lei annuì con gli stessi movimenti sgraziati e ansiosi di poco prima. Ma il sorriso del ragazzo si aprì, sicuro e solare. «Bene, allora lo rifarò. Spesso.»
Sam non riusciva a capire se fosse una promessa o una minaccia. Sapeva solo che era stato il suo primo bacio e non riusciva a pensare a una situazione migliore. O a un ragazzo migliore.”
― Anormale
Sam non riuscì a parlare. Scosse la testa a scatti, un filo di nervosismo che le stringeva la gola.
«Potrò farlo di nuovo?» le chiese ancora Mason e lei annuì con gli stessi movimenti sgraziati e ansiosi di poco prima. Ma il sorriso del ragazzo si aprì, sicuro e solare. «Bene, allora lo rifarò. Spesso.»
Sam non riusciva a capire se fosse una promessa o una minaccia. Sapeva solo che era stato il suo primo bacio e non riusciva a pensare a una situazione migliore. O a un ragazzo migliore.”
― Anormale
“«Devo fare pipì.»
Sì, anche le corde vocali avevano ripreso a funzionare a dovere.
Zeke fece una piccola smorfia. «Credo che ti abbiano messo il catetere.»
«Hai visto la mia pipì?»
Le corde vocali funzionavano alla perfezione, capaci di produrre un tono di voce acuto e ansioso.
Zeke abbassò per un attimo lo sguardo, vagamente imbarazzato, indicando qualcosa dall’altra parte del letto.
«Sì. Dicono che il colore è perfetto. Neppure una traccia di sangue.»
«Tu discuti della mia pipì con i dottori?»
«In realtà è stata mia madre a chiedere.»
Oh, cazzo!
«Stupendo. Dimmi, c’è qualche altro aspetto imbarazzante di cui sei a conoscenza?»
Zeke fece per aprire la bocca per rispondergli, poi preferì lasciar perdere”
― Principessina
Sì, anche le corde vocali avevano ripreso a funzionare a dovere.
Zeke fece una piccola smorfia. «Credo che ti abbiano messo il catetere.»
«Hai visto la mia pipì?»
Le corde vocali funzionavano alla perfezione, capaci di produrre un tono di voce acuto e ansioso.
Zeke abbassò per un attimo lo sguardo, vagamente imbarazzato, indicando qualcosa dall’altra parte del letto.
«Sì. Dicono che il colore è perfetto. Neppure una traccia di sangue.»
«Tu discuti della mia pipì con i dottori?»
«In realtà è stata mia madre a chiedere.»
Oh, cazzo!
«Stupendo. Dimmi, c’è qualche altro aspetto imbarazzante di cui sei a conoscenza?»
Zeke fece per aprire la bocca per rispondergli, poi preferì lasciar perdere”
― Principessina
“«Sai cosa infastidirebbe Mason un casino?» sussurrò il quarterback all’orecchio di Gabe. «Se tu ora mi baciassi.»
In un’altra vita Gabe si sarebbe comportato diversamente. Magari avrebbe riso in faccia a Zeke, dicendogli che lui valeva di più di uno stupido quarterback sotto steroidi. O magari avrebbe sfoderato un sorriso seducente, ammaliante.
Invece il quel momento, stretto in un abito luccicante, con il culo a ghiacciarsi su un gradino di marmo e davanti allo sguardo incattivito del coglione più coglione del pianeta, Gabe riuscì solo a sgranare gli occhi come un cervo investito dai fari di un camion.
Zeke posò le labbra sulle sue, accarezzandole con lentezza e forzandole delicatamente con la lingua. Da qualche parte una ciotola di caramelle cadde a terra, e Gabe rabbrividì per la delicata presa delle mani ghiacciate di Zeke sul suo collo. Il suo alito sapeva di caramella alla frutta e per qualche motivo gli parve il sapore più buono che avesse mai assaggiato.
Quando infine Zeke si staccò da lui, con un mezzo sorrisino sulle labbra e il fiato corto, dall’altra parte della strada era rimasta una bottiglia di birra solitaria.”
