Pier Paolo Pasolini Quotes
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“Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere.
[...]
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove e indizi.”
―
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere.
[...]
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove e indizi.”
―
“Chi fui? Che senso ebbe la mia presenza
in un tempo che questo film rievoca
ormai così tristemente fuori tempo?
Non posso farlo ora, ma devo
prima o poi sviscerarlo fino in fondo,
fino a un definitivo sollievo...
Lo so: ero appena partorito a un mondo
dove la dedizione d’un adolescente
– buono come sua madre, improvvido
e animoso, mostruosamente
timido, e ignaro d’ogni altra omertà
che non fosse ideale – era avvilente
segno di scandalo, santità
ridicola. Ed era destinata
a farsi vizio: ché marcisce l’età
la mitezza, e fa, dell’accorato
dono di sé, ossessione. E se ho trovato
di nuovo un’accorata purezza
nell’amare il mondo, il mio
non è che amore, nudo amore, senza
futuro. Troppo perduto nel brusio
del mondo, troppo cosparso dell’amaro
di un pur triste, chapliniano riso...
È resa. Umile ebbrezza del contemplare,
partecipe, sviscerato – e inattivo.
Umile riscoperta d’un allegro restare
degli altri uomini al male: il reale,
vissuto da loro in un empireo di luoghi
miseri, ridenti, sulle rive
di gai torrenti, sui gioghi
di monti luminosi, sulle terre oppresse
dall’antica fame...
È senso della grandezza, questo senso
che mi strugge sui minimi atti
di ogni nostro giorno: riconoscenza
per questo loro riapparire intatti
a me sopravvissuto, e pieno ancora
di stantio pianto...”
― La religione del mio tempo
in un tempo che questo film rievoca
ormai così tristemente fuori tempo?
Non posso farlo ora, ma devo
prima o poi sviscerarlo fino in fondo,
fino a un definitivo sollievo...
Lo so: ero appena partorito a un mondo
dove la dedizione d’un adolescente
– buono come sua madre, improvvido
e animoso, mostruosamente
timido, e ignaro d’ogni altra omertà
che non fosse ideale – era avvilente
segno di scandalo, santità
ridicola. Ed era destinata
a farsi vizio: ché marcisce l’età
la mitezza, e fa, dell’accorato
dono di sé, ossessione. E se ho trovato
di nuovo un’accorata purezza
nell’amare il mondo, il mio
non è che amore, nudo amore, senza
futuro. Troppo perduto nel brusio
del mondo, troppo cosparso dell’amaro
di un pur triste, chapliniano riso...
È resa. Umile ebbrezza del contemplare,
partecipe, sviscerato – e inattivo.
Umile riscoperta d’un allegro restare
degli altri uomini al male: il reale,
vissuto da loro in un empireo di luoghi
miseri, ridenti, sulle rive
di gai torrenti, sui gioghi
di monti luminosi, sulle terre oppresse
dall’antica fame...
È senso della grandezza, questo senso
che mi strugge sui minimi atti
di ogni nostro giorno: riconoscenza
per questo loro riapparire intatti
a me sopravvissuto, e pieno ancora
di stantio pianto...”
― La religione del mio tempo
“როგორ მინდა ანდრეი პლატონოვს ვგავდე, შერისხვის, სიღატაკისა და უბედურებათა უფსკრულის პირას მდგომიც რომ წერდა, აყრილი ჰქონდა შემოქმედებისა და არსებობის უფლება და მაინც წერდა: “დიდი საქმისთვის სულ ცოტა რამაა საკმარისი… ხანმოკლე, ჩვეულებრივი ადამიანური ცხოვრება სრულიად საკმარისია, რათა ყველა ჩანაფიქრი განახორციელო, ან ყველანაირ ვნებას გაუგო გემო. ვინც ამას ვერ ახერხებს, რაც არ უნდა ვადა გაუხანგრძლივო, მაინც ვერაფერს მოასწრებს”
―
―
“C'è una foto che li ritrae seduti uno accanto all'altro alla prima di Mamma Roma. Pier Paolo Pasolini in smoking, Aldo Moro in doppio petto. Le mani giunte, tutti e due timidissimi. Pasolini incuriosito, Moro schivo ma a suo agio accanto al regista comunista e omosessuale. Sono due uomini giovani, in apparenza fragili, in realtà inflessibili. La foto è del 1962 [...]. Il poeta e il politico imprevedibilmente uniti da un tragico destino. Da "qualcosa di scritto": gli articoli corsari e le lettere dal covo. Dai corpi seviziati e svenduti a colori sui rotocalchi, calpestati in oscene autopsie pubbliche. Un doppio parricidio.”
― Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia
― Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia
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