Francesca Matteoni's Blog
January 22, 2026
Today I think of Renée Good
I have translated the poem. Here it is.
Today I think of Renée Good
Today I think of Renée Nicole Good, killed inMinneapolis
on the 7th of January 2026 at 9.37 am by an ICE agent
that the poet Cornelius Eady defines as a“cancellation squad”
Renée –
white, lesbian, mother, neighbor, poet.
Her full face looking out from the SUV, she says
“That's fine dude. I'm not mad at you”, maybe she’safraid, maybe she remembers
how every woman sooner or later should calm down abrutal man
(decent, respectable community member)
while she clenches her fists in immortal anger.
Her wife looks the agent of nothingness in the eye –
sarcasm against firearm. She is afraid too.
Anger and fear, anger and fear, while we retie thedestroyed threads
we weave mutilated the fabric for a time withoutsubjugation.
We women should never speak the truth,
because we are
young and inexperienced, old and hunched, black,queer, breastfeeding mothers,
white, hippies, childfree, at work, sisters of theroad, hysterical,
uninhibited, foolish, drunk –
but we speak it anyway
sharp tongues, bodies that take up space
or reject it
the liquids, the sagging breast, the obnoxious hair,the belly of Asian statuettes,
fertile, relaxed,
or the bones, the blades, the awls that stretch themap of the skin.
We are too much – we live.
“Fucking bitch”, answers the man, after shooting her,three times, in the face –
only then he gets back his speech, but, you see, hecan’t speak.
That kind of power doesn’t speak.
However, the power of Renée gushes out, while theskull cracks,
it is pain, it is justice, it is flood
people absorb it, translate it, tattoo it close to thenames of those
that lacerate the infamy of distance.
Renée writes about the narrow gap between being anddying
never reducible to the aseptic apparatuses of science
or to the soothing lullaby of faiths
the same gap dividing us now –
I point my imaginary finger
United States
Minnesota in the north, nearly in the center
I stretch my arm and an ocean is little more than astream
of hot water to which I release the body, but thistime the water
sticks, thickens
doesn’t flow
it holds onto me so that I may be proud
on the threshold between my house and the empires,between my language
and the other –
today I think of Renée Good
I could be her. I think of myself at seven
the braids, the dirty jeans, lecturing asixteen-year-old bully
so that he stops threatening kids
and my grandma at the window
she doesn’t say anything and watches, she lets me doit
my grandma who believed I should and could alwaysspeak
my grandma giving me a snack when I get back in, mymouth tightly shut
no crying, after holding his gaze while he’s hissing:I’ll kill you.
I think about myself thrown on the man I loved
the blows of the night watchman, the cop who iswarning:
she has nothing to do with it
still at the mercy of a masculine will that I don'twant
or myself in the station underpass, with the usualcops in troops
surrounding a North African boy. Me slowing down,putting my bag on the ground.
“What are you doing?”, one of them asks. “Me? I’mwatching”.
“You can't stay here”.
“Me? I can. The underpass is public, yours as much asmine”.
And I shiver, inside my clothes I shiver, I would liketo yell at him
how frustrating it must be
to crave a firearm in order to feel safe
from all those women who study or who empty the bins,from the kids
who steal from supermarkets,
from the pigeon who opens its bowels on the passerby,from the soaked butt
of a cigar on the railway track.
Today I think of Renée Good
I think no, we haven’t had enough lessons
we will continue to learn how problematic it is to begood
really good fucking bitches
I think of Renée, I think of Rochelle Bilal, sheriffof Philadelphia
woman, black, I think of her velvet voice wrappedaround me
repeating –
Renée Good, Renée Good, Renée Good
of those who choose to defend and create, to speak
I think of Renée’s son, her mother, her wife, her dog
as if they weremy sisters, my mothers, my lover, my cats
I think about why we write poems and read them
in the ruthless human industrial denseness, and letothers laugh behind our backs
kill those of us who are in the right place at theright time
I think of the hatred that can articulate a languageof compassion
on this earth, the only one, of autocrats who massacrepeoples
I think of poetry, of the bandit who flees
to be the cause of their death, in the end, at the end
under the shower all the poems I will never read to mygrandma again
the genocides, the hunted wolves, the handcuffs, therare earth metals, the explosions
the bullets, the women pulled away by their hair
in police stations, the dust where houses used to be
the fires, the boys throwing stones at snipers, thebeasts, the smashed cities
the cars with the dogs inside,
I cling, because none of us want to die
before the fight
a single body overflowing into the words we raise
for days, for years until tomorrow
today I think of Renée Good
January 13, 2026
Oggi penso a Renée Good
Ieri ho scritto questo lungo testo.
