Valentina Capaldi's Blog
June 30, 2019
The builders di Daniel Polansky
THE BUILDERS, di Daniel Polansky
Acheron Books, 173 pagine, € 15,00
Genere: furry pulp western
Voto: 3/5
“The builders” di Daniel Polansky è un cosidetto furry, cioè un romanzo che ha come protagonisti animali umanizzati. Tipo la Disney, anche se, decisamente, non si tratta di Disney. È più Tarantino in salsa western, in effetti. Come se tutti gli animaletti pucciosi che costellavano i libri che leggevamo da piccoli (topolini, tassi, talpe, volpi e gattini) si svegliassero un giorno in una storia pulp.La trama è questa: il Capitano, un topo guercio con la faccia di bronzo tipo Clint Eastwood dei tempi di Sergio Leone, raduna la vecchia banda, composta dagli animali più veloci del west: un furetto francese, un grosso e muscoloso tasso, un ermellino con una mira infallibile, una salamandra abilissima di mano e una talpa infida. Lo scopo è riconquistare una sorta di palazzo reale da cui il Capitano è stato scacciato anni prima in seguito alla faida tra due fratelli regnanti. Si tratta di un romanzo che è stato finalista al Premio Hugo 2016, e posso capire perché: è scritto bene, con uno stile molto personale e citazionista. L’influenza degli spaghetti western e di Sergio Leone è enorme e, naturalmente, c’è dentro molto pulp. Però, personalmente, devo dire che non mi ha entusiasmato. Come racconto lungo sarebbe stato bellissimo, ma come romanzo manca di approfondimento. L’ambientazione e il background emergono a stento da uno show, don’t tell estremizzato e i personaggi muoiono prima di avere il tempo di essere davvero approfonditi.
Published on June 30, 2019 10:27
June 23, 2019
La colonna di fuoco
LA COLONNA DI FUOCO, di Ken FolletMondadori, 1279 pagine, € 7,90Genere: romanzo storico
Voto: 3/5
Ho finito, dopo ben 2 mesi, l’ultimo romanzo di Ken Follet, quello che chiude la trilogia di Kinsbridge composta da “I pilastri della terra”, “Mondo senza fine” e, appunto, “La colonna di fuoco”.Me lo avevano detto, ma se non vedo non credo, quindi ho dovuto leggerlo per rendermi conto da sola che è il romanzo più brutto della trilogia. Non brutto in assoluto, perché brutto non è (Ken Follet non scrive mai nulla di brutto), ma comunque non all’altezza dei fratelloni maggiori.Dopo l’Alto Medioevo e il Basso Medioevo, qui siamo in pieno Rinascimento inglese, e precisamente all’epoca di Elisabetta I. Il romanzo si incentra completamente sulle persecuzioni religiose che sconvolsero Inghilterra e Francia nel XVI° secolo. Il protagonista è Ned Willard, un discendente dei protagonisti dei romanzi precedenti, che trascorre la sua intera vita come spia di Elisabetta con il compito di salvare Sua Maestà dai complotti, per primo quello che avrebbe voluto mettere sul trono al suo posto Maria Stuart.Cosa c’è di bello?Di sicuro, la capacità di Ken Follet di scrivere un romanzo storico come si deve, intrecciando con grandissima abilità realtà e finzione. L’autore riesce a infilare i suoi personaggi dietro a ogni evento rilevante dell’epoca, il che non è semplice: i cattivi hanno la responsabilità per la notte di San Bartolomeo, quando a Parigi vennero sterminati gli ugonotti; hanno la responsabilità dell’attacco dell’Invincibile Armada, la grande flotta con cui il re di Spagna sperava di sottomettere la Regina Vergine; hanno finanche la responsabilità per il piano di Guy Fawkes, che cercò di far saltare in aria il Parlamento con il re dentro.Di meno bello, c’è il fatto che il romanzo è troppo lungo e, sopratutto, ha troppi punti di vista irrilevanti che non concludono la loro linea narrativa, oppure la concludono troppo in fretta. Ci sono personaggi che a un certo punto semplicemente scompaiono, e ti domandi a che cosa siano serviti. Altri sembrano morire solo perché l’autore non sapeva più che farsene di loro. In generale, è tutto molto dispersivo; si ha davvero l’impressione che manchi la struttura e tutti quegli infiniti dettagli che alla fine si riuniscono tipici dei romanzi di Ken Follet.Che l’autore inglese stia perdendo la sua stoffa? O forse semplicemente l’idea era troppo grande e gli è sfuggita di mano?Resta il fatto che, comunque, “La colonna di Fuoco” analizza un periodo interessantissimo della storia inglese ed è un buon romanzo d’azione.
