Lo Specchio
Suadente specchioRiavvolgi il filoCiò che par vecchioRiporta vicino
Doveva essere stato poco più di un bambino quando sua madre gli aveva insegnato la filastrocca. Pochi versi in rima baciata non avevano trovato resistenza nella porosa mente di un infante: l’aveva assimilata, seppur inconsciamente, non potendo ancora articolarne le parole. La filastrocca si era radicata nella sua memoria, per poi assopirsi, silente, per anni.
Insieme ad essa, altri ricordi si erano nascosti nell’ombra. Segreti sussurrati dalla bocca di sua madre.Gli anni erano trascorsi ed il bambino era diventato adolescente ed infine uomo. La madre, morta ormai da una decina di anni, era rimasta fino all’ultimo una presenza forte e determinante nella sua vita. Un faro eretto ad illuminare le notti di tempesta, per ricondurlo sempre ad un porto sicuro.
Ma quella notte di vent’anni prima, neppure sua madre era riuscita a salvarlo. Rientrando da una festa, il torpore lo aveva avvolto in uno stretto abbraccio. Gli arti, appesantiti, avevano sterzato con forza il volante, proiettando l’automobile sulla carreggiata opposta. Non ricordava nulla di quanto fosse accaduto, nulla di autentico quantomeno. I suoi ricordi erano quelli ricostruiti dai racconti di chi lo aveva visto perdere il controllo e colpire la ragazza che camminava sul marciapiede opposto. Per lei non c’era stato nulla da fare. L’impatto l’aveva scaraventata lontana, frantumandone l’esistenza. Aveva sedici anni e non avrebbe mai più visto un altro tramonto.
Lui era uscito miracolosamente illeso dall’incidente, sebbene sotto un’evidente stato confusionale. I rilevamenti effettuati dalle forze dell’ordine non avevano rinvenuto tracce di sostanze stupefacenti e i livelli di alcool erano nei limiti consentiti dalla legge. Si era trattato di un incidente causato da un colpo di sonno. Non vi sarebbero state conseguenze legali per lui. Nulla che lo potesse aiutare ad alleviare quel dolore.
La madre, il volto ormai solcato dagli anni, aveva provato per settimane ad infondergli un po’ di conforto. Ma il tormento non gli concedeva riposo. Da sveglio, trascorreva le ore seduto accanto ad una finestra, gli occhi persi nel giardino davanti casa. La notte, la memoria lo obbligava a rivivere, lentamente e con crudele nitidezza, gli ultimi istanti di vita della ragazza: fabbricava immagini che graffiavano gli occhi, tormentati dietro le palpebre chiuse. Si vedeva alla guida della sua auto, dietro al volante. Alzava gli occhi appena in tempo per notare il sorriso della ragazza deformarsi in una smorfia di dolore e rabbia, impotente e schiacciato dall’inevitabilità del destino. Lei apriva la bocca per urlare e lui precipitava inevitabilmente nel buio di quelle fauci.
Fu risvegliandosi da uno di quegli incubi, imperlato di sudore e trattenendo a stento i brividi della spossatezza, che lo vide per la prima volta, sul tavolino accanto al letto. Suadente specchio. Lo prese in mano e a stento riconobbe il proprio volto riflesso in esso. Riavvolgi il filo. Il manico e la cornice erano d’argento, finemente decorati. La forma ovale dello specchio suggeriva una perfezione mancata. Sul retro, incisa a mano, ritrovò la filastrocca di un tempo. Ciò che par vecchio, riporta vicino. Sfiorò l’incisione con la punta delle dita e sentì qualcosa risvegliarsi dentro. Sotto pesanti veli, ciò che non sapeva di possedere si stava muovendo nel buio dei suoi ricordi. Cercò di combatterne il risveglio, ma un istinto più primordiale non glielo concesse. Sapeva di aver bisogno di ciò che si nascondeva nell’ombra. Dopotutto, era un regalo di sua madre.
Guardò nuovamente nello specchio: le labbra iniziarono a muoversi, lentamente. Suadente specchio, riavvolgi il filo, ciò che par vecchio riporta vicino. Con la filastrocca riaffiorarono anche i segreti sussurrati in un tempo ormai troppo lontano. Tu non dimenticherai. La salvezza potrà mutare in condanna. Le parole liberarono il loro antico potere e lo specchio nuovamente esaudì ciò che l’uomo si illudeva di desiderare. Cadde in un sonno profondo e quando si risvegliò si riscoprì più giovane di qualche settimana.
L’automobile era parcheggiata nel viale, intatta, e lì sarebbe rimasta per quel giorno. Nei giorni successivi cercò sua madre per parlarle. Desiderava capire se fosse a conoscenza di quanto era accaduto. Se anche lei ne portasse dentro il pesante fardello. Ma se così era, non lo diede mai a vedere.
Trascorsi alcuni giorni, la curiosità prevalse sul buon senso. Dopo il lavoro andò a cercare la ragazza. Conosceva il suo nome e dove abitava con la famiglia. L’attese in auto, lungo il vialetto, fino a quando non la vide rientrare da scuola. Con sollievo constatò che stava bene. Lo stesso non poteva però dire di sé stesso. Sentiva crescere dentro qualcosa di sbagliato, il germe di un’ossessione.Giorno dopo giorno tornò a cercare la ragazza, a spiarne la vita che lui le aveva nuovamente concesso, dopo averla brutalmente spezzata. Maturava, con il passare del tempo, la convinzione di esserne lui stesso l’artefice e di esserne responsabile.
