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“PERCHE' LA MAMMA
-Papà, ma perché la mamma va sempre a Milano per lavora- Ma non ci va mica sempre, Ginevra. Andrà una volta al mese.
- E perché tu invece sei sempre qua?
- Be', perché io faccio i disegni da casa e poi li spedisco in redazione, non ho bisogno di andare a Milano per cose di lavoro. E poi così posso stare con voi, no?
Mi fissa con insistenza.
- A te non ti vuole vedere nessuno, vero, papà?
- Già,
-Stasera prendiamo la pizza?
-Va bene, Ginevra. Fra un pochino telefono.
-Speriamo che ti rispondano.”
― Notti in bianco, baci a colazione
-Papà, ma perché la mamma va sempre a Milano per lavora- Ma non ci va mica sempre, Ginevra. Andrà una volta al mese.
- E perché tu invece sei sempre qua?
- Be', perché io faccio i disegni da casa e poi li spedisco in redazione, non ho bisogno di andare a Milano per cose di lavoro. E poi così posso stare con voi, no?
Mi fissa con insistenza.
- A te non ti vuole vedere nessuno, vero, papà?
- Già,
-Stasera prendiamo la pizza?
-Va bene, Ginevra. Fra un pochino telefono.
-Speriamo che ti rispondano.”
― Notti in bianco, baci a colazione
“Prendersi cura, all'interno di una relazione, non significa proteggersi. Perché in fondo fra due persone che si amano ferirsi è inevitabile, ma è anche un privilegio. Ogni ferita è una finestra che ci mostra la verità, l'irriducibile differenza fra due vite, E quella differenza e un peso difficilissimo da sostenere. Però quel peso e anche ciò che ti salva, che contiene tutto quel che ti serve per affrontare la salita, proprio come uno zaino per un alpinista.
L'amore è piuttosto diventare un'occasione l'uno per l'altra. Quella di comprendere il diverso da noi, quel diverso che però ci portiamo anche dentro. E di riconoscerlo. E di accettarlo. E di impararne il significato, ogni giorno.
Poi è difficile, si sa. Perché a volte è come se lei fosse un'austriaca e tu un giapponese pure un po' rincoglionito. Lei ti piace, tu le piaci, ma rimanete un'austriaca e un giapponese che non parlano le rispettive lingue, e corsi non ce n'é. Si può imparare solo con un'applicazione quotidiana. Tu le insegni le tue parole e lei insegna le sue. Certi giorni, non si capisce il perché, anche dopo anni, ti sembra di dover ricominciare tutto da capo.
Il fatto è che ci hanno convinti che il senso dell'amore dovrebbe stare in quell'essere compresi subito, in un attimo, scarpe e tutto. Non è così.
L'amore non è un'illuminazione, o lo è solo per un istante, per il resto è più una specie di viaggio a bordo di una tartaruga. Ognuno è libero di decidere quando scendere o se restare, per vedere insieme all'altro cosa c'è sulla sponda opposta del fiume. Richiede pazienza, come fare un puzzle senza sapere il disegno che verrà fuori, e la capacità di alimentare il fuoco di una concentrazione costante.
Il problema è che le tartarughe vivono tantissimo e vanno pianissimo, mentre in giro è pieno di gente che ha fretta e sembra non avere più tempo per godersi il panorama.
Che dal guscio di una tartaruga, è risaputo, soprattutto mentre incastri i pezzi di un puzzle, È davvero tutta un'altra cosa.”
― La vita fino a te
L'amore è piuttosto diventare un'occasione l'uno per l'altra. Quella di comprendere il diverso da noi, quel diverso che però ci portiamo anche dentro. E di riconoscerlo. E di accettarlo. E di impararne il significato, ogni giorno.
Poi è difficile, si sa. Perché a volte è come se lei fosse un'austriaca e tu un giapponese pure un po' rincoglionito. Lei ti piace, tu le piaci, ma rimanete un'austriaca e un giapponese che non parlano le rispettive lingue, e corsi non ce n'é. Si può imparare solo con un'applicazione quotidiana. Tu le insegni le tue parole e lei insegna le sue. Certi giorni, non si capisce il perché, anche dopo anni, ti sembra di dover ricominciare tutto da capo.
Il fatto è che ci hanno convinti che il senso dell'amore dovrebbe stare in quell'essere compresi subito, in un attimo, scarpe e tutto. Non è così.