Published on June 23, 2019 07:19
May 18, 2019
Salone del libro di Torino 2019. Resoconto
Il Salone del Libro di Torino è uno di quei grandi eventi collettivi che ognuno vive a suo modo. Ci sono talmente tante suggestioni ed esperienze possibili che non si può generalizzare: bisogna per forza raccontare il proprio punto di vista.Il nostro Salone, quest’anno, è stato un ritrovare di amici vecchi e nuovi e di rinnovata fiducia verso editori indipendenti che amiamo e ammiriamo. Non un Salone rocambolesco, ma tranquillo e famigliare.
Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, anche in negativo, e ammettere ancora una volta che il Salone è disorganizzato. File chilometriche, gente preposta a dare informazioni che ne sapeva meno di me, dieci tavolini e venti sedie per centomila persone, wi-fi inesistente, connessione dati a singhiozzo, aria condizionata che a volte pareva di stare nel deserto a volte al Polo Nord. So di sembrare una vecchia criticona, ma sono più di 30 anni che viene organizzato; ormai sarà invalsa una certa routine per evitare certe cose, no? E invece no. Vabbè, anche se abbiamo beccato il raffreddore siamo sopravvissute.La grande novità è stata l’aggiunta dell’Oval, che è stata un’ottima idea: 13.000 mq in più in cui sono state spostate le sale incontri e gli stand dei grandi editori, lasciando molto più spazio nel Lingotto per tutti gli altri. Tra i tanti incontri e ospiti presenti, siamo riuscite a vedere solo Alberto Angela allo spazio Rai, anche se vedere è una parola grossa, dato che ho dovuto tenere la macchina fotografica in alto sopra la folla per cogliere la sua immagine sul maxischermo. Comunque lo abbiamo ascoltato con piacere. Dicevo degli editori indipendenti.
Il primo, senza dubbio, è Watson Edizioni, che ormai è una grande famiglia. Allo stand sono state presentate varie novità di fantascienza: il cyberpunk “Skin” di Delos Veronesi (seguito di Winter, davvero raro esempio di cyberpunk in Italia), la distopia “Screaming Dora” di Laura Scaramozzino (che è una donna entusiasta e infaticabile, dato che ha fatto 5 giorni in piedi a vendere), la fantascienza speculativa di Matt Briar “Terre rare” (premio Kipple), e “L’ultimo viaggio della Dnepro” di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes (finalisti premio Urania).Inoltre, Antonio Schiena ha presentato il suo ultimo romanzo, “Andrà tutto bene”. Sembra un’inversione di tendenza rispetto al suo titolo precedente, “Non contate su di me”, ma Antonio ha assicurato che questo nuovo romanzo è assolutamente coerente con la sua personalità.Ci sono poi “Le Mezzelane”, che essendo una casa editrice marchigiana quest’anno era alloggiata presso lo stand della regione ospite, le Marche, per l’appunto.“Le Mezzelane” sono un editore gestito con tanta passione da donne, che produce romanzi di altissima qualità, forse tra i migliori di quelli degli editori indipendenti per la cura che ci viene messa.
Abbiamo assistito con piacere alla presentazione di Renato Ghezzi ed Eufemia Griffo. Il romanzo di Renato, “Seconda possibilità”, è un romanzo storico ambientato durante il nazismo che parla di sport, uguaglianza e inclusione. Tutti valori che rientravano alla perfezione nel tema del Salone, “Il gioco del mondo”, e tanto più importanti alla luce delle polemiche su quell’editore lì che hanno preceduto l’evento.Parliamo poi de “La Corte Editore”. Intanto, vorrei porre l’accento sullo sconvolgente cambio di genere dell’autrice Francesca Caldiani che dalla fantascienza per ragazzi è passata al romance (scherzo. Chi mi conosce sa che io e Francesca siamo amiche e non vedo l’ora di leggere il suo nuovo romanzo). In verità, quello su cui vorrei porre l’accento è Wattpad, perché quest’anno La Corte ha presentato diversi romanzi presi dalla piattaforma. Ormai è una tendenza invalsa; attenzione, non è che un editore si fa un giro su Wattpad e sceglie il romanzo con più follower. Questa è una leggenda metropolitana. In realtà dietro ci sono sempre le agenzie, ma è innegabile che pubblicare un romanzo preso da Wattpad porti già a quello stesso romanzo una fetta di pubblico. Non tutto quello che aveva sulla piattaforma, perché a quanto pare molte persone sono su Wattpad solo per leggere gratis, ma comunque una fetta. Che Wattpad sia il nuovo Amazon per il genere romance? Staremo a vedere. In realtà i romanzi fan fiction presi dal web esistono da sempre, soprattutto oltreoceano. Personalmente, trovo che Wattpad sia interessante per avere i primi riscontri su una storia che poi magari diventerà un libro, che è un po’ lo stesso principio che applica chi fa marketing editoriale negli Stati Uniti.
Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, anche in negativo, e ammettere ancora una volta che il Salone è disorganizzato. File chilometriche, gente preposta a dare informazioni che ne sapeva meno di me, dieci tavolini e venti sedie per centomila persone, wi-fi inesistente, connessione dati a singhiozzo, aria condizionata che a volte pareva di stare nel deserto a volte al Polo Nord. So di sembrare una vecchia criticona, ma sono più di 30 anni che viene organizzato; ormai sarà invalsa una certa routine per evitare certe cose, no? E invece no. Vabbè, anche se abbiamo beccato il raffreddore siamo sopravvissute.La grande novità è stata l’aggiunta dell’Oval, che è stata un’ottima idea: 13.000 mq in più in cui sono state spostate le sale incontri e gli stand dei grandi editori, lasciando molto più spazio nel Lingotto per tutti gli altri. Tra i tanti incontri e ospiti presenti, siamo riuscite a vedere solo Alberto Angela allo spazio Rai, anche se vedere è una parola grossa, dato che ho dovuto tenere la macchina fotografica in alto sopra la folla per cogliere la sua immagine sul maxischermo. Comunque lo abbiamo ascoltato con piacere. Dicevo degli editori indipendenti.
Il primo, senza dubbio, è Watson Edizioni, che ormai è una grande famiglia. Allo stand sono state presentate varie novità di fantascienza: il cyberpunk “Skin” di Delos Veronesi (seguito di Winter, davvero raro esempio di cyberpunk in Italia), la distopia “Screaming Dora” di Laura Scaramozzino (che è una donna entusiasta e infaticabile, dato che ha fatto 5 giorni in piedi a vendere), la fantascienza speculativa di Matt Briar “Terre rare” (premio Kipple), e “L’ultimo viaggio della Dnepro” di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes (finalisti premio Urania).Inoltre, Antonio Schiena ha presentato il suo ultimo romanzo, “Andrà tutto bene”. Sembra un’inversione di tendenza rispetto al suo titolo precedente, “Non contate su di me”, ma Antonio ha assicurato che questo nuovo romanzo è assolutamente coerente con la sua personalità.Ci sono poi “Le Mezzelane”, che essendo una casa editrice marchigiana quest’anno era alloggiata presso lo stand della regione ospite, le Marche, per l’appunto.“Le Mezzelane” sono un editore gestito con tanta passione da donne, che produce romanzi di altissima qualità, forse tra i migliori di quelli degli editori indipendenti per la cura che ci viene messa.
Abbiamo assistito con piacere alla presentazione di Renato Ghezzi ed Eufemia Griffo. Il romanzo di Renato, “Seconda possibilità”, è un romanzo storico ambientato durante il nazismo che parla di sport, uguaglianza e inclusione. Tutti valori che rientravano alla perfezione nel tema del Salone, “Il gioco del mondo”, e tanto più importanti alla luce delle polemiche su quell’editore lì che hanno preceduto l’evento.Parliamo poi de “La Corte Editore”. Intanto, vorrei porre l’accento sullo sconvolgente cambio di genere dell’autrice Francesca Caldiani che dalla fantascienza per ragazzi è passata al romance (scherzo. Chi mi conosce sa che io e Francesca siamo amiche e non vedo l’ora di leggere il suo nuovo romanzo). In verità, quello su cui vorrei porre l’accento è Wattpad, perché quest’anno La Corte ha presentato diversi romanzi presi dalla piattaforma. Ormai è una tendenza invalsa; attenzione, non è che un editore si fa un giro su Wattpad e sceglie il romanzo con più follower. Questa è una leggenda metropolitana. In realtà dietro ci sono sempre le agenzie, ma è innegabile che pubblicare un romanzo preso da Wattpad porti già a quello stesso romanzo una fetta di pubblico. Non tutto quello che aveva sulla piattaforma, perché a quanto pare molte persone sono su Wattpad solo per leggere gratis, ma comunque una fetta. Che Wattpad sia il nuovo Amazon per il genere romance? Staremo a vedere. In realtà i romanzi fan fiction presi dal web esistono da sempre, soprattutto oltreoceano. Personalmente, trovo che Wattpad sia interessante per avere i primi riscontri su una storia che poi magari diventerà un libro, che è un po’ lo stesso principio che applica chi fa marketing editoriale negli Stati Uniti.