Mentre in Iran sparano sulla folla in protesta contro il regime, nel Minnesota l'ICE sta andando casa per casa armata e mascherata, a Gaza continuano i bombardamenti della cosiddetta pace e da noi, in Italia si sprofonda nel becerume della destra e dell'ignoranza, l'uccisione di Renée Good mi ha ricordato dove stia il poco, ma persistente, potere che ho, che abbiamo.
Continuo a leggere la sua poesia, anche se non ne avesse scritte altre quella basta, per me, a riconoscerla come voce poetica.
In questi giorni riesco solo a scrivere poesie, ne leggo moltissime - è la mia forma di difesa, la mia migliore armatura che mi espone e mi difende.
Renata Morresi mi ha pubblicato su Nazione Indiana e ne sono felice: quel posto è stato per anni casa.
Si può leggere qui:
https://www.nazioneindiana.com/2026/01/12/oggi-penso-a-renee-good/
Mentre qui c'è la poesia di Cornelius Eady:
https://poets.org/poet/cornelius-eady
Altre poesie di Cornelius Eady, tradotte in italiano da Andrea Sirotti:
https://www.layoutmagazine.it/ottuso-nella-sua-pelle-inventata-poesie-cornelius-eady/
E qui l'intervento della sceriffo di Filadelfia, Rochelle Bilal:
https://www.youtube.com/watch?v=j04GxQmMTlY
January 9, 2026
Renée Nicole Good, uccisa il 7 gennaio 2026 dall'ICE
Renée Nicole Good, uccisa il 7 gennaio 2026 dall'ICE, dal governo Trump, dal fascismo contemporaneo.
Poeta, donna, membro di una comunità. INNOCENTE.
Qui, grazie a Vanni Santoni (bloccato su facebook per aver scritto la verità), un articolo scritto da un cittadino anarchico di Minneapolis:
Riporto le parole di Renata Morresi, poeta, intellettuale e attivista, pubblicate oggi sul suo profilo facebook.
In fondo la poesia (bellissima e oggi agghiacciante) con cui Renée vinse il premio dell'Academy of American Poets, nel 2020. Testo originale e traduzione di Maria Luisa Vezzali.
"Leggo che Renée Nicole Good era una "legal observer", ovvero una persona formata per documentare cosa accade a una manifestazione di protesta e/o durante le interazioni di civili con le forze dell'ordine. I "legal observers" non sono agitatori, non hanno armi ma nemmeno striscioni o slogan, praticamente sono volontari/e che osservano l'andamento di certi eventi per evitare soprusi e abusi, costruendo una memoria verificabile, e impedendo che passino solo le versioni 'ufficiali'. Leggo anche che la prima forma istituzionale di questo ruolo è legata a un progetto nato a New York nel '68, in risposta agli arresti di massa degli studenti della Columbia che si mobilitavano contro la guerra e per i diritti civili.
