“Pfühl era uno di quegli individui disperatamente, incrollabilmente sicuri di se stessi, sicuri fino al martirio, come lo sanno essere solamente i tedeschi, e questo proprio perché solo i tedeschi possono essere sicuri di sé sulla base di un’idea astratta, com’è la dottrina, cioè la pseudo-conoscenza della verità assoluta. Il francese può sentirsi sicuro di sé perché si crede personalmente, sia per doti fisiche che d’intelletto, irresistibile e affascinante, di fronte agli uomini come alle donne. L’inglese è sicuro di sé perché è cittadino del paese meglio ordinato del mondo; perciò, in quanto inglese, sa sempre ciò che deve fare, e sa che tutto ciò che fa, in quanto inglese, non può che esser ben fatto. L’italiano è sicuro di sé perché è irrequieto ed esaltabile, e facilmente si dimentica di se stesso e degli altri. Il russo è sicuro di sé perché non sa e non vuol sapere nulla, nella persuasione che nulla si può sapere. Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più disgustoso e inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata, ma che per lui è il vero assoluto.”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
“Allora, nel crepuscolo della guerra mondiale, aveva capito che se le piazze socialiste del Diciannovesimo secolo erano state animate dalla speranza, quelle piccoloborghesi del Ventesimo sarebbero state sopraffatte dalla paura. Contrapponendosi ai palazzi del potere nelle piazze, i militanti socialisti avevano ma-nifestato le loro esigenze misconosciute, le loro aspettative disattese, esprimendo una vigorosa richiesta affinché le loro speranze nel progresso, nel miglioramento delle condizioni di vita, nell’emancipazione dagli ostacoli o dalle catene che lo impedivano, venissero finalmente esaudite. Erano state, insomma, piazze turbolente, certamente scontente, ma, in ultima istanza, fiduciose, e anche gioiose. Dai loro canti e proteste sprigionava ancora una fervente preghiera rivolta all’avvenire: Dio del futuro, fa’ che la vita di mio figlio sia migliore della mia. Ma con il nuovo secolo la speranza sarebbe stata soppiantata dalla paura. E con essa dalla delusione, lo sconforto, lo smarrimento, il senso di sconfitta, di esser stati traditi, di declassamento, fino all’astio, al rancore, alla rabbia vendicativa. A un tratto, in piazza non c’erano più solo uomini e donne che invocavano le trasformazioni storiche e politiche ma anche coloro che le temevano, a cominciare proprio da quella rivoluzione socialista in cui si era a lungo sperato. Dopo la Grande guerra, milioni d’italiani avevano smesso di sperare nel mutamento e iniziato a sentirsene minacciati. Il canto delle piazze si era strozzato in urlo. Un urlo che non supplicava più il futuro perché finalmente giungesse a riscattare il presente ma gli intimava di rimanere increato. Non più una preghiera ma uno scongiuro.”
― M. L'uomo della provvidenza
― M. L'uomo della provvidenza
“Con l’avvicinarsi del nemico a Mosca, il modo di considerare la propria situazione, da parte dei moscoviti, non soltanto non era divenuto più serio, ma al contrario, più leggero che mai, come sempre accade quando gli uomini vedono avvicinarsi un pericolo grave. All’avvicinarsi di un pericolo, sempre due voci con uguale forza parlano nell’intimo dell’uomo: una voce gli dice sempre assennatamente di riflettere sulla natura del pericolo e sui mezzi per evitarlo; l’altra, ancora più assennata, gli dice che pensare a un pericolo è troppo penoso e tormentoso quando prevedere tutto, e sottrarsi all’andamento generale delle cose, non è in potere dell’uomo e perciò è meglio distogliersi dalle cose penose finché non sono sopraggiunte, e pensare piuttosto a quelle piacevoli. In solitudine l’uomo è piuttosto sensibile alla prima voce, in compagnia, al contrario, alla seconda.”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
“Come tutti gli altri che ascoltavano il racconto, anche il principe Andrej guardava il sottufficiale con uno sguardo scintillante e provava un senso di consolazione. «Ma non è forse tutto eguale ormai?» pensava. «E che cosa succederà di là e che cos’è successo qui? Perché mi dispiaceva tanto separarmi dalla vita? C’era qualcosa in questa vita che io non ho capito e non capisco.»”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
“Anatol’ non era un giocatore o almeno non si preoccupava mai di vincere. Non era vanitoso. Non gli importava affatto di ciò che pensavano di lui, e ancor meno poteva essere accusato di ambizione. Più volte aveva deluso e irritato suo padre, perché rovinava la carriera e se la rideva di tutti gli onori. Non era avaro e non diceva mai di no a chi gli chiedeva qualcosa. L’unica sua passione erano i divertimenti e le donne, e poiché, secondo il suo modo di vedere, non c’era nulla di male a coltivare queste inclinazioni, ed egli non concepiva nemmeno che il soddisfacimento di tali piaceri potesse dar luogo a conseguenze per le altre persone, in cuor suo si considerava un uomo irreprensibile, disprezzava sinceramente i mascalzoni e i malvagi e andava a testa alta, con la coscienza del tutto tranquilla. I libertini, queste Maddalene di sesso maschile, hanno un segreto senso della propria innocenza, né più né meno come le Maddalene femminili, e basato sulla medesima speranza di perdono: «Tutto le sarà perdonato, perché ha molto amato; e a lui tutto sarà perdonato, perché si è molto divertito.»”
― Guerra e pace
― Guerra e pace
Giuseppe’s 2025 Year in Books
Take a look at Giuseppe’s Year in Books, including some fun facts about their reading.
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