Figmento

In Figmento, il tenente di polizia Evandro Rainer, a corto di indizi in un caso di omicidio, ricorre a una sposa, una telepate che scansionerà quattro maggiori sospettati per sbrogliare la matassa per lui. Purtroppo, mentre un virus attacca la mente
12. Figmento
della sposa e Rainer inizia a ricordare cose non sue, egli capisce che in gioco c’è molto più di quanto non sembri, e raddoppia i suoi sforzi per trovare ed assicurare il criminale alla giustizia.E’ una novella di circa 34.000 parole.

 



 
Figmento

 

 


Inermi Teseo smarriti nel labirinto del nostro cervello,

cerchiamo il filo d’Arianna, ma non ve n’è alcuno.

 

 

 


I
Il vuoto tra il tavolino ed il soffitto della sala volante pullulava di ciarpame a gravità zero: qualche foglio di acetato opaco, un blocco elettronico ed uno stilo, e una copia dellaGazzetta Lunare. Giravano in una spirale al rallentatore, l’uno intorno all’altro, in una danza muta.

La Gazzetta dispiegò le sue pagine, mostrando un riquadro pubblicitario dove, accanto al volto raggiante di un anziano, fiorivano delle Myosotis sylvatica blu. Il volantino diceva:


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La Gazzetta riprese peso a poco a poco. Si posò con grazia ai piedi di un divanetto bianco immacolato dove era sdraiato un uomo, allacciato ad esso, che dormiva.


Gli altoparlanti della sala mobile emisero un ding, e la gentile voce femminile del computer parlò.


L’atterraggio è previsto tra quindici minuti.


La voce ripeté l’annuncio, ma erano parole sprecate con l’uomo che dormiva, che continuò semplicemente a sognare.


 


Spinta dai suoi razzi divampanti, la sala semovente filava attraverso lo spazio, passando accanto ai mille puntini delle proprietà private orbitanti intorno alla Terra. La sua meta non era una dei molti miliardi di stelle che popolavano la vasta distesa dell’oltre, ma un globo assai più vicino e familiare—la Luna.


Nel suo lento ingrandirsi, il satellite terrestre scoprì, in mezzo alla superficie deserta e scavata, il profilo di un’installazione ramificata. Non era un’infrastruttura mineraria, ma degli sfarzosi alloggi residenziali che comprendevano giardini verdeggianti pieni d’alberi, bacini, prati curati e aiole disposte ad arabesco tra cui dei sentieri serpeggiavano ameni. Tutto era protetto da cupole di vetro a tenuta stagna—risaltava dalla polvere grigia come un sofisticato gioiello d’avorio incastonato di smeraldi.


La rigogliosa meraviglia ammiccava dagli oblò della sala semovente, ma non c’era nessuno a guardarla. Il solo uomo al suo interno si era infine svegliato, ma era più interessato ad esaminare i fogli di acetato nelle sue mani che contemplare la bellezza in fondo al vuoto vertiginoso dello spazio.


L’uomo possedeva occhi indagatori, un naso dritto, ed una mascella vagamente angolare che gli conferiva autorità. Indossava scarpe pulite e un abito che calzava come un guanto; una creazione sartoriale fin troppo perfetta e funzionale per essere altro che un’uniforme realizzata con maestria.


L’uomo lanciò un’occhiata verso l’orologio sul muro della sala e sospirò, domandandosi per quanto tempo ancora dovesse sopportare la tortura di viaggiare nel vuoto. La risposta alla domanda non formulata arrivò immediatamente quando, con uno scossone, i razzi invertirono la spinta, rallentando la sala nella discesa verso la piattaforma di atterraggio assegnatale.


 


La porta della camera di decontaminazione si aprì, e ne emerse l’uomo in giacca e cravatta. Si ritrovò in un corridoio asettico. Orientandosi, mosse i propri passi verso un banco dietro il quale era seduto un impiegato apatico. Senza dire manco una parola, offrì a questi la sua carta d’identità. L’impiegato controllò i documenti, ed indirizzò il nuovo arrivato lungo il corridoio.


 


“Tenente Evandro Philippe Rainer,” scandì in modo chiaro la responsabile Dahlie, venendo ad incontrarlo.


Comunque, la pesante matrona non gli strinse la mano; le tenne unite alla fluente vestaglia color perla che ricopriva il suo corpo. Diede al tenente di polizia un’occhiata dall’alto in basso, nascondendo a fatica il fastidio ed il disprezzo per tutte le cose mondane.


