Pensieri
(link all'artista)PENSIERILe sento quasi ogni notte. Il più delle volte mi svegliano con il loro frusciare. Mi passano accanto, disinteressate solo all'apparenza. Si insinuano tra i capelli, mentre attraversano il cuscino; sfiorano i miei pensieri con i loro filamenti sottili ed urticanti. Parlano tra loro, a bassissima voce. Parlano di me. Il tutto è ben orchestrato: una messa in scena che si ripete con cadenza disarmante, privandomi del sonno, offensiva ed umiliante.
Sono adirati. Sono certo che, se potessero, mi lascerebbero solo abbandonando questo squallido locale. Ma non ne sono capaci. Anzi, vi dirò, sospetto tremino al pensiero. Perché allora non mi lasciano in pace? Perché non mi concedono un’onesta possibilità di riscatto? Avrebbero da guadagnarne anche loro. Possibile che non lo capiscano? Le loro brame di attenzione sono le stesse che mi divorano dentro.
Dieci interminabili minuti per sentirli scivolarmi addosso tutti, ad uno ad uno, tra le pieghe della federa. Ora inizieranno il loro rituale nell’altra stanza, ai piedi del tavolino. Io non potrò far altro che rimanere qui sdraiato, gli occhi persi a rincorrere le crepe che si intrecciano nell’intonaco del soffitto.
Li sento sussurrare, lamenti sospinti verso l’alto. Piangono la loro inutilità, il vuoto inconsolabile che è l’assenza di una qualsiasi ragion d’essere. Non riesco a vederli da dove mi trovo, ma posso immaginarli mentre si rivolgono l’un l’altro domande che cadranno a metà tra i loro pensieri ed i miei. Tonfi ovattati che si propagano nel nero silenzio, increspandolo appena.
Trovo piuttosto ironico che guardino quel tavolino come fosse la loro unica salvezza e che, allo stesso tempo, lacerino le mie orecchie con il loro disprezzo, che feriscano i miei occhi con la nuda e fredda forma della mia inattitudine. Vorrei urlar loro: capirete mai che quel tavolino ed io siamo per voi una cosa sola?
Ironico, sì. Ma non solo. Doloroso. Perché in fondo la loro rabbia è anche la mia. Come potrebbe essere altrimenti? Io sono la loro fonte e loro il mio atto creativo. Sono più vicini a me di quanto non credano. E chi sono io, se non entrambe queste mezze maschere che mi coprono il volto. Sono la sorgente alla quale sperano di risalire ed il fallimento dal quale sgorga, viscosa e lenta, la loro sofferenza.
Non è forse così per tutti? Non rivolgiamo gli occhi con speranza e paura verso chi detiene la conoscenza ultima del nostro destino? Ciò che detestiamo e ciò a cui aspiriamo sono due mezze maschere intente a celare il nostro volto.
Non credetevi al sicuro, nel tepore della vostra esistenza. Sappiate che è per voi che strisciano ogni notte. Per la vostra devozione. Desiderano che vi perdiate nell’inseguirli. Che sentiate, nella nebbia che ormai vi avvolge, la loro presenza, tangibile, reale. Se credete in loro, se li desiderate, allora essi esisteranno per voi. Avranno un luogo in cui vivere, avranno uno scopo, potranno infine divenire un ricordo.
Domani mattina siederò nuovamente al tavolino. Una tazza di caffè con la quale scambiare due parole. L’aroma scuro che si spande per le stanze. Su di un nuovo foglio bianco scriverò di loro. Accarezzerò i loro volti, odorerò le loro paure, comprenderò i loro dubbi. Scoprirò il loro coraggio o svelerò la loro vigliaccheria. Offrirò loro un altro giorno. Un’effimera speranza. O forse scriverò di voi, intrappolandovi nell’esistenza piatta di chi vive gli spazi di un foglio di carta. Allora sarete anche voi miei. Verrete a tormentare i miei sogni. Vi sentirò, la notte, mentre sospirate per la vostra esistenza. Avrete allora compreso di essere solo un pensiero pensato da qualcun altro.
Published on March 14, 2018 03:28
No comments have been added yet.


