Renata Viganò

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Renata Viganò


Born
in Bologna, Italy
June 17, 1900

Died
April 23, 1976

Genre


Renata Viganò (1900–1976) was an Italian writer best known for her neo-realist novel L'Agnese va a morire, published in 1949. Viganò was an active participant in the Italian Resistance movement during World War II and featured fictionalized accounts of her experiences as a partisan in her written work.

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Average rating: 4.24 · 3,742 ratings · 351 reviews · 6 distinct worksSimilar authors
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“Una sera di settembre l’Agnese tornando a casa dal lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato nella cavedagna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche, color di fango. Guardandolo, l’Agnese si sentí stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante.
Ma il soldato aveva gli occhi chiari e lieti, e le fece il saluto militare. Disse: – La guerra è finita. Io vado a casa. Sono tanti giorni che cammino –. L’Agnese si slegò il fazzoletto sotto il mento, ne rovesciò le punte sulla testa, si sventolò con la mano: – Fa ancora molto caldo –. Aggiunse, come se si ricordasse: – La guerra è finita. Lo so. Si sono tutti ubriacati l’altra sera, quando la radio ha dato la notizia –. Guardò il viso del soldato e sorrise, un sorriso rozzo e inatteso sulla sua faccia bruciata dall’aria. – Io credo che i guai peggiori siano ancora da passare, – disse improvvisamente, con la rassegnata incredulità dei poveri; e il soldato si fregò le mani: era un ragazzo molto allegro.”
Renata Viganò, L'Agnese va a morire

“In paese, nell'inverno, cominciarono ad arrivare dalla Germania le cartoline dei deportati. Erano tutte uguali: molto spazio per l'indirizzo del mittente e per quello del destinatario, diversi timbri e stampigli e simboli di grandezza del Reich, solo poche righe per la comunicazione. Ma le famiglie, ad ogni arrivo di posta, piangevano di gioia. Gli bastava quel nome, scritto da "lui" vivo. Lontano da non potersene neppure fare un'idea, chiuso in un campo di concentramento, ma vivo. Le cartoline erano di un mese prima, in quel mese poteva essere successo chi sa che, ma nessuno ci pensava. Le donne le baciavano, con tante lacrime, poi le infilavano negli sportelli della credenza di cucina, fra il vetro e la cornice, per averle sempre sotto gli occhi. Conservavano il senso di una presenza.”
Renata Viganò, L'Agnese va a morire

“L'Agnese si sentiva male, e se ne meravigliava, lei che non conosceva né malattie né medicine. Seduta sulla panca zoppa dentro nella capanna, immaginò di essere per morire, che il cuore si arrestasse come una macchina inceppata. Le dispiaceva per quel suo grande corpo pieno di carne, che sarebbe rimasto lí, ingombrante, e per la buca fonda che i compagni avrebbero dovuto scavare: una fatica dura, con quel caldo, e la terra tanto asciutta. Pensava all'inutilità dei cadaveri, che bisogna vegliare, lavare, seppellire. Sarebbe bello che la morte li disfacesse, come distrugge i sensi, la ragione, la coscienza, la forza dell'individuo; quando uno muore non dovrebbe rimanere niente di lui, una nuvola, un respiro, e il posto vuoto dove è caduto.”
Renata Viganò, L'Agnese va a morire

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