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Sarinys
820 ratings (4.02 avg)
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Sarinys

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Dungeon Crawler Carl
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by Matt Dinniman (Goodreads Author)
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Luce dell'universo
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The Vampire Lestat
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Zadie Smith
“Uno dei più grandi sogni di autenticità dell’avanguardia è questa possibilità di diventare criminali, di condividere la sorte di Genet e John Fante, dei freak, dei perduti, degli emarginati. (Con la notevole eccezione di J.G. Ballard, autore di quello che è forse il miglior romanzo britannico d’avanguardia, La mostra delle atrocità, che allevò da solo tre figli nella tranquillità domestica di una villetta bifamiliare di Shepperton.) Per l’avanguardia inglese, l’esperienza di vita estrema è diventata un marchio di autenticità letteraria: il fatto che Alexander Trocchi e Anna Kavan facessero uso di droga è, per i loro lettori, almeno altrettanto importante della loro prosa.”
Zadie Smith, Changing My Mind: Occasional Essays

Lionel Shriver
“Quando ho smesso di giocherellare con il cappotto, mi ha detto: «Puoi anche prendere per il culo i vicini, le guardie, Gesù e quella rimbambita di tua madre con queste visite da brava mammina, ma io non ci casco. Vai pure avanti se vuoi una medaglia al valore. Ma non trascinare più qui il tuo culo se pensi di farlo per me». Poi ha aggiunto: «Perché io ti odio».
So che i ragazzini dicono cose del genere di continuo, d’impulso: ti odio, ti odio!, gli occhi colmi di lacrime. Ma Kevin ha quasi diciotto anni, e il tono della sua voce era piatto.
Avevo un’idea di ciò che avrei dovuto rispondere: Lo so che non lo pensi davvero, ma sapevo che lo pensava. Oppure: Io ti voglio bene comunque, giovanotto, che ti piaccia o no. Ma mi è venuto il dubbio che così avrei seguito la sceneggiatura che mi aveva aiutata ad atterrare in quella sala surriscaldata che puzzava come il bagno di una stazione in un pomeriggio di dicembre. Perciò gli ho detto, con il medesimo tono da comunicato ufficiale: «Anche io ti ho sempre odiato, Kevin» e ho girato i tacchi.”
Lionel Shriver, We Need to Talk About Kevin

Jon Krakauer
“In quella primavera del 1996, sulle pendici dell'Everest, non mancavano i sognatori: le credenziali di molti aspiranti scalatori della montagna erano esili quanto le mie, se non di più. Quando per ciascuno di noi veniva il momento di valutare le proprie possibilità e di soppesarle contro la sfida formidabile rappresentata dalla montagna più alta del mondo, a volte si aveva l'impressione che metà della popolazione del campo base soffrisse di delusione clinica. Forse, però, non sarebbe dovuta essere una sorpresa: l'Everest ha sempre attirato come una calamita ciarlatani, cacciatori di pubblicità, inguaribili romantici e altri individui con una presa non troppo salda sulla realtà.”
Jon Krakauer, Into Thin Air: A Personal Account of the Mt. Everest Disaster

Margaret Atwood
“Martedì, alle dodici e dieci circa, nella prigione nuova di questa città, a James McDermott, assassino del signor Kinnear, è stata applicata la più grave pena prevista dalla legge. Una folla immensa di uomini, donne e bambini aspettava con ansia di poter assistere agli ultimi tra­vagliati istanti del colpevole. Quali possano essere i sentimenti di quelle donne che sono accorse numerose da vicino e da lontano, nel fango e sotto la pioggia, per presenziare all'orribile spettacolo, non arriviamo a immaginarlo. Osiamo tuttavia affermare che non erano precisamente gentili né raffinati. Lo sciagurato criminale, in quel terribile momento, ha dato prova della stessa freddezza e teme­rarietà che ha caratterizzato il suo contegno fin dall'arresto.

«Toronto Mirror»,

23 novembre 1843”
Margaret Atwood, Alias Grace

Mary Gaitskill
“Quando ero piccola mia madre mi lesse una storia su una ragazzina cattiva. La lesse a me e a mia sorella: ce ne stavamo rannicchiate contro il suo corpo sedute sul divano, mentre lei leggeva ad alta voce un libro che teneva sulle ginocchia. La luce della lampada splendeva su di noi, avvolte da una coperta. La ragazza della storia era bella e crudele. Sua madre era povera, perciò la mandava a lavorare per una famiglia di persone ricche che la viziavano e la coccolavano, ma le dicevano anche di andare a trovare la madre. Lei però si sentiva troppo importante, e si limitava a farsi vedere. Un giorno quella gente ricca la mandò a casa con una pagnotta per la madre, ma quando la ragazza si trovò davanti a una pozzanghera di fango, per non sporcarsi le scarpe ci buttò il pane, e ci mise i piedi sopra. La pagnotta affondò come in una palude, e lei affondò con essa, scendendo giù giù fino a un mondo popolato di demoni e creature orribili. Dal momento che era bella, la regina dei demoni ne fece una statua per donarla al suo bisnipote. La ragazza venne coperta da serpenti e melma, intrappolata e circondata dall’odio di ogni altra creatura. Soffriva la fame, ma non riusciva a mangiare il pane che non le si staccava dai piedi, e poteva sentire quello che la gente diceva di lei: un ragazzo che passava di lì aveva visto che cosa le era successo e lo aveva raccontato a tutti, e tutti dicevano che se lo meritava, persino sua madre diceva che se lo meritava. La ragazza non poteva muoversi, ma anche se avesse potuto avrebbe finito per torcersi di rabbia. “Non è giusto!”, urlò mia madre, facendo il verso alla ragazza cattiva.
Io me ne stavo seduta contro mia madre mentre ci raccontava la storia, e forse per questo mi sembrò di non sentirla semplicemente con le orecchie: la sentii nel suo corpo. Sentivo una ragazza che voleva essere troppo bella. Sentivo una madre che voleva amarla. Sentivo un demone che voleva torturarla. E li sentivo così strettamente mescolati dentro di me che non c’era modo di separare tutte quelle emozioni. La storia mi terrorizzò e mi misi a piangere. Mia madre mi prese tra le sue braccia. “Aspetta”, disse, “la storia non è finita: lei sarà salvata dalle lacrime di una bambina innocente come te”. Mia madre mi baciò sulla fronte per poi finire di raccontare la storia. E io l’ho dimenticata per molto, molto tempo.”
Mary Gaitskill, Veronica

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