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Vampiri Quotes

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Giorgia Penzo
“«Incolpi la gente di credere in Dio considerandola una massa di poveri illusi. Tu ti conforti nella scienza che fa solo congetture. Quali prove concrete hai a sostegno della tua tesi della malattia da cinquecento milioni di dollari?».
Scossi la testa come per dire che non ne avevo, ed era la verità. Ipotesi più accreditata non è sinonimo di certezza. È solo più facile per me da accettare, com’è più semplice per chi ha fede pensare che i vampiri siano i dannati terreni che Dio non vuole nemmeno all’inferno.
Una lacrima mi rigò la guancia e immediatamente Adam sciolse la presa ad un passo da quella che sarebbe potuta essere la mia fine. Rimasi sdraiata nella stessa posizione in cui mi aveva costretto, supina, e ricominciai a respirare gradualmente senza allontanare i miei occhi dai suoi. Era bello tornare a vivere sotto il suo sguardo.
Si avvicinò ulteriormente al mio viso parlandomi sopra le labbra. Le sfiorò più volte con le sue, senza il minimo proposito di baciarmi.
«Forse potrebbe essere la morte la vera malattia e noi la legittima cura. Guardami, Elizabeth» bisbigliò alzandomi il mento col pollice. «Ho quasi duecentocinquanta anni e non ne dimostro nemmeno trenta. Magari tra qualche anno scoprirete le origini della patologia che ammorba gli angeli, e allora la rivenderete a coloro che vorranno volare».”
Giorgia Penzo, Red Carpet

Giorgia Penzo
“Presi in disparte Ryan, sistemandogli la cravatta per non dare nell’occhio. «Fammi un favore. Resta qui e, quando mi girerò verso di te, fissami nella maniera più tenebrosa e scocciata che puoi».
«Tenebrosa?».
«Sì, beh… hai presente, no?».
«No».
Gli riassestai il bavero del cappotto, cercando una definizione che non scadesse nel solito stereotipo. «Guardami come se fossi un vampiro cattivo».
Ryan si lasciò scappare una risata monosillabica alla Al Pacino. «Tu vuoi lo sguardo di un voivoda, e io non lo sono mai stato».
«Improvvisa».
Il vampiro piegò il capo in un gesto d’intesa. «Sei tu la stratega, Elizabeth».
Masticò il mio appellativo, spolpandolo fino a raschiarne il nocciolo. Com’è che si dice? Se vuoi qualcosa, o qualcuno, prima devi far tuo il suo nome. Quel millenario, nel più assurdo dei momenti, e nel più sbagliato dei luoghi, aveva fatto l’amore con tutte e nove le lettere del mio.”
Giorgia Penzo, Asphodel

Adina Speteanu
“Amintirile din trecutul său deveniseră mult mai puternice acum. Se convinsese că avea să și-o scoată din minte și suflet. Căpătase toată cruzimea pe care o dorise. Jurase să o urască atât de mult pe cât o iubise, să o deteste pentru nefericirea pe care i-o oferise. Își promisese multe lucruri, dar nu reușise să le îndeplinească. Cu fiecare moment în care era vulnerabil cădea și mai mult, ceda durerii care-l mistuise din prima clipă în care o văzuse.”
Adina Speteanu, Destine pierdute

Ornella Calcagnile
“...vampiri, esseri di cui non avrei mai considerato l’esistenza, avevano annientato la mia famiglia, cambiato la mia vita in modo irreversibile. Vivono tra noi, alcuni pacifici, altri sanguinari e io avevo avuto la sfortuna di imbattermi in uno dei più malvagi e spregevoli della terra, una bestia che senza pietà e senza scrupoli si era divertita a uccidere tutti i miei cari e aveva lasciato me per ultima, facendomi soffrire le pene dell’inferno. Per gioco, per errore, ero viva...”
Ornella Calcagnile, Helena

Ornella Calcagnile
“«Non ti è chiara una cosa, voglio godermi il calore del tuo corpo fino in fondo. Sai che voglio dire? Non vorrei consumare prima della tua consacrazione alla famiglia,
ma è così difficile resisterti», disse accarezzandomi il viso, mentre l’altra mano mi sollevava la veste scorrendo sulla gamba. Il suo tocco gelido mi fece venire i brividi.

