Filomena Sottile's Blog

February 23, 2013

Si chiude. Si apre




Questo blog il 28 febbraio chiude.


Questo blog il 1° marzo apre.


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Published on February 23, 2013 05:00

December 30, 2012

Filastrocca per il nuovo anno

l’ho scritta in fretta in fretta stamattina per la mailing list del Coordinamento dei Comitati della Val Sangone e della Collina Morenica. Poi ho detto, ma gli auguri non fanno male a nessuno. E allora eccola qua. Buon anno.


cari amici e care amiche

del presidio e della valle

ché quest’anno ci siam visti

un po’ meno. Sulle spalle

ci è venuta questa gioia

diventare genitori

non sappiam cos’è la noia

abbiam nuovi batticuori.

Volevamo salutarvi

e augurarvi per quest’anno

di star sempre sopra il pezzo

con fatica ma no affanno.

E di stare sempre uniti

e lottare tutti insieme

per cantare nuovi miti

per la cosa che ci preme:

trasformare questo mondo

in maniera che ci piace

perché ognuno sia giocondo

più ascoltato e più capace.

C’è chi dice: ma che dici

queste cose son chimere

ma io so che queste cose

già ci sono e certe sere

che si è fatta un’assemblea

o che abbiam insiem cenato

ho già visto questo sogno

parzialmente realizzato.

Basta avere gli occhi aperti

e che ognuno abbia cura

siamo tutti giardinieri

e brindiamo: a sarà dura!


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Published on December 30, 2012 12:27

May 23, 2012

Una montagna di cose

Di seguito. in versi, due importanti annunci (il secondo più importante del primo) conditi di alcune considerazioni, sempre in versi. Il tutto, se vi va,  è facilmente reppabile.


Un giorno un’amica

mi chiede ma quando

che sali sul palco

e dici le cose

e canti stonato canzoni,

non senti vergogna

non senti imbarazzo?


No

non sento vergogna

e nemmeno imbarazzo.

Se sono su un palco

che dico le cose

o canto stonato canzoni

io sono nel mio

ché è quello che sono

un guitto di palco.


Attenzione però

per palco si intende

un luogo con gente

che ascolta le storie

e dice le storie

e un palco lo trovi

per strada, in un prato

o all’osteria

non proprio in teatro

insomma

un palco lo trovi

laddove c’è gente

che canta le storie


e canta le storie la gente

che ascolta le storie

e allora sul palco

ci va tanta gente

che canta poi ascolta

e poi viceversa, capito?

Tipo uno scambio


io vado sul palco

per dire una storia

o a dire canzoni

che poi le canzoni

(le mie lo son sempre)

son poi delle storie


e resto sul palco

il tempo preciso

di dire la storia

e poi me ne vado

di sotto

e ascolto altre storie

di altre persone,

ma mentre son sopra

non provo imbarazzo

non provo vergogna

ché io sono quello.


Siccome ‘ste storie

non solo le canto

ma a volte le scrivo

su cose di carta

che sono dei libri

(ma sono dei libri

anche quelli, gli ebook!)

se trovo poi un palco

per leggere storie

che sono nei libri

io vengo anche lì

senza alcuna vergogna.


Ora mi han detto

che questa semana

in Valle di Susa

ci sono altri tizi

che cantano storie

e leggono libri

con storie che han scritto


e siccome che io

son pure di quelli

che canta le storie

e poi


siccome che io

son pure di quelli

che puntano i piedi

davanti a quel treno

di cui tutti sapete

che pare che passi

di qui in Val di Susa

ma intanto per ora

a dispetto di tutto

ancora non passa


e siccome che anch’io

so piccole storie

che sono affluenti

di un fiume di storie

che sono le storie

di tutte le genti

che sognano un mondo

in cui tante storie

si possono dire

cantare

scolpire


e io voglio quel mondo

e non questo mondo

con solo una storia

che pare un pantano

che pare una fiction

da prima serata

in cui tutto va bene

c’è solo un depresso

che prende e ogni tanto

fa su qualche strage

e infatti per questo

ci sono le leggi

ci son poliziotti

che guardano intorno

che tutto va bene

e suoni per sempre

quell’unica storia

che chiude le porte

che sbarra finestre

che svuota le strade

che buca i palloni

ai bambini


insomma siccome che anch’io

son uno che canta

e siccome che anch’io

son uno che punta

i suoi piedi

contro la storia

trita e ritrita

che pare riscritta

che pare già scritta

per noi

per tapparci

e bucarci i palloni


io vado in montagna

su un palco ch’è un posto

fatto di gente

che punta i suoi piedi

che ascolta le storie

che dice le storie

e dico la mia.


