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“Perdonerete, ma è piuttosto difficile parlare del proprio amico e di otto tentacoli che vi aggrediscono e si infilano sotto gli abiti, insinuandosi in posti che un gentiluomo non dovrebbe nominare.”
― Di tentacoli e braccia di ferro
― Di tentacoli e braccia di ferro
“«Non farà male come credi».
Ci sono giorni in cui molti si ritrovano a pronunciare una frase del genere. Dottori, maestre, poliziotti, i professionisti più svariati.
La giovane donna rannicchiata sul pavimento non era comunque pronta. Di certo non si sarebbe mai aspettata che a dirle una frase del genere sarebbe stato proprio il suo assassino.”
― Vae Victis
Ci sono giorni in cui molti si ritrovano a pronunciare una frase del genere. Dottori, maestre, poliziotti, i professionisti più svariati.
La giovane donna rannicchiata sul pavimento non era comunque pronta. Di certo non si sarebbe mai aspettata che a dirle una frase del genere sarebbe stato proprio il suo assassino.”
― Vae Victis
“Il terrore non è niente, se non è accompagnato da qualcosa di visibilmente orribile. Non riesce a entrare sotto pelle in maniera disgustosa se non c’è niente in grado di nutrire la mente.”
― Vae Victis Comics: Il fumetto
― Vae Victis Comics: Il fumetto
“Odiava le discoteche, in generale detestava ballare… e allora perché si era rifugiato in quel luogo pieno di gente unta e sudata? Perché in”
― Il vampiro
― Il vampiro
“Tu sei… un maiale, ecco cosa sei,” ride Teo, dopo essere venuto.
“Ma ho anche dei difetti.”
“Non ne hai nessuno,” risponde piano, dopo qualche secondo passato a fissarlo. Lo accarezza con un amore e un affetto infiniti. “Non so nemmeno da dove arrivi, sembri uscito da un sogno. Ma sei perfetto.”
Davide lo stringe forte a sé e sospira. Sarebbe stupido dirgli che pensa di arrivare dal futuro. Sarebbe sciocco e pericoloso. Matteo potrebbe credere di avere a che fare con un pazzo e… beh, no grazie.
“Grazie,” gli risponde e lo bacia, per tenerlo occupato.”
― Adrenalina
“Ma ho anche dei difetti.”
“Non ne hai nessuno,” risponde piano, dopo qualche secondo passato a fissarlo. Lo accarezza con un amore e un affetto infiniti. “Non so nemmeno da dove arrivi, sembri uscito da un sogno. Ma sei perfetto.”
Davide lo stringe forte a sé e sospira. Sarebbe stupido dirgli che pensa di arrivare dal futuro. Sarebbe sciocco e pericoloso. Matteo potrebbe credere di avere a che fare con un pazzo e… beh, no grazie.
“Grazie,” gli risponde e lo bacia, per tenerlo occupato.”
― Adrenalina
“Perché mi hai tradito?”
― Cronaca di un tradimento
― Cronaca di un tradimento
“Non può essere.
“Scusa la domanda, ma per caso tuo padre si chiama anche lui Davide?”
Non può, vero?
Non è possibile. Ha davvero incontrato il figlio del suo primo amore? E quel cretino ha davvero chiamato suo figlio con il suo stesso nome? È così ridicolo?
A meno che…
Cristo, e se quello fosse il nipote? Prova a fare un rapido calcolo mentale per capire se rientrerebbe nei tempi.
Ha conosciuto Davide quando avevano entrambi ventitré anni. Il tempo per mettere incinta una ragazza, sposarsi – magari non in quest’ordine – e diventare nonno è un po’ tirato, questo ragazzo sarebbe un feto altrimenti.
Cristo, no, non riesce nemmeno a immaginarselo Davide nonno.
Chissà com’è adesso, a quarantacinque anni.
