Sabato’s Reviews > L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica: Arte e società di massa > Status Update
Sabato
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6.
Quando fa giorno, nel grigio pisciano gli abeti
e i parassiti loro, gli uccelli, cominciano a gridare.
Nella città, a quell'ora, vuoto il bicchiere, butto
la cicca del mio sigaro e dormo in inquietudine.
7.
A noi, stirpe svagata, furono sede
case immaginate indistruttibili
(così costruimmo i lunghi edifici dell'isola di Manhattan
e le antenne sottili che animano l'Atlantico).
— Aug 28, 2026 11:36AM
Quando fa giorno, nel grigio pisciano gli abeti
e i parassiti loro, gli uccelli, cominciano a gridare.
Nella città, a quell'ora, vuoto il bicchiere, butto
la cicca del mio sigaro e dormo in inquietudine.
7.
A noi, stirpe svagata, furono sede
case immaginate indistruttibili
(così costruimmo i lunghi edifici dell'isola di Manhattan
e le antenne sottili che animano l'Atlantico).
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Sabato
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[...] L'attenzione per il dettaglio e le piccole cose, secondo la disposizione, ricordata da Karola Bloch, di rivelare l'universale nel microcosmo; il privilegio della memoria, luogo di 'lettura' istantanea, attualizzazione del passato in un continuo presente, e quindi una sorta di «aura» del soggetto, per il quale si attiva, col ricordo, nel momento vitale e scompare subito dopo.
— Aug 31, 2026 01:17PM
Sabato
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4.
La mattina, alle volte, nelle mie sedie a dondolo vuote
qualche donna ci faccio accomodare.
E senza affanno le contemplo e dico:
in me qui avete uno, che non ci potete contare.
5.
Quando fa buio raduno gli uomini intorno a me.
Gli uni con gli altri ci si chiama «gentleman».
Mettono i piedi, quelli, sui miei tavoli.
E dicono: «andrà meglio». E io non chiedo: «quando?»
— Aug 28, 2026 11:34AM
La mattina, alle volte, nelle mie sedie a dondolo vuote
qualche donna ci faccio accomodare.
E senza affanno le contemplo e dico:
in me qui avete uno, che non ci potete contare.
5.
Quando fa buio raduno gli uomini intorno a me.
Gli uni con gli altri ci si chiama «gentleman».
Mettono i piedi, quelli, sui miei tavoli.
E dicono: «andrà meglio». E io non chiedo: «quando?»
Sabato
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Prorpio questo genere di recitazione, caratteristica del teatro epico, mostra incontestabilmente come in questo campo l'interesse artistico coincida con quello politico. Si pensi al ciclo brechtiano Terrore e miseria del Terzo Reich. È facile intendere come per un attore tedesco in esilio il compito di imitare un'SS oppure un membro del tribunale del popolo fosse una cosa radicalmente diversa che, ad esempio,-
— Aug 10, 2026 07:57AM
Sabato
is on page 133 of 184
«E anche allora alcuni ci domandarono: | Ma vi capirà l'operaio? Saprà rinunciare | all'usata droga: di partecipare in istituto | all'estranea rivolta, all'ascesa degli altri, a tutta l'illusione | che per due ore lo eccita per non lasciarlo che più esausto, | pieno di vaghi ricordi e di più vaghe speranze?»
— Aug 10, 2026 07:47AM
Sabato
is on page 112 of 184
Il collezionista usa la propria passione come la bacchetta del rabdomante, che gli permette di scoprire fonti nuove. Questo vale anche per Fuchs, e per questa ragione egli si sentì sempre agli antipodi dello spirito che regnava nei musei sotto Guglielmo II. I musei miravano ai cosiddetti pezzi forti. «Certamente, — dice Fuchs, — questo genere di collezionismo è determinato per i musei odierni già da -
— Aug 08, 2026 08:49AM
Sabato
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L'atteggiamento della borghesia, utile ai suoi interessi ma insieme legato a un atteggiamento complementare del proletariato, non corrispondente agli interessi propri di quest'ultimo, proclamava la coscienza quale suprema istanza morale. La coscienza sta sotto il segno dell'altruismo. Essa consiglia al proprietario di agire secondo concetti la cui validità è mediamente utili agli altri proprietari, ma suggerisce -
— Aug 06, 2026 04:53PM
Sabato
is on page 100 of 184
Il pathos che attraversa tutta la concezione della storia di Fuchs è il pathos democratico del 1830. L'eco di quel pathos è stata l'oratoria di Victor Hugo. L'eco dell'eco sono quei libri in cui Hugo parla ai posteri da oratore. La concezione della storia di Fuchs è quella che Hugo saluta in William Shakespeare: «Il progresso è il passo di Dio in persona». E il suffragio universale è l'orologio mondiale -
— Aug 05, 2026 09:34AM
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Nei boschi è freddo, nelle città non potrebbe fare più freddo. Già nel grembo materno il poeta ha provato il freddo delle città d'asfalto in cui poi avrebbe vissuto.[6. versi 3-4]
Questa inquietudine si applica forse non da ultimo al sonno, che scioglie le membra, e che dà ristoro. Sarà più benefico per il dormiente di quanto sia stato il grembo materno per il nascituro? Probabilmente no. Nulla rende il sonno così inquieto quanto il timore del risveglio.
