
Volevo cancellare il dolore sulla punta di una sigaretta,
Ma una baionetta, fredda, avevo conficcata nel cuore;
Senza ragione, senza morale — ma, fatale e crudele;
Senza conoscermi, o volerne sapere, senza conoscersi.
Cattiva.
Perché di sé prigione;
Dentro esperiva
Lenta morte di dolore.
Monade.
Verso l’auto-e-altrui-distruzione;
Che nessuno può salvare.
Dimmi tu Religione, se c’è un senso
A questo assurdo senza soluzione!
Io so che non ce n’è uno, che è tutto nostra illusione;
Che ogni parvenza di felicità è di sé intossicazione;
Che l’orgasmo della vita, non è che nella follia—
Nel rischio, nell’abbandono—
Che ogni dottrina è necessaria narcosi dell’uomo.
E la morte—unico assoluto—avanza
Cancellando ogni sicura intellezione.
Che solo a un cane si fa la morale;
Chi è davvero vivo, non ha riguardo per la sicurezza—
Essa è la maschera per coprire
montagne putride di rimorsi—
La propria nauseante debolezza!
IVAN CATANZARO
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