Il Davide che ricorda è sempre un giovane uomo bellissimo, dai capelli rossissimi e il sorriso dolce, a volte timido, a volte sfacciato. Sono stati insieme tre giorni, eppure Davide si è piantato dentro Matteo con la forza dell’amore puro, dell’amore vero, quello che ti lascia disperato e orfano a sopravvivere a una vita ormai inutile. Non è mai riuscito a strapparselo dal cuore e forse… forse non ha mai voluto davvero. Perché con Davide ha scoperto chi è davvero.
Il ragazzo inarca un sopracciglio. “No? Perché me lo chiedi?”
― Adrenalina
“Scusa la domanda, ma per caso tuo padre si chiama anche lui Davide?”
Non può, vero?
Non è possibile. Ha davvero incontrato il figlio del suo primo amore? E quel cretino ha davvero chiamato suo figlio con il suo stesso nome? È così ridicolo?
A meno che…
Cristo, e se quello fosse il nipote? Prova a fare un rapido calcolo mentale per capire se rientrerebbe nei tempi.
Ha conosciuto Davide quando avevano entrambi ventitré anni. Il tempo per mettere incinta una ragazza, sposarsi – magari non in quest’ordine – e diventare nonno è un po’ tirato, questo ragazzo sarebbe un feto altrimenti.
Cristo, no, non riesce nemmeno a immaginarselo Davide nonno.
Chissà com’è adesso, a quarantacinque anni.
Il Davide che ricorda è sempre un giovane uomo bellissimo, dai capelli rossissimi e il sorriso dolce, a volte timido, a volte sfacciato. Sono stati insieme tre giorni, eppure Davide si è piantato dentro Matteo con la forza dell’amore puro, dell’amore vero, quello che ti lascia disperato e orfano a sopravvivere a una vita ormai inutile. Non è mai riuscito a strapparselo dal cuore e forse… forse non ha mai voluto davvero. Perché con Davide ha scoperto chi è davvero.
Il ragazzo inarca un sopracciglio. “No? Perché me lo chiedi?”
― Adrenalina
“Butcher, al secolo Giacinto Verbato, prima del Dominio faceva il macellaio a New Milan. Buffo il fatto che come soprannome avesse scelto l’anglicizzazione del proprio mestiere, chiunque si sarebbe sentito a disagio a chiamarsi come un fiore.”
― Infrasound
― Infrasound
“Quindi Davide è partito con gli altri tre, zaino in spalla e un sorriso enorme, via a fare le sue esperienze, mentre lui è rimasto a Milano ad aspettarlo, una più attempata versione di Penelope in attesa del suo Ulisse.
Prega solo che, a differenza di Ulisse, Davide non trovi porto altrove.”
― Adrenalina
Prega solo che, a differenza di Ulisse, Davide non trovi porto altrove.”
― Adrenalina
“Stringe le labbra e rimane seduto, in silenzio, a guardare i signori Baroni non avere alcun problema in merito al coming out del figlio, ma complimentandosi con il fidanzato sbagliato. Come se lui non fosse lì, come se non esistesse nemmeno. Come se fosse uno sbaglio infilato tra loro figlio e Mimì, quello che apprezzano davvero.
Gli viene da vomitare.”
― Distorsioni
Gli viene da vomitare.”
― Distorsioni
“Nella quantità di oggetti che avevano raccolto, il campanello di servizio sembrava il più innocuo e quando quelli della Sicurezza lo avevano scansionato, gli avevano detto di tenerselo come souvenir. Alessandro lo aveva tenuto sulla sua scrivania per un paio di anni, prima di scoprire che in realtà quello stupido campanello era una chiave di ingresso a una Soglia.
Ogni tanto, quando si annoiava, si divertiva a farlo suonare.
Ding.
Era innocuo e serviva più a dare fastidio ai colleghi che altro. Non aveva un suono sgradevole o un brutto aspetto, era solo uno stupido campanello.
Ding. Ding.