«Cassian, ti prego», mugolai.
«Shhhh… Rilassati», disse lui sfiorando le mie labbra con le sue.
«Non vorrai approfittare così della situazione, sei un gentil uomo!», ribattei agitata.
«Magari un assaggino posso concedermelo», sussurrò vicino al mio orecchio, mentre la sua mano era arrivata alla coscia.”
Ornella Calcagnile, Helena

Bram Stoker
“«Vieni, sorella. Vieni a noi. Su, vieni, vieni!» Impaurito io mi volgo a mia povera Madam Mina, e il mio cuore per felicità è balzato come fiamma; perché, oh, il terrore in suoi dolci occhi, la repulsione, l'orrore! E la convinzione, per me, che era ancora speranza. Dio sia ringraziato, non era ancora, non ancora, di quelle. Ho preso un pezzo dell'ostia avanzando verso di loro e il fuoco. Esse arretrano davanti a me, ridendo il loro basso, orrido riso. Io attizzo il fuoco e più non temo loro, perché sapevo che dietro nostre protezioni siamo sani e salvi. Esse non potevano accostare me mentre così armato, né Madam Mina mentre che rimaneva dentro il cerchio, che essa non poteva lasciare non più che quelle potevano entrare. I cavalli avevano cessato di gemere, e ancora giacevano a terra; la neve cadeva soffice su di essi, ed essi diventavano più bianchi e più bianchi. Sapevo che per le povere bestie era finito il terrore. E così siamo rimasti finché il rosso dell'alba è filtrato tra il biancore di neve. Ero desolato e intimorito, e pieno di tristi presentimenti; ma quando il bel sole ha cominciato a salire sull'orizzonte, la vita è in me tornata. Al primo venire dell'alba, le orride figure dissolvono nel turbine di nebbia e neve, spire di trasparente tenebra che va via verso il castello e sono perdute”
Stoker Bram, Dracula

Alexia Bianchini
“Si sentiva diversa da tutti, ma aveva ora in mano la prova tangibile di non essere l’unica creatura della terra a essere da meno al resto del mondo.
Questa era una scoperta che apriva nuovi orizzonti. Doveva celare le conoscenze appena acquisite e scovare nuove notizie su quello che le accadeva intorno.
Non voleva più essere una marionetta, non più soggiogata e imbarazzata dalla sua diversità.
Quel libro le stava rivelando come non fosse la povera ra-gazzina deforme e incapace che aveva sempre creduto. Tra quelle pagine c’era una cosa che non aveva trovato e che fa-ceva sembrare tutti gli altri dei diversi. In quelle pagine non si parlava affatto di come difendersi dalla luce solare e non vi era descritto che dal suo calore ci si doveva nascondere nelle case. Non era il dono mortale di cui tanto aveva sentito parla-re. Da quello che c’era scritto si rischiava solo una lieve scot-tatura se la durata dell’esposizione era troppo prolungata, non la fine terrificante da lei sempre pensata, nulla di ciò di cui aveva tanto sentito parlare.”
Alexia Bianchini, Ambra - I sospiri dei mezzosangue

J.R. Ward
“«Passare del tempo con te è come guardare la vernice che si asciuga.» La voce di Lassiter riecheggiò fino alle stalattiti appese all'alta volta della Tomba. «Senza neanche che la casa migliori. Il che è una tragedia, visto com'è questo posto. Voi ragazzi avete sempre un debole per le tinte fosche? Mai sentito parlare dell'Ikea?»
«Noi siamo vampiri», disse Tohr. «Mica fatine.»”
J.R. Ward, Black Dagger Brotherhood Collection

Antonella Vigliarolo
“assiccio portone in legno di noce si schiuse da sé, appena lei sollevò la mano per accostarla alla superficie, rivelando due occhi a mandorla di un verde metallico innaturalmente vivo, su un volto pallido e immobile come il marmo.”
Antonella Vigliarolo, Nodo di sangue