Seconda Guerra Mondiale Quotes

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Marco Strazzi
“A volte la verità è troppo grande per confinarla in un libro o in un sito internet, così grande che viene la tentazione di lasciarle varcare i limiti della storia, libera di diventare una favola.”
Marco Strazzi, L'orologio con le ali

Fulvio Tomizza
“La guerra tutti l'abbiamo provata, e anche la Liberazione che si portò dietro altri lutti e altre miserie.”
Fulvio Tomizza, Materada

Thomas Pynchon
“Era uno di quei grandi pomeriggi plumbei tipici di Londra: il sole veniva lentamente sciolto in trefoli dal respiro di un migliaio di camini che scodinzolavano all'insù, senza pudore. Quel fumo era qualcosa di più del respiro del giorno, della forza oscura - era una presenza viva che si spostava maestosa per la città. La gente andava di qua e di là, attraversando strade e piazze. Gli autobus avanzavano in uno stridio metallico, a centinaia, sui lunghi viadotti di cemento consunti da anni di uso impietoso, di cupa tetraggine, addentrandosi nel grigio della caligine, nel nero dell'untume, nel rosso del piombo, nel pallore dell'alluminio, fra mucchi di rottami che svettavano alti come caseggiati, lungo le linee secondarie che sfociavano nelle strade intasate di traffico, piene di convogli militari, di altri autobus alti, di autocarri con telone, di biciclette e di automobili, ciascuno con una origine e una destinazione diversa, muovendosi in un flusso compatto, avanzando ogni tanto a singhiozzo, il tutto sovrastato dalle immense rovine gassose del sole fra le ciminiere, i palloni di sbarramento, le linee elettriche e i camini marroni, scuri come il legno invecchiato degli interni, un marrone che s'incupisce, diventa quasi nero per un istante - forse il vero momento del tramonto - che per voi è vino, vino e consolazione.”
Thomas Pynchon, Gravity’s Rainbow

Ugo Pirro
“[...]De Sica fece appello a tutto il suo mestiere di attore brillante e patetico per mostrarsi disinvolto. Ancora qualche convenevole e sarebbe scattato in piedi chiedendo al generale di dirgli che cosa volesse da lui.
Finalmente Maltzer gli porse una lettera senza aggiungere nulla. De Sica riuscì soltanto a leggere la firma di Goebbels, il ministro della propaganda del Terzo Reich. Sorridendo come se quella lettera fosse un indovinello difficile chiese al generale di illustrargliene il contenuto, dal momento che egli, purtroppo, e lo disse assai bene quel "purtroppo", non conosceva la meravigliosa lingua di Goethe. Disse la battuta così bene che si sentì su un palcoscenico, di fronte al pubblico. Bastò ad animarlo e a sentirsi addirittura fuori pericolo.
Maltzer con il suo italiano inamidato gli spiegò che Goebbels in persona gli chiedeva di trasferirsi a Venezia per partecipare alla rinascita del cinema italiano e fascista.
"Ma che cosa gliene frega, poi, ai tedeschi del cinema italiano?" avrebbe voluto rispondere, ma era una battuta che avrebbe rovinato il crescente drammatico della scena.
"Conoscendo i suoi sentimenti patriottici e il suo prestigio di artista, il ministro è sicuro di poter contare ciecamente su di lei... Quando intende partire, herr De Sica?" concluse Maltzer.
De Sica assunse un'espressione addolorata, allargò le braccia in un gesto di disappunto, come a dire che il destino era crudele con lui e con il cinema fascista.
"Non posso... e sono mortificato di non poter accettare questa straordinaria offerta che mi viene da un uomo di riconosciuta cultura" e si interruppe per un attimo, come a chiedere perdono agli amici per quel riconoscimento servile "ma purtroppo ho firmato proprio la settimana scorsa un contratto con il Vaticano per dirigere un film di argomento religioso... Comincio a girare a giorni...".
"Il Vaticano?!... Il Vaticano produce film?!" Maltzer era rosso di indignazione, ma l'espressione esprimeva anche la sua impotenza.
"Proprio così... Sa... è uno stato estero... e ha la sua cinematografia nazionale..."
Ora De Sica gli dava dentro, come se avvertisse che il pubblico invisibile fosse già pronto all'applauso.
"Ma voi non siete un prete!" ribatté Maltzer "Anzi... un adultero... un peccatore!"
"E chi non pecca?... Del resto né voi, né noi siamo in guerra con la Santa Sede...."
"E la pellicola?... Chi vi darà la pellicola?... Tutta la pellicola esistente a Roma è stata sequestrata... Ha una fabbrica di pellicola il Vaticano?"
"No... ma ha la pellicola!"
"Chi gliel'ha data?" il tono di voce del generale saliva parola per parola eppure faceva sempre meno paura.
"Non saprei... dovete chiederlo al cardinal segretario di Stato... o addirittura al Santo Padre..."
"Non vi chiedete chi dovrà rilasciare i permessi per le riprese? Io!"
"Gireremo nei territori vaticani" rispose De Sica con un sorriso che voleva essere di scusa, ma che gli riuscì male: troppo evidente era l'ironia trionfante che lasciò trapelare.
Maltzer tacque. Fra tutte le possibili scuse, pretesti che si aspettava di sentire, non aveva pensato di trovarsi di fronte a uno scritturato dalla cinematografia vaticana. Tambureggiava le dita sul tavolo.
"Se ne vada, commediante!" disse fra i denti il generale. "Penserò io a spedirla in Germania appena sarà finito questo film del papa!"
De Sica raccolse il cappello, si alzò, ebbe la forza di dire: "Non sono un commediante... sono un artista... un uomo...".
Indietreggiò verso la porta. Era felice, ma non poteva mostrarlo, scese le scale una a una, lentamente, gustando il suo trionfo a ogni gradino. Appena all'aperto, avviandosi verso il Bristol, canticchiò la canzone che aveva contribuito alla sua celebrità, quell'indimenticabile Parlami d'amore Mariù.”
Ugo Pirro, Celluloide