― Principessina
In un’altra vita Gabe si sarebbe comportato diversamente. Magari avrebbe riso in faccia a Zeke, dicendogli che lui valeva di più di uno stupido quarterback sotto steroidi. O magari avrebbe sfoderato un sorriso seducente, ammaliante.
Invece il quel momento, stretto in un abito luccicante, con il culo a ghiacciarsi su un gradino di marmo e davanti allo sguardo incattivito del coglione più coglione del pianeta, Gabe riuscì solo a sgranare gli occhi come un cervo investito dai fari di un camion.
Zeke posò le labbra sulle sue, accarezzandole con lentezza e forzandole delicatamente con la lingua. Da qualche parte una ciotola di caramelle cadde a terra, e Gabe rabbrividì per la delicata presa delle mani ghiacciate di Zeke sul suo collo. Il suo alito sapeva di caramella alla frutta e per qualche motivo gli parve il sapore più buono che avesse mai assaggiato.
Quando infine Zeke si staccò da lui, con un mezzo sorrisino sulle labbra e il fiato corto, dall’altra parte della strada era rimasta una bottiglia di birra solitaria.”
― Principessina
“Zeke inclinò la testa, come se stesse ponderando attentamente quanto Gabe gli diceva. «Perché, tu ce l’hai? Il buongusto estetico, intendo.»
Gabe rimase spiazzato. Di tutte le risposte che poteva riceve, questa era l’unica che non si aspettava. E che lo faceva un po’ incazzare.
«Sai una cosa, ragazzo d’oro? Il Principe Azzurro non ha mai insultato Cenerentola per il suo fottuto abito del ballo o per quelle cazzo di scarpette di cristallo. Quindi evita commenti sui vestiti della principessina.»
Questo sembrò far vergognare Zeke, che arrossì e abbassò lo sguardo.”
― Principessina
Gabe rimase spiazzato. Di tutte le risposte che poteva riceve, questa era l’unica che non si aspettava. E che lo faceva un po’ incazzare.
«Sai una cosa, ragazzo d’oro? Il Principe Azzurro non ha mai insultato Cenerentola per il suo fottuto abito del ballo o per quelle cazzo di scarpette di cristallo. Quindi evita commenti sui vestiti della principessina.»
Questo sembrò far vergognare Zeke, che arrossì e abbassò lo sguardo.”
― Principessina
“«Cambierò.» Sam quasi non riuscì a sentirlo, tanto era bassa la sua voce. «Mi comporterò meglio. Te lo prometto.»
A Sam si strinse il cuore. Era quello il ragazzo che le piaceva, che l'aveva baciata fra le farfalle, che l'aveva protetta in una casa stregata.
Gli si avvicinò, prendendo la mano di Mason fra le sue. Regolò il getto d'acqua per i fiori e si allontanò di un passo, sfiorando con la punta delle dita la pelle di Mason.
«Ti prego »”
― Anormale
A Sam si strinse il cuore. Era quello il ragazzo che le piaceva, che l'aveva baciata fra le farfalle, che l'aveva protetta in una casa stregata.
Gli si avvicinò, prendendo la mano di Mason fra le sue. Regolò il getto d'acqua per i fiori e si allontanò di un passo, sfiorando con la punta delle dita la pelle di Mason.
«Ti prego »”
― Anormale
“«Tu non sai chi io sia. Non mi conosci e mi hai appiccicato addosso un’etichetta.»
«Più o meno come hai fatto tu con la storia del ragazzo d’oro.»
Gabe aprì la bocca, poi la richiuse di scatto e uscì dall’auto, allontanandosi lungo il marciapiede. I lacci slacciati degli anfibi rischiavano di farlo inciampare a ogni passo, specie quando si voltò ritornando rapido sui suoi passi. Zeke abbassò il finestrino, rassegnato a ricevere una sequela di insulti.
«Hai ragione.»
Quando sentì quelle parole uscire dalla bocca di Gabe, quasi non le capì.
«Hai ragione. Ti ho attaccato un’etichetta e non avrei dovuto. Non ti farò le mie scuse, perché tu ti sei comportato allo stesso modo. Ma cercherò di conoscerti meglio, se tu farai lo stesso.»
«D’accordo.»