Davvero tempi strani questi, e paradossali: chiunque tra noi potrebbe diventare un 'legal observer', fare un video col cellulare e far verificare a tutti la bestialità di una esecuzione a sangue freddo, compiuta da agenti mascherati e armati fino ai denti. Ma sui media del globo i loro mandanti mentono davanti l'evidenza, mentre sbandierano il diritto di terrorizzare comunità e nazioni in nome della pura forza. Come ci libereremo di loro? Questa crisi esistenziale di democrazie che pensavamo più o meno solide, o quantomeno un poco protette dagli umori e dalle ambizioni cieche degli autocrati e dei loro scagnozzi, negli Stati Uniti sta maturando, già da un po', in una condizione di conflitto molecolare permanente. Forse ci piace immaginare che le guerre civili siano fatte solo coi machete o coi cecchini, e le guerre tra nazioni con i razzi e gli aerei. E invece ci sono tanti modi, per le une e per le altre: con la militarizzazione della vita quotidiana, la detenzione amministrativa, il congelamento dei conti correnti, il lobbying che influenza le sentenze giudiziarie, il coprifuoco, i raid dimostrativi, il blocco del primo soccorso, il ricatto commerciale, i droni e i virus, certo, ma pure le menzogne e il terrore alimentato dalle bot farm, i finanziamenti per i vigilantes, il necroconfine 'naturale' usato come arma (per esempio: il mare), la carcerazione di massa, lo sfruttamento del lavoro, lo svuotamento della costituzione, il collasso dei diritti, e via così (qualcuno la chiama "israelizzazione"). Innumerevoli sono i modi per distruggere, 'dissezionare' le nostre vite e società. Nella sola poesia di Renée Nicole Good che conosco ("On Learning To Dissect Fetal Pigs", la trovate ben tradotta da Lou Vezzali in un suo post di oggi), l'autrice si sofferma sulla violenza 'controllata' di una dissezione di feti di maiale, e come quel gesto raggelante riduce anche la vita umana a mera operazione. La differenza con la morte sta nel volgere di un verso e non vi è religione che offra sollievo. L'unica consolazione che vi trovo stasera rileggendola è che: è proprio così, così è per tutti. Compresi i padroni del mondo".Il testo originale della poesia: QUI. E la traduzione a seguire.
"Imparando a sezionare feti di maiale"
Rivoglio le mie sedie a dondolo,i tramonti solipsisti,e i suoni della giungla costiera che sono terzine di cicale e pentametri di zampe pelose discarafaggi.ho donato bibbie a botteghe dell'usato(le ho ficcate in sacchi della spazzatura insieme a una lampada di sale rosa dell’Himalaya–le bibbie post-battesimali, quelle levate dalle mani carnose dei fanatici agli angoli delle strade, quellesemplificate, facili da leggere, parassitarie):ricordo di più l'odore di gomma viscida delle illustrazioni patinate dei manuali di biologia; mi irritavano i pelidelle narici,e il sale e l'inchiostro che mi si attaccavano alle dita.sotto ritagli di luna alle due e quarantacinque del mattino studio e ripetoribosomaendoplasmatico—acido latticostameall'IHOP all'angolo tra powers e stetson hills—ho ripetuto e scarabocchiato finché non ha trovato la sua strada annidandosi da qualche parte che non riesco più a indicare, forsenel mio intestino—forse lì, tra il pancreas e il crasso, c'è l’esile ruscelletto della mia anima.è il righello con cui ora riduco ogni cosa; tagliente e scheggiato da un sapere chese ne stava seduto, con un panno sulla fronte febbricitante.posso lasciarle perdere entrambe? questa fede capricciosa e questa scienza universitaria che disturba dal fondo dell'aulaora non posso credere—che la bibbia, il corano e la bhagavad gita mi stiano sistemando i lunghi capelli dietro l'orecchio come faceva la mamma espirando dalla bocca "lascia spazio alla meraviglia"—tutta la mia comprensione mi cola dal mento sul petto e si riassume così:la vita è semplicementeovulo e spermae dove i due si incontranoe quanto spesso e quanto benee cosa in quel punto muore
January 3, 2026
Fine e Inizio
Sono le cose che mi ripetevo pochi giorni fa, a Torri, dopo aver raggiunto il mio solito posto nel bosco. Era bellissimo ed ero sola. O forse con lo spettro di Freak, il cane della mia famiglia paterna, morto vecchissimo nel 2019, dopo una vita libera la stessa che perseguo per me, ancora e ancora.
Qui al Prataccio è dove vorrei che fosse sparsa una parte delle mie ceneri: in linea d'aria sarei proprio sopra le ceneri del babbo, sparse nel bosco lontano dei Meruggi.
Sono rimasta nel grande prato, ora coperto di neve - varie impronte di ungulati e qualche umano davanti a me. Molto silenzio, anche se il silenzio è solo un'apparenza dentro cui trafficano piante invernali, uccellini, qualche rapace alto nel cielo, coloro che mi percepiscono, non visti, dalll'abetaia.
