“A volte penso che per i libri bisognerebbe inventare una parola nuova, signor Corso. Una parola che non esiste. E questa parola dovrebbe essere il contrario di cimitero e indicare un luogo dove si conserva la vita, non la morte, e non si mette a giacere niente.”
― La lettrice scomparsa
― La lettrice scomparsa
“Adesso odiava il Natale, ma da bambina le piaceva. Aspettava trepida che finissero le feste dei morti e poi cominciava a preparare il presepe. Nella sua casa si trovavano ogni sera e cugini, mangioni e rumorosi, i nonni pazienti dispensatori di carezze dolciumi, lo zio baro e malfidato. Lo scaccio, noccioline e semi di zucca, era il centro della tavola. Si giocava e si masticava. Il rumore delle bucce sotto i denti era una partitura musicale; il sale bruciava la lingua, seccava le labbra; spumante nelle grandi coppe di cristallo per spegnere la sede degli adulti, aranciata e bicchieri di plastica per i bambini.”
― Il sanguinaccio dell'Immacolata
― Il sanguinaccio dell'Immacolata
“Charlotte, N.C., 273 Chastity belt, 55 Chaucer, Geoffrey,”
― Thy Neighbor's Wife
― Thy Neighbor's Wife
“A me, il mare ha invaso l’infanzia come invade le spiagge della riviera francese, nelle notti di luna. Sono venuto su con questo spettacolo negli occhi. Allaga ancora adesso ogni ricordo e lo riduce a una finestra spalancata. Lo spazio deserto, il limite che non si può misurare. Il mare ti insegna a fissare il vuoto.
È la terra che io non so guardare: il profilo morbido delle colline, l’ostacolo di una montagna, l’aria rassicurante delle città. Ho bisogno sempre di avere un orizzonte di fronte, ma questa necessità mi espone a molte insidie. Vorrei poter imparare che il paesaggio più necessario è quello dove si fermano le cose, e si possono toccare. Avere l’appiglio contadino di un oggetto, l’ombra di una presenza intorno. E invece ho nella testa sempre questo gioco di correnti, questa esagerazione di sogni e di incubi, tra l’aiuto degli dei e le orche assassine.” (Fabio Stassi, “La lettrice scomparsa”)”
― La lettrice scomparsa
È la terra che io non so guardare: il profilo morbido delle colline, l’ostacolo di una montagna, l’aria rassicurante delle città. Ho bisogno sempre di avere un orizzonte di fronte, ma questa necessità mi espone a molte insidie. Vorrei poter imparare che il paesaggio più necessario è quello dove si fermano le cose, e si possono toccare. Avere l’appiglio contadino di un oggetto, l’ombra di una presenza intorno. E invece ho nella testa sempre questo gioco di correnti, questa esagerazione di sogni e di incubi, tra l’aiuto degli dei e le orche assassine.” (Fabio Stassi, “La lettrice scomparsa”)”
― La lettrice scomparsa
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