[7. vv. 3-4]
Le antenne «animano» l'Atlantico, ma non certamente con la musica e con i giornali-radio, bensì con le onde corte e le onde lunghe, coi processi molecolari che costituiscono l'aspetto fisico della radio. In questo verso si respinge con un'alzata di spalle l'utilizzazione dei mezzi tecnici da parte degli uomini odierni.
[8. v. 1]
Se a restare sarà solo il vento che le attraversa, non si tratta più del vecchio vento, che non sapeva nulla delle città. Le città e il loro asfalto, i loro agglomerati di case e le loro molte finestre, quando saranno distrutte e cadranno in rovina, abiteranno nel vento.
[8. v. 2]
Colui che banchetta sta per colui che distrugge. Banchettare non significa soltanto nutrirsi, significa anche mordere, distruggere. Il mondo si semplifica spaventosamente se viene esaminato per accertare non tanto la sua godibilità quanto al suo esser degno di venir distrutto. È questo il legame che tiene insieme, così minacciosamente, tutto ciò che esiste. La vista di questa di questa armonia rende allegro il poeta. Egli è colui che banchetta con la mascella di acciaio, che svuota la casa del mondo.
[8. vv. 3-4]«Di passaggio», passeggeri — forse precursori; ma precursori di che cosa, se dopo di loro non viene nulla di notevole. Non dipende tanto da loro se passano nella storia senza nome e senza gloria. (Dieci anni più tardi, la poesia A coloro che verranno riprende un pensiero analogo).
[9. vv. 3-4]
L'accumularsi di proposizioni che determinano un luogo — tre in due versi — deve agire in modo da confondere straordinariamente. La determinazione temporale, quasi zoppicante in coda alle altre, «una volta» — (essa potrebbe aver mancato la connessione con il tempo presente) — rafforza l'impressione di un'esistenza in balia delle cose. Il poeta parla come se già nel grembo materno fosse stato esposto al mondo.
Chi ha letto questa lirica è passato attraverso il poeta, come attraverso un portone sopra il quale, a caratteri slavati, sta scritto B. B. Il poeta non vuole fermare il lettore, come il portone il passante. Probabilmente il portone è stato costruito secoli prima: è ancora lì perché non ha mai dato fastidio a nessuno. Senza dar fastidio a nessuno, B. B. avrebbe fatto onore al suo soprannome — il povero B. B. Per colui che non dà fastidio a nessuno e che non conta, non può più accadere nulla di essenziale — salvo la decisione di dar fastidio a qualcuno e di contare. Di questa decisione testimoniano i cicli successivi. Il loro oggetto è la lotta di classe. Chi si impegnerà meglio per questa causa sarà colui che all'inizio ha lasciato perdere se stesso.Uno che banchetta, con la mascella d'acciaio, e svuota la casa del mondo.
Noi lo sappiamo, siamo di passaggio.


Di queste città resterà solo chi le traversa ora: il vento!
La casa colui che banchetta fa beato: ché egli la vuota.
Noi lo sappiamo, siamo di passaggio.
Dopo di noi: nulla di notevole
9.
In mezzo ai terremoti che dovranno venire, speriamo
di non lasciar che il «Virginia» mi si spenga per troppa amarezza,
io, Bertolt Brecht, sbattuto nelle città d'asfalto
da boschi neri, dentro mia madre, una volta.
Io, Bertolt Brecht, vengo dai boschi neri.
Mia madre dentro le città mi portò
quand'ero ancora nel suo ventre. E il freddo dei boschi
fino a che morirò sarà dentro di me.