Published on May 18, 2019 09:07
May 5, 2019
I libri del mese: aprile 2019
Aprile è stato un mese romantico, dato che con gli audiolibri mi sono concentrata sui romance regency (da qui il post sul romanzo regency). Per quanto riguarda i libri cartacei, sto leggendo “La colonna di fuoco” di Ken Follet e non sono nemmeno a metà, perciò mi ci vorrà ancora tutto maggio. Lo so, sono lenta, ma è pur sempre un librone da 1270 pagine. Per ora sono molto perplessa. È scritto bene (del resto, Ken Follet è Ken Follet), ma la trama mi pare eccessivamente diluita e mi manca quella voglia di sapere come va avanti che di solito trovo nei romanzi di questo autore.Peraltro, comincio a credere che sia un problema tutto mio: quest’anno ho portato a termine un libro solo, tutti gli altri li ho abbandonati per noia. Editare tanto mi fa male.Aprile è stato il mesone di “Avengers. Endgame”. L’ho visto giovedì scorso. Mi è piaciuto? Ni. Ha alcuni momenti molto epici, tra cui il primo a tipo quindici minuti dall’inizio del film, ma per il resto… meh. L’idea di base è molto sensata, ma i personaggi a cui eravamo abituati mi sono parsi svuotati della loro essenza, sopratutto Thanos, e si sa che quando c’è un brutto antagonista tutta la storia risulta moscia. Però voto 10 a Chris Hemsworth, che è davvero simpaticissimo. Speriamo di rivederlo in uno dei prossimi film Marvel.
Sempre in tema di supereroi, avete letto il mio pessimo commento al nuovo film di “Hellboy”. Però ribadisco che Magic Press sta ristampando tutta la saga in sei volumi omnibus, davvero molto belli. Costicchiano (30 euro l’uno) ma sono ottimi volumi da collezione.
Aprile è stato anche il mesone dell’ultima stagione di “Games of Thrones”, ma devo ancora cominciarla, quindi non mi esprimo in merito. Però, sempre in tema di serie TV, voglio spendere due parole sulla seconda stagione di “Star Trek Discovery”. La prima stagione aveva avuto un guizzo pazzesco solo verso la metà, mentre questa stagione per me è rimasta al top in tutte le puntate. Stavolta l’idea era molto vicina al cyberpunk classico (Gibson, per intenderci), con delle spruzzate di viaggi nel tempo. Secondo me è una serie di altissimo livello nella scrittura, e mi piace da impazzire il fatto che le donne abbiano un ruolo centrale. Un bel salto dalla vecchia Enterprise dove Uhura era considerata più per la sua minigonna che per il suo cervello, no?
Published on May 05, 2019 12:12
April 29, 2019
Salone del libro di Torino 2019. Il gioco del mondo
Dal 9 al 13 maggio torna il Salone del Libro di Torino, in uno spazio espositivo che già dal comunicato stampa promette di essere più grande e organizzato.Infatti, quest’anno alla classica area espositiva del Lingotto si aggiunge quella dell’Oval, per un totale di 13.000 mq in più (quindi niente tensostruttura imbarazzante, e magari qualche panchina per sedersi ogni tanto).Il tema di quest’anno è “Il gioco del mondo”, ispirato al romanzo dello scrittore argentino Julio Cortázar, un libro sconfinato e un invito alla ribellione, alla fuga e all’avventura, perché costruito in modo che chi legge possa scegliere dove andare attraverso le pagine, da leggere oppure scartare. Non ci sarà un Paese ospite bensì una lingua ospite, cioè lo spagnolo, perché la volontà del Salone di quest’anno è travalicare le frontiere ispirandosi a una lingua che unisca popoli e culture diverse.La Regione ospite sono invece le Marche, presso il cui padiglione troverete anche la nostra casa editrice, Le Mezzelane, con tutti i suoi autori ed editor.Ospite d’onore è la città araba di Sharja. Grazie a Sua Altezza Sheikh Dr. Sultan bin Muhammad Al Qasimi, presidente di Sharjah Book Authority (SBA), saranno presentate a Torino 40 traduzioni inedite di titoli italiani in lingua araba per promuovere la bellezza della conoscenza e lo scambio tra culture. I percorsi tematici sono 31. Ci saranno incontri con tantissimi scrittori italiani e stranieri, ma anche con rappresentanti del mondo pop e culturale. Il programma completo lo trovate qui. Non ci resta che augurare a tutti buon Salone!