«E continuerò a chiamarti ragazzo d’oro.»
Zeke sorrise. «D’accordo.»
In qualche modo anche Gabe si ritrovò a rivolgergli un sorrisino. «Buonanotte, ragazzo d’oro. »”
― Principessina
«Più o meno come hai fatto tu con la storia del ragazzo d’oro.»
Gabe aprì la bocca, poi la richiuse di scatto e uscì dall’auto, allontanandosi lungo il marciapiede. I lacci slacciati degli anfibi rischiavano di farlo inciampare a ogni passo, specie quando si voltò ritornando rapido sui suoi passi. Zeke abbassò il finestrino, rassegnato a ricevere una sequela di insulti.
«Hai ragione.»
Quando sentì quelle parole uscire dalla bocca di Gabe, quasi non le capì.
«Hai ragione. Ti ho attaccato un’etichetta e non avrei dovuto. Non ti farò le mie scuse, perché tu ti sei comportato allo stesso modo. Ma cercherò di conoscerti meglio, se tu farai lo stesso.»
«D’accordo.»
«E continuerò a chiamarti ragazzo d’oro.»
Zeke sorrise. «D’accordo.»
In qualche modo anche Gabe si ritrovò a rivolgergli un sorrisino. «Buonanotte, ragazzo d’oro. »”
― Principessina
“«Tu sei stato qui. Per me. Tu e tua madre avete aiutato me e mia sorella. Sai qual è la parte più bella di una relazione? Essere presente. Aiutare e supportare chi si ama. E anche sopportare: tutti i casini e i caratteri difficili e i problemi non solo del compagno ma anche delle persone che lui ama. Senza sentirsi in dovere, ma agire perché è ciò che si vuole. Tu l’hai fatto. Per me tu l’hai fatto, e questo è l’amore.»
«Stai dicendo che mi ami?»
«Sì Zeke. Ti amo »”
― Principessina
«Stai dicendo che mi ami?»
«Sì Zeke. Ti amo »”
― Principessina
“Avrebbe voluto accendere la luce, memorizzare ogni centimetro di quel corpo snello, ma non gli sembrava giusto. Non voleva che il ricordo della loro prima volta insieme – la prima di innumerevoli, se Zeke avesse potuto fare di testa sua – fosse contaminato dai lividi che ricoprivano il ragazzo. Già sopportava appena il respiro spezzato di Gabe: lo voleva sentir ansimare per la passione, non per il dolore. Riportare alla mente quelle chiazze violacee era troppo e avrebbe trasformato un gesto d’amore in rabbia pura.
Zeke fece appoggiare Gabe alla testiera del letto e a occhi chiusi posò la bocca su una spalla. Se non poteva vedere la sua pelle, se non poteva toccarla con le sue mani rudi, l’avrebbe baciata fino a tracciarsi una cartina nella mente. Una mappa del tesoro, il suo tesoro.”
― Principessina
Zeke fece appoggiare Gabe alla testiera del letto e a occhi chiusi posò la bocca su una spalla. Se non poteva vedere la sua pelle, se non poteva toccarla con le sue mani rudi, l’avrebbe baciata fino a tracciarsi una cartina nella mente. Una mappa del tesoro, il suo tesoro.”
― Principessina
“Suo padre si alzò dalla poltrona, sistemandosi accanto a lei e posandole una mano sulla spalla. Sam percepiva la sottile ansia che emanava, mentre aspettava che la sua fidanzata dicesse qualcosa. Ma sentiva anche l'amore incondizionato per quella figlia complicata e difficile da gestire, e Sam non poteva fare a meno di amarlo”
― Anormale
― Anormale
“«Ti fidi di me?» Zeke sembrava attonito, come non si aspettasse davvero di godere della fiducia del ragazzo.
«Mery mi ha chiesto la stessa cosa.» Gabe alzò il tono della voce in un falsetto fastidioso. «Come puoi fidarti di quel coglione? Fino a ieri ti buttava dentro un cassonetto!»
«Cosa le hai risposto?»
Che l’amore è cieco. E stupido. E masochista. Eppure ti amo.
Gabe fece per aprire bocca, poi la richiuse prima di lasciarsi sfuggire qualcosa di compromettente.”
