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Venezia Quotes

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Percy Bysshe Shelley
“It's temples and palaces did seem
Like fabrics of enchantment pil'd to heaven.”
Percy Bysshe Shelley, Julian and Maddalo: A Conversation

Jean Lorrain
“Le poison de Venise, c’est la féerie d’une architecture de songe dans la douceur d’une atmosphère de soie ; ce sont les trésors des siècles, amassés là par une race de marchands et de pirates, la magnificence de l’Orient et de l’ancienne Byzance miraculeusement alliée à la grâce de l’art italien, les mosaïques de Saint-Marc et le revêtement rosé du palais ducal ; le poison de Venise, c’est la solitude de tant de palais déserts, le rêve des lagunes, le rythme nostalgique des gondoles, le grandiose de tant de ruines ; dans des colorations de perles —perles roses à l’aurore et noires au crépuscule —, le charme de tristesse et de splendeur de tant de gloires irrémédiablement disparues ; et dans le plus lyrique décor dont se soit jamais enivré le monde, la morbide langueur d’une pourriture sublime.”
Jean Lorrain, Pelléastres

Sofía Navarro
“Bienvenidos a mi barco pirata. Vamos rumbo a Venecia, a cazar vampiros.”
Sofía Navarro

Luther Blissett
“Piazza San Marco non sembra far parte di una città, piuttosto è il salone delle danze di un qualche palazzo, il ponte coperto di un grande vascello, l'albero maestro è quel robusto campanile largo alla base e stretto in cima, e la torre con l'orologio è il cassero di prua (...) con i due ammiragli in cima pronti a suonare il campanone.”
Luther Blissett, Q: A Deadly Historical Thriller – Papal Spy Hunts Heretic Through Reformation Europe

Luther Blissett
“Ed è proprio questa la sensazione che prevale: di poter continuare a camminare all'infinito senza giungere da nessuna parte, oppure in luoghi mai nemmeno immaginati, nascosti. La meraviglia ti aspetta dietro ogni angolo, in fondo a ogni vicolo”
Luther Blissett, Q: A Deadly Historical Thriller – Papal Spy Hunts Heretic Through Reformation Europe

Paolo Rumiz
“Venezia, la campana Marangona batte il tocco delle sette, in cima al campanile di San Marco. Se all'ora del vespro ti capita di restare solo lassù, se nel posto più frequentato del mondo riesci a trovare anche un solo istante di solitudine, allora sentirai il muezzin, dall'altra parte del Bosforo. Da Venezia, l'Oriente è una pulsazione vicinissima. Stasera dal campanile sento perfettamente Istanbul, con la notte che scende sui minareti, la luna crescente, il favoloso Altrove dell'Asia. L'Anatolia, il Mar Nero, il Caucaso degli astuti armeni e dei misteriosi azeri.
Se questo mare - scrive il croato Predrag Marvejevic - è un golfo veneziano, e se quel golfo è un riassunto del Mediterraneo, allora quella geografia di canali, isole e barene non può essere che il riassunto del mondo, un concentrato di diversità. Niente come l'Adriatico, in questi giorni di guerra ed esodi di massa, ti dice che l'Europa altro non è che una penisola dell'Asia e che lì, a due passi, oltre le isole dalmate, comincia un altro mondo, un mondo che preme da millenni. Una terra inquieta, madre di tutte le migrazioni.”
Paolo Rumiz

Valerio Mieli
“Venezia mi piace perché sembra un grande salotto disordinato in cui niente di realmente brutto può succedere. Un posto dove ci sono le idroambulanze non è un posto serio. In senso buono: non è un posto dove la gente soffre e muore, ecco. Ci sono le idroambulanze! È come se ti portassero in ospedale con il tappeto volante: è chiaro che quella storia della morte è tutta una fesseria.”
Valerio Mieli, Dieci inverni