L'amore non è un'illuminazione, o lo è solo per un istante, per il resto è più una specie di viaggio a bordo di una tartaruga. Ognuno è libero di decidere quando scendere o se restare, per vedere insieme all'altro cosa c'è sulla sponda opposta del fiume. Richiede pazienza, come fare un puzzle senza sapere il disegno che verrà fuori, e la capacità di alimentare il fuoco di una concentrazione costante.
Il problema è che le tartarughe vivono tantissimo e vanno pianissimo, mentre in giro è pieno di gente che ha fretta e sembra non avere più tempo per godersi il panorama.
Che dal guscio di una tartaruga, è risaputo, soprattutto mentre incastri i pezzi di un puzzle, È davvero tutta un'altra cosa.”
― La vita fino a te
“A portarmi qui, a trattenermi negli anni, è stata quella bambina che credeva di poter essere amata solo facendo la brava, quella che esisteva esclusivamente attraverso l'approvazione degli altri, tormentata dalla folle e inconfessata paura che, se avesse smesso di compiacerli, il loro amore sarebbe scomparso.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Cinque cicatrici (L’abitudine di restare).
Ho cinque cicatrici.
Una me la feci a tre anni ruzzolando per le scale. Sbattei forte col mento contro uno spigolo, il mento si aprí a metà. Ogni tanto Virginia mi dice: «Papà, mi fai vedere la cicatrice sotto la barba?», io alzo la testa e lei fruga fra i peli della barba e guarda la cicatrice, poi mi chiede se fa male.
La seconda è sul torace, frutto di un lungo intervento chirurgico di quando mi esplose un polmone in una sera d’estate. Ci dormii su per tutta la notte pensando a un dolore intercostale, invece era un polmone che mi era collassato sul cuore. Sopravvissi per un misto d’intuizione e tempismo e perché il secondo medico mi prese sul serio, anziché rimandarmi a casa con due compresse di Voltaren come aveva fatto il primo.
La terza cicatrice è sul medio della mano destra, che mi affettarono con un coltello quand’ero giovane e troppo stupido per capire che certe volte vinci proprio quando perdi.
La quarta e la quinta non si vedono, ma sono le uniche cicatrici che fanno ancora male.
Dalle prime tre non ho imparato niente, dalle altre invece sí.
Ho imparato che quando le cose finiscono non è necessariamente colpa tua, ma che, se tieni distanti gli altri nel tentativo di proteggerti, allora non puoi pretendere di riprenderteli quando d’un tratto ti senti pronto tu. Che la vita è quel che accade, anche se è fatta di quel che scegli. E con quel che accade hai in genere solo due alternative: abbracciarlo con tutto te stesso oppure andare via.
Ho a lungo creduto che la libertà che serve fosse quella di un marinaio sempre pronto a prendere il mare. Invece oggi so che la libertà che scelgo e la forza che conta, quell’orizzonte che sentivo di dover cercare ogni volta piú lontano, non si fondano sull’attitudine a partire.
Ma sull’abitudine di restare.”
― Notti in bianco, baci a colazione
Ho cinque cicatrici.
Una me la feci a tre anni ruzzolando per le scale. Sbattei forte col mento contro uno spigolo, il mento si aprí a metà. Ogni tanto Virginia mi dice: «Papà, mi fai vedere la cicatrice sotto la barba?», io alzo la testa e lei fruga fra i peli della barba e guarda la cicatrice, poi mi chiede se fa male.
La seconda è sul torace, frutto di un lungo intervento chirurgico di quando mi esplose un polmone in una sera d’estate. Ci dormii su per tutta la notte pensando a un dolore intercostale, invece era un polmone che mi era collassato sul cuore. Sopravvissi per un misto d’intuizione e tempismo e perché il secondo medico mi prese sul serio, anziché rimandarmi a casa con due compresse di Voltaren come aveva fatto il primo.
La terza cicatrice è sul medio della mano destra, che mi affettarono con un coltello quand’ero giovane e troppo stupido per capire che certe volte vinci proprio quando perdi.
La quarta e la quinta non si vedono, ma sono le uniche cicatrici che fanno ancora male.
Dalle prime tre non ho imparato niente, dalle altre invece sí.