― Principessina
«Mery mi ha chiesto la stessa cosa.» Gabe alzò il tono della voce in un falsetto fastidioso. «Come puoi fidarti di quel coglione? Fino a ieri ti buttava dentro un cassonetto!»
«Cosa le hai risposto?»
Che l’amore è cieco. E stupido. E masochista. Eppure ti amo.
Gabe fece per aprire bocca, poi la richiuse prima di lasciarsi sfuggire qualcosa di compromettente.”
― Principessina
“«Come hai fatto a non accorgerti del pomo d'Adamo?» chiese Zeke, schiarendosi la voce. «Quando hai scoperto che è un ragazzo?»
«Il pomo d'Adamo? Credi davvero che io le abbia guardato la gola?» Mason scosse la testa, incredulo. «Dopo la nuotata, la maglietta le si è attaccata al corpo. Ho visto la sagoma del... del suo...»
«Cazzo,» lo aiutò Gabe. «Si chiama cazzo, Mason. Anche tu ne hai uno.»
«Piantala, principessina!» gli abbaiò contro.
«Non parlare così al mio ragazzo!»
«Non parlare così a mio fratello!»
«Volete smetterla, tutti e tre?» sbottò Mason. «Sono nella merda!»
«Perché hai baciato un ragazzo?» chiese Gabe. «Non mi sembra così terribile: io lo faccio da una vita e non sono morto.»”
― Anormale
«Il pomo d'Adamo? Credi davvero che io le abbia guardato la gola?» Mason scosse la testa, incredulo. «Dopo la nuotata, la maglietta le si è attaccata al corpo. Ho visto la sagoma del... del suo...»
«Cazzo,» lo aiutò Gabe. «Si chiama cazzo, Mason. Anche tu ne hai uno.»
«Piantala, principessina!» gli abbaiò contro.
«Non parlare così al mio ragazzo!»
«Non parlare così a mio fratello!»
«Volete smetterla, tutti e tre?» sbottò Mason. «Sono nella merda!»
«Perché hai baciato un ragazzo?» chiese Gabe. «Non mi sembra così terribile: io lo faccio da una vita e non sono morto.»”
― Anormale
“«Mi dispiace.
Zeke non era certo del perché fossero uscite proprio quelle parole dalla sua bocca. Voleva chiedergli come stesse, anche se era una domanda stupida. Voleva giurargli che sarebbe sempre stato presente per lui. Che lo amava con una tale profondità da soffrire. Voleva dirgli che avrebbe ucciso suo padre. Che non avrebbe mai più permesso che succedesse qualcosa del genere.
Ma non disse nulla di tutto ciò.
Solo quelle due parole di scuse continuavano a risuonare nella stanza. Le ripeteva senza interruzioni, senza quasi prendere fiato, perché erano vere.
Era colpa sua se tutto ciò era accaduto. Sua e di Mery e di Jessica. Sapevano cosa faceva Lance Scott. Conoscevano la barbarie che riservava al figlio. L’avevano vista con i loro occhi e toccata. Vi avevano convissuto e non avevano fatto assolutamente nulla.
Erano loro i colpevoli.”
― Principessina
Zeke non era certo del perché fossero uscite proprio quelle parole dalla sua bocca. Voleva chiedergli come stesse, anche se era una domanda stupida. Voleva giurargli che sarebbe sempre stato presente per lui. Che lo amava con una tale profondità da soffrire. Voleva dirgli che avrebbe ucciso suo padre. Che non avrebbe mai più permesso che succedesse qualcosa del genere.
Ma non disse nulla di tutto ciò.
Solo quelle due parole di scuse continuavano a risuonare nella stanza. Le ripeteva senza interruzioni, senza quasi prendere fiato, perché erano vere.
Era colpa sua se tutto ciò era accaduto. Sua e di Mery e di Jessica. Sapevano cosa faceva Lance Scott. Conoscevano la barbarie che riservava al figlio. L’avevano vista con i loro occhi e toccata. Vi avevano convissuto e non avevano fatto assolutamente nulla.
Erano loro i colpevoli.”
