Simone Guidi's Blog
August 27, 2012
Gli zombie non uccidono. Reclutano.
Partendo dal presupposto che, di per sé, il concetto stesso di zombie sia una grossissima Dopo un inizio titubante, pagina dopo pagina, ne sono rimasto letteralmente ingabbiato.
Quello che mi ha meravigliato sopra ogni cosa è stata l'imponente mole di informazioni e ricerca bellico/strategica che l'autore ha saputo portare a termine e organizzare in un modo così convincente.
Per certi versi, più che leggere una storia sui morti viventi, sembra di osservare l'evoluzione di un risiko globale in conseguenza di un'apocalisse zombie.
Si assiste all'inesorabile avanzata di un nemico che travolge eserciti e popolazioni incredule e totalmente impreparate ad affrontarlo.
Così come gli avversari europei di Hitler, ancorati alle tattiche ottocentesche e alla guerra di trincea, venivano spazzati via dalla guerra lampo tedesca, le macchine belliche più avanzate del globo soccombono restando ancorate alle metodologie tradizionali. Non rendendosi conto, da subito, di quanto siano più efficaci metodi semplici come un freddo cecchino appostato che abbatte il nemico con UNA sola economica pallottola, piuttosto che una costosissima pioggia di bombe a frammentazione, che, al contrario, il nemico ( QUESTO nemico ) lo fanno solo strisciare.
Un avversario molto particolare, soprannominato ZOM così come i vietnamiti furono i CHARLIE, che abbatte l'antagonista e lo recluta automaticamente tra le sue file.

Stamani mi vedo un po' sciupatino
Stupisce quanto l'autore si sia perso dietro alla questione. Ipotizzando strategie che tengono in considerazione tutti gli aspetti del campo di battaglia, dalla morfologia del territorio al retaggio culturale dei popoli coinvolti.
È la storia di un rapporto ONU censurato quella che viene narrata in World War Z.
Anni dopo la fine della guerra contro i non morti, il protagonista si muove in giro per il mondo raccogliendo testimonianze e raccontando l'evoluzione di un cambiamento imposto dal precipitare degli eventi.
Sarebbe difficile riuscire a riassumere in poche righe tutta la storia che alla fine non è altro che un mosaico perfetto di molti racconti.
Per dare un'idea cito gli accadimenti più importanti:
La prima comparsa in massa degli zombi, in una baraccopoli sudafricana.
Le ville dei VIP di Los Angeles trasformate in fortezze e prese d’assedio dai poveracci della middle-class in fuga dai morti viventi.
La rocambolesca fuga di un otaku giapponese da una Tokyo incapace di sopravvivere agli zombi.
La “battaglia di New York”, in cui decine di migliaia di mostri riescono ad avere la meglio sulla modernissima fanteria dell’esercito statunitense.
Le battaglie per “liberare” i sotterranei di Parigi.
Tra atti di vigliaccheria, gesta eroiche, decisioni stupide, trovate geniali, vicende personali e catastrofi che coinvolgono milioni di persone, la guerra contro gli zombi prosegue fino alla vittoria, ma le cose non potranno mai essere più quelle di prima. Il mondo, dopo il flagello degli zombi, sarà ben diverso da quello attuale.
Insomma, una buon libro che vi può regalare delle sane nottate di ansia proprio a causa della sua attendibilità strategica. Il tutto in attesa della sfortunata conversione cinematografica col mascelluto Bredpitte, che si trascina stancamente ( come un morto vivente appunto ) da ormai più di due anni.
Published on August 27, 2012 15:04
August 24, 2012
In viaggio con papà ( Lost in TamarroLand )

Sei abitudinario, e come dice Elio:
leggi la targhetta sopra l'ascensore:
qual è la capienza, quanti chili porta,
poi si apre la porta e non lo sai già più.
Tutte le volte che rientri a casa dalle vacanze, scarichi Giga e Giga di cartucce con dentro le immancabili fotografie. Cominci lentamente a reinserirti nella realtà e, come in iTunes, scatta la sincronizzazione automatica. Solo che la maggior parte delle volte 'sta maledetta sincronizzazione fallisce, c'è sempre un errore, un bug che impedisce alla procedura di terminare correttamente!
Che cos'è? Ti domandi.
Quel piccolo bug, insignificante e fastidioso allo stesso tempo, sono piccoli episodi osservati durante la permanenza in ferie.
Niente di ché. Istantanee, piccoli fotogrammi di vita reale che mandano in crash il sistema operativo della tua mente, innescando un loop infinito che ti costringe a pensarci e ripensarci, con un crescente senso di angoscia e disagio, ogni volta che rimembri il piacevole periodo appena terminato.
E allora eccoti a Parigi con la Signora Guidi.
Accalcandovi nella ressa vi siete guadagnati l'accesso alla grande sala dove è custodita nientepopodimenoche la Gioconda. Che ficata! Me l'immaginavo più grande però...
