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Mirai
https://www.goodreads.com/sweetbeneaththeleaf
“The words we seek hang close to the tree. We come at dawn and find them sweet beneath the leaf.”
― Jacob's Room
― Jacob's Room
“Comunque sia lei deve avermi preparato una tazza di tè, prima di uscire per piazzare un avviso nei pressi dello stagno, che, tra parentesi, tutto è fuorché profondo. Dipendesse da me, non metterei un cartello vicino a uno stagno con su scritto STAGNO, ci scriverei qualcos'altro, tipo SBOBBA PER MAIALI, o lascerei perdere proprio. So qual è lo scopo, so che si vuole evitare che i bambini si avvicinino allo stagno correndo troppo e ci cadano dentro, eppure non sono granché d'accordo. Non è che io voglia vedere bambini ruzzolare nello stagno, malgrado davvero non capisca che male potrebbe fargli; è che non posso fare a meno di soppesare il problema dalla prospettiva di un bambino. E in tutta franchezza mi sentirei disgustata al punto di ordire una vendetta immediata se in un pomeriggio di settembre inoltrato venissi condotta in un luogo di presunta magia e mi fiondassi sullo stagno, quasi certamente sola, per scoprire la parola stagno scribacchiata in modo illeggibile su un misero e umidiccio pezzo di compensato lì accanto. Oh, mi infurierei. Quel genere di idiota invadenza si ripete con tale fastidiosa regolarità nel corso dell'infanzia ed è sempre fonte di estrema irritazione. Vedi si comincia con l'indagare, con lo sviluppare la capacità di notare davvero le cose e, a forza di tempo e con la pratica necessaria, si entra in sintonia con il logos radicato nella terra e si arriva a conoscere l'arricchente gioia di muoversi in accordo diretto e profondo con le cose. Eppure questo processo vitale viene bruscamente intralciato dall'immancabile e stupido dispiego di nomi letterali e avvisi insensati, tanto che l'intero terreno ne risulta oscurato e inaccessibile finché tutto non diventa temibile. Manco la terra fosse un'immensa ed elaborata trappola mortale.”
― Pond
― Pond
“Ora, io vorrei chiedere a chiunque mi ascolti – aspettando risposta, naturalmente, solo nel cuore: credete davvero che la vita umana sia sempre e solo trionfo sull'altro? che per essere contenti della propria vita bisogna aver posato il piede sul capo dell’altro? Credete che i deboli – paesi o individui – debbano essere eliminati anche se in modo indolore? Credete che zingari, poveri, pastori di greggi; che poeti, scrittori, preti e maestri non di parte o isolati, che attraversano questa vita lieti come fanciulli e vigili come madri, non servano proprio a nulla, e la vita, lo Stato possano fare a meno di essi? Credete che tutte le diversità interiori – assolutamente prima delle accidentali diversità fisiche o di comportamento – non siano, insieme alle macchine e a una ordinata produzione, gran parte della ricchezza reale di un paese? E che un paese non sia tale, non sia un paese, se non a causa della sua lingua, dei suoi pensieri, altrimenti lo vedremmo decadere a massa informe? Molte, a queste domande, potranno essere le risposte, ma oso pensare che, sostanzialmente, si sia d’accordo. Un paese, come non deve mancare di corsi d’acqua, di sorgenti, di nuvole, deve avere cura, o consentire la crescita, di anime, coscienze, grazia, linguaggi puri, ombre azzurre, altissime: o perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà.
È stata questa la mia massima esperienza.”
― Corpo celeste
È stata questa la mia massima esperienza.”
― Corpo celeste
“Io commentai scherzosamente che la passione per i giganti è, in genere, un sintomo di declino: un’epoca che scambia l’Ercole Farnese per un ideale era destinata a finire male.”
― Utz
― Utz
“Mi piaceva moltissimo il posto dove mi trovavo in quel momento e la sensazione era molto precisa e intensa: stavo lì, nella cucina di mia nonna, a bere il caffè appena fatto, in una tazza vera e non in un bicchiere di carta col coperchietto, nella sua cucina ordinata e perfetta, con la porta sul retro aperta giorno e notte, il pavimento di linoleum era liscio come cuoio dopo tanti anni di pulizie, e davanti a me, con un vestito comprato probabilmente quarant'anni fa e messo migliaia di volte, c'era mia nonna che mi ascoltava, che sembrava accettarmi come mi accettava solo lei, e fuori, tutt'intorno a noi, un sereno sabato estivo e un mondo non ancora completamente sopraffatto dalla stupidità, dall'intolleranza e dall'odio.”
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