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I problemi di Robert vol. II
Robert era decisamente furioso con se stesso. Quella trasferta interminabile fino a New York con la sola compagnia di Andreas, che si era trasformato in una specie di sfinge, gli aveva permesso di riflettere sul motivo del viaggio.
Era stato veramente un idiota a dare il ciondolo a Christine! Ma cosa diavolo gli era venuto in mente? Era chiaro che appartenesse a Maeve e che lei glielo avesse prestato per aiutarlo a superare un momento difficile! Sempre che una vampirizzazione parziale, con persecuzione di un Sire, si potesse considerare semplicemente un momento difficile. Era chiaro che prima o poi avrebbe dovuto restituirglielo e di conseguenza avrebbe dovuto essere altrettanto chiaro che non avrebbe dovuto regalarlo a Christine!
Scosse la testa e sbuffò: ma in fondo, era veramente tutto così chiaro? L’istinto all’autostima insito dentro di lui stava cercando di fargli vedere la cosa sotto una prospettiva decisamente più allettante e Robert si disse che forse era il caso di prenderla in considerazione. Maeve gli aveva parlato dell’importanza di quell’oggetto quando glielo aveva dato? No! Aveva forse messo in chiaro il fatto di averglielo prestato? No! Lo aveva per caso introdotto alla conoscenza degli oggetti magici e al rischio che si poteva correre regalandoli a qualcuno? No! Aveva forse pensato di farselo restituire appena la vampirizzazione era passata a Roy? No!
Tutto faceva pensare che in realtà la colpa non fosse sua, ma di Maeve!
Robert si crogiolò per qualche istante in quella versione dei fatti, poi scosse la testa. Ma a chi voleva darla a bere? Dare la colpa a Maeve sarebbe stato da stronzo vigliacco e lui non era né stronzo né vigliacco. Anzi, si sentiva un verme per averlo anche soltanto pensato. Era un uomo adulto e maturo e doveva prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Maeve e Roy avevano sempre dato tutto troppo per scontato con lui, fin dall’inizio di quella faccenda. E questa era un’attenuante fondamentale, che prima o poi avrebbe dovuto chiarire. Lui, tuttavia, non si era mai preso la briga di chiedere spiegazioni. “Meglio non sapere” era diventato il suo motto. Beh, il suo motto era sbagliato. Aveva combinato un disastro, grazie al suo motto. In futuro avrebbe sempre chiesto spiegazioni e non avrebbe più smesso di ricordare ai suoi due baby-sitter da quale mondo provenissero loro e da quale lui. Adesso però era il suo momento per rimediare.