Gente da tutto il mondo è lì con il vostro stesso scopo, ammirare quel capolavoro. E in mezzo al vocio indistinto multilingue, dietro di te, con un marcato accento romano, riesci a sentirne chiaramente una che grida:
“ ROBIII! VIE' QUA CHE CE STA ER QUADRO CHE HA DIPINTO GALILEO!”
Non occorre che ti interroghi riguardo alla nazionalità di quella voce. Sono LORO. Sono tuoi compaesani. Sono...THE ITALIANS ( e ora dovrebbero partire i violini disperati, tipo la colonna sonora di BLOB )
Ma non basta.
Sempre con la signora Guidi, siete su un pullman che vi condurrà entrambi a Versailles.
Dal fondo del torpedone si ode un dibattito che rimarrà scolpito negli annali ( di che cosa non si sa ):
“ Ma tu 'o sai come se chiama 'a città 'ndo è nato Dracula?”
“ VAN HELSING! “
“ Ma sei sicuro? “
“ Ah no, scusa. È vero. VAN HALEN! “
Infine sei a Gardaland, in tempi più recenti, e difatti ci stai con moglie e mini-lei, la tua famiglia. Nella grande piscina del resort, un nobile insegnamento si innalza rimbombando, oscurando tutte le altre voci, come una epica tradizione, un testimone che passa da padre in figlio:
“ RICORDATE ER MOTTO DE PAPA' TUO: SE POI FREGA', FREGA “.
Adesso che guardi le foto, alla luce di questi piccoli, fastidiosi accadimenti, ti domandi se gli italiani siano un popolo di coatti ignoranti, o se viaggiare in compagnia della Signora Guidi ti porti semplicemente sfiga.
Published on August 24, 2012 09:56
August 16, 2012
Stronzissimi vecchietti
Dice, ma perchè ci stai tartufando i maroni© con tutte queste recensioni di libri? Semplice. Perchè sono in FERIE, periodo in cui la maggior parte delle persone si dedica notoriamente a non fare Appunto per questo, quando è scattata l’ora X e la ditta ha chiuso i battenti in un fuggi fuggi fantozziano, a casa mi attendeva una cospicua pila di vari libri. Dai titoli ruggenti di autori affermati ai titoli miagolati di quelli esordienti.
Leggi che ti rileggi arrivo finalmente a “Luisa ha le tette grosse” di Silvio Donà. Autore Ggiovane ( mi viene da ridere se penso a come questo aggettivo viene usato in Italia ) e carismatico, molto presente su Anobii e Goodreads, ma se si fa una ricerca veloce con Google si capisce che anche su internet rivendica il suo territorio.
Devo essere onesto, oltre all’indubbia simpatia e affabilità dell’autore, la mia attrazione verso questo libricino era motivata dallo scoprire QUANTO grosse fossero le tette di ‘sta famigerata Luisa, e sotto questo aspetto sono rimasto deluso. SOLO sotto questo aspetto però, sia chiaro. Per tutto il resto è stata la scoperta di uno scrittore maturo quanto basta ( considerando che alcuni passano dall’acerbo al marcio senza mai essere maturi ) e con notevoli capacità.
Come avrete capito il romanzo, alla fine, non parla solo di tette ( grida di disapprovazione dalla piccionaia).
Cioè, mi spiego meglio.
Le tette sono ben presenti ma non sono le uniche protagoniste. Sono funzionali. Sono il motore che innesca tutto.
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BRUM!BRUUUM!BRUUUUUM!
E allora partendo da un bel paio di tette si arriva a fare la conoscenza di Angelo. Quello che, nella storia, ne viene così follemente attratto, così inesorabilmente sedotto da mettere in discussione la sua intera vita, e di conseguenza precipitare in una crisi di mezza età dai risvolti drammatici.
Detta così sembra facile, forse anche un po’ banale, ma non lo è se a scrivere il tutto c’è Silvio Donà.
L’autore ha uno stile ironico, graffiante, che riesce ad alleggerire gli aspetti grotteschi della vicenda e magnetizzara il lettore fino all’ultima pagina, dove riserva un finale a sorpresa da 10 e lode.
Anche se, come me, non riuscirete completamente a identificarvi con il protagonista, anzi, per certi versi lo odierete ( io sono fatto così. Sono un’animale. Chiedete in giro ). Per altri non potrete fare a meno di condividere alcuni suoi timori, parecchie sue paure. Insomma, Angelo magari non si fa amare appassionatamente ma di certo fa riflettere tutti quanti.
A mio giudizio personale, ritengo che durante il romanzo, Donà tocca il suo apice in due punti diversi.
1. La lettera che Angelo scrive per il rettore dell’università della terza età, e che inizia con il bellissimo incipit: Stronzissimi vecchietti©.
2. L’incontro ravvicinato di Angelo con la ragazzina
Solo questi due passaggi, presi da soli, avrebbero la facoltà di risolvere la giornata a un prigioniero politico in un carcere cinese.