“In ogni città di questo mare c'era un quartiere per gli ospiti: a Cagliari, a Napoli, a Marsiglia, a Palermo;
Costantinopoli spaccata in due è un arancia, ogni spicchio è un'etnia, una religione, un pezzo di città tutta insieme diversa. Non ho mica detto che è facile, non voglio far polemiche. Dico che è possibile ascoltare altre lingue senza prendere paura. Nostrani e foresti? Ma questa era una città che nella sua storia aveva un quartiere per ognuno! Un fondaco, un "funduq" per i turchi, uno agli alemanni, uno ai boemi, uno agli armeni, uno ai livornesi, uno ai genovesi, uno agli ebrei...”
Marco Paolini, Il Milione: Quaderno veneziano

“Tutte le città di mare hanno il molo. Ma cosa chiamano molo in questa città? È uno spazio in fondo alla piazzetta. [...] La piazza è quella del campanile più alto di questa terra. La piazzetta è lì di fianco, verso il mare, di fianco al palazzo Ducale. In fondo alla piazzetta ci sono due colonne alte, alte. [...] Sono la porta della città. Che è orientata. Mi son messo una mattina resto lì davanti e ho capito cosa significa essere orientati. Ma è chiaro. Quando ti nasce il sole in faccia in quel modo, ti orienti. [...] Da queste porte, due volte all'anno entravano e uscivano convogli di navi, merci, uomini, parole. La navigazione aveva un ciclo stagionale, come in agricoltura, in entrata e uscita. Da questa città fino a ogni altra città di questo mare. A Zara, Spalato, Ragusa, Dubrovnik, Durazzo, Brindisi, Rodi, Candia, Cipro, Atene, Famagosta, Costantinopoli, Tana, Trebisonda, Tashkent, Samarqand, Algeri, Malaga, Lisbona, Southampton, Bruges, Liegi, Anversa, Napoli, Cagliari, Marsiglia, Palermo! Perché il Mediterraneo non è soltanto mare, è acqua e terra, agua e tera, è una rete di città che si conoscono e si frequentano una con l'altra, bagnata dalla stessa marea che sei ore cala e sei ore cresce, non è lo scacchiere di qualcuno, è un mare-strada, finisce una navigazione, attacca una carovaniera, e le lega una con l'altra con una rete che non si interrompe mai qualsiasi cosa accada, come la marea che sei ore cala e sei ore cresce e arriva al molo di ognuna di queste città.”
Marco Paolini, Il Milione: Quaderno veneziano

Predrag Matvejević
“Alla stregua degli olandesi, i veneziani sono stati costretti a strappare la terra al mare, un pezzetto alla volta, per poter restare sulla terraferma, o semplicemente all'asciutto.”
Predrag Matvejević, The Other Venice: Secrets of the City

Predrag Matvejević
“Sono del tutto diversi tra loro i tramonti e le albe sui versanti orientale e occidentale, là dove comincia Castello o dove finisce S. Croce, nei pressi del Magazzini del Sale o dell'Arsenale. Forse sarebbe opportuno spostarsi da una parte all'altra di quello che fu detto il Golfo di Venetia, attraversare l'Adriatico intero da un capo all'altro per rendersi conto delle differenze. Da quella sponda il sole al tramonto si adagia sulla superficie del mare e vi affonda, da quest'altra, alla fine del giorno, si corica dietro le alture della terraferma e sparisce. Sul litorale orientale le popolazioni hanno coniato la parola suton derivata da «sun(ce)» e «ton(e)» ― nel significato di sole (che) affonda. Su quello occidentale, appenninico, il tramonto viene da «tra (i) monti» ― il sole che si precipita in mezzo alle montagne o le rive stesse. Sull'una e sull'altra sponda le lingue si sono adeguate al sole.”
Predrag Matvejević, The Other Venice: Secrets of the City

