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Gian Mario Deidda

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Thinking, Fast an...
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Brave New World
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Tutti i romanzi
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See all 7 books that Gian Mario Deidda is reading…
Book cover for La fine è il mio inizio
La ragione per la quale si ha tanta paura della morte è che con quella bisogna rinunciare a tutto quel che ci stava tanto a cuore, proprietà, desideri, identità. Io l’ho già fatto. Negli ultimi anni non ho fatto che buttare a mare tutto ...more
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Martin Luther King Jr.
“Man is not made for the state; the state is made for man. To deprive man of freedom is to relegate him to the status of a thing, rather than elevate him to the status of a person. Man must never be treated as a means to the end of the state, but always as an end within himself.”
― Martin Luther King Jr.

Elsa Morante
“il recente Fondatore dell’Impero, proprio con questo gran passo della sua carriera aveva, in realtà, messo il piede nella trappola che doveva consegnarlo all’ultimo scandalo del crollo e della morte. Proprio a questo passo lo aspettava, difatti, l’altro Fondatore del Grande Reich, suo complice presente e suo padrone predestinato. Fra i due sventurati falsari, diversi per natura, c’erano pure delle somiglianze inevitabili. Ma di queste, la piú interna e dolorosa era un punto di debolezza fondamentale: l’uno e l’altro, interiormente, erano dei falliti e dei servi, e malati di un sentimento vendicativo d’inferiorità.”
― Elsa Morante, La Storia

Alessandro D'Avenia
“Un poeta non si improvvisa a diciott’anni, ma a diciott’anni scopre che vuole mantenere intatto lo sguardo fanciullesco che rischia di perdere. Per questo la tua poesia, diversamente da quella dei tuoi contemporanei e conterranei, accoglie anche le cose più note, quotidiane e fragili: passeri, pastori, greggi, artigiani, lune, donzellette, fiori, garzoncelli, artigiani, canti… Pochissimi riconobbero la tua grandezza, proprio perché sapevano ragionare solo da adulti, non tolleravano che la poesia si facesse con queste piccolezze. Tu invece, coerente con la tua infanzia, facevi dei tuoi versi un atto di fede alle cose: avevi fiducia nel quotidiano, nell’istante, come ogni bambino. Rinnovasti così la poesia, sorprendendo il tempo presente e a venire, trovando parole nuove per le cose di sempre, che avevi visto da bambino e che ora volevi curare, nominandole, rinnovandole come meritavano, rendendole capaci di evocare un paradiso perduto, o forse promesso. La tua poesia è capace di restituire speranza anche nella malinconia, perché trova e racconta la bellezza di cui sono intrise le cose, e nessuno spera se non convive con la bellezza in ogni istante, anche nel più oscuro. Solo la bellezza crea speranza nel cuore e nella mente dell’uomo. La modalità in cui lo fa è duplice: maestà e semplicità. Sembrerebbero in contraddizione, ma in realtà sono solo due manifestazioni della pienezza, del compimento, della fioritura dell’essere. Io spero tutte le volte che il profilo di una montagna si staglia netto nel cielo e tutte le volte che un sorriso svetta su un volto trasformandone i tratti; spero tutte le volte che l’orizzonte di un mare unisce cielo e terra come una cerniera e tutte le volte che una carezza unisce due persone mostrando a un essere, in quel contatto, che la sua fragilità è una meraviglia; spero tutte le volte che un bosco fitto sembra confidare a chi vi passeggia il segreto di decenni di paziente compimento e tutte le volte che più fitto è un battito di ciglia a causa di uno stupore, di un amore. Che cosa è più maestoso di una stella e più semplice della sua luce? La vita non è mai povera, povero è il nostro sguardo, incapace di leggere la realtà su più livelli, perché non sono attivati i nostri spazi interiori più profondi. La realtà risponde solo a chi le corrisponde, e chi corrisponde per eccellenza a questa maestosa semplicità è il bambino.”
― Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

Alessandro D'Avenia
“I latini per “curare” usavano la parola colere da cui cultum, da cui il termine “cultura” (l’agricoltura non era altro che il prendersi cura del campo). La cultura non ha nulla a che fare con il consumare oggetti culturali: ci si illude che consumando più libri, più musica, più quadri, si acquisirà più cultura. Conosco persone che consumano tantissimi oggetti culturali, però questo non le rende più umane, anzi spesso finiscono con il sentirsi superiori agli altri. Cultura vuol dire stare nel campo, farlo fiorire, a costo di sudore. Significa conoscere la consistenza dei semi, i solchi della terra, i tempi e le stagioni dell’umano e occuparsene perché tutto dia frutto a tempo opportuno. Nella cultura ci sono il realismo del passato e del futuro e la lentezza del presente, cosa che il consumo non conosce: esso vuole rapidità e immediatezza, non contempla la passione e la pazienza.”
― Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

Alessandro D'Avenia
“Parlare con un adolescente non è articolare un elenco di “devi” o “dovresti”. Non guadagna la fiducia dei ragazzi chi la cerca scimmiottando la loro adolescenza, ma chi partecipa alla loro vita, scegliendo volta per volta la giusta distanza. Solo chi vive il suo rapimento genera rapimenti e provoca destini: solo se io so che cosa ci sto a fare al mondo metto in crisi positiva un adolescente, che non vuole gli si spieghi la vita, ma che la vita si spieghi in lui, e vuole avere a fianco persone affidabili per la propria navigazione. Se un adulto fa l’adolescente di ritorno inganna i ragazzi: penseranno che diventare adulti è desiderare di tornare indietro o provare rimpianto per qualcosa che non si ha più. Vorrebbero essere sicuri di se stessi e invece dobbiamo aiutarli a essere sicuri di essere se stessi, cominciando ad accettare ciò che sono e non caricandoli di “io” immaginari e irraggiungibili. Per questo in noi devono trovare chi è sicuro di essere se stesso, fragilità comprese, inadeguatezze comprese, fallimenti compresi, insomma limiti compresi.”
― Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

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