“Siamo sempre desiderose di aiutare il dipartimento di polizia, ogni qualvolta abbia bisogno di noi,” mentì.


“E’ pronta la sposa?”


La responsabile Dahlie sospirò con condiscendenza.


“Sì, nostra sorella è pronta. Mi domandavo, però, se lei non preferisse una delle nostre sorelle più esperte. Vede, questa è la prima volta per Sandra. Lei ha poca dimestichezza col mondo esterno, e—”


“Sandra andrà benissimo, grazie.”


La responsabile Dahlie gemette pesantemente.


“Molto bene. Dopotutto, anche lei deve pure iniziare da qualche parte… Prima che l’affidi nelle sue mani, mi lasci ricordarle alcune cose: tutte le sorelle nate nella zenanasono speciali; non le introduciamo agli estranei finché non diventano adulte—raggiunta quell’età, esse sono in grado di arrangiarsi e di difendersi da sole. Ad ogni modo, il loro primo viaggio sulla Terra può essere snervante. Devo chiederle di non lasciarla mai in una stanza con più di tre persone alla volta, oltre a voi due. Le porti rispetto; la sua mente è uno strumento molto prezioso e sensibile, e come tale dev’essere trattato.”


“Staremo via solo un paio d’ore—prometto che non le accadrà nulla di strano. La porterò indietro così alla svelta che le parrà che non se ne sia mai andata.”


Dahlie serrò le labbra come una madre in pensiero per la propria figlia. Si voltò e guardò oltre il vetro che la separava dalla sala d’attesa contigua. Rainer sbirciò nella stessa direzione… e fu accecato dall’improvviso bagliore del sole nascente. Si riparò sugli occhi, stupito dalla possente esplosione di gloria celeste. Solo quando l’alone si dissolse egli poté vedere—la sposa.


Come se fosse nata dalla luce, il suo intero corpo era lucido d’oro. Il suo vestito rituale era semplice—delle strisce di tessuto bianco le scendevano dalle spalle, si univano ai fianchi, e ancora si aprivano, nascondendo appena il ventre piatto e le gambe tornite, mostrando le sue caviglie e i suoi piedi calzati di sandali. Era stato quel vestito succinto e rivelatore che aveva dato alle aberrazioni mentali della Luna il soprannome di spose. Tuttavia, al contrario delle spose vere, i partner ideali per le spose lunari non erano gli sposi, ma gli scaltri criminali.


 


“Il detective Roy Vagrant è deceduto la mattina di domenica scorsa, alle 06:00. Qualcuno gli ha sparato. Sfortunatamente, per quanto a lungo abbiamo cercato, non siamo riusciti a trovare nessun indizio riguardo l’assassino.”


Rainer e la sposa erano ritornati entrambi nella sala semovente, ed erano allacciati ai loro divanetti. Un vago ronzio si trasmise attraverso gli strati isolanti del pavimento, segno che la sala si stava muovendo ancora una volta. La sposa era accomodata sul suo divanetto, incurante che i suoi veli svolazzassero intorno a lei nell’assenza di gravità. Teneva le caviglie ben tornite unite insieme, mostrando il laccio d’oro che le legava. Completava la sua figura in maniera talmente squisita che a nessuno sarebbe mai venuto in mente che un siffatto ornamento fosse infatti una catena vera. Rainer spostò gli occhi dalla superba manifattura della catena alle caviglie della sposa, alle sue ginocchia, alle sue gambe, i suoi fianchi e i suoi seni, su su fino al collo—al suo volto luminoso. Rainer trovò dei profondi occhi color nocciola, venati di rame, che lo fissavano intenti a loro volta.


Rainer provò una vaga sensazione di disagio, ma la ignorò di proposito. Non c’era bisogno di essere timido con una sposa. Anche se la legge le proibiva di entrare nelle menti che non fossero quelle dei sospetti e dei criminali a lei sottoposti, quando una sposa era fuori dalla zenana, non c’era alcun modo di sapere dove avrebbe vagato la sua mente. Come gli suggerivano i limitati poteri della sua intuizione—poteri sopra la media, stando al distintivo di tenente che portava, ma infimi in confronto con quelli della sposa—lei era già completamente conscia di lui; delle sue speranze, delle sue paure, e pure delle sue bramosie. Negare il fatto o resistergli sarebbe stato stupido. Poteva fare meglio di così; poteva fingere che nulla di ciò stesse accadendo, e la sposa avrebbe graziosamente fatto lo stesso.