Predrag Matvejević
“C'è migliore prova di cosmopolitismo nell'intero Mediterraneo?
Quelli che arrivano a Venezia dai vari centri dell'Europa vi incontrano l'Oriente. Per le popolazioni dei Balcani e del Vicino Oriente, invece, Venezia è al tempo stesso Europa e Occidente! Gli uni vedono in essa le origini di Bisanzio, gli altri la fine. Venetiae quasi alterum Bysantium ― sono le parole del celebre cardinale Bessarione, che a suo tempo arricchì la Biblioteca di San Marco con i tesori librari della bizantina Costantinopoli. Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una delle caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo.”
Predrag Matvejević, The Other Venice: Secrets of the City

Predrag Matvejević
“A Venezia la ruggine è sfarzosa. La patina somiglia ad una doratura.”
Predrag Matvejević, The Other Venice: Secrets of the City

Luther Blissett
“Al primo sguardo distante, reso più incerto dai veli di nebbia che fanno del sole un disco biancastro, non sai se il miraggio sia il mare che stai solcando, e invece è terraferma, o i palazzi e le chiese appoggiati sull'acqua, in realtà scogli di forme architettoniche.”
Luther Blissett, Q: A Deadly Historical Thriller – Papal Spy Hunts Heretic Through Reformation Europe

Italo Calvino
“Era l' alba quando disse. -Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco.
- Ne resta una di cui non parli mai.
Marco Polo chinò il capo.
- Venezia, - disse il Kan.
Marco sorrise. -E di che altro credevi che ti parlassi?
L' imperatore non battè ciglio. - Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.
E Polo: - Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.
- Quando ti chiedo d' altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia.
- Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia.
- Dovresti allora incominciare ogni racconto dei tuoi viaggi dalla partenza, descrivendo Venezia così com'è, tutta quanta, senza omettere nulla di ciò che ricordi di lei.
L' acqua del lago era appena increspata; il riflesso di rame dell' antica reggia dei Sung si frantumava in riverberi scintillanti come foglie che galleggiano.
- Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, - disse Polo - Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d' altre città, l'ho già perduta a poco a poco.”
Italo Calvino, Invisible Cities

“You see, Mr. Vidón, back in the day in Venezia, anyone could disguise themselves in a bauta mask: ricco o povero, uomo o donna, it didn’t matter. You had to treat everyone in a bauta mask with respect, because you never knew whose face was underneath. It was a way for everyone to play, to have fun together, to make everyone equal, for a little while, anyway. This mask, it was a tool for freedom.”
Carlos Hernandez, Sal and Gabi Break the Universe

Gabriele d'Annunzio
“L'anima cupida e forte dei padri acclamanti ai reduci trionfatori del Mare si risvegliava confusamente negli uomini oppressi dal tedio e dal travaglio dei lunghi giorni mediocri; [...] «Conoscete voi, Perdita – domandò Stelio d'improvviso – conoscete voi qualche altro luogo del mondo che abbia, come Venezia, la virtù di stimolare la potenza della vita umana in certe ore eccitando tutti i desiderii sino alla febbre? Conoscete voi una tentatrice più tremenda?»”
Gabriele d'Annunzio, Il fuoco: (Edizione integrale)

Gabriele d'Annunzio
“« [...] non vi sembra che noi seguitiamo il corteo dell'Estate defunta? Ella giace nella barca funebre, vestita d'oro come una dogaressa, come una Loredana o una Morosina o una Soranza del secolo lucente; e il corteo la conduce verso l'isola di Murano dove un maestro del fuoco la chiuderà in un involucro di vetro opalino affinché, immersa nella laguna, ella possa almeno guardare a traverso le sue palpebre diafane i molli giochi delle alghe e illudersi di aver tuttavia intorno al corpo l'ondulazione continua della sua capellatura voluttuosa aspettando l'ora di risorgere.»”
Gabriele d'Annunzio, Il fuoco: (Edizione integrale)

“Rèitiai s'ainàtei vebèlei

Vera figura, vera natura,
slansada in ragi come’n’aurora,
che tutti quanti ti ne inamora:
to fià xe 'l vento, siroco o bora
che svegia sgrìsoli de vita eterna,
signora d'oro che ne governa

aàh Venessia aàh Regina aàh Venusia”
ZANZOTTO Andrea -