Si, è vero, stiamo parlando di un romanzetto di 110 pagine, non di “Guerra e Pace”. In versione economica lo si può trovare proprio questa settimana in allegato a quel quotidiano
© = Copyright Silvio Donà 2012. All right riserved.
Published on August 16, 2012 15:23
August 14, 2012
Tutti citati per plagio

Che H.P. Lovecraft ( accapì per praticità) fosse stato un tipo un po’ sfigatello è ormai cosa nota. Era fondamentalmente uno schivo disadattato, perennemente incline all’esaurimento nervoso. C’è da dire però, che la sua poca fiducia in se stesso e nell’umanità intera fu notevolmente aiutata da una consistente dose di sfortune e MALOCCHI che si abbatterono impietosamente sul suo capoccione e lo resero parecchio affine al Leopardi de no’artri.
Dopo questo velocissimo cappello, tanto per rincarare la dose, si deve anche ricordare che IN VITA non riuscì MAI a pubblicare un romanzo. La sua rivalutazione e il conseguente successo è stato tutto POSTUMO e quindi il povero accapì, che era uno di quelli che non riusciva mai a sbarcare il lunario, se forse non ebbe mai una gioia, potete star sicuri che si divertì pochissimo.
Tutto il suo materiale è stato raccolto da pubblicazioni avvenute su riviste e giornali, lettere e pensieri, ovviamente dopo che era morto stecchito.
Che sarà mai allora questo Lovecraft? Cosa potrà mai aver scritto se a suo tempo nessuno se lo filava?
E qui casca l’asino.
Dentro la testa di Lovecraft c’era già tutto, ma proprio TUTTO TUTTO, quello che in tempi moderni, oggi soprattutto, è andato a costituire l’immaginario orrorifico popolare.
Stringo tra le mani il mio iPad, ho appena finito di leggere “Le montagne della follia”. Quello che me ne rimane è una enorme, fulgida illuminazione.
Niente di quello che ho visto fino ad ora, al cinema, nei fumetti e in molti libri, è stato un soggetto veramente originale. Il mondo intero ha cannibalizzato nelle sue opere. Il mondo intero ha sciacallato la mente di quest’uomo che ormai morto-mortissimo, non potrà mai rivalersi con i diritti d’autore e

Cristo santo. E io che ero convinto di essere in una storia originale.
Un po’ dispiace, sia chiaro.
In questo romanzo, scritto nel 1931 e pubblicato solo 5 anni dopo perchè ( ovviamente ) rifiutato, ci sono i semi di quello che poi saranno le paure cinematografiche del futuro, come ALIEN e le due pellicole dedicate a “La cosa da un altro mondo“. Soprattutto nella versione di Carpenter gli ammicchi sono più espliciti e marcati.

Clima mite, figa, divertimento. Unisciti a noi in una bella spedizione Antartica
C’è l’orrore cosmico, che lì per lì sembra fare il paio con il pessimismo cosmico Leopardiano ma è tutta un’altra cosa. É l’orrore totale che annichilisce l’uomo, lo annienta rendendolo incapace di trovare anche solo le parole per descriverlo, tanto meno per concepirlo lontanamente.
Ci sono gli Antichi, creature intelligentissime, potentissime e quasi indistruttibili, che hanno creato l’uomo per servirsene o per sbaglio.
Ci sono gli Shoggoth, creature ancora più violente e cazzute degli Antichi stessi e che per questo gli faranno anche
C’è pure CTHULU, si proprio lui! Fa una comparsata poi scompare, ma c’è.
Non c’è Dio. Non esiste nessuna divinità a cui raccomandarsi se non gli Antichi stessi che hanno una bassissima considerazione per la vita in generale, visto che la possono creare a loro discrezione o capriccio.
Ci sono punti di forza e di debolezza che possono portare i lettori a giudizi contrastanti.
Evitando il solito riassuntino/spiegone che in molti fanno, mi limiterò ad elencarli.
Punti deboli:
1)Il romanzo è scritto nella forma di cronaca di una spedizione antartica. La storia è narrata da uno dei due sopravvissuti. Fin da subito quindi, il lettore sa che la vicenda è andata a finire malissimo, deve solo capire come è potuto succedere.
2)Il linguaggio che sceglie accapì è estremamente prolisso, puntiglioso a dir poco. L’estrema descrizione dei dettagli, anche insignificanti, può annoiare il lettore. Cioè, voglio dire. Cosa caspita mi cambia a me di sapere la conformazione delle rocce calcaree del terziario primordiale quando sono sottoposte ad una temperatura prossima ai -50° con la presenza di micro-organismi del Pleistocene? Boh? Va bè...
3)La storia, letta da uno che vive negli anni 2000 e si sciroppa quotidianamente massacri a go-go by television, risulta difficilmente credibile nel senso che...com'è possibile che questi due tizi, con tutto quello che vedono e incontrano sulla loro strada, abbiano sempre voglia di andare avanti? E SCAPPATE NO?! CHE CAZZO! CHIUNQUE fuggirebbe a gambe levate! SIAMO FORSE IN UNO SPIN-OFF DI SCREAM?
