“E ho pensato che per quelli che leggono i libri, che guardan le mostre, che ascoltano le sinfonie, i libri, i quadri, le musiche che hanno incontrato nella loro vita li hanno aiutati in questa cosa così difficile e così strana, stare al mondo, a essere dei nonostante, a rendersi conto delle loro ferite, dei loro difetti, e ad accettarli, perché, come dice un cantante canadese, è attraverso le crepe che si vede la luce.”
― Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostojevskij
― Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostojevskij
“Questa è la risposta di Orazio, mia cara Lisaweta. 'Considerare le cose in questo modo significherebbe considerarle con troppa precisione,' non è vero?”
― La morte a Venezia
― La morte a Venezia
“«Ecco un vero saggio!» pensò Pierre. «Non vede niente al di là del piacere momentaneo; niente lo turba, e per questo è sempre allegro, tranquillo e soddisfatto. Che cosa non darei per essere come lui!» si disse con invidia.”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
“Come tutti gli altri che ascoltavano il racconto, anche il principe Andrej guardava il sottufficiale con uno sguardo scintillante e provava un senso di consolazione. «Ma non è forse tutto eguale ormai?» pensava. «E che cosa succederà di là e che cos’è successo qui? Perché mi dispiaceva tanto separarmi dalla vita? C’era qualcosa in questa vita che io non ho capito e non capisco.»”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
“Allora, nel crepuscolo della guerra mondiale, aveva capito che se le piazze socialiste del Diciannovesimo secolo erano state animate dalla speranza, quelle piccoloborghesi del Ventesimo sarebbero state sopraffatte dalla paura. Contrapponendosi ai palazzi del potere nelle piazze, i militanti socialisti avevano ma-nifestato le loro esigenze misconosciute, le loro aspettative disattese, esprimendo una vigorosa richiesta affinché le loro speranze nel progresso, nel miglioramento delle condizioni di vita, nell’emancipazione dagli ostacoli o dalle catene che lo impedivano, venissero finalmente esaudite. Erano state, insomma, piazze turbolente, certamente scontente, ma, in ultima istanza, fiduciose, e anche gioiose. Dai loro canti e proteste sprigionava ancora una fervente preghiera rivolta all’avvenire: Dio del futuro, fa’ che la vita di mio figlio sia migliore della mia. Ma con il nuovo secolo la speranza sarebbe stata soppiantata dalla paura. E con essa dalla delusione, lo sconforto, lo smarrimento, il senso di sconfitta, di esser stati traditi, di declassamento, fino all’astio, al rancore, alla rabbia vendicativa. A un tratto, in piazza non c’erano più solo uomini e donne che invocavano le trasformazioni storiche e politiche ma anche coloro che le temevano, a cominciare proprio da quella rivoluzione socialista in cui si era a lungo sperato. Dopo la Grande guerra, milioni d’italiani avevano smesso di sperare nel mutamento e iniziato a sentirsene minacciati. Il canto delle piazze si era strozzato in urlo. Un urlo che non supplicava più il futuro perché finalmente giungesse a riscattare il presente ma gli intimava di rimanere increato. Non più una preghiera ma uno scongiuro.”
― M. L'uomo della provvidenza
― M. L'uomo della provvidenza
Giuseppe’s 2024 Year in Books
Take a look at Giuseppe’s Year in Books, including some fun facts about their reading.
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