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E poi nel frattempo

nei giorni passati

è successa una cosa

che ancora di più

ancora più forte

fa fare ai miei piedi

le cose che dico

le righe qui sopra


che ancora di più

mi fa più convinto

che mille affluenti

e un fiume di storie

son molto ma molto

ma molto di meglio

di una storia pantano

da prima serata


che il mondo che voglio

non vuole quel treno

ma vuole quei palchi

la gente che canta

la gente che ascolta


la cosa che dico

è successa da poco

nel mese di maggio

ed è questa:


è nata mia figlia

ed io e la sua mamma

compagna di viaggio

siam molto felici


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Published on May 23, 2012 05:17

May 18, 2012

*Democrazia e Informazione*

Stasera alla Sala Consiliare del Comune di Rivoli, Sandro Ruotolo parlerà di Democrazie e informazione. Il tutto sarà introdotto da Gianna De Masi. Il Comitato No Tav Val Sangone – Collina Morenica mi ha invitato a cantarne due delle mie.


 


Speruma bin.


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Published on May 18, 2012 06:33

April 16, 2012

Wu Ming 2, Il Sentiero degli Dei

Il viandante

Nico, compagno di viaggio di Gerolamo, il protagonista di questo Sentiero degli Dei, lo esplicita fin dalle prime pagine: camminare non è uno sport. WM2, sottotraccia, accompagnandoci lungo le svolte del percorso, prova a volgere la massima in positivo e a definire che cosa camminare sia. La risposta non è univoca: a lettura conclusa suonano al mio orecchio chiare e cristalline almeno due possibilità : da una parte camminare è unire punti nello spazio e nel tempo, avendo come unità di misura il proprio corpo, le proprie percezioni, i propri pensieri; dall’altra è una delle attività che concorrono a completare il lavoro dello storico e del geografo. Ogni luogo è percorso dalla storia e dalle storie, ogni storia lascia traccia nei luoghi che attraversa. Il viandante è quella duplice figura che mentre raccoglie le storie laddove queste sorgono, diventa il protagonista delle avventure che le contigenze – ovvero le convergenze di spazio e tempo – gli offrono. Un narratore oggetto di narrazione.

Anche il viandante di WM2 oscilla in continuazione fra due ruoli: cronista militante e eroe contemporaneo. Ma il movimento dialettico non si arresta qui, investe anzi tutta la narrazione: passato e presente, natura e cultura, paesaggio e scarponi. I continui movimenti di macchina dipingono un mondo complesso. La rappresentazione non è oleografica, né apocalittica: l’Appenino che ne esce fuori non è un giardino incontaminato, ma nemmeno un paradiso perduto: è un luogo del nostro presente, atrocemente ferito ma vivo. Il testimone delle buone pratiche del passato (di lotta, di socializzazione) è già stato raccolto e può ancora passare di mano in mano. La storia non è giunta al capolinea e i viandanti possono percorrerne i sentieri ancora, per scongiurare che diventino terra desolata dell’ormai.


Le parole

“Molti crimini contro l’umanità sono anche crimini contro il vocabolario”.

Quando fa questa considerzione Gerolamo sta pensando all’ipocrisia di un progettista che battezza “parco eolico” un impianto di ventiquattro generatori alti 96 metri posti sul crinale d’un monte(1).

Le parole sono strumenti, attrezzi, utensili di comunicazione: un martello può piantare chiodi, illividire pollici, spaccare teste. D’ogni cosa c’è l’uso corretto, quello incauto e quello improprio. Senza conoscenza, senza il tempo dovuto e l’attenzione necessaria ogni strumento può provocare effetti indesiderati. Ma qui il caso è un altro: quel parco è il cosciotto d’agnello surgelato che prima uccide un uomo e poi viene servito in pasto agli inquirenti in un racconto di Roal Dahl. Nulla d’innocuo, è un’arma.

