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Chiara Mercuri Chiara Mercuri > Quotes

 

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“È certo che Dante non era arrivato da solo a questa nuova lettura dei rapporti tra uomo e donna, c’erano stati i poeti cortesi, i siciliani e il bolognese Guido Guinizzelli a precederlo. Ma i trovatori, i siciliani e lo stesso Guinizzelli stanno a Dante come la Vita Nuova sta alla Commedia: nulla di paragonabile! Quel che Dante seppe tirare fuori dalle premesse della poesia provenzale e bolognese è incommensurabilmente superiore.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Il 24 agosto è ritenuto dai cercatori di segni un giorno nefasto, da quando, secondo la testimonianza di Plinio il Giovane, la lava del Vesuvio cancellò Pompei, evaporandone la vita, costringendo migliaia di persone a un combattimento impari con la morte. Il 24 agosto è anche il giorno in cui, nel 476, l’Impero romano andò giù; catastrofe cui non seguì nulla di buono, solo macerie e il dilagare di popoli frenetici che si muovevano convulsi, seminando anarchia e distruzione. Si può essere tenaci cercatori di segni o scettici impenitenti, ma una cosa è certa: la notte tra il 23 e il 24 agosto bisognerebbe passarla col fiato sospeso perché è la notte in cui cessano i venti estivi. Di lì inizia l’autunno, di lì la natura apre le porte all’incedere lento dell’inverno e il mondo pare spesso ribellarsi a questo innaturale passaggio dalla vita dell’estate alla morte dell’inverno, producendo altre morti.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Guido offrì agli Alighieri la disponibilità di una casa: non più stanze a corte, non più mangiare il pane altrui, non più salire e scendere scale estranee né sognare in casa d’altri:”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Gli italianisti sembrano escludere l’ipotesi che la donna incontrata nel Casentino sia la Matelda della Commedia, eppure la descrizione che Dante fa dei loro rispettivi incontri ci induce a pensare che non possa essere altrimenti. C’è una collina e un fiume e una donna che all’improvviso gli rapisce l’anima in entrambe le circostanze.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“però, donne, s’io dico parole quasi contra a tutta gente, non vi maravigliate, ma conoscete il vil vostro disire; che la beltà d’Amore in voi consente, a vertù solamente formata fu dal suo decreto antico, contra ’l qual voi fallate. Io dico a voi che siete innamorate che se vertute a noi fu data, e beltà a voi, e a costui di due potere un fare, voi non dovreste amare, ma coprir quanto di biltà v’è dato, poi che non c’è vertù, ch’era suo segno. Lasso! a che dicer vegno? Dico che bel disdegno sarebbe in donna, di ragion laudato, partir beltà da sé per suo commiato. Omo da sé vertù fatto ha lontana; omo no, mala bestia ch’om simiglia.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“ma in Dante i tre regni dell’oltretomba sono solo una cornice, una finzione poetica, una formula discorsiva, in cui egli inserisce tutti i temi dell’esistenza: politica, amore, religione, economia, autobiografia, filosofia, etica, storia, astronomia, natura, poesia, linguistica”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Il volgare, invece, tirava fuori la parte peggiore dell’uomo; era troppo diretto, troppo immediato, troppo passionale. Chi, come Dante, se ne serviva per fare poesia finiva, infatti, per apparire egli stesso come un cane rancoroso, in luogo di un poeta sublime e raffinato. Inoltre – dichiarava Giovanni – quel suo sforzo di «portare la conoscenza», di spiegare l’universo e l’oltretomba «alle bestie» era vano perché «le bestie» – per definizione – non hanno capacità di comprenderlo: Ma è più facile che con questa cetra tu riesca a commuovere il delfino ricurvo, e che Davo risolva gli enigmi della sfinge misteriosa, piuttosto che il volgo ignorante possa raffigurarsi gli abissi del Tartaro e i segreti del cielo. (Giovanni a Dante, Egloga I, 8-11)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Per Dante il sapere non è né prestigioso né alto, ma qualcosa cui tutti, come insegna Aristotele, naturalmente aspirano e a raggiungere il quale tutti devono essere aiutati: Tutti gli uomini naturalmente desiderano di sapere. (Convivio, I, I, 1)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“«Portare il pane agli affamati» è un obbligo morale per Dante: il ricco deve dare perché ha, il filosofo deve insegnare perché sa. A Giovanni sfuggiva che la carità non è solo elargizione di beni materiali, ma anche, e forse soprattutto, di beni spirituali.