19 books
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3 voters
“Good evening peepers, prowlers, pederasts, panty-sniffers, punks and pimps. I'm James Ellroy, the demon dog, the foul owl with the death growl, the white knight of the far right, and the slick trick with the donkey dick. I'm the author of 16 books, masterpieces all; they precede all my future masterpieces. These books will leave you reamed, steamed and drycleaned, tie-dyed, swept to the side, true-blued, tattooed and bah fongooed. These are books for the whole fuckin' family, if the name of your family is Manson.”
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“West of Suez di Osborne è cosa di rara bruttezza, di una goffa opacità moralistica; lo trovo repellente. Pubblichiamolo.”
― Estrosità rigorose di un consulente editoriale
― Estrosità rigorose di un consulente editoriale
“[...] quelli che erano nati negli anni venti, e che avevano vent’anni negli anni quaranta, avevan dovuto combattere perché c’era la guerra e servivano dei soldati. Quelli che eran nati negli anni trenta, e avevan vent’anni negli anni cinquanta, avevan dovuto lavorare perché c’era stata la guerra e c’era un paese da ricostruire. Quelli che eran nati negli anni quaranta, e che avevan vent’anni negli anni sessanta, avevan dovuto lavorare anche loro perché c’era il boom economico e una grande richiesta di forza lavoro. Quelli che eran nati negli cinquanta, e che avevan vent’anni negli anni settanta, avevan dovuto contestare perché il mondo cosí com’era stato fino ad allora non era piú adatto alla modernità o non so bene a cosa. Poi eravamo arrivati noi, nati negli anni sessanta e che avevamo vent’anni negli anni ottanta e l’unica cosa che dovevamo fare, era stare tranquilli e non rompere troppo i maroni.
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
“Il professor Grammaticus
Il professor Grammaticus,
tra Como e Battipaglia,
udì gridare a gran voce:
I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia!
Alcuni sventatelli
apparsi in fondo alla via
in coro scandivano
quell’errore di ortografia.
Disse il bravo docente:
– Signori, non così!
Non lordate la Patria
con quella brutta «g»!
Al fardello dei mali
che affliggono il paese
non aggiungete, prego,
ortografiche offese…
Il professor Grammaticus
fu tosto circondato,
di ben altre scorrettezze
e di pugni minacciato.
Ma dai dintorni accorse
una folla di persone
amanti della grammatica
e della buona educazione.
Cacciarono i giovinastri
e gridarono così:
– Viva il nostro professore
e l’Italia senza «g»!”
― Il libro degli errori
Il professor Grammaticus,
tra Como e Battipaglia,
udì gridare a gran voce:
I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia!
Alcuni sventatelli
apparsi in fondo alla via
in coro scandivano
quell’errore di ortografia.
Disse il bravo docente:
– Signori, non così!
Non lordate la Patria
con quella brutta «g»!
Al fardello dei mali
che affliggono il paese
non aggiungete, prego,
ortografiche offese…
Il professor Grammaticus
fu tosto circondato,
di ben altre scorrettezze
e di pugni minacciato.
Ma dai dintorni accorse
una folla di persone
amanti della grammatica
e della buona educazione.
Cacciarono i giovinastri
e gridarono così:
– Viva il nostro professore
e l’Italia senza «g»!”
― Il libro degli errori
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