WM2 risponde a questo attacco sullo stesso piano, quello delle parole, curandosi di costellare Il Sentiero degli Dei di termini esatti e preziosi – fustaia, masterza, malga. Non si tratta di un vezzo, non cerca l’effetto esotico – il suo macadam non è quello di Paolo Conte – il risultato che cerca è in qualche modo naturale. Naturale come un uliveto ben potato, un sentiero pulito, un bosco ordinato. Le parole giuste – gli attrezzi usati per bene – di WM2 danno la dimensione di un ambiente in cui le attività dell’uomo provano a comprendere il territorio e a viverci insieme.


Il tempo, gli inviti.

Ma il tema perennemente evocato nel Sentiero degli Dei è il tempo. WM2 cerca di avvicinarlo di sbieco, attraverso alcuni dei suoi riflessi: velocità, lentezza, ritmo, passato, presente, futuro, memoria.Nei cinque notturni in particolare, sembra voler di volta in volta scolpire, fotografare, schizzare, cantare il tempo. A lettura conclusa questa insistenza mi è parso celasse una molteplicità di inviti. Un invito a non subire i tempi, un invito a prendersi il tempo per costruire memorie agguerrite da opporre alle pacificazioni precotte, un invito alla presenza nel presente contro gli ormai e gli inevitabile. Sono ripetuti – più che saggio, si parla di cammino – gli inviti a misurare la cadenza e a razionalizzare le risorse. Ma l’invito più importante è a strappare il tempo per immaginare altri tempi: scansioni che si accordino al nostro ritmo animale, velocità che vivifichino lo spazio invece di ucciderlo, pause che interrompano un flusso che qualcuno è interessato a farci percepire come una pappa indistinta. Un invito infine a farsi viandanti e ad andare a caccia di storie e di luoghi e, magari, rimappare la terra a cinque chilometri all’ora.


Il dendroblues delle vittime della direttissima è una lettura che lascia il segno.


____________


(1) A proposito di crimini contro il vocabolario: a Rivalta di Torino, comune della bassa Val Sangone interessato dal passaggio della linea AV Torino-Lione, i progettisti prevedono di occultare quattro binari paralleli  con una galleria artificiale foderata con lo smarino ricavato dal tunnel della collina morenica. La struttura è stata battezzata ecodotto.


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Published on April 16, 2012 23:51

April 12, 2012

Lo Spleen di Mompracem. Un'intervista

Elena Romanello pubblica su Liberi di Scrivere una breve ma intensa intervista al sottoscritto. Eccola qui di seguito:


Tra le proposte della casa editrice Miraggi di Torino c'è una rilettura dei romanzi di Salgari, Lo spleen di Mompracem, scritta da Filippo Sottile. Interessante sentire le scelte dietro ad una storia che omaggia quello che è considerato anche oggi un maestro, anche se incompreso in vita, dell'avventura.


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Come è nata l'idea de Lo spleen di Mompracem?


Ogni idea che si concretizza in un'opera è sempre un frutto composito, una felice sintesi di intuizioni, riflessioni e "vita vissuta". La scintilla iniziale l'ho sognata: c'era Sandokan che leggeva  delle orribili poesie in mezzo alla giungla. L'immagine mi si è stampata in testa e ha cominciato a entrare in risonanza con le riflessioni che andavo facendo in quel periodo sul ruolo dell'artista nella nostra società. Le mie parole d'ordine sono ancora quelle di Oscar Wilde: l'artista è un critico e svolge un'azione politica. In questo romanzo le istanze politiche che porto avanti con più forza riguardano il tempo: io credo che l'arte debba aprire il tempo e dislocarlo nelle situazioni, ciò che spesso viene spacciato per arte è invece intrattenimento, ovvero un tempo chiuso, asfittico, privo di connessioni.


Che tipo di importanza ha avuto e ha per te Emilio Salgari?


Da adolescente mi ha permesso di cavalcare a briglia sciolta fra luoghi e avventure, e di questo gli sono grato. Riletto oggi mi viene da pensare che sia un po'  come Lucien de Rubemprè: più un personaggio poetico che un poeta. Tutto ciò non gli ha impedito di scrivere alcuni grandi romanzi, tipo I Pirati della Malesia o Il Corsaro Nero e diversi molto buoni, vedi Le meraviglie del 2000.


Ti occupi anche di musica e di poesia, che differenza c'è tra queste forme di cultura?


