Vittoria
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“Pagani e giudei potevano avere idee diverse su Dio, ma sulla donna avevano di sicuro la stessa. Il problema non era il fatto che Dio fosse «solo uno», ma chi dovesse essere il suo corrispettivo sociale, cioè l'uno che nella società aveva il potere di occupare la casella di Dio con la sua faccia. Se qualche categoria doveva essere esclusa, era più logico fosse una sottomessa, impossibilitata a opporsi al suo annichilimento. Sia nel mondo giudaico di partenza sia in quello greco-romano di arrivo c'erano persone - donne e bambini, schiavi, poveri e stranieri - che erano meno persone di altre, o non lo erano affatto, e a stabilirne la dignità erano gli uomini, cittadini, i patriarchi e i ricchi padroni. Per chi era già all'apice della scala sociale, la svolta storica del cristianesimo di Stato fu una manna dal cielo: disegnare Dio a propria immagine fu il modo in cui le classi privilegiate riuscirono a rendere letteralmente sacrosanto il dislivello dei diritti che c'era da prima.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
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“Trovo sempre sconcertante quando qualcuno mi dice: «Non bisogna credere a tutto ciò che si vede sui social network, perché spesso non corrispondono alla realtà». Il problema dell'autenticità non è capire quanto il mio profilo corrisponda alla realtà, ma quanto la presunta realtà corrisponda davvero a me, a quello che sono.
Se una persona con un handicap crea un'identità digitale che l'handicap non lo ha e stabilisce relazioni, sta producendo una realtà falsata o ne sta ipotizzando una piú autentica rispetto a sé? Se una persona che appartiene a un'etnia razzializzata si inventa un'identità digitale grazie alla quale le diventano possibili legami con persone che altrimenti non si relazionerebbero mai a lei, sta mentendo o sta producendo una distorsione creativa nella società razzista in cui vive? Se una donna nata in un corpo maschile aggira la disforia di genere attraverso un'identità digitale che corrisponde al genere in cui si riconosce, possiamo parlare di inganno oppure siamo davanti a una realtà piú sincera? Dalla risposta a queste domande dipende molta della nostra capacità di restare uman3 negli ambiti sempre piú postumani del tempo che le nostre vite stanno già attraversando.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
Se una persona con un handicap crea un'identità digitale che l'handicap non lo ha e stabilisce relazioni, sta producendo una realtà falsata o ne sta ipotizzando una piú autentica rispetto a sé? Se una persona che appartiene a un'etnia razzializzata si inventa un'identità digitale grazie alla quale le diventano possibili legami con persone che altrimenti non si relazionerebbero mai a lei, sta mentendo o sta producendo una distorsione creativa nella società razzista in cui vive? Se una donna nata in un corpo maschile aggira la disforia di genere attraverso un'identità digitale che corrisponde al genere in cui si riconosce, possiamo parlare di inganno oppure siamo davanti a una realtà piú sincera? Dalla risposta a queste domande dipende molta della nostra capacità di restare uman3 negli ambiti sempre piú postumani del tempo che le nostre vite stanno già attraversando.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
“La vecchiaia femminile nella fiabe è un posto dove nessuna vuole andare. In questo tipo di racconto le donne più anziane, che hanno perso la freschezza di un tempo, sono spesso crudeli e invidiose verso le fanciulle, ancora avvenenti in un mondo dove attirare lo sguardo degli uomini è la massima ambizione per ogni creatura di sesso femminile. La vecchiaia delle donne non è saggia né desiderabile, ma rancorosa e sulla difensiva di fronte alla gioventù altrui. La hellezza e la gioventù vanno in parallelo: la protagonista è sempre incantevole, le donne che la odiano sono brutte e la detestano per questo. La leggenda nera delle donne che sarebbero le peggiori nemiche delle donne si fonda su questi due assunti, ma in realtà ci dice pochissimo delle donne e moltissimo degli uomini che cosí le hanno concepite. Gli autori della fiaba erano infatti maschi e, poiché sono loro a volere per sé belle fanciulle, suppongono che anche le donne non desiderino che soddisfare tale desiderio.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
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“Quando leggiamo Cenerentola (e tutte le altre) è utile ricordare che non stiamo guardando le donne come sono, ma come gli uomini di cultura patriarcale le hanno immaginate e forse, in fondo, ancora le immaginano. Le donne di queste fiabe consumano le proprie vite senza orizzonte: lo scenario in cui si muovono è spesso rappresentato dalle quattro mura di un'abitazione. Non le vedremo mai vivere avventure, compiere missioni all'esterno, avere grandi aspirazioni o mirare a compiti sociali: il loro scopo è uscire dalla casa del padre per ri-accasarsi in quella del marito. Se sono sfortunate svolgono le faccende domestiche, se invece sono fortunate sposano un uomo che possa far sgobbare qualcun'altra al posto loro.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
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“Ogni distinzione tra reale e virtuale, quando si tratta dell'interiorità delle persone, è quindi prima di tutto inutile, perché impedisce di capire l'altrə e non genera alcun incontro, ed è in seconda istanza dannosa, perché stabilisce una gerarchia di valore tra le esperienze, distinguendole in vere e false anche a prescindere da cosa ne pensi chi le ha vissute.”
― God Save the Queer: Catechismo femminista
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Neo-victorian novel
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