Un giorno aveva passato dodici ore in ufficio, nutrendosi solo di schifezze del distributore e caffè, mentre cercava di venire a capo del problema che era sorto dalle parti di Brera, quando all’Accademia di Belle Arti un ragazzo aveva preso un pennello da un barattolo nell’aula delle esercitazioni di disegno dal vero ed era finito in coma per tre mesi a causa della fulminata istantanea che si era preso dall’oggetto.
Ding. Ding. Ding.
Alessandro era talmente preso dal cercare di capire come fosse possibile che una Soglia Instabile fosse finita dentro un barattolo di pennelli o se le instabilità si manifestassero casualmente in oggetti casuali, che non si era accorto di aver iniziato a picchiettare il dito sul campanello, fino a che…
Ding. Ding. Ding. Diiiiing. Diiiiing. Diiiiing. Ding. Ding. Ding.
Un attimo prima era seduto alla sua scrivania all’Agenzia a fissare il vuoto verso la lavagna con tutti gli appunti, e un secondo dopo era con il culo per terra da tutt’altra parte con il campanello di servizio in mano.”
― L'Agenzia: Milano
Ogni tanto, quando si annoiava, si divertiva a farlo suonare.
Ding.
Era innocuo e serviva più a dare fastidio ai colleghi che altro. Non aveva un suono sgradevole o un brutto aspetto, era solo uno stupido campanello.
Ding. Ding.
Un giorno aveva passato dodici ore in ufficio, nutrendosi solo di schifezze del distributore e caffè, mentre cercava di venire a capo del problema che era sorto dalle parti di Brera, quando all’Accademia di Belle Arti un ragazzo aveva preso un pennello da un barattolo nell’aula delle esercitazioni di disegno dal vero ed era finito in coma per tre mesi a causa della fulminata istantanea che si era preso dall’oggetto.
Ding. Ding. Ding.
Alessandro era talmente preso dal cercare di capire come fosse possibile che una Soglia Instabile fosse finita dentro un barattolo di pennelli o se le instabilità si manifestassero casualmente in oggetti casuali, che non si era accorto di aver iniziato a picchiettare il dito sul campanello, fino a che…
Ding. Ding. Ding. Diiiiing. Diiiiing. Diiiiing. Ding. Ding. Ding.
Un attimo prima era seduto alla sua scrivania all’Agenzia a fissare il vuoto verso la lavagna con tutti gli appunti, e un secondo dopo era con il culo per terra da tutt’altra parte con il campanello di servizio in mano.”
― L'Agenzia: Milano
“Che c’è?”
“Non ci avevo mai pensato.”
“Non lo fa quasi nessuno, non preoccuparti.”
Matteo arriccia le labbra, nervoso. “Ora vuoi solo farmi passare per stronzo.”
Davide alza istintivamente le mani in segno di resa. “Non era mia intenzione. Mi dispiace. Sono solo stanco e nervoso.”
“Mh.” L’altro non risponde per qualche istante mentre riprendono a camminare. “Perché sei nervoso?”
Sospira, afflitto. “Perché ti comporti… perché sembra che ti vergogni di avermi vicino. Io… non sono abituato, tutto qui. Sto bene. Starò bene.”
Matteo inchioda sulle piastrelline bianche del pavimento al centro della corsia. “Non mi vergogno di te. Non mi piace che la gente sappia i fatti miei.”
“La gente non sa proprio niente di quello che fai o facciamo.”
“Questo lo dici tu.” Inspira a fondo e si passa una mano tra i riccioli scuri che gli ricadono sulla fronte. “Senti… mi dispiace, okay? Andiamo a casa, per favore. Non voglio fare una piazzata qui in mezzo.”
Davide annuisce e rimane in silenzio per tutto il resto del tempo, a due passi di distanza da lui. A quanto pare negli anni ‘90 non è contemplato che due uomini possano fare la spesa insieme. Sarà un’altra cosa da femmine, per citare Matteo stesso.”
― Adrenalina
“Non ci avevo mai pensato.”
“Non lo fa quasi nessuno, non preoccuparti.”
Matteo arriccia le labbra, nervoso. “Ora vuoi solo farmi passare per stronzo.”