Non lasciò mai che la ragazza si accorgesse di lui. Trascorsero mesi ed anni. La vide crescere, innamorarsi, costruirsi una famiglia. La vide infine divenire donna, madre di un bambino che riempiva le giornate dei propri genitori di felicità e speranza. Lui rimase sempre un’ombra per lei, invisibile e sconosciuto.
Non parlò mai con sua madre né dello specchio né della filastrocca. Non seppe mai se anche lei viveva i suoi giorni consapevole di ciò che aveva fatto. Le domande mai chieste rimasero intrappolate in una rete di dubbi e di paure, fino a quando non fu troppo tardi per porle. Sua madre morì alle prime luci dell’alba, in una fredda giornata di novembre. L’età ne giustificava la dipartita. Le domande mai poste trovarono infine un luogo in cui riposare, sepolte sotto metri di terra.
Ma l’idea che fossero morte insieme alla madre era solo un confortevole inganno. Seduto al buio sul divano di casa le aveva sentite scavarsi una via d’uscita tra la terra bagnata, emergere nuovamente in superficie per accarezzargli i pensieri con i loro gelidi filamenti. Se ne sentiva avvolto, una pesante coperta che stringeva stomaco e collo, lasciandolo senza fiato.
Infine, la salvezza è divenuta condanna. Poche ore prima, come ormai d’abitudine, era passato per la strada in cui viveva lei con il marito ed il figlio, ormai adolescente. Una fila di autovetture e persone intasavano la via. Poco oltre, i vigili del fuoco combattevano una battaglia persa in partenza contro le fiamme che dilaniavano da dentro l’edificio. Ai piani più alti, persone condannate al loro destino si affacciavano da finestre e balconi gridando la loro disperazione ed invocando un aiuto che non sarebbe mai arrivato in tempo. Sceso dalla macchina, aveva provato a proseguire a piedi, ma inutilmente. Era rientrato a casa e aveva acceso la televisione per poter seguire in diretta le notizie su quanto stava accadendo. L’angoscia di non sapere cosa le fosse successo lo tormentava. Le fiamme continuavano a divampare, mettendo a rischio la stabilità dell’edificio. Le forze dell’ordine avevano circoscritto un’area di oltre un chilometro di diametro ed evacuato gli abitanti. Nessuno era stato ancora tratto in salvo. Trascorsero diverse ore prima che le fiamme potessero essere domate. I rischi legati a possibili cedimenti della struttura non rendevano possibile alcun tipo di soccorso. Sarebbe stato necessario attendere la luce del giorno. Infine, vinto dal sonno, si lasciò raggiungere dai propri incubi.
La mattina lo soprese ancora sul divano, con i vestiti del giorno prima addosso. Furono necessari alcuni secondi prima di riuscire ad avere nuovamente chiara la situazione. L’incendio, le molte vite perse. Lei, la sua famiglia. Accese nuovamente la televisione e le immagini trasmesse lo scossero profondamente. I vigili del fuoco erano riusciti infine ad entrare nell’edificio e stavano recuperando le vittime. Una lenta processione di sacchi di plastica neri. Nessun sopravvissuto tra quelli che si trovavano all’interno. Almeno venti persone, sorprese dalle fiamme ed incapaci di trovare una via d’uscita. Uccise dal fumo o dal fuoco. I primi rilevamenti suggerivano un’origine dolosa.I giorni seguenti non riuscì a fare altro che guidare ogni mattina fino all’angolo di quella strada. Non l’aveva più rivista. Infine era giunta la conferma: anche i loro nomi si erano accodati alla macabra lista dei morti nell’incendio.
Il giorno dei funerali si era recato in Chiesa, mantenendosi in disparte. Continuava a chiedersi quanto avesse sofferto in quegli ultimi istanti. Aveva provato a salvare il figlio? O non ne aveva avuto il tempo? Lentamente, un dubbio iniziò a prendere forma: forse sarebbe stato meglio per lei morire nell’incidente di tanti anni prima. Forse riportandola in vita l’aveva condannata ad un destino ancor più crudele. Mille aghi a trafiggergli la mente. La fine delle indagini confermò l’origine dolosa delle fiamme. Altri pezzi del puzzle erano andati a trovar posto l’uno accanto all’altro. Il figlio della ragazza era da tempo in cura per disturbi psichiatrici. Come potevo non saperlo? Non lo sapevi perché ti sei sempre e solo interessato a lei. A lei e a nessun altro. Alcuni compagni di scuola avevano confermato alle autorità di come in diverse occasioni lo avessero sentito dire di non poter più continuare a vivere. Che in un modo o nell’altro doveva porre fine ai suoi tormenti. Il giorno dell’incendio, il ragazzo si era recato in sala con una bottiglia di alcool e dei fiammiferi. Aveva rovesciato il contenuto della bottiglia sul tappetto ed appiccato il fuoco. Questo dopo aver accuratamente chiuso la porta di casa e le finestre ed aver nascosto la chiave. Per i genitori non vi era stato scampo. Avevano entrambi cercato di salvare il figlio, ma le fiamme avevano avvolto la stanza velocemente, inghiottendoli. Ventitré vittime in tutto. Cinque famiglie parzialmente coinvolte, inclusi diversi bambini. E lui? Avrebbe forse potuto considerarsi un’altra vittima di quella follia? O ne era piuttosto il segreto artefice? La sua salvezza si era rivelata effimera. La sua condanna non sarebbe stata altrettanto clemente. Nuovi dubbi e nuove speranze si abbracciavano in pericolosi vortici. Seduto al tavolo della cucina, continuava a rigirare lo specchio tra le mani, le labbra appena socchiuse in un bisbiglio. Suadente specchio …
Published on December 16, 2017 09:04
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