Rainer si schiarì la voce e tornò a rovistare tra i fogli di acetato che aveva in mano. Ne passò avanti uno che ritraeva un uomo robusto, sui sessanta, con la mascella squadrata. La sposa lo afferrò e lo esaminò.


“L’unica telecamera nello studio di casa di Vagrant ha ripreso continuativamente da quando è entrato, alle 5:30, a quando è morto, mezz’ora più tardi. E poi fino al lunedì dopo, quando lo ha trovato la sua domestica. Purtroppo, nemmeno il grandangolo della telecamera è riuscito ad inquadrare l’omicida.”


Rainer passò alla sposa un secondo foglio d’acetato. Essa dette un colpetto a uno degli angoli, riproducendo un video senz’audio.


Mostrava un ufficio comprato d’occasione, arredato con una scrivania, una libreria, un orologio sopra un caminetto, e delle rose blu in vaso. Un uomo, Vagrant, chiaramente, era seduto sulla sua sedia, che lavorava a certi documenti. All’improvviso, egli alzò la testa, come se qualcun altro fosse entrato nella stanza. Vagrant si alzò in piedi… ma non sembrò sorpreso di vedere il suo assassino—che lo conoscesse già? Vagrant si avvicinò al visitatore fuori inquadratura… quando esplose una forte luce, che colpì Vagrant giusto in mezzo al petto, facendolo stramazzare a terra, dove giacque immobile.


Il foglio di acetato riprodusse il fermo immagine del deceduto per un minuto o giù di lì, finché la sposa non ne sfiorò l’angolo per accelerare il video: la luce solare che entrava dalla finestra dietro la scrivania si dissolse presto nella sera, e poi nella notte. L’alba scacciò la notte in un circolo, e la luce solare bagnò l’ufficio una volta ancora. Fu esattamente allora che la domestica di Vagrant entrò. Sconvolta nel vedere il suo datore di lavoro per terra, s’inginocchiò e lo scosse, in cerca di un segno che egli fosse vivo, ma si rese conto dal suo corpo gelido che egli era morto da tempo.


Il foglio di acetato ridiventò opaco.


“Né l’investigazione, né la squadra scientifica sono riusciti a fornire prove sufficienti ad identificare oltre ogni ragionevole dubbio l’omicida. Nonostante questo, abbiamo radunato quattro possibili sospetti; te li farò vedere tra poco—sono certo che l’assassino si trovi tra di loro. Dimmi soltanto chi è, e il tuo lavoro sulla Terra sarà terminato.”


La sposa fissò Rainer, poi tornò a guardare il video senza dire una parola.


 


L’auto di servizio di Rainer accostò al marciapiedi. Non era l’edifico imponente della stazione di polizia di Blue Haven quello che si ergeva davanti a lui e alla sua ospite, ma una distesa amena d’erba, alberi, fontane, e un canale serpeggiante.


“Il parco cittadino non è il giardino della zenana, ma spero che lo apprezzerai lo stesso,” disse Rainer.


Lui e la sposa fissarono il parco, che proprio in quel momento era preso d’assalto dagli impiegati e dagli studenti fuori per la pausa del pranzo o delle lezioni. Anche molte famiglie sfruttavano la pausa di mezzodì per ritrovarsi; cosicché, mentre gli adulti mangiavano, chiacchieravano, e si rilassavano, i loro figli correvano intorno e giocavano un poco.


Rainer si appoggiò al cruscotto dell’auto, e si perse per un po’ nella bellezza semplice della scena.


“Facciamo un giro,” disse alla sposa.


“Credevo che la responsabile Dahlie avesse stabilito che io non dovessi vedere più di tre persone per volta.”


Era una semplice constatazione più che un appunto, poiché pure la sposa pareva essere allietata dalla vista.


“Questa non è una visita turistica di Blue Haven, ed io non sono la tua guida. Voglio che tu testi e calibri le tue scansioni su persone comuni prima di incontrare i sospettati. Siccome questo è il tuo primo viaggio sulla Terra, non voglio che tu commetta errori—confondere emozioni forti con i fatti; scambiare il desiderio non infrequente di ammazzare qualcuno col farlo davvero. Facciamo due passi. Mentre camminiamo, scansiona più gente che puoi. Questo ti darà una buona idea di come funzioni il cervello della gente in questa città.”


