Sardegna Quotes

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Biddanoa cumenzàt cun d’unu suspiru. Fut su suspiru de chini, apustis de nd’èssi calau ’e
“Biddanoa cumenzàt cun d’unu suspiru. Fut su suspiru de chini, apustis de nd’èssi calau ’e su trenu in punta ’e mesudì, ndi bessìat de su fossu accantu fut sa stazioni e dda bìat di attesu, sa bidda, in artu in d’unu monti, e bìat s’arziàda mala chi fut abettendiddu po ci arribai.
Is domus, bias de cussa distànzia, parìant allìgras, iscaringiàdas a arrìri, cun cuddu biancu a ingìriu de gennas e ventanas che una miràda beffiana ghettàda a is chi fùanta sudendu in s’ùrtimu trettu ’e s’arziadróxu chi acabàda in Cuccuru ’e Callia.”
Benvenuto Lobina, Po cantu Biddanoa

Grazia Deledda
“...siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.”
Grazia Deledda, Canne al vento

Gavino Ledda
“Si vede che il Creatore quando ha fatto il mondo avrà chiesto aiuto al Diavolo e gli avrà detto di fare la Sardegna.”
Gavino Ledda

Gavino Ledda
“Con volontà rozza, animalesca, ma inflessibile le mie dita, callose e storte dalla zappa, per la prima volta ebbero l'opportunità di esprimere, alle querce secolari, la sensibilità di generazioni e generazioni mai educate alla musica. E attraverso le mie dita l'uomo delle caverne, ancora intatto dentro di me, ma sensibile in tutta la sua umanità, incominciava a raddolcirsi con la musica: a scavare dentro di sé e a scoprire che al di là dei suoi campi il mondo non finiva con l'orizzonte e che la miniera delle sue risorse sconfinava da quel cielo che fino allora conosceva.”
Gavino Ledda, Padre padrone

Letizia Loi
“Speranza si incupì sotto lo sguardo delle nipotine, le sopracciglia bianche si incontrarono al centro della fronte e la luce aranciata dell’abat-jour marcava le rughe come trincee nere, creava ombre scure nell’incavo degli occhi e sotto il mento. «Sa Filonzana» disse. «La Filatrice» chiarì subito dopo, a beneficio delle bambine. [...] «Lei fila il destino della gente» continuò. «E lo interrompe, se deve. Zac! Taglia il filo» spiegò, mimando un paio di forbici con le dita, quasi volesse giocare a Carta-Forbici-Sasso.
«Come le Parche» osservò Elena, dall’alto dei suoi dieci anni di saggezza.”
Letizia Loi, Sa Filonzana

Letizia Loi
“La gente tende a immaginare le fate – is janas nella sua terra, il Piccolo Popolo in altre tradizioni – come esseri minuti e graziosi. La verità è che, a dispetto del nome, sono creature di ogni razza e forma, e ben poche si rivelano gradevoli.”
Letizia Loi, Janas

Letizia Loi
“Un genitore normale non pensa che il mostro sotto al letto sia vero. Ma loro non erano una famiglia normale. Non avevano il lusso dell’ignoranza.”
Letizia Loi, Janas

Letizia Loi
“[...] e fu allora che Elena notò il tatuaggio sul collo: sotto l’orecchio appariva un cerchio diviso in quattro parti da due linee incrociate. Ogni quarto era riempito da righe che formavano un diverso motivo, a volte più strette, altre più larghe, ondulate o riempite da puntini. Una pintadera, il timbro con cui fin dall’età nuragica si usava marchiare il pane per portarlo al forno comune o colorarsi il corpo, per segnare l’appartenenza a una precisa famiglia. Il simbolo, diverso per ogni casa, era sopravvissuto tra i cacciatori per riconoscersi tra loro come facenti parte di un’unica gilda, pur facendo parte di ceppi differenti.”
Letizia Loi, Brebus

Letizia Loi
“Nel mentre, Aurora cominciò a recitare un brebu, una preghiera – o forse sarebbe stato più corretto chiamarlo incantesimo – in sardo, le cui origini risalivano a ben prima dell’arrivo del cristianesimo, quando i popoli veneravano la terra e il cielo sotto il nome di una sola Dea, la Madre. I brebus potevano avere molti fini, ma questo era cantato affinché lo spirito trovasse pace.”
Letizia Loi

Letizia Loi
“«Lei era la Dea, la Grande Madre, quando ancora non si era mai sentito parlare di un unico Dio. [...] Ma con il passare del tempo la gente ha dimenticato, ha smesso di credere. Ora non è altro che lo spettro di se stessa, frammentato in varie eco, e quando appare prende in sacrificio chiunque trovi da solo sul suo cammino.»”
Letizia Loi, Bona Dea

Dr. Watson
“«Non serve, non ho bisogno della vostra scorta, ho la mia che vale molto di più.» Timbora si volta e si rivolge verso la porta, per poi fermarsi e voltarsi di nuovo. «Rimpiangerete la scelta che avete fatto oggi. Sarete voi a supplicare una tregua quando la villa vi si rivolterà contro.»”
Dr. Watson, Storie di Sardegna - Epoca Giudicale