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“(Rime, Doglia mi reca ne lo core ardire, 3-23)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Oggi lo sappiamo, sappiamo che mentre leggiamo modelliamo le pareti del nostro cervello, tiriamo su le scaffalature che lo rivestono, creiamo l’architettura della nostra mente e facciamo tutto questo a seconda del contenuto di quel che leggiamo. Oggi lo sappiamo, quello che leggiamo ci determina, ci scolpisce, ci cambia.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Nel 2004 il corpo di Cangrande Della Scala – morto qualche anno dopo Dante – fu estratto dal suo sarcofago per essere analizzato dai paleopatologi. Accade di rado che i cadaveri conoscano un così perfetto processo di mummificazione come avvenne al corpo di Cangrande. In questi casi, i paleopatologi vanno per così dire «a nozze» in quanto possono finalmente affondare le mani nel loro sogno più pervicace: i tessuti molli. Nel fegato e nell’intestino di Cangrande furono trovate tracce di digitalis purpurea, una pianta di cui nel medioevo s’ignoravano le qualità terapeutiche, ma si conoscevano bene quelle letali e mortifere: l’ingestione di poche foglie e il cuore smette di galoppare.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Fu così la prima volta in cui Dante usò il verso nobile dell’epica classica e probabilmente lo fece in reazione all’ostentato livello formale della lettera del suo interlocutore. In Dante dovette pure giocare l’inconscio desiderio di mostrare a Giovanni – semmai quello fosse stato un tentativo di metterlo alla prova – che lui nella lingua di Virgilio scriveva quando voleva.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Beatrice, [...] ché non soccorri quei che t’amò tanto, che uscì per te dalla volgare schiera? (Inferno, II, 103-105)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Questa è la domanda – ormai esistenziale e non più politica – che percorre tutta la Commedia: com’è possibile che la crescita economica abbia potuto portare violenza e disperazione in luogo di sviluppo e felicità?”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“La Commedia, dunque, sebbene parli degli stessi eventi di cui parla Dino, li stravolge, li traspone, li reinventa quasi fossero parabole di vita. Lo sguardo di Dante è ormai altrove, verso un ordine superiore delle cose di cui agli uomini sfugge perlopiù il senso; Dante è ormai immerso in quell’«attender certo de la gloria futura»”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Peccato non poter conoscere l’ultima immagine che gli è passata davanti agli occhi, l’ultima accarezzata per farsi forza di fronte all’avanzare del freddo.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Dante poteva addentrarsi nelle bassezze della Commedia, muoversi nel suo disordine, familiarizzare con le sue infezioni, senza restarvi invischiato, senza precludersi la possibilità di risalire poi «a riveder le stelle». Era una dote rara, Giovanni questo lo comprendeva appieno. Capiva che il virtuosismo stilistico, l’abilità retorica, la vastità dell’erudizione si potevano in qualche modo acquisire, ma che, al contrario, la capacità di dare vita ad una materia nera, cruda, dura, senza lasciarsene sporcare, quella no.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Il Convivio è tutto incentrato sull’idea evangelica di dare il pane agli affamati e l’acqua agli assetati perché non esistono solo la fame e la sete del corpo: per Dante ce n’è una peggiore, che è quella dello spirito, e se non metti a tacere la fame e la sete spirituali, non trovi poi le motivazioni per soddisfare quelle materiali e fisiologiche.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Ci sono persone che attribuiscono molta importanza alle parole in quanto segni. I medievali predicavano nomen omen: il nome segna il destino della cosa che nomina.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“La canzone, di cui sopra abbiamo fornito alcuni stralci, ci è stata tramandata col titolo di «canzone montanina» perché è lui stesso a chiamarla così nel testo per indicarne il luogo di composizione, tra le montagne del Casentino, in mezzo agli Appennini, denominati all’epoca Alpi; essa fu spedita unitamente ad una lettera al suo amico e protettore Moroello Malaspina e questa lettera, che fortunatamente è stata copiata e tramandata, ci permette di attribuire alla canzone attendibilità autobiografica. Nella lettera infatti Dante spiega che la canzone racconta di un suo recente innamoramento per una donna del Casentino: Perché non ignori il signore la devozione del suo servo e la sincerità del sentimento che lo anima, e perché notizie riferite in luogo di altre non siano fonte di false opinioni e non facciano