Ho imparato che quando le cose finiscono non è necessariamente colpa tua, ma che, se tieni distanti gli altri nel tentativo di proteggerti, allora non puoi pretendere di riprenderteli quando d’un tratto ti senti pronto tu. Che la vita è quel che accade, anche se è fatta di quel che scegli. E con quel che accade hai in genere solo due alternative: abbracciarlo con tutto te stesso oppure andare via.
Ho a lungo creduto che la libertà che serve fosse quella di un marinaio sempre pronto a prendere il mare. Invece oggi so che la libertà che scelgo e la forza che conta, quell’orizzonte che sentivo di dover cercare ogni volta piú lontano, non si fondano sull’attitudine a partire.
Ma sull’abitudine di restare.”
― Notti in bianco, baci a colazione
“Gibran in una nota poesia diceva che i genitori sono come l’arco dal quale, come frecce viventi, i figli vengono lanciati in avanti.
La cosa che Gibran non ha detto è che ogni figlio è una freccia a due punte. Quando la scocchi, la prima punta si allontana veloce da te, seguendo la propria traiettoria in un futuro che non ti appartiene. La seconda, invece, viene scagliata all'indietro e si conficca per sempre nel tuo petto di genitore. Per ricordarti che resterai arciere anche senza frecce, E che quel dolore che sentivi incombere come un presagio fin dal suo primo giorno, ora è qui per non andarsene più e scandirà il resto della tua vita.
Ogni padre e ogni madre sono accomunati da una ferita che non si rimargina.
Quella ferita e più forte perfino dell'amore che li ha uniti e li unisce. È ciò che li ha trasformati da amanti in arcieri, da complici in reduci. E quella punta di freccia inestraibile è ciò che permetterà per sempre ai loro cuori, nonostante tutto, di continuare a battere come fossero uno.”
― Notti in bianco, baci a colazione
La cosa che Gibran non ha detto è che ogni figlio è una freccia a due punte. Quando la scocchi, la prima punta si allontana veloce da te, seguendo la propria traiettoria in un futuro che non ti appartiene. La seconda, invece, viene scagliata all'indietro e si conficca per sempre nel tuo petto di genitore. Per ricordarti che resterai arciere anche senza frecce, E che quel dolore che sentivi incombere come un presagio fin dal suo primo giorno, ora è qui per non andarsene più e scandirà il resto della tua vita.
Ogni padre e ogni madre sono accomunati da una ferita che non si rimargina.
Quella ferita e più forte perfino dell'amore che li ha uniti e li unisce. È ciò che li ha trasformati da amanti in arcieri, da complici in reduci. E quella punta di freccia inestraibile è ciò che permetterà per sempre ai loro cuori, nonostante tutto, di continuare a battere come fossero uno.”
― Notti in bianco, baci a colazione
“Da quella sera so due cose.
La prima è che l'amore ha sempre, sempre a che fare con qualcuno in grado di riportarti a casa.
La seconda è che stare lì, soprattutto nei momenti difficili, può essere la soluzione migliore. Perché, quando ti sembra che la tua paura non abbia voce, è proprio allora che devi stare fermo, imparare a sentirla, accoglierla come parte di te.”
― Il tempo di tornare a casa
La prima è che l'amore ha sempre, sempre a che fare con qualcuno in grado di riportarti a casa.
La seconda è che stare lì, soprattutto nei momenti difficili, può essere la soluzione migliore. Perché, quando ti sembra che la tua paura non abbia voce, è proprio allora che devi stare fermo, imparare a sentirla, accoglierla come parte di te.”
― Il tempo di tornare a casa
“A volte ci sono cose che facciamo perché dobbiamo. Altre che invece facciamo perché vogliamo. Quasi fossimo abitate da due anime diverse.
...
Spesso siamo i nostri peggiori nemici. Perché preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che ci amano si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
...
Spesso siamo i nostri peggiori nemici. Perché preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che ci amano si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Mi occupo di ciò che c'è da fare, di quello che è alla portata delle mie capacità di bambina. Concedo respiro allo zio e alla mamma, mi sento buona e amata. Una brava bambina diligente.
Quando la zia muore, io ho dodici anni e mi sento di colpo sola.
"Questo lavoro, si vede che ti fa star male, allora perchè lo fai?"
"Faccio questo lavoro perchè l'ho scelto, signora, perchè ho fatto una promessa. E non sono abituata a scappare solo perchè le cose sono troppo difficili."
