Franco Di Mare
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Non chiedere perché
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2011
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7 editions
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Il caffè dei miracoli
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2015
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5 editions
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Le parole per dirlo: La guerra fuori e dentro di noi
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Il paradiso dei diavoli
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2012
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8 editions
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Il teorema del babà
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published
2015
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5 editions
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Il cecchino e la bambina. Emozioni e ricordi di un inviato di guerra
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2009
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4 editions
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Barnaba il mago
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Casimiro Roléx
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2011
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3 editions
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L'anima di un luogo: «Come si racconta»
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SARÒ FRANCO: Manuale di sopravvivenza civile tra disincanto e speranza
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“...the city of Naples was like this: wonderful from a distance, but when seen close up, it was fragmentary, indefinable, and coarse...”
― The Paradise of the Devils
― The Paradise of the Devils
“The basic philosophy of life seemed to be: What do I care? It's none of my business. [The philosophy of Naples, Italy.]”
― The Paradise of the Devils
― The Paradise of the Devils
“Eppure a volte per capire era sufficiente saper ascoltare.
Si ricordò di quella volta che era riuscito a descrivere le conseguenze che il terremoto dell'Irpinia dell'80 aveva avuto sull'equilibrio di quella comunità grazie a una semplice intervista. Era bastato l'incontro con un uomo che si aggirava su una collina di macerie a Sant'Angelo dei Lombardi e raccoglieva piccole cose intorno a sé, oggetti all'apparenza privi di importanza: un fermaglio, un posacenere, una penna. Cercava con pazienza tra le pietre e le macerie e, appena qualcosa attirava la sua attenzione, si chinava a prenderla con delicatezza, come si fa con le more nei cespugli, e la riponeva in una scatola di scarpe vuota. Marco si avvicinò e gli chiese dov'era la sua casa e in che condizioni fosse.
-"È tutta qui. Ci stiamo camminando sopra." rispose l'uomo, senza scomporsi.
-"E la sua famiglia?"
-"Stiamo camminando sopra anche a quella. Mia moglie è proprio qui sotto" disse indicando la punta delle scarpe. "Qui siamo sopra la cucina. L'avevo lasciata lì ed ero andato a prendere la legna per il cammino quando è arrivata la scossa. I miei due bambini sono più in là. In quel punto, vede? Quando sono uscito stavano giocando nella loro cameretta. Devono essere ancora lì. E ora, se vuole scusarmi..." e andò via, lungo quel cimitero di macerie, cercando frammenti della sua vita perduta.”
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Si ricordò di quella volta che era riuscito a descrivere le conseguenze che il terremoto dell'Irpinia dell'80 aveva avuto sull'equilibrio di quella comunità grazie a una semplice intervista. Era bastato l'incontro con un uomo che si aggirava su una collina di macerie a Sant'Angelo dei Lombardi e raccoglieva piccole cose intorno a sé, oggetti all'apparenza privi di importanza: un fermaglio, un posacenere, una penna. Cercava con pazienza tra le pietre e le macerie e, appena qualcosa attirava la sua attenzione, si chinava a prenderla con delicatezza, come si fa con le more nei cespugli, e la riponeva in una scatola di scarpe vuota. Marco si avvicinò e gli chiese dov'era la sua casa e in che condizioni fosse.
-"È tutta qui. Ci stiamo camminando sopra." rispose l'uomo, senza scomporsi.
-"E la sua famiglia?"
-"Stiamo camminando sopra anche a quella. Mia moglie è proprio qui sotto" disse indicando la punta delle scarpe. "Qui siamo sopra la cucina. L'avevo lasciata lì ed ero andato a prendere la legna per il cammino quando è arrivata la scossa. I miei due bambini sono più in là. In quel punto, vede? Quando sono uscito stavano giocando nella loro cameretta. Devono essere ancora lì. E ora, se vuole scusarmi..." e andò via, lungo quel cimitero di macerie, cercando frammenti della sua vita perduta.”
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