Con me un thermos pieno del tè natalizio che mi ha regalato mia madre, il mio tamburo piccolo (più adatto per la stagione e resistente all'umidità), carte oracolo e il quaderno/diario. Per un bel po' sono stata seduta sulla panchina, bevendo tè, guardandomi intorno e svuotando la mente. Il giorno prima avevo trascorso buona parte del pomeriggio immersa in una conversazione su poesie, progetti di comunità, amarezze e urgenze artistiche con Azzurra D'Agostino, la mia amica poeta che abita vicino Porretta. Ci eravamo date appuntamento al Circolo Arci La Macchiarella che gestiscono mia sorella minore e sua madre, e siamo rimaste lì, con qualche tazza di tisana e la stufa carica di legna, a condividere. Dall'estate sto sperimentando incontri di "comunità", ovvero cerchi nei quali invito varie realtà locali e nazionali, persone, associazioni, per raccontarci le varie esperienze di attivismo sociale e culturale sui territori. Il primo si è svolto proprio a Torri, ad agosto, il secondo a dicembre al Centro Sociale di Santomoro. Penso sia una pratica utile, arricchente e capace di dare più ampio respiro rispetto ai soliti eventi libreschi. A volte c'è bisogno di portare questa pratica in una dimensione più intima, ed è quello che è accaduto con Azzurra. Scriviamo, leggiamo pensiamo in un dialogo con le opere e noi stesse, ma è vitale trovare spiragli attraverso cui accogliere le vicissitudini di altre e altri, anche solo per chiedere: ti sembro completamente folle o fuori strada con questa roba? Anche tu senti in un certo modo nelle pagine di quel libro o guardando una serie tv? Queste giornate di "niente" rischiano di svanire pericolosamente nell'età adulta, dove il tempo deve essere diretto da qualche parte e non accolto nel suo fluttuare, lento o veloce, con noi dentro. Dovremmo ricordarci che nessuno è lì con un cronometro e una frusta a controllare i nostri presunti progressi.

Il tempo perso assomiglia molto alla creazione di una poesia - bussa nella tua testa, magari mentre cammini in solitaria. A me succede di trovare le parole e gli incipit passeggiando lungo il torrente Brana, vicino al mio quartiere di nascita, mentre salgo al Prataccio, mentre impreco dentro di me perché mi sono smarrita in una qualche brughiera estiva del Dartmoor, ma anche vagabondando fra gli scaffali di un grande magazzino, cercando sconti, osservando le nuove decorazioni di Natale e pensando che sono sempre più brutte - per fortuna io ne conservo moltissime dall'infanzia. Ho attraversato foreste epifaniche anche in certi corridoi della Coop o della Standa degli anni Ottanta. Da bambina adoravo andare con mia nonna alla Standa a dicembre: ogni anno sceglievamo un piccolo oggetto per l'albero in un rito tutto nostro. Ho ancora una delle palline che comprammo insieme e il malandato, ma sempre vivo, Flip, topolino giallo, composto di due palline (testa e corpo) rivestite di pelo sintetico e con arti di panno abbozzati, attaccati alle estremità. Pende dalla maniglia del mio cassettone.Tornando alla poesia - arriva questo verso, questa immagine. Può darsi che sappia di aghi di pino o di polvere e antro chiuso. Pensi che la scriverai appena arrivi a casa e invece no, arrivata a casa la tieni lì, nel tuo segreto, per un giorno, una settimana, perfino tre mesi. A questo serve un diario, ad annotare quelle sillabe fondamentali che ti arrivano mentre fai altro e poi a vedere se sono state in grado di conservarsi nei giorni.
Pesco tre carte da due oracoli diversi: le Weavers di Carolyn Hillyer, il mio oracolo preferito, e West of the Moon di Mama Shamana. La vecchia tessitrice è Sand, Sabbia - mi parla di terre rosse, di meridione, di origine e di quanto viene ricantato, ancora e ancora, dall'infanzia alla vecchiaia. Mi fa sorridere, perché nella notte ho sognato proprio una matrona tropicale, bonaria e stregonesca, che mi invitava a compiere una cerimonia.