Published on April 29, 2019 03:30
April 21, 2019
L'evoluzione del romanzo regency
Dato che ultimamente leggo solo romanzi ambientati in Inghilterra, ho pensato di fare un post sull’evoluzione del romanzo regency, perché mi pare abbastanza interessante.Innanzitutto, bisogna dire che quando si parla di “regency” ci si riferisce a quel periodo che va dal 1800 al 1830, ossia l’epoca di Giorgio IV che fu prima reggente al posto di suo padre e poi re. Si tratta di trent’anni che fanno da ponte tra l’era georgiana e quella vittoriana.L’epoca della Reggenza, nonostante la brevità, segnò una serie di importanti cambiamenti nella vita sociale inglese. Il “ton”, cioè l’aristocrazia, seguiva le orme del suo grassoccio principe per quanto riguardava i divertimenti, le arti, il cibo, la musica, i bei vestiti e le belle donne. Durante la lunghissima season londinese, che copriva tutta la primavera, l’estate e a volte anche gran parte dell’autunno, i ricchi proprietari terrieri non avevano altro da fare che invitarsi gli uni a casa degli altri per pranzi e balli. Fu tuttavia anche un’epoca d’incertezza, sopratutto nei primi quindici anni, caratterizzati dalle guerre contro Napoleone.
In questo contesto nacquero i famosi romanzi di maniera, la cui maggior esponente è senza dubbio Jane Austen. I suoi libri (si pensi a “Orgoglio e pregiudizio”, senza dubbio uno dei suoi capolavori) esaminano la società dell’epoca attraverso brillanti scambi di battute e situazioni tipiche. Al centro delle trame c’è l’amore, ma anche la ricerca di un buon matrimonio, i problemi finanziari causati da rendite insufficienti per sostenere il lusso londinese e l’analisi di particolari caratteri dell’aristocrazia inglese (iconici sono la madre delle sorelle Bennet e il cugino Collins in “Orgoglio e pregiudizio”). Un po’ più tardo (è del 1848), ma ambientato nello stesso periodo regency, è “La fiera delle vanità” di William Makepeace Thackeray.
Il romanzo di Thackeray (che è universalmente riconosciuto come uno dei romanzi più belli della storia inglese) mette in scena due eroine lontanissime dalle donne di Jane Austen, che erano pronte a lottare contro la società per i propri valori. Al contrario, in questo libro tutto ciò che viene perseguito è vacuo e vuoto: la scalata sociale e l’amore fine a se stesso, privo del senso critico. Non a caso, fu Thackeray a inventare la parola “snob”. Forse il suo romanzo è molto più attinente alla realtà di quanto lo fossero quelli di Jane Austen.
Il regency come romanzo rosa nacque attorno al 1920 grazie alla scrittrice Georgette Heyer. Da lì in poi si può distinguere tra romanzi regency “classici”, in cui la tensione sessuale è praticamente nulla, e romanzi di ambientazione regency che invece ricalcano con più precisione le regole del romanzo rosa erotico.Attualmente va per la maggiore il romanzo regency erotico (per esempio, potete legge la serie “Love by numbers” di Sarah MacLean che è carina). Le case editrici che pubblicano regency tradizionale sono rimaste pochissime, anzi, probabilmente solo la collana storica della Harlequin.
In questo contesto nacquero i famosi romanzi di maniera, la cui maggior esponente è senza dubbio Jane Austen. I suoi libri (si pensi a “Orgoglio e pregiudizio”, senza dubbio uno dei suoi capolavori) esaminano la società dell’epoca attraverso brillanti scambi di battute e situazioni tipiche. Al centro delle trame c’è l’amore, ma anche la ricerca di un buon matrimonio, i problemi finanziari causati da rendite insufficienti per sostenere il lusso londinese e l’analisi di particolari caratteri dell’aristocrazia inglese (iconici sono la madre delle sorelle Bennet e il cugino Collins in “Orgoglio e pregiudizio”). Un po’ più tardo (è del 1848), ma ambientato nello stesso periodo regency, è “La fiera delle vanità” di William Makepeace Thackeray.