Punti forti:
1)Se il tuo fattore di nerdaggine raggiunge ragguardevoli livelli, ti spari tutti gli spiegoni scientifici di Lovecraft pur di continuare a leggere e sapere cosa succederà al paragrafo seguente. Poi farai anche finta ( con te stesso ) di aver capito.
2)Grandi spazi, architetture naturali e aliene colossali, condizioni climatiche rigidissime. L’uomo è uno sputo incrostato nella trama di questa storia magniloquente, e tu lettore, combatti con lui per sopravvivere e vedere come va a finire.
3)Le origini dell’uomo secondo Lovecraft, una valida alternativa al cattolicesimo, sempre se uno ha voglia di crederci, però vale anche per il cattolicesimo.
Concludo la mia personale recensione consigliandone la lettura. Magari non è un libro fluente ma l’ho trovato molto interessante e coinvolgente.
Scommetto dieci a uno che quando andrete a vedere Prometheus al cinema ci ritroverete la stessa roba.
Published on August 14, 2012 15:21
August 2, 2012
Basta con la Playstation.
Questo libro di Ammaniti non è brutto. Non si merita un aggettivo così impietosamente negativo. Questo libro di Ammaniti è ALLARMANTE!Ebbene si. Mi costa doverlo ammettere, tenendo conto che lui è uno dei miei scrittori preferiti. No, che dico uno? Diciamo pure che è quello che preferisco SU TUTTI, ma questa volta non gliela posso far passare liscia, visto che mi sento truffato.
Partiamo con il presupposto che, su 16 racconti presenti nella raccolta, forse meno della metà sarebbero stati degni di pubblicazione. Sembra quasi che, da un pezzo a questa parte, il mio autore preferito stia raschiando il fondo del barile per fare ciccia ogni volta che si trovi in scadenza di pubblicazione.
Ci penso e non so spiegarmi come possa essere accaduta una cosa come questa.
Mi immagino l’editore che entra in casa Ammaniti e strilla:
” Ah Ammanì, l’hai letto er contratto? Dovemo pubblicà! ”
Lui, che ormai dopo la trilogia del bambino si sente arrivato e non ha più voglia di fare un beneamato cazzo, gli risponde distratto, restando incollato alla Playstation.
” Uh..davvero? Apri quel cassetto lì e prendi quello che vuoi. Ora scusami ma devo finire la partita ”
BOZZE. Ecco quello che sembrano la maggior parte dei racconti. BOZZE!
Storie incompiute, embrionali, senza alcun trasporto, che lasciano il lettore impantanato nel mero esercizio di stile.
Si raggiunge il picco della noia con il racconto ( se lo vogliamo definire così ) ” Rane e girini “. Roba da cloroformio. Se uno non si addormenta a quel punto allora, solo allora, può sperare di arrivare alla fine del libro.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che la versione cartacea di questa raccolta di bozze e vecchi lavori viene a costare circa 17 euro, allora ecco che scatta il: ” Ah Ammanì, ma vedi d’annattene a fanculo” di ermonnezzara memoria.

Fortunatamente l’ho acquistato in Ebook a 9,90 eurini, altrimenti sai le Madonne che volavano.
Mi duole dirlo, ma la parabola discendente del mio autore preferito continua. È iniziata da “Che la festa cominci” e non accenna a terminare.
Speriamo solo che il buon Niccolò, prima o poi, si stacchi dalla Playstation.
Published on August 02, 2012 16:35
July 23, 2012
Ammettilo. Ti mancavano i Duran Duran!
E così ti trovi lì, in piedi con lo sguardo fisso e quel mezzo sorriso ebete di uno che ha notato un vecchio conoscente ma non è ancora sicuro se è lui o non è lui.Guardi il palco e sopra ci vedi una band che suona, pure bene, delle canzoni che conosci alla perfezione. E questo nonostante tu non abbia mai comprato un loro singolo album.
Come fai a sapere i testi? Come fai ad intonare le melodie fino all’ultima nota?
La risposta è semplice, povero vecchio matusa.
Sono i Duran Duran, e tu sei uno di quelli che, volente o nolente, ha vissuto gli anni della sua adolescenza nell’epoca che appartiene loro. Il decennio degli 80.
Si, hai capito bene nonno. Quel periodo in cui la gente si dava sulla criniera quelle tonnellate di lacca che poi hanno generato il buco dell’ozono. Quello delle spalline imbottite alla GUNDAM e dei sintetizzatori a bomba. Quello che se non appartenevi a un determinato branco sociale eri out, finito, kaput, col piffero che rimorchiavi uno straccio di ragazza.
Si, perché TU in verità eri ancora piccolo quando vedevi i ragazzi di 18/20 anni conciarsi come LORO. Come tanti Mad Max ben educati, oppure albanesi di buona famiglia ( anche se a quel tempo il concetto di albanese era ancora lungi da venire ).
