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“Il professor Grammaticus
Il professor Grammaticus,
tra Como e Battipaglia,
udì gridare a gran voce:
I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia!
Alcuni sventatelli
apparsi in fondo alla via
in coro scandivano
quell’errore di ortografia.
Disse il bravo docente:
– Signori, non così!
Non lordate la Patria
con quella brutta «g»!
Al fardello dei mali
che affliggono il paese
non aggiungete, prego,
ortografiche offese…
Il professor Grammaticus
fu tosto circondato,
di ben altre scorrettezze
e di pugni minacciato.
Ma dai dintorni accorse
una folla di persone
amanti della grammatica
e della buona educazione.
Cacciarono i giovinastri
e gridarono così:
– Viva il nostro professore
e l’Italia senza «g»!”
― Il libro degli errori
Il professor Grammaticus,
tra Como e Battipaglia,
udì gridare a gran voce:
I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia!
Alcuni sventatelli
apparsi in fondo alla via
in coro scandivano
quell’errore di ortografia.
Disse il bravo docente:
– Signori, non così!
Non lordate la Patria
con quella brutta «g»!
Al fardello dei mali
che affliggono il paese
non aggiungete, prego,
ortografiche offese…
Il professor Grammaticus
fu tosto circondato,
di ben altre scorrettezze
e di pugni minacciato.
Ma dai dintorni accorse
una folla di persone
amanti della grammatica
e della buona educazione.
Cacciarono i giovinastri
e gridarono così:
– Viva il nostro professore
e l’Italia senza «g»!”
― Il libro degli errori
“[...] quelli che erano nati negli anni venti, e che avevano vent’anni negli anni quaranta, avevan dovuto combattere perché c’era la guerra e servivano dei soldati. Quelli che eran nati negli anni trenta, e avevan vent’anni negli anni cinquanta, avevan dovuto lavorare perché c’era stata la guerra e c’era un paese da ricostruire. Quelli che eran nati negli anni quaranta, e che avevan vent’anni negli anni sessanta, avevan dovuto lavorare anche loro perché c’era il boom economico e una grande richiesta di forza lavoro. Quelli che eran nati negli cinquanta, e che avevan vent’anni negli anni settanta, avevan dovuto contestare perché il mondo cosí com’era stato fino ad allora non era piú adatto alla modernità o non so bene a cosa. Poi eravamo arrivati noi, nati negli anni sessanta e che avevamo vent’anni negli anni ottanta e l’unica cosa che dovevamo fare, era stare tranquilli e non rompere troppo i maroni.
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
“Qui non posso non pensare a Thomas Bernhard, il grande scrittore austriaco, che non ha mai smesso di criticare e fustigare – con odio e amore, e anche con humor, – il suo paese, la sua epoca, la società in cui viveva.
È morto il 12 febbraio 1989. Per lui non ci sono stati lutti nazionali o internazionali, non ci sono state false lacrime, neanche lacrime vere, forse. Solo i suoi lettori appassionati, tra i quali mi annovero, si sono resi conto dell’immensa perdita per la letteratura: Thomas Bernhard, ormai, non scriverà più. Peggio ancora: ha proibito di pubblicare i manoscritti che ha lasciato dietro di sé.
È l’ultimo «no» alla società da parte del geniale autore del libro intitolato Ja. Questo libro è qui, davanti a me, sul tavolo, insieme a Cemento, Il soccombente, L’imitatore di voci, A colpi d’ascia e altro. L’ho prestato a diversi amici dicendo che non avevo mai riso tanto leggendo un libro. Me l’hanno restituito senza essere riusciti a leggerlo fino in fondo, tanto questa lettura sembrava loro «demoralizzante» e «insostenibile». Quanto all’aspetto «comico» del testo, proprio non riuscivano a vederlo.
È vero che il suo contenuto è terribile, perché questo «ja» è un «sì» alla morte, e perciò un no alla vita.
Tuttavia, che lo voglia o no, Thomas Bernhard vivrà eternamente per servire d’esempio a tutti coloro che pretendono di essere degli scrittori.”
―
È morto il 12 febbraio 1989. Per lui non ci sono stati lutti nazionali o internazionali, non ci sono state false lacrime, neanche lacrime vere, forse. Solo i suoi lettori appassionati, tra i quali mi annovero, si sono resi conto dell’immensa perdita per la letteratura: Thomas Bernhard, ormai, non scriverà più. Peggio ancora: ha proibito di pubblicare i manoscritti che ha lasciato dietro di sé.
È l’ultimo «no» alla società da parte del geniale autore del libro intitolato Ja. Questo libro è qui, davanti a me, sul tavolo, insieme a Cemento, Il soccombente, L’imitatore di voci, A colpi d’ascia e altro. L’ho prestato a diversi amici dicendo che non avevo mai riso tanto leggendo un libro. Me l’hanno restituito senza essere riusciti a leggerlo fino in fondo, tanto questa lettura sembrava loro «demoralizzante» e «insostenibile». Quanto all’aspetto «comico» del testo, proprio non riuscivano a vederlo.
È vero che il suo contenuto è terribile, perché questo «ja» è un «sì» alla morte, e perciò un no alla vita.
Tuttavia, che lo voglia o no, Thomas Bernhard vivrà eternamente per servire d’esempio a tutti coloro che pretendono di essere degli scrittori.”
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“Il castello era silenzioso come un mostro impalato.”
― Gormenghast
― Gormenghast
“All'uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto.
Martino lo sapeva perché l'aveva chiesto un po' a tutti e da tutti aveva avuto la stessa risposta:
- Quella strada lì? Non va in nessun posto! E' inutile camminarci.
- E fin dove arriva?
- Non arriva da nessuna parte
- Ma allora perché l'hanno fatta?
- Ma non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì!
- Ma nessuno è mai andato a vedere?
- Oh sei una bella testa dura! Se ti diciamo che non c'è niente da vedere...
- Non potete saperlo se non ci siete stati mai.”
― Cuentos por teléfono
Martino lo sapeva perché l'aveva chiesto un po' a tutti e da tutti aveva avuto la stessa risposta:
- Quella strada lì? Non va in nessun posto! E' inutile camminarci.
- E fin dove arriva?
- Non arriva da nessuna parte
- Ma allora perché l'hanno fatta?
- Ma non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì!
- Ma nessuno è mai andato a vedere?
- Oh sei una bella testa dura! Se ti diciamo che non c'è niente da vedere...
- Non potete saperlo se non ci siete stati mai.”
― Cuentos por teléfono
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