Le carte di Mama Shamana portano doni e tazze di tè. Sapere che gioia e tristezza fioriscono dalla stessa pianta e il tè di foglie essiccate che produce la prima, una volta bevuto e assimilato, avrà il retrogusto della seconda. La gioia di essere state qualcosa con qualcuno. La tristezza del perduto. L'una nell'altra, sempre. E poi il viaggio verso lo spirito della foresta, aprendo le mani per ricevere un dono: ogni dono è responsabilità. Di cosa e di chi voglio essere responsabile in questa stagione della mia esistenza circondata dal terrore, eppure forte nel suo passaggio, nel mio corpo consapevole mentre invecchia?
Lascio queste domande aperte a quanto accade. Al sole freddo, al poco inverno, alla nostalgia per gli inverni conosciuti a tutto quanto torna anche se non può affatto ripetersi. Mi incammino verso il paese.
Qualche link a cose che mi hanno fatto compagnia in queste settimane -
Un post di Margaret Killjoy su cosa possa essere - davvero - una buona vita:
https://margaretkilljoy.substack.com/p/the-punk-rock-good-life
Musica e suoni dall'Antartide:
https://othermindsrecords.bandcamp.com/album/antarctica-music-from-the-ice
Per i super nostalgici come me, che amano i pupazzi parlanti il film dei Muppet del 1987 sul Natale - con apparizione dei Fraggle, fratellini minori sempre creati dal genio di Jim Henson.
https://www.youtube.com/watch?v=Bi9qSKZuvC4&t=375s
I consigli di lettura invernali de L'Indiscreto, fra cui anche i miei:
https://www.indiscreto.org/consigli-di-lettura-natalizi-e-di-fine-2025/
Un bell'articolo di Antonio Francesco Perozzi su nature e field recording:
https://www.leparoleelecose.it/nature-recordings-considerazioni-sulle-registrazioni-dambiente/
Su gammm un tributo ad Alessandro Broggi, poeta e autore importante che ci ha lasciato l'anno scorso (mi sono riletta il suo Sì, in questi giorni, insieme alla trilogia di Gherardo Bortolotti Low, entrambi pubblicati da Tic Edizioni):
https://gammm.org/2026/01/03/alcuni-link-e-materiali-per-leggere-alessandro-broggi/
June 28, 2025
Animali, custodi di storie e altro
https://www.instagram.com/higgiugiuk/
Ho insegnato i miei corsi agli studenti americani in un semestre tanto bello quanto impegnativo.Ho preferito, nei momenti liberi, dedicarmi alla scrittura privata sui quaderni, una pratica, iniziata nell'infanzia e mai interrotta, che trovo salutare oltre che intima. Sembra di incontrare una vecchia amica scrivendo a penna, o le molte esistenze che sono stata. Mi piace che Ariel e Runa siano con me quando scrivo, specialmente se è primavera o estate e sono al tavolo dell'orto.Poi come tante altre persone ho trascorso giornate attaccata ai social e all'orrore dell'ecocidio in atto in Palestina, chiedendomi cosa potessi fare e ripetendomi che sì, lo sapevo, che questo è il tramonto dell'umano, ma non credevo arrivasse così. Non lo credo ancora del tutto, confido in una reazione collettiva e già ci sono i semi, ovunque, già tante persone umane dimostrano di non essere come un certo potere sistematico ci dipinge. Ho manifestato, ho esposto le bandiere fuori casa, ho partecipato alla realizzazione di veglie per Gaza , ancora in corso nelle Case del Popolo di Pistoia (la prossima sarà il 2 luglio, al Circolo delle Fornaci, il mio circolo di una vita).Ho respirato e amato.E ho scritto e pubblicato questo, infine:
Il libro è uscito ufficialmente ieri, 27 giugno, mentre su L'indiscreto si può leggerne un estratto:
https://www.indiscreto.org/gli-animali-conservano-mille-storie-diverse/
Penso che questo libro la mia etica. Per questo ho temuto tanto nello scriverlo, ho faticato, mi sono dovuta fare molte più domande del solito. Ma ora esiste e mi sento in qualche modo più libera per averlo creato - anzi, per essere stata l'ultimo tratto di una lunga via cooperativa, fatta di incontri, luoghi, sguardi, fallimenti, letture, perdite, piume e code e acque dolci e salate, che ha condotto qui.
Mi attendono altri viaggi e incontri, già domani sarò al Festival del Bosco in Lucchesia, un piccolo e preziosissimo evento giunto alla sua terza edizione e sono lieta di aver contribuito ogni anno.Poi Milano, Firenze, il mio bosco e il bivacco e ancora...