Tu, caro il mio giovane vecchio, eri ancora piccolo. Avevi si e no 14 anni e qualche bulbo timido sotto le ascelle, non capivi ancora veramente BENE quello che ti accadeva intorno.
È per questo motivo che adesso sei lì a guardarli. Sei lì che osservi un concerto dove quel barbetta ganascione di Simon Le Bon offre una performance di tutto rispetto, e pure tutta la band è alla sua altezza.
Sai perfettamente che sono a formazione quasi completa, manca solo Andy Taylor che dice si é ri-franto le pelotas ed é ri-uscito dal gruppo. In compenso ora alla chitarra c’è un tizio turnista che è sputato uguale al prete di V-Visitors nella serie nuova, e infatti suona da DIO.
Riconosci i cavalli di battaglia e sei perfettamente consapevole che li stanno suonando TUTTI, e anche i pezzi dell´ultimo ( per altro ragguardevole ) album ti deliziano le trombe di Eustachio.
Sei lì perché fa tutto parte di un disegno, di un meccanismo che è scattato nella tua mente a livello subliminale quando hai saputo che ti venivano a suonare vicino casa. È stato quello che ti ha spinto a comprare i biglietti, che ti ha fatto andare al concerto con quella tua, apprezzatissima, t-shirt con sopra la stampa del videogioco “Space invaders”.
Perché oltre ad essere un nostalgico sei anche un nerd. Lo sei sempre stato fin dagli 80, solo che a quel tempo non lo sapevi. Non lo sapeva nessuno in realtà, la tua categoria non era ancora stata riconosciuta, sbolognata alla massa. Adesso quelli come te sono quasi di moda e tu non riesci a capacitartene, forse perchè sei vecchio e ti dimentichi pure le cose.
Ma intanto i Duran continuano a suonare, e alla grande. Simon si è tolto la giacca e la trippa gli fa tirare i bottoni della camicia, mentre John Taylor somiglia ad un attaccapanni con il basso appeso.
È un bel tuffo nel passato con un sorriso ( ebete ) sulle labbra :)
Published on July 23, 2012 15:31
July 3, 2012
Una simpatica tradizione
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Oggi due notizie importanti: La prima è che ho ricevuto una proposta editoriale completamente free. La seconda è che l’ho rifiutata.
Sei matto! direte voi.
No.
Il motivo di tale rifiuto sta tutto tra le righe di un contratto di 8 pagine e 39 clausole. Una lunga lista di obblighi e condizioni dettate all’autore e quasi nessun diritto.
Quello che mi ha convinto definitivamente a rifiutare non è stato il punto che prevedeva che gli vendessi l’anima e che firmassi in calce col sangue. No, quello no. In fondo che differenza vuoi che faccia avere un´anima di questi tempi. È sullo IUS PRIMAE NOCTIS che ho capitolato. Una simpatica tradizione, a detta dell’editore.
Oggi due notizie importanti: La prima è che ho ricevuto una proposta editoriale completamente free. La seconda è che l’ho rifiutata.
Sei matto! direte voi.
No.
Il motivo di tale rifiuto sta tutto tra le righe di un contratto di 8 pagine e 39 clausole. Una lunga lista di obblighi e condizioni dettate all’autore e quasi nessun diritto.
Quello che mi ha convinto definitivamente a rifiutare non è stato il punto che prevedeva che gli vendessi l’anima e che firmassi in calce col sangue. No, quello no. In fondo che differenza vuoi che faccia avere un´anima di questi tempi. È sullo IUS PRIMAE NOCTIS che ho capitolato. Una simpatica tradizione, a detta dell’editore.
Published on July 03, 2012 08:23
June 4, 2012
Manuale di sopravvivenza per domatori di leoni a una convention di fantascienza - Parte seconda

Ma quanta pazienza ci vuole con una bambina di due anni? Un discreto quantitativo certo, ma non abbastanza da farti rimpiangere di averla voluta nella tua vita.
La famiglia si sveglia intorno alle nove di mattina, sotto il peso delle incessanti calcagnate di Viola. La piccola ha deciso che mamma e papà hanno dormito troppo, e siccome i due poltroni non la intendono mai con le buone, giù calcagnate sulla testa di papà e sullo stomaco di mamma. Vedrai che per la prossima volta i due matusa imparano.
La colazione si consuma frettolosamente nella sala dell'hotel, dove chiedere una seggiolina per Viola equivale a domandare l'esatta ubicazione del Santo Graal. Nessuno ne sa niente; si è vero è esistito da qualche parte un seggiolino ma probabilmente è una leggenda, l'ultimo che l'ha cercato non è più tornato, sicuramente è morto.
La direttrice sbuffa, non sa dove siano finiti i seggiolini, lei è direttrice solo da tre giorni probabilmente. Dopo venti minuti, a colazione ormai ultimata, ci consegnano un seggiolino che poteva essere disinfettato solo con l'ausilio di un buon lanciafiamme.
Molto gentili, ma no grazie.