"Ma non puoi nemmeno rovinarti la vita per una promessa. Neanche se quella promessa l'hai fatta a te stessa".
Credi di avere tutto sotto controllo. Pensi di essere nel posto giusto, nel pieno del tuo potenziale, a fare quel che vuoi. E poi basta una cosa così, bastano una domanda e due parole dette da un'estranea. E di colpo, nel riflesso dello specchio, ti sembra di scorgere un viso che non riconosci più. (...)
Però, se siamo qui, significa che siamo state tutte toccate, in un modo o in un altro, dalla sua maniera accogliente di stare al mondo.
"Speravo di non trovarti ancora qui. A volte ci sono cose che facciamo perchè dobbiamo. Altre che invece facciamo perchè vogliamo. Il fatto è che siamo spesso i nostri peggiori nemici, perchè preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che amiamo si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero. Preferiamo sentirci adatti a un ruolo già scritto, andare sul sicuro. E alla mia età posso dirtelo serena: è un gran peccato".
"Perchè si preoccupa tanto? Perchè si interessa del mio lavoro?"
"Perchè l'interessamento dev'essere a senso unico? Solo tu puoi prenderti cura di me?"
"Beh, l'infermiera sono io".
"E questo stabilisce parti impermeabili? Sei tu quella che cura, allora credi di non poter star male? Di non aver mai bisogno di aiuto?"
"E da cosa avrei bisogno di essere salvata, io?"
"Forse da te stessa. Forse la rabbia non è l'unica gabbia dentro la quale si può rimanere prigionieri. Il senso di responsabilità, il timore di deludere o ferire chi ci ama, possono essere anche peggio. Io ho fatto esperienza di entrambi, per questo so riconoscerli negli occhi delle persone".
Basta questa frase, e sento la mia intera vita traballare. Pensi che a te non succederà mai. Credi di sapere chi sei, l'hai sempre saputo, hai cominciato presto a nutrire i tuoi obiettivi e ti sei costruita con cura, un pezzettino per volta. Sei convinta che questo ti terrà al riparo da tutto. E invece, in un pomeriggio di metà agosto, capisci che non stai combattendo i mostri ma che il tuo mostro ha divorato te. Rifletto sulle sue parole e mi rendo conto che a portarmi qui, a trattenermi negli anni, è stata quella bambina che credeva di poter essere amata solo facendo la brava, quella che esisteva esclusivamente attraverso l'approvazione degli altri, tormentata dall folle e inconfessata paura che, se avesse smesso di compiacerli, il loro amore sarebbe scomparso. Quella che non si era mai concessa la possibilità di fare una cosa sbagliata, di correre un rischio, di accettare di sentirsi sola o spaesata. Quella che adesso, d'un tratto, in una camer d'ospedale, davanti a una donna vicina alla fine, si accorge di aver scalato una montagna che non era la sua. Un paio di occhi buoni, quella mattina, mi cambiano la vita in un attimo.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
Quando la zia muore, io ho dodici anni e mi sento di colpo sola.
"Questo lavoro, si vede che ti fa star male, allora perchè lo fai?"
"Faccio questo lavoro perchè l'ho scelto, signora, perchè ho fatto una promessa. E non sono abituata a scappare solo perchè le cose sono troppo difficili."
"Ma non puoi nemmeno rovinarti la vita per una promessa. Neanche se quella promessa l'hai fatta a te stessa".
Credi di avere tutto sotto controllo. Pensi di essere nel posto giusto, nel pieno del tuo potenziale, a fare quel che vuoi. E poi basta una cosa così, bastano una domanda e due parole dette da un'estranea. E di colpo, nel riflesso dello specchio, ti sembra di scorgere un viso che non riconosci più. (...)
Però, se siamo qui, significa che siamo state tutte toccate, in un modo o in un altro, dalla sua maniera accogliente di stare al mondo.
"Speravo di non trovarti ancora qui. A volte ci sono cose che facciamo perchè dobbiamo. Altre che invece facciamo perchè vogliamo. Il fatto è che siamo spesso i nostri peggiori nemici, perchè preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che amiamo si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero. Preferiamo sentirci adatti a un ruolo già scritto, andare sul sicuro. E alla mia età posso dirtelo serena: è un gran peccato".
