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Senso Di Colpa Quotes

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Daniel Akst
“Senso di colpa e vergogna sono considerati gemelli, ma, dei due, il fratello buono è il primo. E lo è perché si concentra sulle nostre azioni, per le quali possiamo provare rimorso e rimpianto. Chi si sente in colpa per qualcosa che ha commesso prova il desiderio di scusarsi o comunque di cancellare o correggere il gesto che gli ha ispirato quei sentimenti.

La vergogna, invece, non è provocata dalle nostre azioni, ma da ciò che siamo. Chi si vergogna si sente indegno: non prova orrore per quello ha fatto, ma per se stesso. Il senso di colpa chiede di modificare un comportamento, la vergogna chiede di modificare una parte del nostro Io. La «vergogna che soffoca l’anima», come la definì Coleridge, è una cosa davvero triste: è più dolorosa della colpa e chi ne soffre ha difficoltà a parlarne. Significa sentirsi meschino, inferiore e disapprovato dagli altri. Il senso di colpa vuol fare ammenda, la vergogna vuol nascondersi.”
Daniel Akst, Elogio dell'autodisciplina: Il controllo di sé nell’era dell’eccesso

“Naturalmente la distinzione/congiunzione tra essere ed esistenza riguarda tutti gli esseri umani, e la potenziale priorità dell'essere concreto per vivere meglio concerne gli uomini non meno che le donne, seppure con diversi accenti. Nulla vieta a noi maschi - le lettrici e i lettori mi permetteranno questa riflessione di genere, in questo caso maschile - di poter riacquistare una giusta postura al riguardo. Nulla lo vieta se non la stessa terribile scelta millenaria di separazione, di oppressione nei confronti del genere femminile di cui siamo, anche inconsapevolmente protagonisti - e l'inconsapevolezza non è mai stata una scusa per un pensiero virtuoso. Allora, nessun senso di colpa: se proviamo a sentire, a pensare, a volere, a poter vivere diversamente la specie e quindi innanzitutto il genere femminile - per noi maschi significa capirne la positività, provare ad imparare da esso suscitandone gli insegnamenti e quindi, perché ne è un aspetto costitutivo, rispettandolo come genere primo -, se riusciremo in questo miglioreremo noi stessi, liberandoci da tare storiche acquisite, di cui non possiamo essere elettivamente responsabili in prima persona ma che tendiamo a riverberare e perpetuare. Conquistare una visione concreta della specie e dei generi, innanzitutto del genere femminile, vuol dire anche, e con crescente importanza, provare ad elaborare un'ontica e un'ontologia femminile (per ontica intendo il concreto dell'essere e per ontologia la potenzialità dell'essere). Elaborare un'ontica e un'ontologia del genere femminile significa andare alle radici di un'ontica e un'ontologia concretamente intese dell'umanità tutta, e concretamente vuol dire inseparabile dall'esistenza e dal vissuto, inseparabile dalle scelte che si operano, dai valori morali ed etici che si scelgono. E perciò stesso certamente è anche un problema filosofico, e non solo: è un problema di teoresi complessiva, un problema - e un bel problema - della vita.”
Dario Renzi, L'origine femminile dell'Umanità. Dialoghi, lezioni, articoli

Italo Svevo
“Perciò io penso che il rimorso non nasca dal rimpianto di una mala azione già commessa, ma dalla visione della propria colpevole disposizione. La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l’altra parte e la trova deforme. Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso. Anche nella tragedia antica la vittima non ritornava in vita e tuttavia il rimorso passava. Ciò significava che la deformità era guarita e che oramai il pianto altrui non aveva alcuna importanza.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno / Senilità