Davide alza istintivamente le mani in segno di resa. “Non era mia intenzione. Mi dispiace. Sono solo stanco e nervoso.”
“Mh.” L’altro non risponde per qualche istante mentre riprendono a camminare. “Perché sei nervoso?”
Sospira, afflitto. “Perché ti comporti… perché sembra che ti vergogni di avermi vicino. Io… non sono abituato, tutto qui. Sto bene. Starò bene.”
Matteo inchioda sulle piastrelline bianche del pavimento al centro della corsia. “Non mi vergogno di te. Non mi piace che la gente sappia i fatti miei.”
“La gente non sa proprio niente di quello che fai o facciamo.”
“Questo lo dici tu.” Inspira a fondo e si passa una mano tra i riccioli scuri che gli ricadono sulla fronte. “Senti… mi dispiace, okay? Andiamo a casa, per favore. Non voglio fare una piazzata qui in mezzo.”
Davide annuisce e rimane in silenzio per tutto il resto del tempo, a due passi di distanza da lui. A quanto pare negli anni ‘90 non è contemplato che due uomini possano fare la spesa insieme. Sarà un’altra cosa da femmine, per citare Matteo stesso.”
― Adrenalina
“Io non sono geloso.”
Quella frase era talmente stupida che a Jeremy venne voglia di sputargli in faccia. Era così furioso,
così ferito e umiliato. Non si era mai esposto così tanto, forse il suo stupido cuore sapeva che sarebbe finito male se lo avesse fatto. E infatti.
“Sai cosa? Tu hai paura.”
― Kintsugi
Quella frase era talmente stupida che a Jeremy venne voglia di sputargli in faccia. Era così furioso,
così ferito e umiliato. Non si era mai esposto così tanto, forse il suo stupido cuore sapeva che sarebbe finito male se lo avesse fatto. E infatti.
“Sai cosa? Tu hai paura.”
― Kintsugi
“Fabrizio sperava di separarsi da quel gruppo di stronzi e andare via per sempre.
Sognava di essere solo lui con Mimì, a fare musica e, finalmente, dare un calcio a quel posto dimenticato da Dio che è l’hinterland di Milano.
Invece due anni dopo sono ancora lì, a suonare e sudare, sputando sangue su spartiti di canzoni che non sono mai abbastanza belle, mai abbastanza buone.
Non per lui, almeno.
Mimì dice che sono spettacolari e lo guarda come se ci credesse davvero, ma Fabrizio sa che è molto probabile sia solo frutto della sua immaginazione.
Perché anche se a volte gli sembra che Mimì lo guardi, anche se è sempre accanto a lui quando sono al pub, anche se quando suonano gli va sempre vicino, Fabrizio sa anche che il suo amico ha una fidanzata.
Più di una, a dire il vero.
Come se fosse possibile il contrario, poi.
Più passano gli anni, più Mimì diventa bello.
E più passano gli anni, più Fabrizio si innamora di lui.”
― Distorsioni
Sognava di essere solo lui con Mimì, a fare musica e, finalmente, dare un calcio a quel posto dimenticato da Dio che è l’hinterland di Milano.
Invece due anni dopo sono ancora lì, a suonare e sudare, sputando sangue su spartiti di canzoni che non sono mai abbastanza belle, mai abbastanza buone.
Non per lui, almeno.
Mimì dice che sono spettacolari e lo guarda come se ci credesse davvero, ma Fabrizio sa che è molto probabile sia solo frutto della sua immaginazione.
Perché anche se a volte gli sembra che Mimì lo guardi, anche se è sempre accanto a lui quando sono al pub, anche se quando suonano gli va sempre vicino, Fabrizio sa anche che il suo amico ha una fidanzata.
Più di una, a dire il vero.
Come se fosse possibile il contrario, poi.
Più passano gli anni, più Mimì diventa bello.
E più passano gli anni, più Fabrizio si innamora di lui.”
― Distorsioni