Scesero dall’auto. Rainer fece il giro fino al cofano posteriore, poi l’aprì e prese un maglioncino piegato. Lo diede a Sandra.


“E’ meglio che la gente non sappia chi sei davvero. Per di più, anche se questa passeggiata è una pratica comune, è pur sempre illegale.”


Sandra spiegò il maglione e se lo infilò… quando percepì un leggerissimo odore; un buon odore—quello di un profumo. Un sentore delicato di fiori che lei non aveva in precedenza avvertito su Rainer—quel capo non apparteneva a lui, ma ad una donna.


Sandra si guardò i piedi legati.


“Hai ragione,” disse Rainer.


Estrasse di tasca una piccola chiave, si chinò e tolse la catena da torno le caviglie della sposa. La consegnò a lei, e lei se la drappeggiò svelta attorno al polso in un elegante bracciale.


“Possiamo andare, ora?” insistette lui.


 


Rainer e Sandra si incamminarono lungo i sentieri di ghiaia, incontrando più passanti che poterono. Ogni volta, la sposa socchiudeva gli occhi, faceva un respiro profondo, e dava una sbirciata alle differenti menti.


“Come sta andando?”


“Mi sono addestrata una vita a distinguere i ricordi delle emozioni dai ricordi dei fatti. Questa camminata, per quanto piacevole, è completamente inutile.”


Rainer ignorò Sandra.


“Guarda, il carretto di Frank. Quelli di Frank sono i migliori sorbetti del mondo. Non perdiamoceli!”


Sandra alzò le sopracciglia e roteò gli occhi, ma non ebbe cuore di resistere al tenente mentre la prendeva per mano e la trascinava verso il carretto.


Rainer fece un cenno di saluto a Frank, un vecchio con la faccia coriacea abbronzata e ricoperta di rughe. Pareva un vecchio marinaio nella sua bagnarola—un poco lo era, mentre stava in piedi al timone del suo carretto. Egli sorrise nel vedere Rainer, e poi, sorpreso, si chinò davanti alla donna che era in sua compagnia.


“E chi sarebbe questo fiore, Rainer?”


“E’ Sandra. E’ soltanto una collega.”


“Beh, forse è ora che cambi lavoro pure io.”


Fece l’occhiolino alla sposa, e lei sorrise di rimando.


“Come va?” Frank chiese a Rainer.


“Come al solito, vecchio mio. Come al solito.”


“Beh, che cosa prendete?”


“Fragola,” disse Rainer, e poi si voltò verso Sandra. “E tu che cosa scegli?”


La sposa non disse nulla.


“Coraggio, è la prima volta che scendi sulla Terra, dopotutto, no? Lasciati andare—rilassati. Offro io.”


Frank attese pazientemente con la paletta in mano.


“E va bene. Prendo… limone e—liquirizia,” disse lei.


Raggiante, Rainer pagò, afferrò i due gelati, e passò a Sandra il suo.


“Ti auguro una buona giornata,” disse a Frank.


“Anche a voi, ragazzi. Anche a voi.”


Rainer e Sandra se ne andarono e ripresero la loro camminata, godendosi le loro leccornie poco per volta.


“Avrei dovuto dire pesca, vero?” disse Sandra.


Si fermò, e Rainer la guardò senza capire.


“Io non sono la tua Christine, tenente Rainer; non sono qui per rammentarti la tua compianta moglie. Mi trovo qui per consegnare un criminale alla giustizia.”


Ancora una volta, le parole di Sandra suonarono più come una mera affermazione che un aspro rimprovero.


Rainer annuì e sospirò.


“Naturalmente. Sarà meglio andare, allora.”


 


Quattro specchi unidirezionali erano appesi lungo un corridoio buio che dava su quattro stanze anguste, ognuna contenente un tavolo e una sedia. Rainer e la sposa, non visti, si avviarono verso la prima finestra. Oltre essa, una donna in piedi si fregava nervosamente le mani. I suoi capelli erano in disordine, e aveva delle grandi occhiaie nere sotto gli occhi, segno che qualcosa la tormentava. Che fosse rimorso? Pena? Colpa, forse? Solo la sposa poteva dirlo.


“La domestica al servizio di Vagrant, Margo Price, di cinquantadue anni. Ha lavorato alle sue dipendenze per quasi dieci anni; potrebbe avere avuto un qualche rancore verso Vagrant. Le abbiamo testato la retina in cerca di lesioni provocate dalle radiazioni di un’arma laser, ma il risultato è stato negativo—il laser avrebbe potuto essere schermato, o forse aveva addosso degli occhiali da sole. Beh, è tutta tua.”