"Perchè si preoccupa tanto? Perchè si interessa del mio lavoro?"
"Perchè l'interessamento dev'essere a senso unico? Solo tu puoi prenderti cura di me?"
"Beh, l'infermiera sono io".
"E questo stabilisce parti impermeabili? Sei tu quella che cura, allora credi di non poter star male? Di non aver mai bisogno di aiuto?"
"E da cosa avrei bisogno di essere salvata, io?"
"Forse da te stessa. Forse la rabbia non è l'unica gabbia dentro la quale si può rimanere prigionieri. Il senso di responsabilità, il timore di deludere o ferire chi ci ama, possono essere anche peggio. Io ho fatto esperienza di entrambi, per questo so riconoscerli negli occhi delle persone".
Basta questa frase, e sento la mia intera vita traballare. Pensi che a te non succederà mai. Credi di sapere chi sei, l'hai sempre saputo, hai cominciato presto a nutrire i tuoi obiettivi e ti sei costruita con cura, un pezzettino per volta. Sei convinta che questo ti terrà al riparo da tutto. E invece, in un pomeriggio di metà agosto, capisci che non stai combattendo i mostri ma che il tuo mostro ha divorato te. Rifletto sulle sue parole e mi rendo conto che a portarmi qui, a trattenermi negli anni, è stata quella bambina che credeva di poter essere amata solo facendo la brava, quella che esisteva esclusivamente attraverso l'approvazione degli altri, tormentata dall folle e inconfessata paura che, se avesse smesso di compiacerli, il loro amore sarebbe scomparso. Quella che non si era mai concessa la possibilità di fare una cosa sbagliata, di correre un rischio, di accettare di sentirsi sola o spaesata. Quella che adesso, d'un tratto, in una camer d'ospedale, davanti a una donna vicina alla fine, si accorge di aver scalato una montagna che non era la sua. Un paio di occhi buoni, quella mattina, mi cambiano la vita in un attimo.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Una delle cose che impari quando diventi padre, una specie d’illuminazione che parte dal primo giorno e poi metti a fuoco meglio negli anni, è che non è vera quella storia che raccogli quel che semini. Seminare non serve a nulla se non predisponi anche un impianto di irrigazione, tieni lontani i parassiti, levi le erbacce, metti dei sostegni fino a quando le piante non saranno abbastanza forti per reggersi da sole. Se non sei lì a tirarle su quando il vento le ha piegate a terra.
Vale per qualunque tipo di amore, ma io l'ho capito davvero solo così.
Non si raccoglie quel che si semina e basta, non è vero niente. Raccogliamo solo ciò di cui ci prendiamo cura, sempre.”
― Notti in bianco, baci a colazione
Vale per qualunque tipo di amore, ma io l'ho capito davvero solo così.
Non si raccoglie quel che si semina e basta, non è vero niente. Raccogliamo solo ciò di cui ci prendiamo cura, sempre.”
― Notti in bianco, baci a colazione
“Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po' più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto e mai avranno.
Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno.”
― Notti in bianco, baci a colazione
Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno.”
― Notti in bianco, baci a colazione
“Ma non puoi nemmeno rovinarti la vita per una promessa. Neanche se quella promessa l'hai fatta a te stessa".
Credi di avere tutto sotto controllo.
Pensi di essere nel posto giusto, nel pieno del tuo potenziale, a fare quel che vuoi. E poi basta una cosa così, bastano una domanda e due parole dette da un'estranea. E di colpo, nel riflesso impietoso di uno specchietto su un comodino, ti sembra di scorgere un viso che non riconosci più.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
Credi di avere tutto sotto controllo.
