2milaventi2
Guido: – Ho avuto un idea.
Anche Guido: – Sentiamo.
G.: – Sarebbe bello scrivere una poesia al giorno per un anno.
A. G.: – See, figuriamoci.
G.: – Perché no?
A. G.: – Primo, non ce la faresti mai. Secondo, se anche dovessi farcela ti ritroveresti con dieci poesie passabili e trecentocinquantacinque potacci.
G.: – Grazie della fiducia.
A. G.: – Sono solo realista.
G.: (tace).
A. G.: (tace).
G.: – E se invece di una poesia al giorno, scrivessi una poesia che durasse tutto l’anno?
A. G.: – In che senso?
G.: – Potrei buttarne giù un pezzettino ogni sera. Anche solo pochi versi. Magari scollegati dal resto. Magari andrebbe a finire che scriverei tanti pezzi separati, ma pensati per far parte di un tutto.
A. G.: – Questo è già più fattibile, ma il rischio potaccio è comunque altissimo.
G.: – Un’unica grande poesia come una ragnatela o una nuvola di poesie più piccole. Da pubblicare online, in un sito creato per l’occasione, un poco alla volta. Un sito semplice semplice, senza fronzoli. I versi come unico contenuto. Magari potrebbero essere in tutto proprio duemilaventidue… Vorrebbe dire meno di sei al giorno, una misura accettabile.
A. G.: – Perché vuoi imbarcarti in un’altra impresa? Hai già un romanzo da finire.
G.: – Questa è un’altra cosa. È un esercizio, e insieme un modo di dare spessore al tempo. Ci avevo già provato e mi ero divertito molto.
A. G.: – Chi ti aspetti che la legga?
G.: – Come scusa?
A. G.: – Chi ti aspetti che legga una poesia di duemila e passa versi, che per un anno rimarrà incompleta e anche alla fine sembrerà più a un minestrone di avanzi che a un lavoro compiuto?
G.: (timidamente) – Non lo so… qualcuno?
A. G.: – Qualcuno?
G.: – Qualcuno la leggerà. Anche solo in parte. Credo. Basterà postarla sui social…
A. G.: – Ho capito. Vuoi cercare di esistere, anche tu come tutti. Vuoi urlare per un anno “guardatemi, sono qui” e compiacerti delle poche anime gentili che verranno a darti una pacca sulla spalla e a dirti “ti vediamo, tranquillo”.
G.: – Sei più ridicolo tu col tuo cinismo che io con la mia patetica illusione.
A. G.: – Sai che ti dico? Fallo. Scrivila, la tua poesia. Mettila sul sito. Divertiti, se vuoi. Ma ti prego, per decenza, a quarant’anni smettila di fingere che tutto questo sia una rivoluzione.
G.: – Invece sarà proprio questo: una rivoluzione. Un giro completo attorno al sole.
A. G.: – Spero che non sia tu il sole.
G.: – Il pronome io è bandito.
A. G.: – Ma va’ là.
G.: – Comincerò col bandire te. In fondo sei una parte di me.
A. G.: – Giochi di parole, sempre giochi di parole.
G.: (severamente) – Zitto, adesso.
A. G.: (tace).
G.: – Era ora.
https://2milaventi2.net
Anche Guido: – Sentiamo.
G.: – Sarebbe bello scrivere una poesia al giorno per un anno.
A. G.: – See, figuriamoci.
G.: – Perché no?
A. G.: – Primo, non ce la faresti mai. Secondo, se anche dovessi farcela ti ritroveresti con dieci poesie passabili e trecentocinquantacinque potacci.
G.: – Grazie della fiducia.
A. G.: – Sono solo realista.
G.: (tace).
A. G.: (tace).
G.: – E se invece di una poesia al giorno, scrivessi una poesia che durasse tutto l’anno?
A. G.: – In che senso?
G.: – Potrei buttarne giù un pezzettino ogni sera. Anche solo pochi versi. Magari scollegati dal resto. Magari andrebbe a finire che scriverei tanti pezzi separati, ma pensati per far parte di un tutto.
A. G.: – Questo è già più fattibile, ma il rischio potaccio è comunque altissimo.
G.: – Un’unica grande poesia come una ragnatela o una nuvola di poesie più piccole. Da pubblicare online, in un sito creato per l’occasione, un poco alla volta. Un sito semplice semplice, senza fronzoli. I versi come unico contenuto. Magari potrebbero essere in tutto proprio duemilaventidue… Vorrebbe dire meno di sei al giorno, una misura accettabile.
A. G.: – Perché vuoi imbarcarti in un’altra impresa? Hai già un romanzo da finire.
G.: – Questa è un’altra cosa. È un esercizio, e insieme un modo di dare spessore al tempo. Ci avevo già provato e mi ero divertito molto.
A. G.: – Chi ti aspetti che la legga?
G.: – Come scusa?
A. G.: – Chi ti aspetti che legga una poesia di duemila e passa versi, che per un anno rimarrà incompleta e anche alla fine sembrerà più a un minestrone di avanzi che a un lavoro compiuto?
G.: (timidamente) – Non lo so… qualcuno?
A. G.: – Qualcuno?
G.: – Qualcuno la leggerà. Anche solo in parte. Credo. Basterà postarla sui social…
A. G.: – Ho capito. Vuoi cercare di esistere, anche tu come tutti. Vuoi urlare per un anno “guardatemi, sono qui” e compiacerti delle poche anime gentili che verranno a darti una pacca sulla spalla e a dirti “ti vediamo, tranquillo”.
G.: – Sei più ridicolo tu col tuo cinismo che io con la mia patetica illusione.
A. G.: – Sai che ti dico? Fallo. Scrivila, la tua poesia. Mettila sul sito. Divertiti, se vuoi. Ma ti prego, per decenza, a quarant’anni smettila di fingere che tutto questo sia una rivoluzione.
G.: – Invece sarà proprio questo: una rivoluzione. Un giro completo attorno al sole.
A. G.: – Spero che non sia tu il sole.
G.: – Il pronome io è bandito.
A. G.: – Ma va’ là.
G.: – Comincerò col bandire te. In fondo sei una parte di me.
A. G.: – Giochi di parole, sempre giochi di parole.
G.: (severamente) – Zitto, adesso.
A. G.: (tace).
G.: – Era ora.
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Published on January 13, 2022 07:59
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