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Frrre

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L'idiota di famiglia
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Un'Odissea. Un pa...
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Carne da macello....
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Sylvia Plath
“I shut my eyes and all the world drops dead;
I lift my lids and all is born again.
(I think I made you up inside my head.)”
Sylvia Plath

Walt Whitman
“I sing the body electric,
The armies of those I love engirth me and I engirth them,
They will not let me off till I go with them, respond to them,
And discorrupt them, and charge them full with the charge of the soul.”
Walt Whitman, Leaves of Grass

Elsa Morante
“Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce piú rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell’antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.
Purtroppo, venni poi a sapere che questo celebre Arturo re di Bretagna non era storia certa, soltanto leggenda; e dunque, lo lasciai da parte per altri re piú storici (secondo me, le leggende erano cose puerili). Ma un altro motivo, tuttavia, bastava lo stesso a dare, per me, un valore araldico al nome Arturo: e cioè, che a destinarmi questo nome (pur ignorandone, credo, i simboli titolati), era stata, cosí seppi, mia madre. La quale, in se stessa, non era altro che una femminella analfabeta; ma piú che una sovrana, per me.”
Elsa Morante, L'isola di Arturo

Gabriel García Márquez
“Quando era solo, José Arcadio Buendìa si consolava col sogno delle stanze infinite.
Sognava di alzarsi dal letto, di aprire la porta e di passare in un’altra stanza uguale, con lo stesso letto dal capezzale di ferro battuto, la stessa poltrona di vimini e lo stesso quadretto della Vergine de los Remedios sulla parete in fondo. Da quella stanza passava in un’altra stanza esattamente uguale, poi apriva una porta ed entrava ancora in un’altra stanza esattamente uguale, e poi in un’altra esattamente uguale, fino all’infinito.
Gli piaceva andarsene di stanza in stanza, come in una galleria a specchi paralleli, finché Prudencio Aguilar gli toccava la spalla. Allora tornava di stanza in stanza, svegliandosi a ritroso, percorrendo la strada inversa; e trovava Prudencio Aguilar nella stanza della realtà.
Ma una notte, due settimane dopo averlo riportato a letto, Prudencio Aguilar gli toccò la spalla in una stanza intermedia, e lui rimase lì per sempre, convinto di trovarsi nella stanza vera.
Il mattino dopo Ursula gli stava portando la colazione quando vide un uomo venirle incontro nel portico. Era piccolo e massiccio, vestito di panno nero e con un cappello pure nero, enorme, calcato fin sugli occhi taciturni.
“Dio mio,” pensò Ursula. “Avrei giurato che era Melquíades.”
Era Cataure, invece, il fratello di Visitación, che aveva abbandonato la casa fuggendo la peste dell’insonnia, e del quale non si era saputo più nulla. Visitación gli chiese perché fosse tornato, e lui le rispose nel suo linguaggio solenne: “Sono venuto al funerale del re.”
Allora entrarono nella stanza di José Arcadio Buendìa, lo scossero con tutte le loro forze, gli gridarono nell’orecchio, gli misero uno specchio davanti alle narici, ma non riuscirono a svegliarlo. Poco dopo, quando il falegname gli prendeva le misure per la bara, videro attraverso la finestra che stava cadendo una pioggerella di minuscoli fiori gialli. Caddero per tutta la notte sul villaggio in una tormenta silenziosa, e coprirono i tetti e ostruirono le porte, e soffocarono gli animali che dormivano all’aperto.
Tanti fiori caddero dal cielo, che al mattino le strade erano tappezzate di una coltre compatta, e dovettero sgombrarle con pale e rastrelli perché potesse passare il funerale.”
Gabriel García Márquez

Kurt Vonnegut Jr.
“But she did look back, and I love her for that, because it was so human. So she was turned to a pillar of salt. So it goes. People aren't supposed to look back. I'm certainly not going to do it anymore.”
Kurt Vonnegut, Slaughterhouse-Five

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