Pensi di essere nel posto giusto, nel pieno del tuo potenziale, a fare quel che vuoi. E poi basta una cosa così, bastano una domanda e due parole dette da un'estranea. E di colpo, nel riflesso impietoso di uno specchietto su un comodino, ti sembra di scorgere un viso che non riconosci più.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“A cosa pensa una donna quando non viene ritenuta all'altezza, quando le dicono che è troppo o troppo poco, quando viene ferita, tradita, umiliata, derisa, quando si ammala e il mondo la ignora e nessuno la sente? Quando è triste o felice o arrabbiata o risoluta o crudele?Quando fin da piccola viene educata alla colpa, alla vergogna, a essere soppesata da occhi estranei, quasi che il suo corpo e la sua vita non fossero mai davvero suoi, ma sempre anche di qualcun altro? Quando si deve giustificare per la voglia di fare sesso o per quella di non volerlo fare?Quando deve soddisfare aspettative, aderire a immaginari, quando è troppo magra o troppo grassa o troppo giovane o troppo vecchia o troppo ignorata o troppo guardata e però mai, mai davvero vista? Quando si accorge che la maggior parte degli incontri è come il tramonto in autunno, dove una volta sparito il sole tutto si raffredda velocemente? Quando non crede alla vita dopo la morte ma vede invece la morte dentro ogni vita, come se tutto fosse sempre sul punto di cadere, nell'apparente fissità dei giorni? A cosa pensa una donna quando, assordata dalle voci di tutti, capisce all'improvviso di avere soffocato la propria? Di non essersi mai davvero prestata ascolto?”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“La vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi, è la scelta di un buon posto in cui fermarsi.”
― Un buon posto in cui fermarsi
― Un buon posto in cui fermarsi
“A cosa pensa una donna quando, assordata dalle voci di tutti, capisce all'improvviso di avere soffocato la propria? Di non essersi mai davvero prestata ascolto? Cos'hai pensato, tu, la mattina o il pomeriggio o la notte in cui, per la prima volta, lo hai capito?”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“L'esempio e il silenzio sono le migliori lezioni che puoi impartire a un figlio.”
― Un buon posto in cui fermarsi
― Un buon posto in cui fermarsi
“All'idea della morte ci si abitua. Ma come si fa a elaborare il lutto di una persona ancora in vita?”
― Un buon posto in cui fermarsi
― Un buon posto in cui fermarsi
“Forse alla fine è tutto qui, per me: non accetto di mettere al mondo una vita che se ne andrà. Che dovrei difendere, tutelare, accudire per notti, mesi, anni. Che potrebbe essere vittima di violenze, abusata o stuprata o peggio. Su cui una parte di me dovrebbe vegliare per sempre. Non voglio starmene a guardare mentre il mio bambino, o la mia bambina, attraversa le sue inevitabili fragilità, mentre cade, fallisce o perde. Mentre non riceve amore dagli altri. Protesterei con rabbia contro il mondo indifferente al dolore della mia carne. Impazzirei.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Le dico che non so se siano discorsi che convincono la gente a scendere dai cornicioni, ma che io alla sua età mi sentivo una merda in un corpo sbagliato e oggi invece mi sento un merda nel corpo giusto, a me pare già un miglioramento.
Io mi sento una merda sbagliata in un corpo sbagliato, dice. Le dico che io adesso sono un'altra, ma il ragazzo che mi schifava prima di schifa anche ora. Allora non c'è speranza, dice lei. Forse no, dico. O forse sì. Ma nessuna di noi due lo scoprirà su un cornicione.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
Io mi sento una merda sbagliata in un corpo sbagliato, dice. Le dico che io adesso sono un'altra, ma il ragazzo che mi schifava prima di schifa anche ora. Allora non c'è speranza, dice lei. Forse no, dico. O forse sì. Ma nessuna di noi due lo scoprirà su un cornicione.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Alma si sentiva terribilmente sola, affidò questo suo sentimento a una lettera. "Non ce la faccio più. Non sono mai riuscita a incontrare qualcuno che mi amasse. La vita mi è insopportabile!" e scrisse di seguito tutti i motivi per cui l'esistenza le appariva vuota e ingiusta. Era così sola che, ultimata la lettera, non seppe a chi mandarla. Aprì l'elenco telefonico, scelse un nome e un indirizzo a caso e spedì.
La lettera venne ricevuta da Franco. L'uomo lesse tutto e decise di inviarle una risposta. "Non ce la faccio più nemmeno io" e proseguiva elencando tutte le ragioni per cui riteneva che la vita gli avesse fatto un torto. Alma, attraverso quello scambio, scoprì un'intimità che mai aveva conosciuto, Franco una confidenza che gli era sembrata irrimediabilmente perduta.
Quando Franco morì, ad Alma sembrò di essere ripiombata nella sua vita precedente. Capì presto che sbagliava, perchè l'amore ricevuto illuminava comunque le sue giornate, anche se ora la luce era meno forte. Nei momenti in cui si sentiva particolarmente sola, affidava i suoi pensieri a una lettera. Gliel'aveva consigliato un'amica conosciuta in ospedale. "Scrivigli lo stesso, riuscirai sempre a trovarlo nelle tue parole, è lì che continuerà a vivere".