Il romanzo di Thackeray (che è universalmente riconosciuto come uno dei romanzi più belli della storia inglese) mette in scena due eroine lontanissime dalle donne di Jane Austen, che erano pronte a lottare contro la società per i propri valori. Al contrario, in questo libro tutto ciò che viene perseguito è vacuo e vuoto: la scalata sociale e l’amore fine a se stesso, privo del senso critico. Non a caso, fu Thackeray a inventare la parola “snob”. Forse il suo romanzo è molto più attinente alla realtà di quanto lo fossero quelli di Jane Austen.
Il regency come romanzo rosa nacque attorno al 1920 grazie alla scrittrice Georgette Heyer. Da lì in poi si può distinguere tra romanzi regency “classici”, in cui la tensione sessuale è praticamente nulla, e romanzi di ambientazione regency che invece ricalcano con più precisione le regole del romanzo rosa erotico.Attualmente va per la maggiore il romanzo regency erotico (per esempio, potete legge la serie “Love by numbers” di Sarah MacLean che è carina). Le case editrici che pubblicano regency tradizionale sono rimaste pochissime, anzi, probabilmente solo la collana storica della Harlequin.
Published on April 21, 2019 12:50
April 16, 2019
Hellboy, il (brutto) film
Aspettavo con ansia questo film, perciò dire che sono delusa è poco. Dirò che odio andare al cinema a spendere 10 euro per un film davvero brutto, e intendo brutto in maniera del tutto oggettiva. È come comprare un brutto libro: quando dopo alcune pagine lo chiudi con disgusto, vorresti solo trovare autore ed editore e prenderli a pugni per averti preso in giro.È possibile fare dei film d’azione ottimi. Ci sono tanti esempi a dimostrarlo, da classici come Indiana Jones a l’ultimo Avengers, che era un film rischiosissimo in tema di gestione della trama e dei personaggi. Quindi non mi si dica che Hellboy in fondo è un demone pure un po’ scemo che prende a cazzotti i mostri e che quindi non potevo aspettarmi niente di più. La verità, se si vuole essere giusti, è che nemmeno i film di Guillermo Del Toro avevano chissà che trama, ma lì c’era un approfondimento psicologico e un ricerca visiva che questo film se li sogna.Andiamo con ordine, comunque.Il nuovo Hellboy è diretto da Neil Marshall, che viene dall’horror.La trama appiccica vari spunti presi dalle storie di Mignola in una confusione pazzesca. L’antagonista è la strega Nimue che, dopo essere stata smembrata da re Artù millecinquecento anni prima, viene ricomposta e per motivi non meglio specificati decide di distruggere il mondo. Red, che è sempre in biblico tra le sue due nature, per tipo cinque secondi sembra sul punto di allearsi con lei, poi invece la uccide. In questo filone cosi lineare se ne inseriscono altri mille, con personaggi che fanno delle comparsate, perché forse lo scopo era mettere dentro quanti più riferimenti possibile ai fumetti, e linee narrative che restano sospese.Di approfondimento psicologico nemmeno a parlarne, ovviamente. Il professore, che riveste l’importantissimo ruolo di mentore, è relegato (forse da un montaggio disastroso) a due/tre battute tutte sul tema di muovi il culo, figliolo. Hai Ian McShane e lo sprechi così. Complimenti.E poi lo splatter grottesco, santo cielo. Avevo un bambino seduto di fianco a me e non oso immaginare gli incubi che ha avuto stanotte. Teste che volano, sangue, impalamenti, cadaveri fantasiosi… ce n’era davvero bisogno? Ma, in generale, c’era davvero bisogno di un film fatto così?Sono delusa perché l’immaginario di Hellboy è molto simile al mio, quindi era lecito aspettarsi di meglio.Comunque, Magic Press sta stampando dei volumi Omnibus contenenti tutta la saga di Mignola più alcune one shoot, utili a questo punto per chiunque voglia ritrovare il vero Hellboy.