― Principessina
“« Scusami. Non intendevo offenderti.» Ancora un respiro profondo. «Ma dovresti comunque stare con lui. O almeno provarci.»
«Perché?»
«Perché sprecare l'amore è da coglioni »”
― Anormale
«Perché?»
«Perché sprecare l'amore è da coglioni »”
― Anormale
“«Eri il mio migliore amico,» mormorò Mason quando mancavano solo due piani all’arrivo dell’ascensore. «Eri il mio migliore amico e io ti ho trattato come una merda. E anche tu l’hai fatto. Perché non sei venuto da me quando l’hai capito? Quando hai pensato di essere gay? Ti sei rivolto a uno che quasi non conoscevi, un tizio a cui fino a qualche giorno prima a malapena rivolgevi la parola. Hai confidato a Gabe i tuoi segreti e non hai detto nulla a me! Ci conosciamo da dieci anni.»
Zeke si sentì a disagio, perché quello che aveva detto Mason era completamente sbagliato e al tempo stesso completamente vero: Zeke per primo aveva tradito la loro amicizia. Non era andato da lui a confidarsi, aveva cercato supporto altrove. Avrebbe potuto incolpare la paura di non essere accettato, ma il vero problema era che non aveva avuto fiducia nella loro amicizia”
― Principessina
Zeke si sentì a disagio, perché quello che aveva detto Mason era completamente sbagliato e al tempo stesso completamente vero: Zeke per primo aveva tradito la loro amicizia. Non era andato da lui a confidarsi, aveva cercato supporto altrove. Avrebbe potuto incolpare la paura di non essere accettato, ma il vero problema era che non aveva avuto fiducia nella loro amicizia”
― Principessina
“Con le braccia che le bloccavano il busto e le gambe che tentavano di allargare quelle di Mery per impedirle di scalciare, per un istante il suo corpo partì per la tangente: lei era bionda, come Sam. Magra, come Sam. E slanciata, proprio come Sam. Poi Mery gli tirò una ginocchiata pericolosamente vicino all'inguine e Mason si ricordò che Mery non era Sam. Sam non era solo il suo corpo, i suoi capelli, il suo viso: Sam era Sam, dolce e delicata e sempre buona. E se Sam non era solo il suo corpo, significava che non era neanche solo il suo cazzo e che forse non aveva importanza cosa era, ma come era”
― Anormale
― Anormale
“«Ti prego, non prendermi in giro.» Quello di Sam fu solo un sussurro. Sentì di avere le lacrime agli occhi e sperò che non cadessero. «Io sono fatta così. Non sono completamente femmina e forse non lo sarò mai.»
«Vuoi operarti? Per... per...»
«Per il cambio di sesso?» Sam abbassò lo sguardo e le lacrime caddero, ma era solo vergogna per l'argomento. «Non lo so. Forse sì. Forse no. È un percorso così difficile, così doloroso. Ho paura. Quindi, se ti aspetti che io diventi come tu mi vuoi nel giro di poche settimane... non succederà. Forse mai.»
Mason le sfiorò il mento con le nocche, rialzandole il viso. «Non so cosa mi aspetto da te. Non capisco neppure più se mi piaci maschio o femmina. So solo che mi piaci e non ce la faccio più»”
― Anormale
«Vuoi operarti? Per... per...»
«Per il cambio di sesso?» Sam abbassò lo sguardo e le lacrime caddero, ma era solo vergogna per l'argomento. «Non lo so. Forse sì. Forse no. È un percorso così difficile, così doloroso. Ho paura. Quindi, se ti aspetti che io diventi come tu mi vuoi nel giro di poche settimane... non succederà. Forse mai.»
Mason le sfiorò il mento con le nocche, rialzandole il viso. «Non so cosa mi aspetto da te. Non capisco neppure più se mi piaci maschio o femmina. So solo che mi piaci e non ce la faccio più»”
― Anormale
“«Tesoro? Sei a casa?»
La voce di sua madre lo riscosse. «No, mamma. Sono entrati i ladri e si stanno pulendo i piedi sullo zerbino.»