Oggi, un attimo di tregua.Siamo saliti al bivacco e c'era il nostro amico gatto, che ormai ha preso dimora lì. Si avvicina sempre di più e non solo per il cibo. Con le dovute cautele, è interessato alla nostra presenza e compagnia.
Eccolo, fra l'acquaio e la cisterna, che mi osserva mentre siedo al tavolino di pietra, ricavato da una vecchia macina di mulino.Il 6 luglio, domenica prossima, apriremo il bivacco proprio per il mio libro, ma anche per un meraviglioso esperimento sonoro e laboratoriale condotto da Giulio/tundra e Pietro Michi.
Intanto, oggi, leggevo poesie da un libro intensissimo e perfino spaventoso per il grado di realtà e poesia che raggiunge. Non è la fine del mondo , pubblicato per Mar dei Sargassi Edizioni. Lo ha scritto Maddalena Lotter, portandoci dentro un futuro non così remoto, in cui la crisi climatica sarà ormai avvenuta e sepolta, la specie umana trasformata se non estinta, l'archeologia avrà un respiro spaziale. Ma come scrive Maddalena, è questa la terra che possiamo amare, è questa la terra che in una follia sempre più incomprensibile, stiamo distruggendo. L'ottusità di molti umani è uno strano contraltare alla solennità di altri animali che osservano e conservano saperi che noi dimentichiamo, mentre bruciamo tutto.
Copio la poesia su cui mi sono fermata, perché restituisce una delle mie ansie profonde. Non si tratta infatti solo della "mia" vita, ma di questa vita, di come la sento e dovremmo sentirla tutti, intessuta negli angoli del pianeta che riesco ad abitare, che mi ospitano o che mi sognano e io sogno a mia volta.
Qualcuno investe miliardiin un'illusione di civiltàinterplanetaria
che è economicamente affascinante mafisicamente impossibile.
L'unico posto per noiera questocome è evidente
data la perfezione di un'atmosfera gentilee l'acqua liquida e il suolo fecondoche diedero la vita così com'è:grande foresta accogliente
e loro ribatterannoche anche in altri mondi c'è vitasìcerto che c'èma è un'altra.
Fa uno strano effetto leggerla nel bosco, dove soffia un'aria leggera mentre in città, perfino nella mia periferia, il sole è implacabile; dove si sentono chiaramente gli uccelli canori e dove le foglie sono una coperta che prende fiato fra noi e il cielo.Dove le cose che costruiamo hanno una loro gentilezza, una grazia non invasiva. Si può credere che ci sia ancora un sentiero che non sappiamo vedere, che si mostrerà presto nella sua percorribilità.
Lasciamo la porta della Biblioteca del Ghiro aperta, come una promessa di fusione e ibridazione fra le storie dei libri e la saggezza degli alberi. Dal bivacco, dalla casa, dai gatti, è tutto.
December 29, 2024
La televisione di Natale
Molti dei miei ricordi infantili del periodo delle feste natalizie sono legati alla programmazione televisiva. La tv diventava una finestra su un mondo di fiabe, regalandomi alcune magie che sarebbero durate nel tempo e spingendomi poi a cercare i libri, le storie, i fumetti originali.
Oggi, grazie a youtube, molti di questi cartoni animati sono interamente disponibili per un'immersione nelle feste del passato, nelle nevi senza tempo e in alcuni piccoli capolavori.
Ne segnalo alcuni scoperti in momenti diversi e per me sempre bellissimi.
Il flauto a sei puffi - ovvero l'esordio dei Puffi in tv, ben prima della serie a cartoni animati, e anche la prima comparsa degli esserini blu nei fumetti di Peyo dedicati a John e Solfamì, ambientati in un medioevo immaginifico e incantato. Peyo ne è ideatore e regista.
Lo vidi proprio a dicembre, nei primi anni Ottanta:
https://www.youtube.com/watch?v=B9Nnr2mGt7s
e mi raccomando imparate la canzone per la Festa della Luna!
