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“Parlammo dei vari reparti che c’erano in giro. Simeone pareva sollecito e conciliante.
«C’è posto anche per i badogliani» disse a un certo punto.
«Il posto c’è» dissi io; «ma dove sono i badogliani?»
«No» disse lui. «I badogliani che dico io siete voi.»
«Tanti saluti» disse Enrico: «firmato Badoglio»; e si avviò con Dante per tornare al campo. L’uomo disse che doveva andare anche lui per le sue strade, ma io gli dissi: «Aspetta un momento», e mi misi a polemizzare con una certa foga.
«Stammi bene a sentire» gli dissi. «Noi non siamo badogliani, anzi siamo nemici personali di Badoglio. Badoglio è una carogna.»
Gli spiegai ben bene le mie vedute sul maresciallo e sui suoi colleghi, inoltre sul Re Imperatore e sul Principe di Piemonte; aggiunsi un appendice sui principini. «Dunque,» conclusi «se voi mettete fuori la chiacchiera che noi siamo badogliani, noi diremo che voi siete troskisti. Lo sai chi era Trotzki?»
«Era una carogna» disse Simeone.
«Sbagliato» dissi. «Era il creatore dell’Armata Rossa, il più bravo dei compagni di Lenin; era bravo più o meno come Lenin, e ancora più brillante.»
«Non sarete mica troskisti?» disse Simeone.
«Ma sì» dissi; «l’ala troskista dei badogliani.»
«Dimmelo tu cosa siete» disse lui; io fui tentato di dirgli: deviazionisti crociani di sinistra, ma poi gli dissi brevemente che eravamo studenti, e con chi eravamo lì, e perché.”
― I piccoli maestri
«C’è posto anche per i badogliani» disse a un certo punto.
«Il posto c’è» dissi io; «ma dove sono i badogliani?»
«No» disse lui. «I badogliani che dico io siete voi.»
«Tanti saluti» disse Enrico: «firmato Badoglio»; e si avviò con Dante per tornare al campo. L’uomo disse che doveva andare anche lui per le sue strade, ma io gli dissi: «Aspetta un momento», e mi misi a polemizzare con una certa foga.
«Stammi bene a sentire» gli dissi. «Noi non siamo badogliani, anzi siamo nemici personali di Badoglio. Badoglio è una carogna.»
Gli spiegai ben bene le mie vedute sul maresciallo e sui suoi colleghi, inoltre sul Re Imperatore e sul Principe di Piemonte; aggiunsi un appendice sui principini. «Dunque,» conclusi «se voi mettete fuori la chiacchiera che noi siamo badogliani, noi diremo che voi siete troskisti. Lo sai chi era Trotzki?»
«Era una carogna» disse Simeone.
«Sbagliato» dissi. «Era il creatore dell’Armata Rossa, il più bravo dei compagni di Lenin; era bravo più o meno come Lenin, e ancora più brillante.»
«Non sarete mica troskisti?» disse Simeone.
«Ma sì» dissi; «l’ala troskista dei badogliani.»
«Dimmelo tu cosa siete» disse lui; io fui tentato di dirgli: deviazionisti crociani di sinistra, ma poi gli dissi brevemente che eravamo studenti, e con chi eravamo lì, e perché.”
― I piccoli maestri
“...sentivo bensì un po' di vergogna in termini generali, perché quella si sente sempre, e in particolare alla fine di una guerra in cui non si è nemmeno morti.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Volevo anche informarmi un po’ sul loro ethos, ma naturalmente c’è lo svantaggio che in dialetto un termine così è sconosciuto. Non si può domandare: «Ciò, che ethos gavìo vialtri?». Non è che manchi la parola per caso, per una svista dei nostri progenitori che hanno fabbricato il dialetto. Tu puoi voltarlo e girarlo, quel concetto lì, volendolo dire in dialetto, non troverai mai un modo di dirlo che non significhi qualcosa di tutto diverso; anzi mi viene in mente che la deficienza non sta nel dialetto ma proprio nell’ethos, che è una gran bella parola per fare discorsi profondi, ma cosa voglia dire di preciso non si sa, e forse la sua funzione è proprio questa, di non dir niente ma in modo profondo. Ce ne sono tante altre di questo tipo; la più frequente all’università, presso studenti e professori, era istanze. Adesso che ci penso anche istanze in fondo vuol dire ethos, cioè niente.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Al mio paese, gli uomini cattolici bestemmiavano spesso, gli altri sempre.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Mezzogiorno col sole, quando l’estate è ancora illimitata, ai tavoli del caffè in Piazzetta con un bicchiere di vino bianco, io e mio padre scambiando poche parole, attendendo gli amici, osservando la gente che conosciamo.
Gioia somma e perfetta, astratta dal tempo, in mezzo al paese, come fuori della portata della morte. Rabbrividivo al sole.”
― Libera nos a malo
Gioia somma e perfetta, astratta dal tempo, in mezzo al paese, come fuori della portata della morte. Rabbrividivo al sole.”
― Libera nos a malo
“Il Finco criticò Dio sottovoce.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Ci sono due strati della personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto.”
― Libera nos a malo
― Libera nos a malo
“La gente non sapeva ancora bene come assestarsi di nuovo in una vita normale: le famiglie erano ancora centrate sulle donne, oltre che sui vecchi e sui bambini: gli uomini giovani, tornati appena, parevano un po' in prestito.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“È giusto fare i conti con se stessi, ma a un certo punto bisogna chiuderli.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Le forme vere della natura sono forme della coscienza. Di queste cose si è sentito parlare nelle storie letterarie, ma quando si sperimentano di persona paiono nuove, e solo in seguito, riflettendoci, si vede che sono le stesse. Lassù, per la prima volta in vita nostra, ci siamo sentiti veramente liberi, e quel paesaggio s’è associato per sempre con la nostra idea di libertà.”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Io dissi: "Siamo ribelli Lelio?" e Lelio disse: "Mai abbastanza".”
― I piccoli maestri
― I piccoli maestri
“Le cose andavano così: c'era il mondo della lingua, delle convenzioni, degli Arditi, delle Creole, di Perbenito Mosulini, dei Vibralani; e c'era il mondo del dialetto, quello della realtà pratica, dei bisogni fisiologici, delle cose grossolane. Nel primo sventolavano le bandiere, e la Ramona brillava come il sole d'or: era una specie di pageant creduta e non creduta. L'altro mondo era certo, e bastava contrapporli questi due mondi, perchè scoppiasse il riso.”
― Libera nos a malo
― Libera nos a malo
“Il salto-in-giù in teoria non ha limiti: in pratica, poichè si arriva accucciati, il suo limite sta nell'impatto delle culatte sul suolo, ed è una funzione dell'indice di sofficità del terreno.”
― Libera nos a malo
― Libera nos a malo
“Gli aspetti del lavoro di cui ho parlato finora riguardano soprattutto ciò che Hanna Arendt nel suo bellissimo saggio sul lavoro umano chiama "labour" e distingue da "work". È il lavoro-fatica, il tribulare del dialetto, che caratterizza soprattutto le società contadine, e si svolge sotto il segno della necessità: sono tipicamente i lavori della campagna, i lavori domestici, i lavori servili, tutto ciò che ha a che fare col sostentamento della vita fisiologica, secondo il ritmo delle stagioni, del giorno e della notte, del nascere, del crescere, del nutrirsi. È quel lavoro che bisogna fare semplicemente perché si mangia, perché si consuma, perché si vegeta; il lavoro che bisogna fare ogni giorno, ogni mese, ogni anno: la condanna e la schiavitù dell'uomo.”
― Libera nos a malo
― Libera nos a malo