Mi occupo anche di teatro. Sono linguaggi, hanno caratteristiche diverse e almeno due cose in comune: servono a comunicare con altri individui e a riflettere sulle cose. La cosa che mi intriga di più è mischiare le carte in tavola e provare a far quadrare il raggamuffin, il teatro etnico, la metrica di Palazzeschi e il piglio di Conrad. Non dico di riuscirci, ma provarci ci provo.


Come sei arrivato a farti pubblicare?


Una volta messo il punto finale al manoscritto, ho selezionato le case editrici delle quali avevo letto libri  nei due anni precedenti e apprezzato il lavoro. Sono stato piuttosto fortunato, Miraggi mi ha risposto in tempi brevi.


Chi sono i tuoi maestri letterari?


Dovendo citarli tutti rischierei un elenco chilometrico e sterile. Riducendo all'osso, e macchiandomi di un gran torto nei confronti di altri scrittori che amo, direi: Tommaso Landolfi, Edgar Allan Poe, Mark Twain, Aldo Palazzeschi e Luciano di Samosata. Il fantastico e il comico-grottesco sono strumenti che oltre a divertirmi sanno spesso rendere più leggibile la realtà, senza appiattirla o banalizzarla. Mi piace aggiungere che ho avuto la fortuna di avere in famiglia una serie di grandi narratori di tradizione orale, mi pongo sulle loro orme.


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Published on April 12, 2012 12:01

Lo Spleen di Mompracem. Un’intervista

Elena Romanello pubblica su Liberi di Scrivere una breve ma intensa intervista al sottoscritto. Eccola qui di seguito:


Tra le proposte della casa editrice Miraggi di Torino c’è una rilettura dei romanzi di Salgari, Lo spleen di Mompracem, scritta da Filippo Sottile. Interessante sentire le scelte dietro ad una storia che omaggia quello che è considerato anche oggi un maestro, anche se incompreso in vita, dell’avventura.


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Come è nata l’idea de Lo spleen di Mompracem?


Ogni idea che si concretizza in un’opera è sempre un frutto composito, una felice sintesi di intuizioni, riflessioni e “vita vissuta”. La scintilla iniziale l’ho sognata: c’era Sandokan che leggeva  delle orribili poesie in mezzo alla giungla. L’immagine mi si è stampata in testa e ha cominciato a entrare in risonanza con le riflessioni che andavo facendo in quel periodo sul ruolo dell’artista nella nostra società. Le mie parole d’ordine sono ancora quelle di Oscar Wilde: l’artista è un critico e svolge un’azione politica. In questo romanzo le istanze politiche che porto avanti con più forza riguardano il tempo: io credo che l’arte debba aprire il tempo e dislocarlo nelle situazioni, ciò che spesso viene spacciato per arte è invece intrattenimento, ovvero un tempo chiuso, asfittico, privo di connessioni.


Che tipo di importanza ha avuto e ha per te Emilio Salgari?


Da adolescente mi ha permesso di cavalcare a briglia sciolta fra luoghi e avventure, e di questo gli sono grato. Riletto oggi mi viene da pensare che sia un po’  come Lucien de Rubemprè: più un personaggio poetico che un poeta. Tutto ciò non gli ha impedito di scrivere alcuni grandi romanzi, tipo I Pirati della Malesia o Il Corsaro Nero e diversi molto buoni, vedi Le meraviglie del 2000.


Ti occupi anche di musica e di poesia, che differenza c’è tra queste forme di cultura?


Mi occupo anche di teatro. Sono linguaggi, hanno caratteristiche diverse e almeno due cose in comune: servono a comunicare con altri individui e a riflettere sulle cose. La cosa che mi intriga di più è mischiare le carte in tavola e provare a far quadrare il raggamuffin, il teatro etnico, la metrica di Palazzeschi e il piglio di Conrad. Non dico di riuscirci, ma provarci ci provo.


Come sei arrivato a farti pubblicare?


Una volta messo il punto finale al manoscritto, ho selezionato le case editrici delle quali avevo letto libri  nei due anni precedenti e apprezzato il lavoro. Sono stato piuttosto fortunato, Miraggi mi ha risposto in tempi brevi.


Chi sono i tuoi maestri letterari?


Dovendo citarli tutti rischierei un elenco chilometrico e sterile. Riducendo all’osso, e macchiandomi di un gran torto nei confronti di altri scrittori che amo, direi: Tommaso Landolfi, Edgar Allan Poe, Mark Twain, Aldo Palazzeschi e Luciano di Samosata. Il fantastico e il comico-grottesco sono strumenti che oltre a divertirmi sanno spesso rendere più leggibile la realtà, senza appiattirla o banalizzarla. Mi piace aggiungere che ho avuto la fortuna di avere in famiglia una serie di grandi narratori di tradizione orale, mi pongo sulle loro orme.