Non aveva bisogno di spedirle a un indirizzo a caso, ora poteva finalmente custodire il suo dolore nel posto giusto.”
―
La lettera venne ricevuta da Franco. L'uomo lesse tutto e decise di inviarle una risposta. "Non ce la faccio più nemmeno io" e proseguiva elencando tutte le ragioni per cui riteneva che la vita gli avesse fatto un torto. Alma, attraverso quello scambio, scoprì un'intimità che mai aveva conosciuto, Franco una confidenza che gli era sembrata irrimediabilmente perduta.
Quando Franco morì, ad Alma sembrò di essere ripiombata nella sua vita precedente. Capì presto che sbagliava, perchè l'amore ricevuto illuminava comunque le sue giornate, anche se ora la luce era meno forte. Nei momenti in cui si sentiva particolarmente sola, affidava i suoi pensieri a una lettera. Gliel'aveva consigliato un'amica conosciuta in ospedale. "Scrivigli lo stesso, riuscirai sempre a trovarlo nelle tue parole, è lì che continuerà a vivere".
Non aveva bisogno di spedirle a un indirizzo a caso, ora poteva finalmente custodire il suo dolore nel posto giusto.”
―
“Spesso siamo i nostri peggiori nemici. Perché preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che ci amano si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Pensò che era tutto ridicolo e sbagliato e inopportuno. Che aveva scelto Tommaso solo come alibi e adesso invece lui era sduto di fronte a lei. Gli sembrò che lui ci tenesse davvero, che il suo essere allupato e sopra le righe magari era la sua, di copertura, per evitare di sentirsi fragile, per darsi una scusa quando veniva respinto.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Scrivo questa lettera per dire alla donna che ti ha strappato da me, da noi, che non ce l'ho più con lei. Perchè penso che sia già stata puntia abbastanza. E perchè, sì, l'ho odiata, insultata, immaginato di farle male, ma poi ho capito che la sua unica colpa è stata quella di credere all'amore, proprio come ho fatto io. Due donne che adesso potranno decidere di ignorare ogni cosa, oppure no. Che potranno proseguire con le loro vite, fingere per sempre, provare a smettere di chiedersi perchè. Oppure tentare di cavare il bene dal male. Abbiamo due figli con lo stesso padre. Potremo scegliere cosa fare di questo. Se restare chiuse nel rancore, in un dolore solo nostro, o provare a condividerlo e scoprire che, magari, i due dolori si somigliano.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“L'amore non passa nella vita una volta sola, per nostra fortuna. Quel che non torna è la prima opportunità di avere coraggio, l'occasione decisiva di restare, quella di dirsi per la prima volta: due. Può accadere che quella scelta arrivi troppo presto, oppure troppo tardi, ma se la riconosci devi decidere subito cosa farne, perché la vita non aspetta i tuoi ritorni.”
― La vita fino a te
― La vita fino a te
“Una volta il tempo lo perdevo a pacchi, oggi invece lo guadagno ogni giorno. Non mi sento un adulto che diventa vecchio mentre le mie figlie diventano giovani, ma somiglio a un vagabondo inesausto che lungo il cammino si riempie le tasche di sassi. Ognuno di quei sassi è un ricordo che con la sua consistenza mi racconta che c'ero. I sassi mi rallentano e mi rendono più pesante, ma ognuno mi àncora al presente e mi fa diventare fondamenta per il futuro di qualcun altro. Quel futuro lì è ciò per cui lotto ogni giorno, lavoro anche con la febbre, non dormo per farmi cuscino, ho tutte le pareti di casa scritte di pennarello perché i muri sono solo muri mentre ciò che fa la differenza, almeno la mia, almeno quella che conta, sono i sassi che riuscirò a portare con me, finché le tasche non cederanno. Quando i sassi rotoleranno a terra, resteranno lì per chi vorrà raccoglierli. Alcuni magari scritti su iPad sotto forma di una nota alle nove di mattina, prima di scendere a lavorare, un caffè ormai freddo poggiato in equilibrio su un bracciolo del divano, mentre una figlia si addormenta con la testa sulle mie ginocchia e la schiena è ancora robusta e le mie tasche piene di posto.”