Mila Fois
“La sinfonia suonata dall’Orchestra Rossa per le orecchie dei sovietici è ormai al suo atto conclusivo.”
Mila Fois, Black Camelot - La Camelot Nera

Mila Fois
“Hilde, lo dico per il tuo bene, dimentica quell’ufficiale. Anche se è più gentile degli altri, porta lo stesso la svastica sul braccio e la croce di ferro sul cuore.”
Mila Fois, Black Camelot - La Camelot Nera

Mila Fois
“Aldebaran brillava sopra l’avanzata dell’Armata sovietica, che portava il suo stesso colore, e sopra una Berlino che percepiva chiaramente di essere ormai allo stremo.”
Mila Fois, Black Camelot - La Camelot Nera

Mila Fois
“Un ispirato ed un folle, un condottiero ed un burocrate, un risvegliato ed un sonnambulo: le due nature contrastanti sembravano danzare dentro di lui. Luce e ombra si tenevano per mano, scambiandosi di posto, confondendo un’intera nazione, facendo cadere angeli e sorgere demoni, riesumando eroi del passato e dissotterrando antiche reliquie.”
Mila Fois, Black Camelot - La Camelot Nera

Mila Fois
“La mia Berlino sta bruciando nelle fiamme del rinnovamento, oggi è il Ragnarök, ma è anche la notte di Valpurga, se possono accadere miracoli, questo è il tempo.”
Mila Fois, Black Camelot - La Camelot Nera

Denis Avey
“Si aggiravano come ombre vaghe e indistinte, parevano destinate a dissolversi nel nulla da un momento all'altro.”
Denis Avey, The Man Who Broke Into Auschwitz: A True Story of World War II

Norman Lewis
“Due scugnizzi davano la caccia a un gatto zoppo, la cui morte avrebbe regalato alle loro magre esistenze un breve divertimento (223).”
Norman Lewis, Naples '44: A World War II Diary of Occupied Italy