«Sii gentile, caro: di' ai ladri di ricordarsi che stasera abbiamo ospiti a cena »”
― Anormale
La voce di sua madre lo riscosse. «No, mamma. Sono entrati i ladri e si stanno pulendo i piedi sullo zerbino.»
«Sii gentile, caro: di' ai ladri di ricordarsi che stasera abbiamo ospiti a cena »”
― Anormale
“Jessica gli baciò una delle mani, sopra un piccolo sbaffo di sangue, e continuò: «Però ricordati che qui avrai sempre un pasto caldo e un letto se ti serviranno.» Fece un sorriso buffo. «Magari non il letto di mio figlio, dovreste dormire in camere separate. Potrei chiudere a chiave Zeke di notte, per essere sicura che non sgattaioli da te. Oppure potrei comprare dei tappi per le orecchie. Sì, i tappi per le orecchie mi sembrano una buona soluzione. Che ne dici?»
Gabe sentì le lacrime che gli scorrevano sulle guance, il petto che doleva.
Sì, era un’ottima soluzione. Essere amato. Essere voluto.”
― Principessina
Gabe sentì le lacrime che gli scorrevano sulle guance, il petto che doleva.
Sì, era un’ottima soluzione. Essere amato. Essere voluto.”
― Principessina
“«È stato davvero il loro padre? È questo che si dice a scuola: che suo padre lo ha riempito di botte. Giocava a football da giovane. C’è la sua cazzo di foto nella bacheca dei trofei in palestra. Per tutta la mattina c’è stato un fottuto pellegrinaggio davanti a quella teca, tutti che guardavano la faccia del mostro. Io sono come lui, in tutto e per tutto: giocatore di football, linebacker, e testa di cazzo. Ho avuto paura. Fra vent’anni potrei essere io quello che ammazza di botte il proprio figlio e non voglio.»
Zeke non sapeva se stava per dire una bugia, ma parlò lo stesso, perché se non aveva dato fiducia a Mason quando era il momento, forse poteva dargliela ora. A volte una bugia può spingerci a essere migliori.
«Non saresti mai stato come Lance Scott. Quello stronzo. Io lo so.»
Mason scosse la testa. «Sono stato un vigliacco.»
«Ora non più »”
― Principessina
Zeke non sapeva se stava per dire una bugia, ma parlò lo stesso, perché se non aveva dato fiducia a Mason quando era il momento, forse poteva dargliela ora. A volte una bugia può spingerci a essere migliori.
«Non saresti mai stato come Lance Scott. Quello stronzo. Io lo so.»
Mason scosse la testa. «Sono stato un vigliacco.»
«Ora non più »”
― Principessina
“Mason avrebbe dovuto essere là, a scaldarla con un abbraccio, ma non avrebbe abbracciato lei. Avrebbe abbracciato lui, e il ragazzo non credeva di poterlo fare”
― Anormale
― Anormale
“«Non so cosa mi aspetto da te. Non capisco neppure più se mi piaci maschio o femmina. So solo che mi piaci e non ce la faccio più.»
«A sopportarlo?»
«A ignorarlo.»”
― Anormale
«A sopportarlo?»
«A ignorarlo.»”
― Anormale
“Qualcosa gli sfiorò la mano: dita sottili e delicate si infilarono fra le sue, stringendogli la mano in una morsa calda e gentile.
«Vorrei questo da te,» gli disse Gabe. «Se tu puoi.»
Non vuoi: puoi. Aveva proprio usato quella parola, come se non fosse certo di Zeke. Non dei suoi sentimenti, ma della volontà di esternarli. Di dire a tutto il mondo che non amava un maschio. Che amava Gabe.
Zeke non poté fare a meno di sorridere.
«Io pensavo che preferissi questo.»
Gli posò un bacio sulle labbra. Talmente rapido e delicato che più che un bacio sembrò il battito di ciglia di un bimbo, ma sufficiente a trasformare l’espressione di Gabe da esitante a esultante. Con tanto di coriandoli e trombette, almeno nella mente di Zeke”
― Principessina
«Vorrei questo da te,» gli disse Gabe. «Se tu puoi.»
Non vuoi: puoi. Aveva proprio usato quella parola, come se non fosse certo di Zeke. Non dei suoi sentimenti, ma della volontà di esternarli. Di dire a tutto il mondo che non amava un maschio. Che amava Gabe.
