Oscure Gioie

Due aggiornamenti al blog nel giro di un mese con vittoria sull'atavica pigrizia, sono quasi fiera di me stessa ma sicuramente deve trattarsi di qualche congiunzione astrale che difficilmente si ripresenterà.


Sono a farvi un annuncio che, se proprio non avete di meglio da fare, potete leggere tra una sbirciatina a qualche figo epocale e l'ultimo download della serie tv che andate a maratonare.


La questione è che sto per autopubblicare a breve un romanzo su Amazon visto che sono abbastanza stufa di tenerlo confinato nei miei pc.



Vi riporto qui sotto la copertina del libro così come l’ha creata per me Elisa Giampaoletti, alias Loralya89, che qui pubblicamente ringrazio per aver realizzato un mio sogno: avere una copertina fatta per me dalle sue mani fantastiche.
Vi riporto anche i link della sue pagina cosicché possiate vedere coi vostri occhi che cosa questa ragazza è in grado di fare.

Loralya89 Deviantart


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Il romanzo ha come titolo Oscure Gioie (il titolo è di Pamela Ruffo, notoriamente i miei sono orridi) e, insieme all'Ordine della Chiave, è il romanzo tra i miei che mi piace di più, tra l'altro ricordo come un sogno le quattro settimane impiegate a scriverlo – un perfetto Natale di qualche anno fa. In realtà nessuna di noi lo chiama così, quando dobbiamo parlarne lo chiamiamo semplicemente “Puffolo” (si va bene, l’insulto è libero, me la sono cercata).
Tutto è iniziato perché Chiara Messina era a principio del suo periodo slash – un continuo parlare di Queer as Folk e Draco/Harry e Brian Kinney che spuntava come un nume tutelare in ogni dove – e stava tentando il contagio di tutte le amiche e io ero convinta che sulla sottoscritta avrebbe avuto poca presa.
Le ultime convinzioni famose: dopo aver abbozzato i primi capitoli e averli cestinati (lo so, Anna, lo so… ) ho terminato questo libro tutto d'un fiato, seguendo ciò che avevo assimilato del gusto yaoi e dello slash nell'ambito fanfiction, innamorandomi a mia volta del genere e unendolo con un'altro che da anni morivo dalla voglia di sperimentare: il gotico ambientato in età vittoriana.
L’iniziale stesura, come accennavo, è stata abbastanza travagliata: dopo cento pagine a un certo punto decisi che era scritto malissimo e che nonostante lo amassi alla follia non avrei dovuto terminarlo. Lo cestinai, prendendomi tutti gli insulti di Pamela Ruffo (trattasi di attacco della perniciosa “sindrome dell’autore” decretò) e di Chiara Messina. Annamaria Mocciaro si limitò a darmi affettuosamente della deficiente e a riesumare il file da quella miniera di Moria che è la sua casella e mail. Caro il mio backup vivente e palermitano, se l’ho terminato è soprattutto grazie a te!
A pace fatta col cervello, ho trascorso così quattro beate settimane a rileggere per la millesima volta "Il ritratto di Dorian Gray" e a studiare le piantine della Londra dell'ultimo ventennio dell'ottocento, a sognare a occhi aperti sontuose dimore e squallide fumerie d'oppio, divertendomi a trasformare i protagonisti in comparse e le comparse in personaggi.
Sì perché è proprio dal Ritratto che prende le mosse il romanzo che sto per presentarvi, come a ricalcare la carriera che più ho amato: quella di fanwriter. Tanto per dire, uno dei due protagonisti, l'esasperante Sebastian Fane, è un nipote di Lord Henry Wotton e il suo migliore amico Colin Seymour lo punzecchia sempre dicendo che in giro si mormora che Dorian Gray sia molto più bello di lui. Sebastian, che ci resta sempre male, di solito precisa che Dorian Gray presto sarà troppo vecchio per competere con lui ma, come avrete modo di notare, metà delle uscite di Sebastian inducono il suo prossimo a volerlo sbattere contro una parete e lasciarlo lì appiccicato come un manifesto.
Chi avrà modo di leggerlo forse si diletterà a scovare tutti i personaggi minori del Ritratto nelle parti che hanno avuto la bontà di recitare nella mia piccola storia: da Victoria, moglie di Lord Henry, a Gwendolen sua sorella, passando per Alan Campbell e il duca di Berwick.
Mi sono divertita anche a inserire alcuni riferimenti alla Londra di Oscar Wilde e spero che, chi conosce la storia e i costumi vittoriani meglio di me, sarà indulgente davanti agli errori che sicuramente avrò commesso.

Dopo avervi stordito con questo sproloquio allucinante e avervi portato a rimpiangere i beati momenti in cui NON aggiorno il blog penso che mi ritirerò a guardare un’altra puntata di Ripper Street, tanto per restare in tema.




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Published on February 05, 2014 13:29
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Virginia De Winter
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