Archeologia Quotes

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Naomi Alderman
“Mi chiederai prima di tutto che cosa sia. “Non un altro arido volume di storia,” ti avevo promesso. Dopo gli ultimi quattro libri mi sono reso conto che nessun lettore comune può trovare interessante arrancare tra infiniti cumuli di prove scientifiche, nessuno può appassionarsi ai dettagli tecnici delle datazioni o alla comparazione degli strati. Ho visto gli sguardi del pubblico smarrirsi mentre cercavo di spiegare le mie ricerche. Cosí, ciò che ho voluto tentare questa volta è una specie di ibrido, qualcosa che spero risulti piú attraente per i non specialisti. Non propriamente storia, non propriamente romanzo. Una sorta di rappresentazione romanzata di quella che gli archeologi ritengono la narrazione piú plausibile. Ho incluso alcune illustrazioni di reperti archeologici che spero risultino suggestive, ma i lettori sono liberi di saltarle, come sono certo che faranno in tanti.”
Naomi Alderman, The Power

Naomi Alderman
“Le illustrazioni sono di Marsh Davies. Due di esse – il Giovane servo e la Regina sacerdotessa – sono ispirate a veri reperti archeologici dell’antica città di Mohenjo-Daro, nella valle dell’Indo (anche se ovviamente non avevano pezzi di iPad attaccati). Non sappiamo molto sulla cultura di Mohenjo-Daro – alcuni reperti suggeriscono che fosse completamente egualitaria secondo modalità davvero interessanti. Ma nonostante la mancanza di un contesto, gli archeologi che le hanno rinvenute hanno denominato Re sacerdote la testa in steatite riprodotta a pag. 287, mentre hanno chiamato Danzatrice la figura femminile in bronzo riprodotta a pag. 286. Portano tuttora questi stessi nomi. A volte penso che per trasmettere tutto il senso di questo libro potrebbero bastare questi fatti e queste due illustrazioni.”
Naomi Alderman, The Power

Antonio Pennacchi
“Scavando scavando, poi, ogni tanto si trovava della roba. C’erano degli archeologi di Roma – professoroni come il Lugli o anche Carlo Alberto Blanc – che passo passo ogni tanto seguivano lo scavo. A Torre Annibalda, dalle parti di ponte Marchi, furono trovati dei mosaici romani raffiguranti alcuni nuotatori. Smontarono e portarono via tutto, ma non si sa più in quale museo sono finiti. Dispersi. Dalle parti di Borgo Santa Maria invece – allora si chiamava Gnìf Gnàf, perché c’era un pantano in cui, camminando, le scarpe o anche i piedi scalzi facevano sempre «Gnìf-gnàf» – Blanc trovò sul fronte dello scavo, proprio poco prima che le benne del Tosi se lo portassero via, uno scheletro completo di mammut. Ma generalmente – per i muri, le tombe o i cocci di minore importanza – gli archeologi dicevano, essendo romani: «Vabbene va’, non è importante, andate pure avanti». E che bisognava fare se no? Noi dovevamo fare una bonifica, mica potevamo stare a pensare ai cocci. Se avessimo fatto anche noi come la metropolitana a Roma, «Staressimo ancora tutti sott’acqua» diceva mio zio Adelchi.”
Antonio Pennacchi, Canale Mussolini

Nick Hornby
“C’era forse un posto più noioso al mondo del British Museum? Se c’era, Will non voleva sapere quale. Vasi. Monete. Brocche. Intere sale piene di piatti. Secondo Will doveva esserci uno scopo per mettere in mostra delle cose, e il fatto che fossero vecchie non significava necessariamente che fossero interessanti. Solo perché erano sopravvissute al tempo, non significava che tu volessi guardarle”
Nick Hornby, About a Boy

Jasper Fforde
“La seguii, e constatai che quello scavo era di natura archeologica. Dei pioli conficcati nel terreno erano collegati da una cordicella, per delimitare l’area in cui quei volontarii picconavano il suolo, cercando di fare meno rumore possibile.”
Jasper Fforde, Lost in a Good Book

Fredrik Sjöberg
“Chi sostiene che "Nosferatu" sia un capolavoro espressionista mi ricorda quegli archeologi che vanno in brodo di giuggiole di fronte alla cruda forza artistica delle incisioni rupestri dell'Età del bronzo. Spiace contraddirli.”
Frederik Sjöberg