passare per negligente chi invece è prigioniero, ho deciso di indirizzare a Vostra Magnificenza il testo di questa lettera. A me dunque, allontanato dal vostro palazzo in seguito rimpianto, nel quale, come spesso notaste con ammirazione, potei tornare a dedicarmi alle arti liberali, non appena, incauto e senza sospetto, ho messo piede presso la corrente dell’Arno, all’improvviso, ahimè, una donna, come folgore dal cielo, mi apparve non so come; una donna rispondente al mio ideale, per aspetto e per costumi. Oh, quanto sono rimasto attonito per quell’apparizione! Poi, come ai fulmini segue il tuono, così attraverso la fiamma della sua bellezza, Amore, terribile e imperioso, mi catturò, feroce, come signore che espulso dalla sua patria vi fosse rientrato dopo un lungo esilio. Amore uccise o scacciò o legò qualunque mia resistenza a lui. E uccise, dunque, anche quel lodevole proposito di astenermi dalle donne e dalla poesia a loro dedicata. E ha empiamente sbandito, come fossero sospette, le meditazioni assidue attraverso le quali contemplavo sia le cose celesti che le terrestri. E infine, affinché il mio animo non gli si ribellasse ancora, ha legato il mio arbitrio cosicché io sono costretto ad andare non dove voglio io, ma dove vuole lui. Ed ecco che amore regna in me e nessuna virtù gli resiste; e in che modo mi governi, cercate giù, fuori dal seno della presente lettera. (Dante al marchese Moroello Malaspina, Epistola IV)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Boccaccio definirà la Commedia «un pavone dai piedi sozzi di fango»; Dante sembra rispondergli in anticipo: col fango, dal fango vuole il suo risarcimento. Quel fango che tanto gli somiglia, che somiglia a ciò in cui si è trasformata la sua vita: un inferno, una tragedia, quella attraverso cui è costretto a passare ogni uomo sveglio. Tornare rinnegando la Commedia non avrebbe alcun senso. Ora non c’è più alcuna separazione tra lui e la Commedia, lui sta dentro alla Commedia, e chi rigetta la Commedia, in verità, rigetta lui.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Non è colpa nostra, però, se percepiamo le cose in maniera così distorta. Qualcuno ha instillato in noi l’idea che Dante fosse uno spirito sdegnoso, altero, compiaciuto e questo qualcuno è il cronista fiorentino Giovanni Villani.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Dante non scrive la Commedia perché è credente, scrive la Commedia perché è un poeta. I figli di Dante, Pietro e Iacopo, combatteranno fermamente la tendenza – già manifestatasi a pochi anni dalla morte del padre – ad interpretare la Commedia come un’opera teologica o profetica. Essi sosterranno che, in rispetto delle idee del padre, essa debba essere considerata solo poesia, null’altro che poesia.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Vedere l’amore o la fede all’origine della Commedia dipende – questo è evidente – dalla risposta che ognuno di noi dà all’antica domanda: «La Commedia è una fictio o una visio?».”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“E lo primo che cominciò a dire sì come poeta volgare, si mosse però che volle fare intendere le sue parole a donna, a la quale era malagevole d’intendere i versi latini. (Vita Nuova, XXV, 6)”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“Tu lascerai ogne cosa diletta più caramente; e questo è quello strale che l’arco de lo essilio pria saetta. Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ’l salir per l’altrui scale. E quel che più ti graverà le spalle, sarà la compagnia malvagia e scempia con la qual tu cadrai in questa valle; che tutta ingrata, tutta matta ed empia si farà contr’a te; ma, poco appresso, ella, non tu, n’avrà rossa la tempia. Di sua bestialitate il suo processo farà la prova; sì ch’a te fia bello averti fatta parte per te stesso.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“La si legga come si vuole, resta Dante il vero iniziatore dell’Umanesimo.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“ma in Dante i tre regni dell’oltretomba sono solo una cornice, una finzione poetica, una formula discorsiva, in cui egli inserisce tutti i temi dell’esistenza: politica, amore, religione, economia, autobiografia, filosofia, etica, storia, astronomia, natura, poesia, linguistica. La Commedia è un poema totale.”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio
“intestando al primogenito dei suoi figli, Pietro – a Dante non sarebbe stato possibile a motivo delle sue condanne –, il rettorato di due chiese ravennati, Santa Maria in Zenzanigola e San Simone de Muro,”
Chiara Mercuri, Dante: Una vita in esilio

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