“am a firm believer in there being beauty in the contrast. In the light and the dark days. In the hope and the hurt. In the fire and in the ash. I am a firm believer in the fall and in the rise; in the sin and in the saving. I am a firm believer in the broken, the people who hold their pieces together with belief, who bandage their fear in faith. I am a firm believer in the souls who have always managed to protect their soft; who have always known, even when it ached the most, that their wounds were healing them, that the hardest parts of life were growing them from the inside. I am a firm believer in there being beauty in the contrast—you have not lived until you have died.”
― The Strength In Our Scars
― The Strength In Our Scars
“La retorica dei buoni sentimenti è una spessa coltre che stendiamo sull'ambivalenza della nostra anima.”
― I miti del nostro tempo
― I miti del nostro tempo
“Dáimōn è una parola greca da cui deriva il termine Eudaimonia: la buona riuscita del tuo demone, la tua autorealizzazione.
Ciascuno di noi ha dentro di sé un demone, una virtù, una capacità. Che cos’è la tua virtù? Perché sei nato? Che cosa vuoi fare nella vita? Che cosa ti spinge a fare l’attore, piuttosto che il pittore, piuttosto che l’ingegnere?
E come faccio a sapere qual è il mio demone? Devi conoscere te stesso. Perché se tu non conosci te stesso come fai a sapere qual è il tuo demone? Cosa fai, guardi la televisione e vedi quello che ti piacerebbe fare a partire da lì? No, devi fare un lavoro di autoriflessione, capire chi sei.
Devi realizzare il tuo demone secondo misura. Cosa significa? Magari sei un attore ma non sei bravo magari come Marcello Mastroianni; allora non tentare di essere bravo come lui o più di lui. Esamina le tue capacità, collocati là dove sei, non oltrepassare la misura. Perché altrimenti prepari la tua rovina.
La giusta misura è in tutte le cose. Anche la bellezza consiste nella giusta proporzione degli elementi. I greci avevano questa categoria (la giusta misura) derivante dal fatto che l’uomo è mortale.
I greci, all’epoca di Omero, usano la parola -Protos- per dire uomo: colui che è destinato a morire. Siamo mortali, basta. Questa è la misura. E allora quando ti arriva la felicità, la forza, la potenza della vita espandila più che puoi. Quando sopraggiunge il dolore reggilo ed evita di metterlo in scena.
[..]
La cultura e l’etica greca sarebbe una grande etica che dovrebbe intervenire nell’occidente, a contenere la sua volontà di potenza; a contenere la riduzione della terra dal luogo di abitazione dell’uomo a materia prima, non da usare, da usurare.
E qual è il limite?
— Dialoghi sull'anima dell'educazione”
―
Ciascuno di noi ha dentro di sé un demone, una virtù, una capacità. Che cos’è la tua virtù? Perché sei nato? Che cosa vuoi fare nella vita? Che cosa ti spinge a fare l’attore, piuttosto che il pittore, piuttosto che l’ingegnere?
E come faccio a sapere qual è il mio demone? Devi conoscere te stesso. Perché se tu non conosci te stesso come fai a sapere qual è il tuo demone? Cosa fai, guardi la televisione e vedi quello che ti piacerebbe fare a partire da lì? No, devi fare un lavoro di autoriflessione, capire chi sei.
Devi realizzare il tuo demone secondo misura. Cosa significa? Magari sei un attore ma non sei bravo magari come Marcello Mastroianni; allora non tentare di essere bravo come lui o più di lui. Esamina le tue capacità, collocati là dove sei, non oltrepassare la misura. Perché altrimenti prepari la tua rovina.
La giusta misura è in tutte le cose. Anche la bellezza consiste nella giusta proporzione degli elementi. I greci avevano questa categoria (la giusta misura) derivante dal fatto che l’uomo è mortale.
I greci, all’epoca di Omero, usano la parola -Protos- per dire uomo: colui che è destinato a morire. Siamo mortali, basta. Questa è la misura. E allora quando ti arriva la felicità, la forza, la potenza della vita espandila più che puoi. Quando sopraggiunge il dolore reggilo ed evita di metterlo in scena.
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La cultura e l’etica greca sarebbe una grande etica che dovrebbe intervenire nell’occidente, a contenere la sua volontà di potenza; a contenere la riduzione della terra dal luogo di abitazione dell’uomo a materia prima, non da usare, da usurare.
E qual è il limite?
— Dialoghi sull'anima dell'educazione”
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“Nella visione occidentale, la felicità è come una montagna da scalare. Nel buddhismo, invece, la felicità/serenità è più simile a una montagna da scavare: quello che cerchiamo è già dentro di noi e il nostro compito è rimuovere strati di detriti accumulati in decenni di vita, lasciar andare la pesantezza [...] finchè non ci troveremo davanti alla luce che abbiamo sempre custodito. Non dobbiamo aggiungere, ma lasciare andare.”
― Profondo come il mare, leggero come il cielo: Un viaggio dentro se stessi per trovare la serenità
― Profondo come il mare, leggero come il cielo: Un viaggio dentro se stessi per trovare la serenità
Kozue’s 2025 Year in Books
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