“Abbracciai il relativismo un giorno che ci portarono in gita in campagna e incrociammo un gregge di pecore ben protette da alcuni bellissimi e temibili esemplari di cane pastore. Poiché come al solito ero isolato e non avevo nessuno a distrarmi, mi misi a riflettere sui diversi ruoli delle pecore, dei lupi e dei cani, così come le diverse interpretazioni dei loro comportamenti. Qual è il pericolo maggiore per ciascuna di queste tre specie animali? È chiaro che per il cane pastore si tratta del lupo, e viceversa, dato che il successo di uno rappresenta il fallimento dell’altro, e questo, portato all’estremo, implica la morte, dato che se il lupo riesce a decimare il gregge il cane verrà ucciso dal suo stesso padrone perché considerato inutile. Al contrario, se il lupo non raggiunge il suo obiettivo, finirà per morire di inedia. La cosa strana e paradossale è che dal punto di vista delle pecore il pericolo non è il lupo, bensì il cane da pastore, perché è proprio quest’ultimo, nella sua ansia di proteggerle, ad abbaiare e morderle affinché ubbidiscano. Lo fa per il bene del gregge, è vero, ma questo la pecora non lo saprà mai, perché, se arriva il lupo e il cane da pastore riesce a farlo fuggire, la pecora non proverà alcuna sensazione di pericolo. Se la sorte cambia, l’opinione della pecora ormai non avrà più importanza perché sarà finita nello stomaco del lupo.
La natura è crudele, sì, ma non è complicata.”
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César Pérez Gellida,
Astillas en la piel