Inizio

Gennaio è il mese in cui il sentiero diventa più rarefatto. La primavera è una vertigine di fiori e insetti, mentre l’estate riempie il cielo coi canti di cavallette e cicale; l’autunno spende le sue ultime energie per rivestirsi di colori, una malinconia sontuosa. E di tutto ciò, apparentemente, ora non resta nulla.
Il cielo è uno stagno lattiginoso, la terra è coperta di brina; l’orizzonte è una sfumatura pallida fra il cielo e la terra. Il vento freddo e umido sembra fatto apposta per chiuderti gli occhi. Cammino a testa bassa, mi pare di non essere nemmeno presente. Ma poi, dopo nemmeno cento metri dal parcheggio, mi richiamano. Zì, zuì, zì. Li riconosco, ancora prima di alzare lo sguardo: codibugnoli. Ne scorgo uno, sul ramo di un ailanto; un istante dopo arriva un suo compagno, e poi un altro ancora. Viaggiano sempre in gruppo, e ora anche a me pare di stare in loro compagnia.
È una familiarità a senso unico, me ne rendo conto. Li riconosco, e ciò me li rende vicini, anche se loro verosimilmente non provano nessun trasporto verso quello strano umano lì in basso, che per qualche ragione si è fermato ad osservarli. Evidentemente hanno stabilito che per loro non sono un pericolo, e lì dev’essere finito ogni loro interesse nei miei confronti.
Va bene così. In natura non si sta in compagnia come fra uomini; ci si avvicina di più se si resta alla debita distanza.
Uno dei codibugnoli è già volato via, e intanto ne sono arrivati altri due. Una pallina bianca, un batuffolo che pare non aver peso; una coda lunga e nera. La prima volta che li ho riconosciuti, non so quanti anni fa, erano più a valle, in un pioppo vicino al laghetto. Ero riuscito a fotografarli con il teleobiettivo della reflex; volevo vederne da vicino i contorni. L’occhio come la punta di uno spillo, il becco minuscolo, inoffensivo. È strano: prima di allora non mi ero nemmeno accorto che esistessero. Forse ne avevo letto su un libro, ma quello non era che un concetto astratto, che ben presto era scivolato via dalla memoria. E se li avevo incontrati, erano uccelli non identificati, uno dei tanti che mi capita di incontrare e a cui non so dare un nome.
Ma dopo averli osservati, divennero una presenza viva. Ora sapevo che frequentavano i miei stessi dintorni. Imparai presto a riconoscerli dal modo in cui saltano fra i rami, quasi sempre in gruppo, e per il loro fischio flebile ma gioioso. Notai che nei mesi più caldi non si facevano vedere, ma che ogni volta tornavano per la stagione fredda. Chissà per dove partono, a ogni primavera; probabilmente potrei scoprirlo, semplicemente consultando un libro, ma non vorrei essere indiscreto nei loro confronti. Mi basta sapere che torneranno, ogni gennaio, per riempire quel cielo bianco, che altrimenti sarebbe così spoglio da essere opprimente.
Zuì, zì, zuì: e anche se restiamo distanti, so di non essere più solo. Sicuramente ci sono anche altri uccelli, tutto attorno; magari nascosti fra i rovi, o fra l’erba ingiallita. Di molti non so riconoscere il canto o i colori; forse un giorno entrerò in confidenza anche con loro, ma non devo per forza impararli tutti: anche la conoscenza, quando insiste troppo, rischia di trasformarsi in un’intrusione. Per oggi mi accontento di questo incontro con il codibugnolo, e gli sono grato anche per essere facile da riconoscere: mi dà un senso di familiarità, grazie al quale mi sento meno perso, in questo freddo nel quale cammino.

(Ho questa mezza idea di fare un diario di viaggio sempre dello stesso sentiero, vicino a casa, percorso ogni settimana. Un viaggio lungo un anno, ma che resta nei dintorni. Questa è la pagina per il 3 gennaio appena passato.)
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Published on January 08, 2025 03:15
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