Zeke non poté fare a meno di sorridere.
«Io pensavo che preferissi questo.»
Gli posò un bacio sulle labbra. Talmente rapido e delicato che più che un bacio sembrò il battito di ciglia di un bimbo, ma sufficiente a trasformare l’espressione di Gabe da esitante a esultante. Con tanto di coriandoli e trombette, almeno nella mente di Zeke”
― Principessina
“«Tu sei il suo ragazzo?»
La domanda fu pronunciata da Jessica, ma per un istante nessuno dei tre ragazzi capì a chi si stesse riferendo. Poi Mery scoppiò a ridere maligna e Gabe impallidì.
«Sono solo un amico, più o meno.» Quella frase l’avrebbe perseguitato fino alla fine dei suoi giorni. «Zeke mi voleva vicino. Per aiutarlo.»
«Nel caso io non avessi preso bene la notizia?»
«Qualcosa del genere.»
«Zeke, credevi davvero che sarebbe stato un problema?» chiese sconvolta. «Che il fatto che ti piacciono i ragazzi avrebbe cambiato l’amore che provo per te?»
Lui scrollò le spalle fissando il tappeto ai suoi piedi e sua madre gli prese il mento, girandogli il viso nella sua direzione.
«Niente, assolutamente niente in questo mondo potrebbe impedirmi di amarti. Hai capito?» Zeke annuì e lei gli scosse piano il capo. «Capito?»
«Sì, mamma. »”
― Principessina
La domanda fu pronunciata da Jessica, ma per un istante nessuno dei tre ragazzi capì a chi si stesse riferendo. Poi Mery scoppiò a ridere maligna e Gabe impallidì.
«Sono solo un amico, più o meno.» Quella frase l’avrebbe perseguitato fino alla fine dei suoi giorni. «Zeke mi voleva vicino. Per aiutarlo.»
«Nel caso io non avessi preso bene la notizia?»
«Qualcosa del genere.»
«Zeke, credevi davvero che sarebbe stato un problema?» chiese sconvolta. «Che il fatto che ti piacciono i ragazzi avrebbe cambiato l’amore che provo per te?»
Lui scrollò le spalle fissando il tappeto ai suoi piedi e sua madre gli prese il mento, girandogli il viso nella sua direzione.
«Niente, assolutamente niente in questo mondo potrebbe impedirmi di amarti. Hai capito?» Zeke annuì e lei gli scosse piano il capo. «Capito?»
«Sì, mamma. »”
― Principessina
“Sua sorella gli aveva chiesto una sola cosa: non innamorarsi. Non buttare via la sua vita dietro a qualcuno che l’avrebbe ferito, e mai e poi mai gettare la propria verginità in pasto a un qualunque coglione, anche se lei lo aveva fatto un trilione di anni prima.
Gabe sorrise ancora una volta, felice di quel particolare coglione addormentato fra le lenzuola.
Le aveva promesso e si era ripromesso di non innamorarsi del ragazzo d’oro, ma a quanto pareva l’amore non aveva chiesto il permesso. L’aveva buttato a terra come un maledetto giocatore di football, e non gli aveva neppure chiesto scusa.”
― Principessina
Gabe sorrise ancora una volta, felice di quel particolare coglione addormentato fra le lenzuola.
Le aveva promesso e si era ripromesso di non innamorarsi del ragazzo d’oro, ma a quanto pareva l’amore non aveva chiesto il permesso. L’aveva buttato a terra come un maledetto giocatore di football, e non gli aveva neppure chiesto scusa.”
― Principessina
“Sam la seguì con lo sguardo. Si accigliò rendendosi conto che la Morfo era come lei: ciò che si vedeva all'esterno non era neanche lontanamente paragonabile a quanto si celava all'interno, al sicuro fra le sue ali chiuse.
Sono come una farfalla. Una strana farfalla, anormale nella mia unicità. Uno scherzo della natura”
― Anormale
Sono come una farfalla. Una strana farfalla, anormale nella mia unicità. Uno scherzo della natura”
― Anormale