La sposa socchiuse gli occhi, e si concentrò per un momento sulla domestica, espandendo i suoi sensi. Poi alzò lo sguardo una volta ancora.


“Chi è il prossimo?” chiese.


Rainer aggrottò la fronte, meravigliato dall’insolita velocità con cui la sposa aveva ottenuto il suo primo responso. Le fece strada verso lo specchio successivo.


Nella seconda stanza era seduto un uomo, curvo su di sé, che imprecava tra i denti, e che allo stesso tempo lanciava occasionali occhiate storte allo specchio.


“Jeremy Maddens, sessant’anni. E’ capo contabile all’agenzia delle entrate di Blue Haven. Ha ingaggiato Roy Vagrant per fare chiarezza sul presunto suicidio di sua figlia. Circa un mese fa, Joan Maddens è stata trovata morta nel suo appartamento di Bright Oaks. Il medico legale ha stabilito che è deceduta per overdose di Excedril, una droga altamente performante che ha recentemente invaso il mercato. Jeremy Maddens ha scatenato un putiferio contro la polizia, accusandoci di non fare niente contro i venditori e i fornitori di droga che infestano Blue Haven, e di coprire i pezzi grossi della città che hanno risucchiato la sua Joan in una fatale spirale di vizio. Ma la polizia ha archiviato il caso come suicidio, ed è finita lì. Ecco perché Maddens si è rivolto a Vagrant; sperando che lui avrebbe trovato un responsabile per la morte della figlia, e che lo avrebbe consegnato alla giustizia. Forse non è rimasto contento del lavoro di Vagrant, è uscito di senno, e lo ha ucciso. Dimmelo tu.”


Rainer si fece da parte per permettere alla sposa di scansionare Maddens, cosa che lei fece. Comunque, stavolta, impiegò più tempo. Rainer capì che gli istinti omicidi di Maddens dovevano essere eccezionalmente forti—che Sandra avesse già individuato l’uomo che stavano cercando?


Quando la sposa alzò la testa, Rainer non le chiese cosa avesse appena visto nella mente di Maddens, ma si diresse al terzo specchio unidirezionale. Nella stanza adiacente, un uomo ben vestito sedeva composto, con le dita intrecciate, che li guardava. O stava fissando il suo riflesso nello specchio, oppure stava tentando di bucarlo con lo sguardo per vederci oltre.


“Maynard Alders, un ricco avvocato di sessant’anni. Secondo le molte voci che sono riuscito a raccogliere, è un drogato. Si suppone sia stato lui ad introdurre Joan nel facoltoso ambiente di Blue Haven, compresi i suoi vizi. Joan iniziò a farsi di droghe sempre più pesanti, e non è mai più stata in grado di riprendersi. Nonostante i tentativi di suo padre di tirarla fuori da quel mondo perverso, non è riuscito a salvarla—lei voleva sempre tornare nella sua fatale gabbia dorata. Quando alla fine ne morì, Maddens giurò che avrebbe messo alla berlina tutti coloro che avevano avuto a che fare con la sua scomparsa. Alders era uno di loro. Forse Vagrant stava per dire al mondo che razza di verme fosse l’avvocato. Forse non ne ha avuto la possibilità. Forse Alders lo ha preceduto e ha ucciso Vagrant prima che lo facesse.”


La sposa guardò nello specchio, poi chiuse gli occhi e lesse tutto quello che c’era da sapere su Alders e sulle sue brame. Quando li riaprì, il suo volto aveva perduto parte del suo colore, e Rainer seppe che orribile lavoro dovesse essere quello di una sposa.


“Sandra? Stai bene? Vuoi fare una pausa?”


La sposa scosse la testa. “Sto bene.”


Rainer la indirizzò verso l’ultimo specchio, dentro il quale era stravaccato un giovane insulso ed arrogante. Il naso spaccato di recente e un sogghigno da buffone rovinavano le sue fattezze altrimenti attraenti. Vestiva un abito eccezionalmente bello e costoso, ma aveva un disperato bisogno di essere pulito e stirato. Il babbeo appoggiava al tavolo le scarpe fatte a mano e aspettava senza fare nulla, mordendosi le unghie luride.




[ ... ]

 

 

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Published on September 21, 2014 02:25
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