Per strada è d'obbligo la passeggiata per ammirare le mille luci di Bellaria, con rituale sosta alla giostra dei cavallini, dove la piccola diavoletta della Tasmania trova innumerevoli soddisfazioni. Tra una foto, un gelato e un “ghirighì”, si arriva al centro congressi ormai prossimi all'ora di pranzo. Puntualmente i corsi e ricorsi storici si verificano quando Viola vede R2-D2 e impazzisce. E allora tu alzala, abbassala, rincorrila, trattienila, guardala, cacala, pisciala, prova a metterle il pannolino mentre si dimena come un giaguaro, puliscila.
Nonostante tutto ci guadagnamo un posto al tavolo con l'inossidabile Daniela Scucchia e la famiglia Scotti. Questi ultimi, amici di vecchia data e fans sfegatati di tutto ciò che si possa definire Trek, concordano con noi che questa sia una delle migliori STICCON di sempre, e si augurano che la presenza degli altri due fanclub sia implementata e ampliata anche per le edizioni future.
Tra il secondo e il dolce mi rendo conto che alle 15.30 ci sarà un'interessante retrospettiva su John Carpenter, mi prefiggo di vederla, sarà il mio scopo nella vita per quel pomeriggio.
Il piano è semplice, mando Marika a vedersi il Panel di Garret Wang che guarda caso finisce proprio alle 15.30. In questo modo, quando tornerà, le passerò in consegna la piccola belva e mi fionderò a vedere Carpenter! Che piano strepitoso. Sono un genio! Ci credo che mia moglie mi ha sposato. Uno come me dove lo ritrova?
Peccato che non avessi calcolato il fattore Viola, la variabile perpetua.
Subito dopo pranzo, la piccola ha inserito l'alimentazione dalla piccola pila atomica che porta incastrata tra le scapole e mi ha fatto sudare non poco per starle dietro. Neppure Rura Phente ha resistito ai suoi attacchi. I campi di forza non tenevano, e per di più, papà, con lo stomaco pieno e qualche bicchierino di troppo a pranzo, combatteva contro la voglia di buttarsi su un divanetto e cominciare a russare.
Riesco, nonostante tutto, a sopravvivere, e quando giunge il momento del cambio della guardia, lascio la pupetta nelle mani esperte di mamma con il sorriso arrogante di chi ha già capito tutto e gli dispiace per te che non ci arriverai mai. Dev'essere stato per questo, per la mia arroganza, che alla fine mi sono dimenticato della retrospettiva su Carpenter e sono andato a vedere il Panel di Gates Mcfadden dove, per altro, mi sono addormentato per un buon dieci minuti. Va bè, si vede che doveva andare così.
Siamo comunque agli sgoccioli della manifestazione. Dopo i Panel ecco le interminabili file per gli autografi. La bambina si è addormentata ed io e Marika cerchiamo di trovare il modo di farci fare i nostri. Ci serve un'anima pia che dia un'occhiata alla carrozzina di Viola per cinque minuti, giusto mentre i suoi genitori sono a riscuotere il loro graffito d'attore.
Chiediamo a Gabriella Grossi che lì per lì dice che non ci sono problemi. Poi, dieci secondi dopo, ci ripensa e si immagina Viola che si sveglia urlante proprio durante quei cinque minuti, e comincia a tirare pupù addosso ai presenti pescandola direttamente dal suo pannolino.
Gabriella si rimangia la parola e scompare nella notte con la velocità di un fulmine. Non la posso biasimare, anch'io, che ho seguito un corso di ammaestratore di leoni e ho una discreta padronanza della sedia e della frusta ( in uso contemporaneo ovviamente ), capisco che l'impegno con una bambina di neanche due anni che sta dormendo, è decisamente gravoso.
Per fortuna c'è Francesca Faglioni che è una che ha sprezzo del pericolo. Imbracciando il suo fido AK-47 e puntandolo verso la carrozzina immobile ( per il momento, ma chissà...) ci rassicura dicendoci che ci penserà lei e andate pure.
Alle 18.30 c'è la foto di gruppo, mai così grande da quando ho memoria ( ma io mi dimentico le cose ). Il fotografo ha qualche problema per includerci tutti e alla fine trova la quadratura del cerchio mentre dalle parti del gruppo Yavin4 già si alzavano canti imperiali sempre più minacciosi.
Messo a posto anche questo tassello, la famiglia si reca nuovamente in hotel per rinfrescarsi, cambiarsi i pannolini e prepararsi adeguatamente alla cena di gala con gli attori.
Ora,non è che io voglia fare il solito disfattista, ma come si fa ad andare a una cena di gala con una bambina che intende percorrere in lungo e in largo tutto il salone almeno 30 volte?
Me lo sono chiesto quando ho pensato di mettermi la camicia e ho capito che mi sarei dovuto chinare tutte quelle volte. Avrei passato la serata a infilarmela dentro e una tuta Adidas sarebbe stata molto più indicata. Quindi...niente camicia, ma la polo della USS NAUTILUS, tanto per essere orgogliosi di qualcosa.