Published on April 16, 2019 03:00
February 24, 2019
Audiolibri: Il codice Rebecca
Premessa: volevo fare un post sulla duologia “Carve the Mark” di Veronica Roth, che alla fine ho abbandonato, ma mi sono resa conto che non c’è molto da dire se non che sono libri noiosi.Perciò alla fine ho deciso di parlare piuttosto di questo, che ho ascoltato in audiolibro.Credo sia inutile dire quanto bravo è Ken Follet; insomma, lo sa più o meno tutto il mondo.“Il codice Rebecca” è un romanzo che fa parte del filone delle spy story, come “La cruna dell’ago”. In effetti, il tema è proprio lo stesso de “La cruna dell’ago”: lo spionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale.“Il codice Rebecca” è ambientato a Il Cairo nel 1942 e narra la vicenda della spia nazista Alex Wolff, per metà tedesco per metà egiziano, il cui compito è scoprire i piani militari inglesi per favorire l’avanzata di Rommel.A opporsi a lui, il maggiore dell’esercito inglese William Vandam, che siccome avevo appena rivisto “Bastardi senza gloria” io mi sono immaginata per tutto il tempo con la faccia di Michael Fassbender.Il romanzo è molto interessante dal punto di vista storico, dato che una spia nazista al Il Cairo c’è stata davvero. Si trattava di Johannes Eppler, anch’egli tedesco cresciuto in Egitto, che operava da una casa galleggiante sul Nilo con l’aiuto di una soubrette locale e utilizzava come codice il famoso romanzo “Rebecca” di Dhapne du Maurier, quello da cui Hitchcock ha tratto “Rebecca la prima moglie”, per intenderci. Il personaggio di Wolff è estattamente ritagliato su quello di Eppler, anche se nella realtà l’apporto dato da Epppler a Rommel non fu essenziale come quello che nel romanzo riesce a dare Wolff.Il romanzo, però, è interessante anche per ragioni puramente narrative. Ripeterò di nuovo che Follet è bravissimo. La trama è un intreccio perfetto e mai scontato e i personaggi sono tutti delineati benissimo. Credo che uno dei meriti più grandi sia che riesce a far empatizzare il lettore con il cattivo; in effetti, il vero eroe è Vandam e l’antagonista è Wolff, ma fino a tre quarti del libro il lettore quasi tifa per il tedesco (poi Vandam comincia a fare cose alla Ethan Hunt e non c’è più storia).
Published on February 24, 2019 05:17
February 17, 2019
I libri del mese: gennaio 2019
Anche se ormai è quasi finito febbraio, voglio ricominciare a fare i post “I libri del mese”, e ovviamente devo ripartire da gennaio.Gennaio è un mese lungo in cui di solito succedono molte cose.
Sul fronte dei libri letti, in verità, c’è solo “Carve the mark” di Veronica Roth, di cui vi parlerò quando avrò finito anche il secondo volume. Vi anticipo solo che sulle prime l’ho trovato molto bello, poi ha iniziato a declinare. Per questo ci ho messo tanto a leggerlo: se un libro è noioso purtroppo non mi viene voglia di prenderlo in mano. Del resto, però, i due romanzi della duologia non sono nemmeno così brutti da abbandonarli, quindi finirò anche il secondo.
Per fortuna in gennaio, come vi avevo già detto, ho scoperto gli audiolibri; oltre quelli che ho recensito (La ragazza del treno e Chocolat) ho ascoltato “Orgoglio e pregiudizio” e “La moglie del mercoledì”. Il primo non ha bisogno di commenti; il secondo è un romance davvero brutto, ma ero curiosa di provare il genere (e me ne sono pentita).
Sul fronte eventi, a metà gennaio abbiamo partecipato al Salone dell Cultura a Milano assieme alla casa editrice “Le Mezzelane”. Siamo andate sopratutto perché c’era la presentazione di un libro editato da noi, “Seconda possibilità” di Renato Ghezzi.Si tratta di un romanzo bellissimo che racconta in forma romanzata la storia di Rudi Ball, l’unico ebreo tedesco a partecipare alle Olimpiadi Invernali del 1936. Un libro che noi abbiamo amato moltissimo e che vi consigliamo di leggere.
Sempre in collaborazione con “Le Mezzelane”, in gennaio è partito “Guerriere”, concorso fantasy dedicato alle donne.Lo scopo è quello di creare un’antologia che raccolga la migliore produzione femminile di un genere che ultimamente sembra stia ritornando di appannaggio maschile.Se siete delle donne e vi piace scrivere fantasy, quindi, il regolamento del concorso è qui. C’è tempo fino a maggio! Lo scopo è presentare l’antologia in ottobre.
Sul fronte dei libri letti, in verità, c’è solo “Carve the mark” di Veronica Roth, di cui vi parlerò quando avrò finito anche il secondo volume. Vi anticipo solo che sulle prime l’ho trovato molto bello, poi ha iniziato a declinare. Per questo ci ho messo tanto a leggerlo: se un libro è noioso purtroppo non mi viene voglia di prenderlo in mano. Del resto, però, i due romanzi della duologia non sono nemmeno così brutti da abbandonarli, quindi finirò anche il secondo.