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Published on April 12, 2012 05:01

March 31, 2012

Bollettino medico. Annuncio. Stato dell'arte

Ho annullato tutte le date che avevo a marzo (tranne questa) a causa di una frattura dello scafoide carpale. In quelle date avrei voluto presentare uno spettacolo nuovo. Nei miei appunti lo spettacolo si chiama di volta in volta Corrado, Musical, Angelo, ma credo che il titolo definitivo sarebbe stato Pezzi con l'orso. Poco importa, non l'ho presentato. Per farlo avrei avuto bisogno della piena funzionalità di entrambi gli arti superiori e ciò, fra gesso, tutore e riabilitazione, è un obiettivo che raggiungerò non prima di fine maggio. Ho quindi deciso di fare un passo indietro per poterne fare alcuni avanti su un altro sentiero. Porterò in giro uno spettacolo che si chiama:


Borgaro

canzona vecchie e nuove

tanto la gente butta via tutto



 che è il punto di metamorfosi intermedio fra Mi chiamo Filippo Sottile e sono cantautore e Pezzi con l'orso.


Benché ingessato, potrò cimentarmi in questa impresa grazie all'aiuto di un antico compagno d'avventure, il valente chitarrista Marco Di Maio, che per l'occasione lascerà da parte il suo consueto nitore sonoro per privilegiare quella vena folkabbestia che in pochi gli conoscono.


Il 19 aprile ci esibiremo per la prima volta con questa nuova creatura a Rivalta di Torino. Maggiori dettagli nei prossimi giorni.


Esperando la señal


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Published on March 31, 2012 13:02

Bollettino medico. Annuncio. Stato dell’arte

Ho annullato tutte le date che avevo a marzo (tranne questa) a causa di una frattura dello scafoide carpale. In quelle date avrei voluto presentare uno spettacolo nuovo. Nei miei appunti lo spettacolo si chiama di volta in volta Corrado, Musical, Angelo, ma credo che il titolo definitivo sarebbe stato Pezzi con l’orso. Poco importa, non l’ho presentato. Per farlo avrei avuto bisogno della piena funzionalità di entrambi gli arti superiori e ciò, fra gesso, tutore e riabilitazione, è un obiettivo che raggiungerò non prima di fine maggio. Ho quindi deciso di fare un passo indietro per poterne fare alcuni avanti su un altro sentiero. Porterò in giro uno spettacolo che si chiama:


Borgaro

canzona vecchie e nuove

tanto la gente butta via tutto



 che è il punto di metamorfosi intermedio fra Mi chiamo Filippo Sottile e sono cantautore e Pezzi con l’orso.


Benché ingessato, potrò cimentarmi in questa impresa grazie all’aiuto di un antico compagno d’avventure, il valente chitarrista Marco Di Maio, che per l’occasione lascerà da parte il suo consueto nitore sonoro per privilegiare quella vena folkabbestia che in pochi gli conoscono.


Il 19 aprile ci esibiremo per la prima volta con questa nuova creatura a Rivalta di Torino. Maggiori dettagli nei prossimi giorni.


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Published on March 31, 2012 06:02

March 28, 2012

Andrea Camilleri, Il nipote del Negus

Camilleri innesta questa nuova pochade sulla struttura meccanica e implacabilmente comica de La concessione del telefono.

Ghrane Sollassiè Mbassa, il fantomatico nipote del Negus, pur essendo il protagonista della vicenda, "riesce" sempre a sottrarsi allo sguardo di chi legge. Restano gli strascichi delle sue furberie e delle sue balordaggini. Ma l'occultamento del protagonista riesce a portare in primo piano l'ipocrisia, la violenza, la cecità e la stupidità del regime.

Anche questa volta, come ne La presa di Macallè, scegliendo come luogo di rappresentazione il teatrino fascista, Camilleri opta per i toni della priapata. Personalmente però, ritengo che l'esempio più alto – più grottesco, più dirompente – nella frequentazione di tale genere sia ancora quello che ci ha lasciato un altro illustre siciliano, Vitaliano Brancati.


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Published on March 28, 2012 07:26