<< Nell’unità di cui faceva parte Hitler un soldato chiese perché la Germania aveva perso la guerra e il comandante di compagnia affidò a Hitler il compito di redigere una risposta. Questa risposta, datata 16 settembre 1919, è il suo primo documento esplicito sugli ebrei: un prolisso promemoria in cui egli affermava che gli ebrei sfruttavano le nazioni, ne minavano la forza e le infettavano con il contagio di una tubercolosi razziale. Esaminando poi l’antisemitismo, operava una distinzione tra quello emotivo, che poteva sfociare solo in sfoghi temporanei o in pogrom, lasciando irrisolta la questione ebraica, e l’antisemitismo della ragione, che avrebbe dovuto tradursi in una serie di provvedimenti legali tendenti all’eliminazione finale degli ebrei. Una differenziazione, questa, tutt’altro che banale e certo il frutto delle sue riflessioni. Hitler definiva passeggera l’emozione (Gefühl), laddove la ragione, il termine tedesco Vernunft, era costante. E a tale costanza si appellava per conseguire il suo obiettivo: la soppressione, ambigua ma totale, ovvero la scomparsa o l’eliminazione degli ebrei, espressa dalla parola tedesca Entfernung. >>
a pag. 11 / cap. 1 : ‘’I carnefici’’ - ‘’ Adolf Hitler ‘’
<< La sua visione [di Hitler], che nasceva da un nucleo profondo risalente alla giovinezza trascorsa a Linz e a Vienna, era architettonica. Non è un caso che egli innalzasse un giovane architetto, Albert Speer, al rango di urbanista di Berlino e in seguito programmatore della produzione bellica. Gli edifici pubblici dovevano essere monumentali, non moderni o con il tetto piatto, e gli spazi chiusi dovevano avere ampio respiro, come nell’atrio del Führerbau di Monaco o nell’arena sportiva di Norimberga, dove nel 1935 si tenne il raduno del partito. Ma l’architettura non toccava solo siti e strutture: tutto il Reich doveva essere visivamente unificato dalle grandi autostrade, le Reichsautobahnen, e il popolo doveva disporre di un’automobile aerodinamica a forma di maggiolino, la Volkswagen del partito nazista. Al di là dei progetti industriali, l’idea architettonica pervadeva anche la struttura dell’amministrazione governativa. L’equivalente dei progetti architettonici per gli edifici erano per la burocrazia gli organigrammi delle nuove istituzioni. Sarebbero state create nuove cariche di partito, nuove formazioni di polizia, le SS, nuovi ministeri con funzioni nuove; e al culmine, solo al di sopra di tutti i centri di potere vecchi e nuovi, doveva stare lo stesso Adolf Hitler, l’architetto supremo del Terzo Reich. >>
a pag. 15 /
<< La legge sulla pubblica amministrazione riguardava i professionisti di università e istituti, e la perdita conseguente di fisici e chimici ebrei altamente qualificati colpì l’ambiente accademico tedesco. Nel 1933 il fisico Max Planck ne parlò con Hitler citando Franz Haber, lo scienziato ebreo che aveva sintetizzato l’ammoniaca mediante la fissazione dell’azoto dall’aria: questo successo, conseguito poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, aveva messo fine alla dipendenza tedesca dall’importazione di nitrati cileni naturali per produrre gli esplosivi. Senza quella scoperta, spiegò Planck, la Germania avrebbe perso subito la guerra. Hitler replicò che non era ostile agli ebrei in sé ma in quanto seguaci del comunismo. Quando Planck aggiunse che dopotutto esistevano ebrei di valore, oltre a quelli che non contavano nulla, Hitler rispose che un ebreo era un ebreo, che gli stessi ebrei non facevano distinzione tra un ebreo e l’altro e che pertanto era intenzionato a combatterli tutti. A quel punto Planck gli fece osservare che allontanare gli ebrei che operavano in campo scientifico equivaleva a un’automutilazione, ma Hitler lo negò, si definì un uomo d’acciaio, si diede una manata su un ginocchio e si mise a gridare. >>
a pag. 11 / cap. 1 : ‘’I carnefici’’ - ‘’ Adolf Hitler ‘’
<< La sua visione [di Hitler], che nasceva da un nucleo profondo risalente alla giovinezza trascorsa a Linz e a Vienna, era architettonica. Non è un caso che egli innalzasse un giovane architetto, Albert Speer, al rango di urbanista di Berlino e in seguito programmatore della produzione bellica. Gli edifici pubblici dovevano essere monumentali, non moderni o con il tetto piatto, e gli spazi chiusi dovevano avere ampio respiro, come nell’atrio del Führerbau di Monaco o nell’arena sportiva di Norimberga, dove nel 1935 si tenne il raduno del partito. Ma l’architettura non toccava solo siti e strutture: tutto il Reich doveva essere visivamente unificato dalle grandi autostrade, le Reichsautobahnen, e il popolo doveva disporre di un’automobile aerodinamica a forma di maggiolino, la Volkswagen del partito nazista. Al di là dei progetti industriali, l’idea architettonica pervadeva anche la struttura dell’amministrazione governativa. L’equivalente dei progetti architettonici per gli edifici erano per la burocrazia gli organigrammi delle nuove istituzioni. Sarebbero state create nuove cariche di partito, nuove formazioni di polizia, le SS, nuovi ministeri con funzioni nuove; e al culmine, solo al di sopra di tutti i centri di potere vecchi e nuovi, doveva stare lo stesso Adolf Hitler, l’architetto supremo del Terzo Reich. >>
a pag. 15 /
<< La legge sulla pubblica amministrazione riguardava i professionisti di università e istituti, e la perdita conseguente di fisici e chimici ebrei altamente qualificati colpì l’ambiente accademico tedesco. Nel 1933 il fisico Max Planck ne parlò con Hitler citando Franz Haber, lo scienziato ebreo che aveva sintetizzato l’ammoniaca mediante la fissazione dell’azoto dall’aria: questo successo, conseguito poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, aveva messo fine alla dipendenza tedesca dall’importazione di nitrati cileni naturali per produrre gli esplosivi. Senza quella scoperta, spiegò Planck, la Germania avrebbe perso subito la guerra. Hitler replicò che non era ostile agli ebrei in sé ma in quanto seguaci del comunismo. Quando Planck aggiunse che dopotutto esistevano ebrei di valore, oltre a quelli che non contavano nulla, Hitler rispose che un ebreo era un ebreo, che gli stessi ebrei non facevano distinzione tra un ebreo e l’altro e che pertanto era intenzionato a combatterli tutti. A quel punto Planck gli fece osservare che allontanare gli ebrei che operavano in campo scientifico equivaleva a un’automutilazione, ma Hitler lo negò, si definì un uomo d’acciaio, si diede una manata su un ginocchio e si mise a gridare. >>
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