Per fortuna in gennaio, come vi avevo già detto, ho scoperto gli audiolibri; oltre quelli che ho recensito (La ragazza del treno e Chocolat) ho ascoltato “Orgoglio e pregiudizio” e “La moglie del mercoledì”. Il primo non ha bisogno di commenti; il secondo è un romance davvero brutto, ma ero curiosa di provare il genere (e me ne sono pentita).
Sul fronte eventi, a metà gennaio abbiamo partecipato al Salone dell Cultura a Milano assieme alla casa editrice “Le Mezzelane”. Siamo andate sopratutto perché c’era la presentazione di un libro editato da noi, “Seconda possibilità” di Renato Ghezzi.Si tratta di un romanzo bellissimo che racconta in forma romanzata la storia di Rudi Ball, l’unico ebreo tedesco a partecipare alle Olimpiadi Invernali del 1936. Un libro che noi abbiamo amato moltissimo e che vi consigliamo di leggere.
Sempre in collaborazione con “Le Mezzelane”, in gennaio è partito “Guerriere”, concorso fantasy dedicato alle donne.Lo scopo è quello di creare un’antologia che raccolga la migliore produzione femminile di un genere che ultimamente sembra stia ritornando di appannaggio maschile.Se siete delle donne e vi piace scrivere fantasy, quindi, il regolamento del concorso è qui. C’è tempo fino a maggio! Lo scopo è presentare l’antologia in ottobre.
Published on February 17, 2019 01:11
February 5, 2019
Audiolibri: Chocolat
Quasi tutti hanno visto “Chocolat”, il film con Juliette Binoche e Jhonny Deep. È tratto dall’omonimo romanzo di Joanne Harris, che peraltro è una trilogia (i seguiti sono “Le scarpe rosse” e “Il giardino delle pesche e delle rose”).Vianne Rocher è figlia di una zingara. Lei e la figlia Anouk vagano seguendo il vento fino ad arrivare a Lasquenet, minuscolo villaggio vicino a Bordeaux. Qui la donna rileva un vecchio negozio e apre una cioccolateria, La celeste praline. Inizia subito ad aiutare le persone più in difficoltà del paese: il maestro elementare in pensione Guillame, la triste e dimessa Josephine, l’eccentrica e anziana Armande, il vagabondo Roux. Gente che, tutto sommato, è come lei: estranea alla comunità in cui vive nonostante l’appartenenza demografica. Tuttavia Vianne, che incarna il lato più ribelle e stregonesco della donna, trova un fiero avversario nel curato Francis Reynaud (del resto apre una cioccolateria durante la Quaresima, c’era da aspettarsi un po’ di resistenza da parte del prete).Nel film, non so per quale motivo, la parte dell’antagonista veniva trasferita sul sindaco del paese. Nel libro invece Reynaud è appunto un prete, e forse è una scelta molto più sensata. Non ho potuto fare a meno di rivedere in lui un moderno Frollo. I ragionamenti che fa sono identici al suo illustre predecessore letterario: la donna tentatrice incarna il male, gli zingari vagabondi sono una minaccia per la comunità. Devo ammettere che Reynaud è un ottimo personaggio: completamente oscuro nonostante il suo ruolo richiederebbe il contrario, agisce sulla base di profonde motivazioni legate, più che alla fede che dice di professare, alla sua storia personale.Altro personaggio degno di nota è Armande, che nel film era la padrona di casa di Vianne. È una vecchia fiera e ribelle, così tosta che decide da sola come e in che modo morire.Molto buona anche l’ambientazione del romanzo. Se si gira un po’ la Francia, ci si rende conto con facilità che, al di fuori delle grandi città, la gente vive in paesini davvero minuscoli arroccati attorno alle chiese, un po’ come era in Italia prima del boom edilizio e com’è tuttora in alcune zone. Le comunità in questi luoghi devono essere piccole e chiuse, sopratutto nei posti dove non c’è turismo. Non c’era quindi luogo migliore per ambientare questa storia, considerando anche la solida tradizione culinaria della Francia. Qui veniamo alla domanda che tutti si pongono riguardo a “Chocolat”: leggerlo fa venire fame? Sì. Ci sono elencazioni interminabili di cibo, non solo cioccolatini, ma tutto il ben di Dio che vi viene in mente. Quindi da assumere assolutamente a stomaco pieno.
Published on February 05, 2019 10:43


