Giuseppe Barba

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Book cover for Guerra e pace
Forse che, dopo la rivoluzione, la gente è diventata più felice?
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Leo Tolstoy
“Come tutti gli altri che ascoltavano il racconto, anche il principe Andrej guardava il sottufficiale con uno sguardo scintillante e provava un senso di consolazione. «Ma non è forse tutto eguale ormai?» pensava. «E che cosa succederà di là e che cos’è successo qui? Perché mi dispiaceva tanto separarmi dalla vita? C’era qualcosa in questa vita che io non ho capito e non capisco.»”
Leo Tolstoy, Guerra e pace

Leo Tolstoy
“«Ma dicono che sia un abile condottiero,» disse Pierre. «Non capisco che cosa significhi abile condottiero,» ribatté con ironia il principe Andrej. «Abile condottiero,» disse Pierre, «be’, è quello che prevede tutte le eventualità... be’, che intuisce i pensieri dell’avversario.» «Ma questo è impossibile,» esclamò il principe Andrej come se parlasse di una cosa risolta da un pezzo. Pierre lo guardò stupito. «Comunque,» disse, «si dice pure che la guerra è simile a una partita a scacchi. «Sì,» disse il principe Andrej, «ma con la piccola differenza che a scacchi puoi pensare quanto vuoi a ogni passo, che sei fuori delle condizioni del tempo, e ancora con la differenza che il cavallo è sempre più forte del pedone e due pedoni sempre più forti di uno solo, mentre in guerra certe volte un battaglione è più forte di una divisione, e altre volte più debole di una compagnia. Il rapporto di forza delle truppe non può essere noto ad alcuno. Credimi,» proseguì, «che se dipendesse dalle disposizioni degli stati maggiori, io sarei là a dare delle disposizioni; ma invece ho l’onore di servire qui, in un reggimento, con questi signori, e ritengo che il domani dipenderà effettivamente da noi e non da loro... Il successo non è mai dipeso e non dipenderà mai né dalla posizione, né dall’armamento, né dal numero, ma, in ogni caso, men che mai dalla posizione.» «E da che cosa, allora?» «Dal sentimento che c’è in me, in lui,» e indicò Timochin, «in ogni soldato.»”
Leo Tolstoy, Guerra e pace

Leo Tolstoy
“Solo dopo aver bevuto un paio di bottiglie di vino confusamente si rendeva conto che quell’intricato, terribile nodo della vita, che dianzi lo aveva atterrito, non era poi terribile come gli era sembrato. Con un ronzio nel capo, chiacchierando, ascoltando le conversazioni o leggendo dopo il pranzo e la cena, scorgeva di continuo questo nodo sotto qualche suo aspetto. Ma soltanto quando era sotto l’effetto del vino si diceva: «Non è nulla. Questo è un nodo che scioglierò da me, ho già pronta la spiegazione. Ma adesso non è il momento, a questo penserò dopo!» E questo dopo, invece, non veniva mai.”
Leo Tolstoy, Guerra e pace

Leo Tolstoy
“Pfühl era uno di quegli individui disperatamente, incrollabilmente sicuri di se stessi, sicuri fino al martirio, come lo sanno essere solamente i tedeschi, e questo proprio perché solo i tedeschi possono essere sicuri di sé sulla base di un’idea astratta, com’è la dottrina, cioè la pseudo-conoscenza della verità assoluta. Il francese può sentirsi sicuro di sé perché si crede personalmente, sia per doti fisiche che d’intelletto, irresistibile e affascinante, di fronte agli uomini come alle donne. L’inglese è sicuro di sé perché è cittadino del paese meglio ordinato del mondo; perciò, in quanto inglese, sa sempre ciò che deve fare, e sa che tutto ciò che fa, in quanto inglese, non può che esser ben fatto. L’italiano è sicuro di sé perché è irrequieto ed esaltabile, e facilmente si dimentica di se stesso e degli altri. Il russo è sicuro di sé perché non sa e non vuol sapere nulla, nella persuasione che nulla si può sapere. Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più disgustoso e inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata, ma che per lui è il vero assoluto.”
Leo Tolstoy, Guerra e pace

Leo Tolstoy
“Anatol’ non era un giocatore o almeno non si preoccupava mai di vincere. Non era vanitoso. Non gli importava affatto di ciò che pensavano di lui, e ancor meno poteva essere accusato di ambizione. Più volte aveva deluso e irritato suo padre, perché rovinava la carriera e se la rideva di tutti gli onori. Non era avaro e non diceva mai di no a chi gli chiedeva qualcosa. L’unica sua passione erano i divertimenti e le donne, e poiché, secondo il suo modo di vedere, non c’era nulla di male a coltivare queste inclinazioni, ed egli non concepiva nemmeno che il soddisfacimento di tali piaceri potesse dar luogo a conseguenze per le altre persone, in cuor suo si considerava un uomo irreprensibile, disprezzava sinceramente i mascalzoni e i malvagi e andava a testa alta, con la coscienza del tutto tranquilla. I libertini, queste Maddalene di sesso maschile, hanno un segreto senso della propria innocenza, né più né meno come le Maddalene femminili, e basato sulla medesima speranza di perdono: «Tutto le sarà perdonato, perché ha molto amato; e a lui tutto sarà perdonato, perché si è molto divertito.»”
Leo Tolstoy, Guerra e pace

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