Può darsi che questo lo abbia già consigliato, vale sempre la pena ripetere. Un'autentica perla dell'animazione russa, La regina delle nevi di Lev Atamanov, anno 1957, ispirata alla più complessa, invernale e sognante delle fiabe di H.C. Andersen:
https://www.youtube.com/watch?v=gyhMFEMYdrs&t=1777s
Della fiaba, una delle mie fisse e la storia che ho senz'altro raccontato di più ai bambini, scrissi molti anni fa su Nazione Indiana, in due parti, parlando anche di molte altre cose, come i pupazzi di neve:
https://www.nazioneindiana.com/2014/12/08/la-regina-della-neve-seconda-parte/
Grazie al canale di Ilaria Orioli è possibile rivedere le versioni animate di varie fiabe slave, nella raccolta antologica Storie della mia infanzia, che fu trasmessa in tv negli anni Novanta.
Qui il link:
https://www.youtube.com/@Simsina45/videos
Questa è in inglese: la playlist natalizia dei Peanuts:
https://www.youtube.com/watch?v=bPhqMJpQsYQ&list=PL154B723E4A71D0B6
E per concludere i commoventi e poetici film dai libri muti di Raymond Briggs, fra cui su tutti, The Snowman, Il pupazzo di neve:
https://www.youtube.com/watch?v=5A3THighARU
Babbo Natale:
https://www.youtube.com/watch?v=YFa7zxX3KlQ
E The Bear (L'orso):
https://www.youtube.com/watch?v=5IoNnQtaViU
Restando in tema, ma spostandoci sui folletti, per chi vuole, rilancio questo mio scritto del 2011 sul Folletto di Natale:
https://www.nazioneindiana.com/2011/12/30/i-folletti-il-natale-e-la-poesia/
Buone letture, buone visioni e buona Fine dell'Anno!
December 9, 2024
Letture, suoni e voci nella crisi globale
Il freddo è infine arrivato. Questo post vuole essere una lista-mappa di ascolti e letture dell'ultimo mese, con podcast, articoli e blog, che in qualche modo mi aiutano (e spero sia così per voi) a tenere aperta la mente e l'immaginazione, mentre resto ben radicata nella crisi globale che stiamo vivendo. Le fotografie invece vengono da un posto speciale nei boschi e sono state scattate a ottobre. Una biblioteca dei ghiri dove salvare libri di ogni tipo (molti illustrati, molti sulle questioni ecologiche). Ci siamo tornati ieri per una breve visita e il recupero di alcune casette di api: nel vento gelido e umido, nonostante tutto dentro le mura di legno si stava bene.
Ecco qui, la lista divisa per argomenti: molti link sono in inglese, ma spero che non sia un problema.
PALESTINA
Sul blog di Poetry Therapy, un bell'articolo sul geno/eco-cidio in atto scritto da Tania Haberland
Su Publishers for Palestine questo chapbook digitale And still We Write. Fate una donazione e scaricatelo, ne vale la pena.
CRISI CLIMATICA E POLITICA
Subito dopo le infauste elezioni americane fra i consigli su Substack mi è arrivato il blog di Margaret Killjoy, con un post che da allora ho riletto e condiviso molte volte. Margaret Killjoy è una scrittrice di sci-fi, un'anarchica e attivista, una musicista, una podcaster e molte altre cose bellissime. Le sue parole sono puro radicamento e anche un gran sollievo per chi teme di essere la sola a occhi aperti dentro il precipizio. Ecco un po' di cose:
Il post di cui sopra: The Sky is Falling We've Got This
Il podcast: Live Like the World is Dying
Il collettivo anarchico: Strangers in a Tangled Wood
Aggiungo il podcast di Adrienne Maree Brown: How to Survive the End of the World
MUSICA E SUONI RESISTENTI
La newsletter di Samantha Colombo, Dispacci musicali
PSICHEDELIA E TERAPIE PER IL MONDO
Un articolo molto bello scritto da Federico di Vita per Lucy - sulla cultura su LSD e trattamenti psico-oncologici
Naturalmente il podcast Illuminismo Psichedelico sempre curato da Federico Di Vita
ANIMALI
I diari del lupo su Fango Radio a cura di Andrea Cassini
Per ora è tutto, buoni ascolti e buone letture!