― Notti in bianco, baci a colazione
― Notti in bianco, baci a colazione
“Pausa? Lui ha detto pausa, ne è sicura, ma che vuol dire? si può fare una pausa dall'amore per una persona?”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“Ci corteggiamo di striscio nei corridoi, ci incrociamo adolescenti tra la porta del soggiorno e quella della camera, e io vorrei abbracciarla ma lei ha sempre in mano una una tazza di té piena fino all'orlo. Paola invece mi odia quando sto lavando i piatti o impanando cotolette e avrebbe voglia di abbracciarmi lei. Abbiamo gli abbracciamenti sfasati, che in realtà è tutta un'inconsapevole tattica per rendere più belli quelli inattesi.”
― Notti in bianco, baci a colazione
― Notti in bianco, baci a colazione
“La gioia, quella vera, spesso vola basso, proprio accanto a te.”
― Un buon posto in cui fermarsi
― Un buon posto in cui fermarsi
“A Isabella piaceva tantissimo fare l'amore, era qualcosa che mai avrebbe potuto negarsi.
Il video le venne benissimo, le piaceva ogni cosa.
In fondo, che faceva di male? Era giovane, bella, consenziente, si divertiva e faceva divertire il ragazzo che era con lei, perchè non avrebbe dovuto condividere la bellezza di quei corpi e di quella gioia?
Dopo qualche tempo, cominciarono a guardarla in modo diverso, ci furono risatine, qualche battuta. Sul muro della palazzina in cui abitava comparve la parola troia. Non c'era una persona che la trattasse come prima, non un vicino di casa, non un collega, al telefono sua madre continuava a piangere. "Ma perchè? Una ragazza che ha studiato tanto, perchè?"
Isabella era rimasta sola, a tutti gli effetti vittima di una sorta di revenge porn al contrario, una vendetta da parte di chi usava contro di lei la sua sessualità libera. Di che si vendicavano? Del fatto che fosse contenta, forse. Perchè il sesso le piaceva, perchè era la cosa più bella e naturale del mondo. La punivano per la sua gioia. Perchè non subiva il piacere altrui ma era protagonista del proprio.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
Il video le venne benissimo, le piaceva ogni cosa.
In fondo, che faceva di male? Era giovane, bella, consenziente, si divertiva e faceva divertire il ragazzo che era con lei, perchè non avrebbe dovuto condividere la bellezza di quei corpi e di quella gioia?
Dopo qualche tempo, cominciarono a guardarla in modo diverso, ci furono risatine, qualche battuta. Sul muro della palazzina in cui abitava comparve la parola troia. Non c'era una persona che la trattasse come prima, non un vicino di casa, non un collega, al telefono sua madre continuava a piangere. "Ma perchè? Una ragazza che ha studiato tanto, perchè?"
Isabella era rimasta sola, a tutti gli effetti vittima di una sorta di revenge porn al contrario, una vendetta da parte di chi usava contro di lei la sua sessualità libera. Di che si vendicavano? Del fatto che fosse contenta, forse. Perchè il sesso le piaceva, perchè era la cosa più bella e naturale del mondo. La punivano per la sua gioia. Perchè non subiva il piacere altrui ma era protagonista del proprio.”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“La mamma mi ha detto che il papà non tornerà, perché dal cioelo non ti lasciano mica venire via. Secondo me è perché saremo quattro femmine e allora lui è un po' spaventato. Però io ogni tanto alzo il naso in su, guardo il sole fino a che non mi vengono le lucine negli occhi, poi li chiudo forte e mi sembra di vederlo. Quando arriverà la sorellina lo insegnerò anche a lei. Guarda, le dirò, vedi lì in mezzo alle lucine? Se chiudi gli occhi c'è il nostro papà. Allora lei mi chiederà se lo conoscevo, io le dirò che aveva un buon odore e gli occhi chiari e le mani grandi”
― Il rosmarino non capisce l'inverno
― Il rosmarino non capisce l'inverno
“«Perchè le streghe sono il simbolo delle donne libere» dice. «Quelle che non si facevano dire cosa fare e come essere. Quelle di cui i maschi hanno sempre avuto un po' paura».”
― Viola e il Blu
― Viola e il Blu