La cena è stata un appuntamento costellato di vari eventi determinanti. Uno di questi è stato sicuramente quando, prima che iniziasse, gli altoparlanti della sala hanno suonato un pezzo rock. Mia figlia per l'ennesima volta è impazzita. Agitandosi come una forsennata di è gettata a capofitto nella mischia, in mezzo a quei prodi che si erano cimentati nel ballo.
Un altro evento è stato la comparsa delle tre Moire. Viola, nuovamente impazzita, ha cercato di portarsene almeno una a casa, e alla fine ci ha posato insieme per una foto che poi si è rivelata la più inquietante di tutta la STICCON.
Ci sono stati anche altri momenti di diversa caratura ma l'esito finale era sempre lo stesso: mia figlia impazziva e io dietro a recuperarla.
Comunque, dopo aver degustato il caffè si erano fatte già le 23. Io e Marika eravamo già in riserva mentre, ovviamente, Viola non accennava neanche a rallentare. Non ci rimaneva che perdere alla lotteria e ascoltare la tavola rotonda degli organizzatori, che all'unanimità esprimevano la loro soddisfazione per il successo della manifestazione e comunicavano l'intenzione di replicare l'anno successivo, magari includendo anche il fan-club di Stargate e altri. Il tutto mentre Viola correva euforica in lungo e in largo attraverso la grande sala del centro congressi emettendo strilli euforici.
Intorno alle 1 di notte abbiamo capito che era abbastanza. Salutati gli amici e rinnovata la prospettiva di tornare anche per l'edizione successiva, abbiamo intrapreso la via del ritorno verso l'albergo. Viola, con passo sicuro, ci ha accompagnati fino in camera. Ci ha cambiato il pannolino e messo a letto intonando una breve ninna-nanna. Dopodiché ha preso le chiavi della mia macchina ed è uscita. Io le ho sussurrato con un filo di voce: “ Non fare tardi eh?!”. Lei mi ha risposto “ Papà, CHE PALLE!”, ed è uscita sbattendo la porta. Che ci vuoi fare? Del resto son giovani...
L'ultimo baluardo da superare è stato il mattino successivo. Marika ha trovato un enorme scarafaggio seduto sulla tazza del water, intento a leggere la cronaca sportiva. Fortuna che l'uomo di casa ha impugnato la sua onnipotente ciabatta ed emettendo il grido di battaglia “ PER ODINO!” l'ha scagliata con forza contro l'incomoda presenza. Il nemico è stato debellato, ma mentre lo facevo, maledicevo una volta di più l'hotel e tutti i criminali nazisti.
Published on June 04, 2012 08:12
June 3, 2012
Manuale di sopravvivenza per domatori di leoni a una convention di fantascienza - Parte prima

C'è un particolare, all'inizio di questa storia, che ricordo solo io. Siamo in macchina, sto guidando, a fianco c'è Marika, mia moglie, siamo giovani e belli, e ridiamo e scherziamo, a un certo momento sento la mia voce che dice: “ A me la convention di Star Trek non interessa “.
Quattro anni dopo, mi sveglio in un fosso senza un rene, con indosso la divisa di Star Trek e una figlia.
Raccontare cosa sia successo in questi quattro anni non è facile. Io poi mi dimentico sempre tutto. Comincerò quindi dalla fine, dall'ultima convention di fantascienza alla quale la famiglia Guidi ha partecipato; la Sticcon allargata alla Yavincon e alla Italcon, quella “in offerta” per intenderci...paghi uno e prendi tre.
Premetto che recarsi a un evento del genere con una bambina di quasi due anni e l'incombenza di dover gestire 13 chili in continuo movimento, non è cosa facile. E sorvolo sul fatto che, quando la famiglia si sposta, è sempre necessario un numero esponenziale di cose che inevitabilmente si traducono in un numero esponenziale di valigie, che quando si parte è come se si trasferisse la carovana del circo Orfei.
Sappiate però che a noi Guidi le difficoltà non ci spaventano, quindi anche quest'anno: “ Via! “ in quel di Bellaria, per potersi godere una breve parentesi di evasione dalla quotidianità.
La partenza non è incoraggiante. Marika dirige i lavori di carico bagagli spronando il sottoscritto a colpi di gatto a nove code e ogni tanto mi chiama “Lotar”. Per fortuna che quella mattina ho avuto razione doppia di pane e cipolle, e rinvigorito dalla lauta colazione riesco a stipare la monovolume senza alcun aiuto da parte di Mandrake ( incredibile ).
A questo punto si parte. Navigatore impostato, gasolio fatto, guarda che bella giornata.
Il viaggio scorre tranquillo, niente incidenti o rallentamenti, nel primo pomeriggio siamo già a destinazione. Il tempo di prendere possesso della nostra camera nell'hotel Ambasciatori ( il meno peggio, anche se, a onor del vero, scegliere il meno peggio tra gli hotel Foschi e come scegliere il più umano in mezzo a un gruppo di criminali nazisti ) e siamo già per strada diretti al centro congressi.