October 21, 2024
Incantate, 2 novembre 2024
August 7, 2024
Animali, spiriti dei luoghi, incontri
Ontano presso il TeignPossono trascorrere molti mesi fra un mio post e l'altro, ma prima o poi faccio ritorno a questo mio strampalato diario, mentre quello cartaceo è un appuntamento fisso, un rito salvavita.
A luglio sono stata sulla costa del Northumberland per vedere le Isole Farne e le colonie di foche, pulcinelle di mare, sterne artiche, cormorani e poi a sud ovest con la mia tenda, per vagabondare lungo il fiume Teign nel Dartmoor.
scrittura nel capannoSono salita su a Torri qualche giorno fa per scrivere e per il calendario di incontri che vedete qui sotto, organizzato insieme alle mie sorelle.
Per il primo incontro con l'artista e amico Rocco Lombardi e la mostra ispirata al suo bellissimo libro MIRA, ho scritto queste parole che mi giravano in testa da un po'. Le riporto qui:
La terra è un concerto di impronte.Emergi.Dentro di te c'è un seme a forma di animale.Ti chiede di dimenticare la lingua e ascoltare.Guarda con tutti i tuoi sensi.
I sogni frusciano come le nuove foglie.Abita i confini.Stendi il tuo corpo lucente fra le rocce del tempo. Annusa.L'odore è una tana per i nuovi nati.Genera l'umano dal felino. Tienilo fra le zampe. La sua nudità è preziosa. Osserva la terra con le mani. Toccane i musi, i respiri.Cammina nel crescere degli alberi. La foresta scuote nel vento il tuo mondo interiore. Esplora. Cavo di albero di castagno. Rami che sono grandi corna di stagioni dimenticate.Diventa l'acqua che avvolge. Danza. Chi è con te?Chi parla la tua vita?Selvatico e domestico sono due forme di liberazione. Parentele. Lune che si avvicinano. Accogli il gatto, il cervo, la pantera che leccano le tue dita. Ogni casa è apertura. Un tempo la valle echeggiava di futuro e tornavano le infanzie.
Mira di Rocco Lombardi
May 1, 2024
Primavera e pioggia
In ritardo, mentre fuori maggio inizia piovoso, aggiorno il blog con le scritture e le pubblicazioni di questi ultimi mesi. Si inizia con la riedizione, rivista e completamente aggiornata, de Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell'epoca moderna, uscito per effequ con una copertina strepitosa! Ci sono anche le shopper... e presto vorrei fare il set di adesivi per il mio mercatino. Sono tornata a parlare di streghe e corpi e questo mi rende molto felice. Le streghe sono presenti anche nel racconto che ho dedicato all'Arcano della Luna nell'antologia sui tarocchi: Cloris, di cui esce domani il secondo volume.
Il racconto non a caso si intitola "Stregoneria", ci sono tre streghe, figlia, madre, nonna e se a chi mi conosce questo suona familiare, beh, ha ragione. Progetto collettivo curato da Vargas per Pidgin edizioni, che mi mette insieme a una bella compagnia.Streghe, magie e poesia - ho ripreso a scriverne dalla fine dell'anno scorso sia per il progetto di antologia Incantamenti, che ho curato per Vydia insieme a Cristina Babino e Laura Di Corcia, sia per mia necessità.
Dentro Incantamenti ci sono venti voci di poete, tutte accomunate dall'atto incantatorio dello scrivere poesia. Pochi giorni fa è uscito il nuovo numero di K, la rivista de L'Inkiesta curata da Nadia Terranova. Il tema è il Potere. Nella sezione poesia a cura di Sara De Simone ci sono anche io, con altre poesie nuove e stregonesche, perché il potere a volte se ne va dall'umano, cerca altre ibridazioni, e perfino dal suo margine maledice, si affranca, distoglie lo sguardo saturo di un certo paesaggio.
Sono come sempre in giro e ho trascorso quattro bei giorni fra Milano e Torino nel mese di aprile dove mi sono un po' riossigenata, parlando di femminismi, corpi, streghe, leggendo poesia sempre in splendida compagnia.
Sto aggiornando le mie letture e i miei spostamenti molto più su instagram che qui, ma ogni tanto ritorno sull'orso.
Domani riparto, a Bologna per la poesia.
Intanto mi affido alle letture della sera con i gatti e la pioggia sui vetri.


