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“Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini, ad una stessa famiglia, che è la famiglia umana.”
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“L'amore coniugale. Che è più indefinibile dell'amore in sé, e dell'innamorarsi, la cosa più semplice del mondo, la più facilmente gestibile supportata da regole quasi infallibili. L'amore "in casa", come lo chiama talvolta per scherzo Duccio, va coltivato, accudito, salvaguardato. Mai abbassare la guardia. Non tanto perché la sciattezza è sempre in agguato, e non c'entrano, se non in parte, le pantofole sfondate, la tuta da ginnastica sporchiccia indossata tra le pareti domestiche, il famoso tubetto di dentifricio mal strizzato, no, queste cose, seppur a volte sgradevoline, hanno un loro potere d'innocuo intenerimento. La vera trascuratezza è tornare a casa e sbuffare perché l'altro non ha svuotato la lavatrice - né tantomeno ci ha pensato l'imbambolata filippina part-time - e rinfacciarlo con segreta soddisfazione: "E' mai possibile che devo fare tutto io in questa casa?"
La sciattezza, l'incuranza, sta nell'allevare quel mostro a più teste di nome risentimento.”
― La verità del serpente
La sciattezza, l'incuranza, sta nell'allevare quel mostro a più teste di nome risentimento.”
― La verità del serpente
“Chi fui? Che senso ebbe la mia presenza
in un tempo che questo film rievoca
ormai così tristemente fuori tempo?
Non posso farlo ora, ma devo
prima o poi sviscerarlo fino in fondo,
fino a un definitivo sollievo...
Lo so: ero appena partorito a un mondo
dove la dedizione d’un adolescente
– buono come sua madre, improvvido
e animoso, mostruosamente
timido, e ignaro d’ogni altra omertà
che non fosse ideale – era avvilente
segno di scandalo, santità
ridicola. Ed era destinata
a farsi vizio: ché marcisce l’età
la mitezza, e fa, dell’accorato
dono di sé, ossessione. E se ho trovato
di nuovo un’accorata purezza
nell’amare il mondo, il mio
non è che amore, nudo amore, senza
futuro. Troppo perduto nel brusio
del mondo, troppo cosparso dell’amaro
di un pur triste, chapliniano riso...
È resa. Umile ebbrezza del contemplare,
partecipe, sviscerato – e inattivo.
Umile riscoperta d’un allegro restare
degli altri uomini al male: il reale,
vissuto da loro in un empireo di luoghi
miseri, ridenti, sulle rive
di gai torrenti, sui gioghi
di monti luminosi, sulle terre oppresse
dall’antica fame...
È senso della grandezza, questo senso
che mi strugge sui minimi atti
di ogni nostro giorno: riconoscenza
per questo loro riapparire intatti
a me sopravvissuto, e pieno ancora
di stantio pianto...”
― La religione del mio tempo
in un tempo che questo film rievoca
ormai così tristemente fuori tempo?
Non posso farlo ora, ma devo
prima o poi sviscerarlo fino in fondo,
fino a un definitivo sollievo...
Lo so: ero appena partorito a un mondo
dove la dedizione d’un adolescente
– buono come sua madre, improvvido
e animoso, mostruosamente
timido, e ignaro d’ogni altra omertà
che non fosse ideale – era avvilente
segno di scandalo, santità
ridicola. Ed era destinata
a farsi vizio: ché marcisce l’età
la mitezza, e fa, dell’accorato
dono di sé, ossessione. E se ho trovato
di nuovo un’accorata purezza
nell’amare il mondo, il mio
non è che amore, nudo amore, senza
futuro. Troppo perduto nel brusio
del mondo, troppo cosparso dell’amaro
di un pur triste, chapliniano riso...
È resa. Umile ebbrezza del contemplare,
partecipe, sviscerato – e inattivo.
Umile riscoperta d’un allegro restare
degli altri uomini al male: il reale,
vissuto da loro in un empireo di luoghi
miseri, ridenti, sulle rive
di gai torrenti, sui gioghi
di monti luminosi, sulle terre oppresse
dall’antica fame...
È senso della grandezza, questo senso
che mi strugge sui minimi atti
di ogni nostro giorno: riconoscenza
per questo loro riapparire intatti
a me sopravvissuto, e pieno ancora
di stantio pianto...”
― La religione del mio tempo
“Questa sera Tardegardo, come suo costume, si trattenne lunga pezza al verone a contemplare il notturno stellato. Io non ardii di raggiungerlo, ma vidi egualmente, da certo luccicore, ch’avea il guardo pieno di lagrime, e, al solito, ne provai viva pena. Mi parve anche che tremasse, e osservandolo meglio (pur discosto com’ero), che movesse le labbra alla volta della luna, splendidissima e tersa qual da tempo non si mostrava.”
― Io venìa pien d'angoscia a rimirarti
― Io venìa pien d'angoscia a rimirarti
“La cosa certa è che viviamo rimandando tutto ciò che può essere rimandato; forse tutti sappiamo che siamo immortali e che prima o poi, ogni uomo farà ogni cosa e saprà tutto”
― Ficciones
― Ficciones
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