Alla meta agognata veniamo però accolti da un insolito clima, anzi, dire insolito è improprio, forse sarebbe meglio definirlo “ideale”. C'è gran movimento, parecchia gente, molti in costume, molti in tema Star Wars.
È arrivato l'IMPERO! E quando arrivano loro non sentono storie.
Marika rimane estasiata, io entusiasta, mia figlia invece impazzisce. La piccola arruffa-mondo ingrana la quinta e parte. Io dietro.
Ecco...la mia STICCON si può riassumere pressappoco così. Mia figlia che corre e io dietro. E su, e giù, e rincorrila, e prendila, e calmala, e pregala, e distraila, e giocala, e mangiala, e puliscila, e calmala, e ninnala, e controllala, e caccala, e pisciala, e ripuliscila, e comprale il pupazzetto ( che ha analizzato ed espulso dalla stiva di carico 9 nell'arco di 10 secondi ).
Dove sono? Dove sono quelle belle giornate di lavoro intenso che ti schiacciano per otto ore filate dico io, dove sono?
Ovviamente sto scherzando, non c'è nulla di più bello al mondo delle manine tese di mia figlia mentre mi chiama e chiede di essere presa in braccio, con quel musino che non aspetta altro che essere riempito di baci.
Comunque, tornando a noi, Marika approfitta del diversivo e si infila a vedere il Panel di Gates McFadden ( la dottoressa Crusher di Star Trek TNG ) mentre il sottoscritto “ Lotar “ qui, riesce ad arginare la distorsione temporale di nome Viola confinandola nell'apposita area di Rara Phente.
Rura phente è bello, Rura Phenete è cool. È un'area pienamente attrezzata per accogliere bambini e far fronte alla minaccia di Viola Guidi con molti altri nanetti suo coetanei ( chi più, chi meno ).
Io approfitto. Mi spalmo su un divanetto e osservo in estasi, ma spesso mi devo alzare perché i campi di forza non sono abbastanza potenti e mia figlia rischia di sfondare le barriere per evadere.
Mi dicono che prima a Rura Phente c'erano anche i carcerieri Klingon che badavano ai detenuti, ma siccome qualche genio si è lamentato che i Klingon erano troppo duri, allora i Klingon han deciso di andarsene e lasciare il posto ad impolverarsi come Alcatraz. Colpa dei geniali criticoni ovviamente. Cosa gli passa per la mente di andare a criticare dei Klingon?
Questa cosa mi innervosisce alquanto, anche perché, se ci fossero state le guardie, io ne avrei approfittato per vivermi un po' la convention e invece nisba.
Dopo un'ora, colei che ha dato i natali a mia figlia si rifà viva, prende in consegna la piccola e tutti insieme ci teletrasportiamo al piano superiore, dove tra un discorso e l'altro si fa una certa ora, quella di cena.
La sala della cena è piena. In tre STICCON che ho sulle spalle non me la ricordavo così gremita ( è anche vero che però io mi dimentico tutto ). Siamo al tavolo con Daniela Scucchia, Nicola Battista e suo padre Fernando ( che mi sta molto simpatico anche perché mi offre sempre da bere ), più una coppia di soci Yavin molto gradevole, con la quale ovviamente scatta subito il dibattito sull'eterno confronto tra vecchia e nuova trilogia di Star Wars.
La conversazione si avvia piano, poi sterza violentemente verso la nuova trilogia, passa velocemente attraverso Episodio 1 ed entra in Episodio 2 dove addirittura sgomma. Proprio quando si stava entrando in Episodio 3 ( il più bello del nuovo ciclo secondo il mio modesto parere ) la conversazione si frema, fa retromarcia e torna su Episodio 2, lì parcheggia e spegne il motore. Insomma, questi soci Yavin sono proprio il cacio sui maccheroni, quella iniezione di vita di cui lo STIC aveva una gran bisogno!
La serata volge al termine con Viola che si addormenta alle 22,30 e ci lascia vedere una delle sfilate costumi più belle di sempre.
Mentre Marika sorveglia la piccola, io mi piazzo accanto a Marco Paulli e insieme decidiamo di invecchiare di almeno 30 anni, trasformandoci in due anziani ultra-settantenni che, come quelli del Muppet show, dispensano gratuitamente commenti acidi e osservazioni ciniche.
Ovviamente mi diverto come un bambino al luna park.
Per la cronaca ha vinto un omone travestito da Klingon, grosso come tre scaldabagni. Premio indubbiamente meritatissimo, ma che si è assicurato quando ha fatto intonare a tutto il centro congressi il suo canto di battaglia in lingua madre. In quel momento ha sbaragliato ogni tipo di concorrenza.
Finita la sfilata le luci si sono spente ( almeno per noi ) sul nostro primo giorno di STICCON.
Published on June 03, 2012 15:46


